MACRA (CN). Edicola con immagine di s. Antonio abate

Nel Paese vi è un’edicola è affrescata con la Madonna col Bambino e in basso a sinistra santa Margherita e a destra sant’Antonio abate con la tau sul mantello e nelle mani un bastone cui è appesa una campanella.

Potrebbe essere opera di Giuseppe Gauteri, ma non abbiamo informazioni.

Chi avesse notizie, per favore scriva a: info@afom.it. Grazie.

 

Immagine da:
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Segnalazione:

Valter Bonello

PRATOVECCHIO STIA (AR). Pieve di S. Maria Assunta, dipinto con s. Antonio abate, 1460 circa

Nel 2014 i comuni di Stia e Pratovecchio si sono fusi a formare il nuovo comune “Pratovecchio Stia”.
La chiesa, ricordata già nel 1017 in un documento che menziona la Plebe S. Marie sito Stagia, che leggende popolari attribuiscono all’iniziativa della duchessa Matilde di Toscana. L’attuale pieve fu riedificata sopra a quella primitiva intorno al 1150 dai Conti Guidi che nei pressi vi fecero costruire il loro sepolcreti.
Negli anni settanta del XVIII secolo la chiesa subì profonde modificazioni: all’interno fu distrutta l’antica abside, che fu sostituita nel 1772 da una cappella a pianta quadrata voltata, preceduta da una balaustrata realizzata nel 1773 da Sebastiano Giovannozzi da Settignano. La copertura a capriata fu sostituita con volte affrescate e nelle navate laterali furono collocati altari tardo barocchi.
Tra il 1970 e il 1974 furono effettuati lavori di restauro che riportarono, per quanto possibile, l’edificio alle originarie forme romaniche. La facciata e l’abside sono rimaste quelle tardo settecentesche.

Nella cappella a sinistra di quella presbiteriale vi è una tavola con la Vergine col Bambino e due Angeli, attribuita a Cimabue, al suo ambiente o alla giovinezza di Giotto, risalente all’ultimo decennio del XIII secolo.; sulla parete destra c’è un altorilievo in terracotta invetriata con la Madonna col Bambino di Andrea della Robbia, del 1490 circa.
Alla parete sinistra della stessa cappella è una Vergine in Trono col Bambino e Santi di Lorenzo di Giovanni di Nofri  già detto Maestro di San Miniato, databile al 1460 circa che era nella chiesa di Sant’Andrea Corsini a Gaviserri. II Maestro di San Miniato, recentemente ricondotto al nome di Lorenzo di Giovanni di Nofri (cfr: Anna Maria Bernacchioni, Tradizione e arcaismi: le forme della tradizione; pittori fra continuità e innovazioni, in Maestri e botteghe. Pittura a Firenze alla fine del Quattrocento, catalogo della mostra a cura di Mina Gregori; Antonio Paolucci; Cristina Acidini Luchinat – Firenze, Palazzo Strozzi, 16. 10. 1992- 10. 1. 1993 -, Cinisello Balsamo 1992) fu un pittore documentato dal 1465 al 1512; nel 1465-66 risultava allievo di Neri di Bicci (Firenze 1418/20 – 1492) e nel 1472 aveva una bottega in proprio “al canto dei Servi” a Firenze. Le sue opere risentono in modo significativo delle esperienze di Filippo Lippi (Firenze 1406 – Spoleto 1469) e del Pesellino (Firenze 1422 c. – 1457).

La figura di sant’Antonio abate è a destra, identificata dalla scritta sottostante e dal maialino ai piedi. Il Santo tiene nella mano destra un bastone a tau cui è appesa una campanella, nella sinistra un libro rosso chiuso.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Pieve_di_Santa_Maria_Assunta_(Stia)

Segnalazione:
Albertino Martignon

POPPI (AR). Eremo di Camaldoli, terracotta invetriata con s. Antonio abate di Andrea della Robbia, fine XV secolo

Fondato da san Romualdo nei primi anni del secolo XI, casa madre della Congregazione benedettina dei Camaldolesi, è vicino al confine tra la provincia toscana di Arezzo e quella romagnola di Forlì-Cesena.
La chiesa, dedicata a san Salvatore Trasfigurato, si trova al centro dell’eremo e sorge sullo stesso luogo in cui era situato il primitivo oratorio, costruito in quindici anni in stile romanico, e consacrato nel 1027 dal vescovo Teodaldo. L’oratorio originario col tempo era andato in rovina e si rese necessaria una sua riedificazione. La chiesa fu ricostruita e fu consacrata il 23 agosto 1220 dal cardinale Ugolino dei conti di Segni, futuro Papa Gregorio IX.

Cappella di Sant’Antonio abate
È situata al fianco dell’altare che nel transetto celebra l’Immacolata Concezione. Conserva un altorilievo in ceramica invetriata di 265 x 296 cm, con alcune parti colorate, realizzato da  Andrea della Robbia (1435 -1525) raffigurante la Vergine e il Bambino con Santi. L’opera fu commissionata alla fine del XV secolo al Della Robbia dal priore di Camaldoli e Generale dell’Ordine Pietro Delfino, cosa che giustifica che nella predella vi siano ai lati due stemmi camaldolesi racchiusi tra due delfini.
A sinistra della Vergine sono san Romualdo e santa Maria Maddalena; a destra la figura di un giovane santo che potrebbe essere san Giovanni Battista (per il fatto che tutti gli altri santi appartengono al mondo eremitico e per l’abbigliamento).

 

L’ultima figura a destra è sant’Antonio abate, chiaramente identificabile perché, oltre ad indossare il saio e avere una lunga barba, tiene nella mano destra un bastone a tau cui è appesa una campanella e nella sinistra un libro chiuso.

 

Le lesene laterali della terracotta sono riccamente decorate da anfore da cui escono fiori e racemi, sorreggono un architrave decorato da cimasa, testine di cherubini, dentelli e foglie di acanto.

Nella lunetta: Padre Eterno benedicente con due angeli in preghiera.


Nella predella, al centro, vi è una figura di monaco che viene bastonato da due diavoli neri: la scheda Beni Culturali lo indica come s. Benedetto, ma probabilmente si tratta di s. Antonio abate, nelle cui agiografie è spesso riportato che fu percosso dal diavolo, mentre risulta che san Benedetto fu tentato ed esorcizzò il demonio, ma non ne fu malmenato. Inoltre appare anomala l’introduzione nella formella di una quinta diversa figura di Santo.

 

 

 

 

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900090901

https://it.wikipedia.org/wiki/Eremo_di_Camaldoli

Segnalazione:
Albertino Martignon

CHIUSI DELLA VERNA (AR). Santuario della Verna, due terrecotte invetriate con s. Antonio abate dei della Robbia, XV – XVI secolo

Il Santuario fu dimora di san Francesco dove ricevette le stigmate nel 1224. A una iniziale piccola chiesa dedicata a Santa Maria degli Angeli, fu affiancato un più grande edificio intitolato all’Assunta, o Basilica Maggiore, costruito tra metà Trecento e metà Quattrocento.

 

Basilica maggiore, primo altare a destra.
“Madonna del Rifugio”, ceramica invetriata di 240 x 184 cm.
Opera del primo decennio del XVI secolo di Andrea della Robbia e bottega,
La Vergine è in trono con il Bambino in piedi sulle ginocchia, i loro sguardi s’incrociano in modo molto dolce. Al loro fianco, a sinistra, sant’Onofrio, sant’Antonio abate; a destra santa Maria Egiziaca e san Francesco. L’opera, composta di 180 pezzi, apparteneva alla Cappella dell’Ospizio di Santo Onofrio in Vallesanta. Fu portata alla Verna nel 1874.

S. Antonio abate, in secondo piano, tiene nella mano destra un libro, nella sinistra un bastone a tau. Ai suoi piedi a sinistra spunta il muso di un maialino.


Parte destra del presbiterio, a lato dell’arco trionfale, ci sono due statue di Andrea della Robbia e bottega, s. Francesco  a sinistra e a destra sant’Antonio abate. Datate1475-80 circa, misurano 170 x 46 cm.

 

Sant’Antonio veste il saio e tiene con la mano destra un libro chiuso; la sinistra è appoggiata al bastone a tau. Il maialino è invece raffigurato a figura intera al di sotto del Santo.

 

 

Info:
https://www.ilbelcasentino.it/terracotterobbiane-seq.php?idcat=&pag=32&idimg=3520

https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Verna

 

Segnalazione di:
Albertino Martignon

BIBBIENA (AR). Prepositura parrocchia dei SS. Ippolito e Donato, dipinto con s. Antonio abate, 1600

La chiesa sorge sul luogo della cappella del castello dei Tarlati, intitolata ai santi Giacomo e Biagio e risalente al XII secolo. Distrutto il castello ed anche la cappella nella battaglia di Campaldino del 1289, la chiesa fu ricostruita nel 1310 e prese il nome di una più antica Pieve, ricordata già nel 979 ma scomparsa entro la metà del Quattrocento, che era collocata fuori le mura nell’attuale località castellare. L’edificio fu ampliato nel secolo XVI, allungandolo verso sud e cambiandone l’orientamento, ed ebbe aggiunte ed arricchimenti tra Cinquecento e Seicento.

Conserva pregevoli opere d’arte.

In controfacciata, a sinistra entrando, è collocata la pala, olio su tela di 269 x 202 cm, che raffigura la Madonna col Bambino e i santi Michele e Antonio abate di Jacopo Ligozzi  (Verona 1547, Firenze 1627). Il recente restauro ha permesso di rinvenire la firma e la data di esecuzione, in basso a sinistra: “IACOPO LIGOZZI VERONESE A FIOREN. FACEVA 1600”.
Probabilmente fu la prima eseguita dall’artista per il Casentino, realizzata per la cappella di San Michele Arcangelo fondata da Armellina Nati Bonaugurelli ed in seguito dei Sestini.

Quest’opera mostra la Vergine con Bambino in Gloria sorretta e contornata da angeli; in basso a sinistra sinistra san Michele arcangelo e a destra sant’Antonio abate inginocchiato che tiene nella mano sinistra un bastone cui è appesa una campanella. Ai suoi piedi, a destra, un fuoco.

In basso una celebre veduta della città di Bibbiena che i due Santi – in particolare Antonio con la mano destra – sembrano indicare alla Madonna come volerla raccomandare alla sua protezione,

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900430608

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/50210/Bibbiena+%28AR%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Ippolito

https://www.ilbelcasentino.it/chiesa-pieve-bibbiena-seq.php?idcat=&pag=37&idimg=5509

Segnalazione:
Albertino Martignon