PORTOGALLO – ÉVORA. Chiesa di Sant’Antonio abate

Praça do Giraldo
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La chiesa fu costruita fra il 1557 e il 1563 per volere dell’allora arcivescovo di Évora e cardinale, Enrico, futuro re del Portogallo. Fu eretta nello spazio sul quale vi erano l’antico Albergaria do Corpo de Deus (un ostello) con annessa cappella, entrambi dedicati a sant’Antonio abate.
Pochi anni dopo la sua inaugurazione, la volta fu distrutta da un terremoto (1568). Nel 1572 ebbe luogo la ricostruzione adopera dell’architetto Francisco Varela. Nel 1648 il portale in quercia della Fianfre, fu sostituito con un altro in legno proveniente dal Brasile.
Nei secoli XVII e XVIII la chiesa fu provvista di altari in stile barocco e il 22 aprile 1804 fu riconsacrata dopo lunghi lavori di restauro.

La facciata, in tre ordini, è scandita da due paraste in muratura tra le quali si trova il portale principale, sovrastato da un timpano inscritto in un semicerchio con sopra una grossa finestra rettangolare strombata. Ai due lati estremi si ergono, senza soluzione di continuità con la facciata, due torri sovrastate da altrettanti piccoli campanili e tra le torri e le paraste corrispondenti, si trovano le due porte laterali, accessi alle rispettive navate, sormontate ciascuna da due finestre rettangolari strombate. Sulla sommità centrale, tra le due torri, una vela con al centro un orologio. Alla chiesa si accede per mezzo di un sagrato di alcuni gradini, circondato da una griglia. Una lapide ricorda la fondazione della chiesa.

L’interno, a pianta rettangolare di 33 x 7 m, è a tre navate di pari altezza, separate da due file di ampie colonne ed al termine di ciascuna si trova una cappella, vi è anche la cappella del battistero.

 

Il ricco altare maggiore reca, nella parte inferiore, la  statua di   in legno dipinto risalente al XVII secolo, racchiusa in una nicchia. Il Santo ha la tau sul mantello, nella mano sinistra, con braccio quasi teso, tiene un bastone, mentre la destra sostiene un libro e alla manica è appesa una campanella. Ai piedi del santo è un porcellino.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Evora)

PIACENZA D’ADIGE (PD). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Caduti per la Libertà, 9
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Originariamente dipendente dalla pieve di Santa Maria di Merlara, nel 1294 l’antica chiesa di Piacenza d’Adige passò sotto la giurisdizione di quella di San Prosdocimo di Castelbaldo. La chiesa, che non era stata elencata nella decima papale del 1297, è ricordata però nella visita pastorale del 1448, effettuata dal vescovo Fantino Dandolo. Dalla relazione della visita del 22 maggio 1683 si conosce che la chiesa era stata consacrata nel 1413 da Andrea da Montagnana, vescovo di Drivasto, su richiesta del vescovo di Padova Pietro Marcello. Nel XVI secolo, a causa delle inondazioni del fiume Adige, il pavimento della chiesa venne rialzato di oltre un metro.
Nel 1700 ormai la chiesa risultava insufficiente a causa dell’incremento della popolazione e, così,all’inizio del XX secolo, l’antica parrocchiale fu demolita e fu sostituita dell’attuale, a tre navate ed in stile neoromanico, iniziata nel 1943 e consacrata il 21 ottobre 1950.

Sulla facciata, la lunetta sopra il portale è un bassorilievo che raffigura sant’Antonio abate con bastone e libro.

 

L’interno, ricco di altari e decorazioni, presenta sull’altare dedicato a Sant’Antonio abate, sulla parete destra, una pala dipinta alla metà del XIX secolo, raffigurante Sant’Antonio abate tra i santi Paolo eremita e Caterina d’Alessandria.

 

 

 

 

 

 

Collocata nell’antifacciata della chiesa, sul lato destro, è la statua di Sant’Antonio, scolpita dall’artista di Orisei Giuseppe Riflesser nel 1935.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Piacenza_d%27Adige)

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/2895/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate+%7C+Piacenza+d%27Adige+%28PD%29

ROCCHETTA LIGURE (AL). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza della Chiesa, 3
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L’originaria cappella di Sant’Antonio abate sorse, presumibilmente, verso il XIII secolo; la prima citazione dell’ecclesia S. Antonii de la Rocheta unita cum dicta plebe risale però al 1523 ed è inserita in un elenco di chiese della diocesi di Tortona, mentre da documenti di qualche decennio posteriori si sa che essa dipendeva dalla pieve di San Giovanni Battista di Albera Ligure.
Nel 1655 la comunità rocchettina fu costituita in parrocchia autonoma, indipendente dalla matrice d’Albera; la prima pietra della nuova chiesa fu posta nel 1663 e l’anno successivo l’edificio era già terminato per volontà di Napoleone IV Spinola.
Si provvide a posare il pavimento nel 1881, anno in cui la parrocchiale fu elevata alla dignità prepositurale; l’anno successivo fu consacrata.
Nel 1938 furono realizzati gli affreschi nella navata a cura di Clemente Salsa, che proseguì i più antichi affreschi del catino absidale.

La facciata a capanna della chiesa è suddivisa da una cornice marcapiano in due registri, entrambi tripartiti da lesene; quello inferiore presenta due nicchie contenenti le statue dei santi Pietro e Paolo; centralmente è il portale d’ingresso. Il registro superiore superiore è caratterizzato da una serliana e coronata dal timpano di forma triangolare al centro del quale spicca un cartiglio con stucchi raffiguranti i simboli attribuiti a sant’Antonio abate: la mitra, il libro e il bastone con il campanello.
Annesso alla parrocchiale è il campanile a pianta quadrata, la cui cella presenta su ogni lato una monofora affiancata da lesene corinzie ed è coronata dalla cupoletta poggiante sul tamburo

L’interno dell’edificio si compone di un’unica navata, sulla quale si affacciano le cappelle laterali introdotte da archi a tutto sesto e le cui pareti sono scandite da paraste sorreggenti la trabeazione modanata e aggettante sopra la quale si imposta la volta a botte; al termine dell’aula si sviluppa il presbiterio, rialzato di alcuni gradini, delimitato da balaustre e chiuso dall’abside semicircolare.

Al centro della parete di fondo, sopra gli stalli lignei del coro del XVII secolo, è collocata la grande tela datata 1780, con la Gloria di S. Antonio abate, che sembra raffigurare anche, sullo sfondo, la primitiva chiesa dedicata a S. Antonio, eretta sulla sponda sinistra del Sisola, e poi abbandonata perché in rovina.

Gran parte degli arredi come le acquasantiere marmoree all’ingresso, i dipinti degli altari laterali, il bellissimo organo con una cassa ad ante dipinte con strumenti musicali collocata su una cantoria in legno dipinto, sono donazioni della seconda metà del ‘700 della popolazione e del marchese Giovanni Battista Spinola.

Sulla parete destra un altare ha una pala raffigurante s. Antonio abate.

 

Nel presbiterio, sulla parete sinistra, in una nicchia è conservata una statua di s. Antonio abate.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/43282/

https://www.comune.rocchettaligure.al.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/parrocchiale-di-sant-antonio-abate-6081-1-1467c5661289b0ab0f3807d747e1ef47

MONTEVARCHI (AR). Ex chiesa di sant’Antonio abate ora auditorium

Via Marzia, 94
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La chiesa di Sant’Antonio Abate a Montevarchi era un antico edificio religioso che fu sede della Compagnia di Sant’Antonio per quasi due secoli.
L’antico Oratorio di Sant’Antonio era sito in via Cennano non lontano dalla Chiesa di Sant’Andrea a Cennano, e proprio la strategicità di questa posizione, allo scoppio della faida paesana tra Cennanini e i Laurenziani nel 1557, ne segnò l’inesorabile fine.
Non si hanno notizie della fondazione della Compagnia di s. Antonio, ma solo di quella della sua soppressione nel 1549. Una nuova Compagnia fu creata e spostata dalla sede di via Cennano a quella di Via Marzia che fu ristrutturata, ma i lavori andarono a rilento se solo nel 1581 la compagnia ottenne la licenza di togliere la statua di S. Antonio dalla Compagnia di Via Cennano e portarla nella nuova Compagnia di Via Marzia.

La chiesa passò poi ad altre confraternite e, quando nel 1783, per decreto del granduca Pietro Leopoldo, furono sciolte tutte le confraternite e gli ordini religiosi contemplativi, la chiesa di Sant’Antonio, che apparteneva allora alla Fraternita del Latte, fu sconsacrata e venduta all’asta.
Lo smantellamento della struttura provocò la sparizione di un quadro di Vestrucci del 1600; invece la statua in terracotta invetriata di Sant’Antonio, opera dei Della Robbia, fu nuovamente spostata e murata sulla facciata esterna di una casa e, nella ricollocazione, perse una mano. La statua diventò poi proprietà di privati che nel 2008 la donarono al Museo d’arte sacra, vedi scheda.

Nel corso del tempo, la ex chiesa fu utilizzata come stalla, magazzino e officina meccanica, oltre che come casa popolare. Alla fine degli anni ottanta del Novecento, l’edificio fu acquistato dal Comune di Montevarchi e trasformato in quello che è oggi l’auditorium comunale.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Montevarchi)

Montevarchi, retro della ex chiesa di Sant’Antonio abate

Montevarchi, facciata ex chiesa, ora Auditorium, ingressi con pensilina

 

 

NOVARA DI SICILIA (ME). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Ada Negri
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I lavori della chiesa furono iniziati intorno al 1538 e ultimati solo nel XVIII secolo. Scolpite nell’iscrizione posta sul lato destro della facciata, le date di inizio costruzione dell’edificio attuale e fine lavori di perfezionamento, il periodo tra il 1609 e il 1669.
Il portale centrale ad arco acuto di stile normanno reca scolpite sugli stipiti le figure di Sant’Antonio abate col bastone e un porcellino a sinistra, e San Paolo apostolo con la spada e un serpente a destra. Entrambi i soggetti sono affiancati da un angelo.

I piccoli portali laterali presentano un arco a tutto sesto in conci squadrati.

La facciata è rivolta a sud e ripartita da due paraste in conci. Varchi d’accesso sovrastati da finestre, quella centrale incorniciata da timpano triangolare spezzato. Il secondo ordine centrale è raccordato al primo da vele, chiudono la prospettiva due vasotti e un pinnacolo con croce apicale in ferro battuto al centro.
Campanile composto da tre ordini, cella dotata di quattro monofore, cuspide centrale ottagonale di stile normanno rivestita di mattoni colorati, quattro pinnacoli ai vertici e decori intermedi. La sua costruzione, iniziata in epoca remota, è stata ultimata nel 1732, come indica un cartiglio.

Interno a impianto basilicale ripartito in tre navate per mezzo di 10 colonne in pietra arenaria locali. I capitelli corinzi uguali a coppie, gli archi, i decori interni ed esterni, i fregi, sono opera degli scalpellini locali. La volta della navata centrale in muratura nasconde il tetto a capriate in legno ove sono presenti mensole raffiguranti maschere e personaggi
La navata destra ha quattro campate: la prima con la cappella dell’Odigitria; la seconda con la cappella di Santa Caterina e la statua del XVI secolo raffigurante la Santa e proveniente dalla demolita chiesa a lei dedicata; terza con la cappella di San Bartolomeo e un dipinto di Gaetano Bonsignore del 1834; nella quarta campata vi è il varco per la sacrestia.
Navata sinistra: prima campata; seconda con la cappella di Gesù alla Colonna con la statua in cartapesta; terza con la cappella della Pentecoste; segue la quarta campata.
Absidiola destra: cappella di San Francesco di Paola con la statua lignea del Santo scolpita dal Cardella ad Agrigento nel 1872. Nel braccio destro del transetto sorge la cantoria dotata di un organo a canne del 1848.

Absidiola sinistra: cappella di Sant’Antonio abate. L’altare custodisce la statua lignea raffigurante Sant’Antonio abate ascrivibile al 1600 ma recante la data 1738, anno di un primo restauro.

Nel braccio sinistro del transetto trovano posto un grande crocifisso ligneo; la statua lignea di San Marco evangelista del 1500; la statua in cartapesta di San Giorgio martire, provenienti dalla chiesa omonima nel 1986 quando i locali furono adibiti ad auditorium.

 

 

 

 

 

Sull’altare centrale campeggia il seicentesco dipinto a olio su tela  raffigurante Sant’Antonio abate con san Paolo di Tebe.


Festa di Sant’Antonio il 17 gennaio. Celebrata con processioni e riti religiosi. Û du uri: funzione religiosa celebrata due ore prima del crepuscolo; benedizione degli animali.
Û fogu: fuoco acceso la sera della vigilia al piano terra con la legna che i fedeli portano in dono compiendo û viaggiu, che è la visita devozionale al santo compiuta per chiedere la grazia e debellare l’herpes zoster (o fuoco di Sant’Antonio). Il fuoco con le sue fiamme nei secoli ha annerito e consumato i gradini della rudimentale scala in pietra che porta in cima al campanile.

 

Immagini da Wikimedia
Link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Novara_di_Sicilia)