COGGIOLA (BI). Oratorio di Sant’Antonio abate

Via Mazzini, 80
https://maps.app.goo.gl/USDBEZYwrWRHgmWz6

 

L’oratorio è inserito tra le case e ha la facciata decorata, ma poco leggibile.

 

Chi avesse notizie e fotografie della chiesa, per favore le comunichi alla mail: info@afom.it
Grazie

PISA. Ex chiesa di Sant’Antonio in Qualconia / Qualquonia

Via della Quaquonia, 1
https://maps.app.goo.gl/EYc2sJt8R6uXM7dV9

 

Il complesso, che sorge sulla via omonima, era originariamente legato a una confraternita laicale di origine armena, i Disciplinati di Sant’Antonio, e il primo documento che ne attesta la presenza è del 1341. La chiesa, già attiva nel 1375, nel corso dei secoli, subì varie trasformazioni; inizialmente danneggiata dall’occupazione fiorentina nel 1406 e poi ricostruita nel 1477, arricchendosi di un chiostro trapezoidale e di un convento con funzioni di ospitalità per pellegrini e assistenza ai poveri e ai mendicanti.

Nel 1571 la Compagnia di Sant’Antonio ottenne dal granduca Cosimo I de’ Medici la facoltà di portare sulla parte anteriore della cappa la croce dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano e dal 1605 la Compagnia fu in modo definitivo aggregata all’Ordine. In seguito a ciò, per tutto il XVII secolo furono fatti numerosi interventi nella chiesa e nello “spedale”.
In particolare la chiesa fu abbellita in stile barocco, con l’aggiunta di elementi come cornici in pietra serena e la costruzione di un soffitto ligneo intarsiato a lacunari ospitante 21 tele di autori locali ignoti raffiguranti le Storie di Sant’Antonio, completato nel 1614. La scelta di questo tipo di soffitto, piuttosto insolita per un edificio di modeste dimensioni, sarebbe dovuta all’aggregazione della Compagnia all’Ordine dei Cavalieri; infatti anche la chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, si era dotata di un soffitto simile alla fine del Seicento.

Lacunari a forma di stella a 8 punte

Tela con episodi della vita di s. Antonio abate, dal Museo di S. Matteo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1684 il granduca Cosimo III decise di trasformare il complesso in un orfanotrofio e per questo. furono eseguiti lavori fino all’inizio del Settecento: l’ex spedale fu sopraelevato di un piano e ciò comportò il tamponamento delle finestre laterali della chiesa. L’Istituto degli orfani della Qualquonia mantenne la sua funzione, passando dalla gestione dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano a quella diretta del Granducato di Toscana fino alla pubblica amministrazione della Repubblica Italiana, e alla sua distruzione durante il bombardamento del 31 agosto 1943 da parte degli Alleati. L’orfanotrofio fu demolito e al suo posto fu edificata una scuola.

Invece la chiesa pur avendo subito il crollo di parte del soffitto della navata e della sacrestia retrostante, per il grande valore artistico e storico che rappresentava, fu restaurata. Il soffitto fu ricostruito e i dipinti in esso contenuti furono spostati nel Museo Nazionale di San Matteo di Pisa.

La chiesa in seguito fu sconsacrata e adibita a varie funzioni: dapprima a palestra a uso della nuova scuola, poi a deposito di libri per la Biblioteca Universitaria e infine destinata a servizi sociali. Dal 2023 sono in corso i lavori di recupero.

 

Bibliografia:
Mero Marco Vinicio, Un’antica chiesa ed un nuovo museo. Recupero e rifunzionalizzazione della chiesa di Sant’Antonio in Qualquonia a Pisa, tesi di laurea del corso di laurea specialistica in ingegneria edile-architettura, Università di Pisa, AA. 2012-13
Immagini lacunare e tela dalla tesi sopracitata.

Link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_in_Qualconia

VARESE LIGURE (SP). Oratorio dei SS. Antonio abate e Rocco

Via della Chiesa, situato a fianco della parrocchiale di San Giovanni Battista.
https://maps.app.goo.gl/6uYXb15LhXkHGNUk9

 

Edificato nel XVII secolo, in stile barocco, è ancor oggi sede della Confraternita omonima e fondata nel 1451.

Facciata a capanna decorata da paraste e con una cornice che separa la parte inferiore col portale da una finestra semicircolare. Nel timpano una apertura quadrata.

L’impianto barocco è ben visibile soprattutto all’interno nell’altare e nel sipario soprastante, entrambi in stucco, da cui compare il simbolo della Repubblica di Genova, segno dell’alleanza della Confraternita con il Senato Genovese.

La volta fu decorata tra 1750 e 17774 con affreschi da Giuseppe Galeotti (Firenze, 1709 – Genova, 1778) Uno di essi raffigura s. Antonio abate nel deserto.

 

Del Galeotti è anche un olio su tela di 110 x 80 cm, realizzato tra 1750 e 1774, raffigura s. Antonio abate con le braccia aperte, seduto in un paesaggio con rocce e alberi. Accanto a lui a destra la mitra.

 

La chiesa conserva una statua lignea di sant’Antonio abate, di 150 x 60 x 57 cm, datata al 1625-74. Il Santo è raffigurato a braccia aperte.

Nell’arredo si segnalano alle pareti tele dei Dodici Apostoli; sopra il portone di entrata, in controfacciata, una tela con Ultima Cena databile al 1575-1610.

 

Vi sono anche immagini processionali, fanali dorati con oro zecchino e due pastorali in legno dorato con le effigi dei Santi Antonio e Rocco, risalenti alla seconda metà del XVIII secolo.
Il pastorale / mazza processionale lignea, che misura 193 x 12 cm, è formata da un bastone azzurro con foglie bianche sormontato da una statuetta dorata raffigurate sant’Antonio abate su base a foglie stilizzate. Il Santo ha un mantello damascato con motivi floreali dorati su fondo color ruggine e saio liscio con cerchietti decorativi; ai piedi un maialino dorato.

 

Uno stendardo processionale, che misura 356 x 128 cm, formato da un bastone ligneo azzurro con asta orizzontale con pomi dorati a foglie d’acanto stilizzate, ovuli e palmette sormontato da vasetto dorato sul quale si innesta una croce.
Lo stendardo, in seta, raso e damasco, raffigura a sinistra s. Antonio abate con abito color ruggine occhi azzurri e un maialino appena visibile; a destra s. Rocco con mantello arancione, bastone, e sotto il cane.
Al di sotto dei Santi, cartigli con i loro nomi. Datato 1790-1810.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700041514-2 (affresco s Antonio)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700041531 (S. Antonio del Galeotti)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700041480 (statua)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700041453 (pastorale)

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0700041454 (stendardo)

VASIA (IM). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Adele Alfieri
https://maps.app.goo.gl/NZa2NejtyNeMG8Vk6

 

L’architrave originario dell’ingresso recava la data 28 settembre 1457, forse indicava la conclusione dei lavori di costruzione o di qualche importante modifica apportata all’edificio.
Nel 1485 la chiesa fu affrancata dalla chiesa matrice dei santi Giacomo e Nicolò di Prelà.
La chiesa nel 1585-6 ricevette la visita del sub-delegato Lelio Garuffo, che giudicò angusto l’altare dedicato alla Gloriosa Vergine e ordinò di ampliarlo.
Nel 1640 iniziò la costruzione della nuova chiesa sul sedime della precedente, con facciata esposta a nordovest.
Nel 16753 Filippo Marvaldi eseguì decorazioni a stucco nella cappella del Santo Rosario.
Il campanile fu eretto nel 1804-6. In pietra a base quadrata, è suddiviso in più registri da cornici marcapiano; la cella presenta su ogni lato una monofora affiancata da semicolonne binate ed è coronata dalla lanterna.
Si svolsero lavori di restauro delle facciate nel 1994-5.

La facciata a salienti della chiesa, scandita da lesene angolari, presenta al centro il portale d’ingresso, a cui s’accede percorrendo una breve scalinata, sopra vi è una  serliana murata.

L’edificio, con l’abside orientata a sud est, è composto da una serie di corpi di fabbrica disposto attorno alla pianta a croce latina della chiesa. La chiesa presenta i prospetti esterni in pietra a vista, ad eccezione delle due facciate, intonacate e tinteggiate.

Lo spazioso interno è organizzato in tre navate, separate da due file di colonne collegate da arcate a tutto sesto, con il presbiterio separato dall’aula da una balaustra marmorea e da due gradini. L’apparato decorativo tardo-barocco è parzialmente occultato da fitti interventi di ridecorazione di età contemporanea.

Conserva tre polittici tutti riproducenti la Madonna col Bambino e Santi: quello nel coro a destra dell’altar maggiore risale al secolo XV e proviene dalla chiesa di Sant’Anna; lo fronteggia quello del tardo Quattrocento, qui trasferito dalla chiesa di San Martino (edificio di origine benedettina risalente al XII secolo).

 

 

Uno dei polittici (immagine da https://leterredelponenteligure.it/it) presenta anche, in basso, a destra della Vergine, la figura di s. Antonio abate che tiene con la destra una campanella e con la sinistra un bastone a tau. Cfr. immagine a sinistra.

 

 

 

Il terzo polittico, più piccolo, conservato oggi in sacrestia, è del 1580-1585, opera di Giulio De Rossi (1580-85), già nell’Oratorio di Sant’Anna e che presenta al centro la Madonna assisa in trono col Bambino benedicente stante sulle sue ginocchia affiancata da San Giovanni battista, da una parte, e Sant’Anna, dall’altra; Dio Padre nella cimasa e i Santi Rocco e Sebastiano nelle volute. Tempera su tavola di 148 x 113 cm. (1)

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Vasia)

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/21235/Chiesa_di_Sant’Antonio_Abate_Vasia

https://leterredelponenteligure.it/it/cultura/itinerari-culturali/58-itinerario-culturale-n-7/114-vasia.html

Bibliografia:
(1)  Casamurata Marco, Una dinastia di artisti “de Florentia” in Liguria: Raffaello, Giulio e Orazio De Rossi (1510-1626), Corso di Dottorato in Studio e valorizzazione del patrimonio storico, artistico-architettonico e ambientale, Storia e conservazione dei Beni Culturali artistici e architettonici XXXII ciclo, AA. 2018-19

VESPOLATE (NO). Chiesa parrocchiale dei SS. Giovanni battista e Antonio abate

SP 211, 8
https://maps.app.goo.gl/fQf5SMh5zmaoi4wj6

 

All’inizio del XVI secolo in questo luogo sorgeva un antico oratorio dedicato a Sant’Antonio abate, eretto con ogni probabilità tra la seconda metà del XIV secolo e il corso del XV secolo; alle sue spalle, sul lato orientale, si trovava un cimitero.
L’oratorio era di proprietà della confraternita del Corpus Domini che nel 1535 si accordò con il parroco e con i consoli del paese per demolirlo e far sorgere al suo posto la nuova parrocchiale. La parrocchialità fu trasferita nel 1543, dalla pieve di San Giovanni battista, nella nuova chiesa, la cui consacrazione fu impartita il 25 giugno 1590 dal vescovo Cesare Speciano.
Nel 1772 il presbiterio ed il coro vennero ricostruiti con dimensioni maggiori andando a occupare parte dell’area in cui prima sorgeva il camposanto.
Nel 1827, su disegno del novarese Luigi Orelli, fu innalzata la nuova facciata in stile neoclassico.
Tra la seconda metà dell’Ottocento e il Novecento l’edificio fu oggetto di vari interventi di restauro, abbellimento e ripristino; nel 1926 la chiesa fu ridipinta dal pittore cannobiese Mario Albertella, autore anche del grande affresco della cupola; fu dotata di nuove vetrate colorate raffiguranti emblemi e figure di santi. Altri interventi si realizzarono degli anni 1932-33 con l’applicazione di uno zoccolo marmoreo alle pareti per preservare i muri dall’umidità; fu eretto il nuovo fonte battesimale in fondo alla chiesa; nel 2011-12 anche il campanile fu ristrutturato.

La facciata della chiesa è a salienti e presenta lesene ioniche e, in due nicchie sotto il timpano, le statue raffiguranti i santi Giovanni battista ed Antonio abate (a destra).

Vi sono opere di pregio conservate all’interno della chiesa, che è a tre navate con cappelle laterali.
La più antica è un affresco della prima metà dal Cinquecento, staccato e posto ora sul secondo pilastro sinistro della navata, proveniente dall’antico oratorio, che rappresenta santa Liberata con due bambini in braccio.

Il grande dipinto a olio su tela della pala d’altare è datato 1572 e firmato dal milanese Gabriele Bossi (documentato tra il 1570 e il 1584, attivo a Milano entro la prima metà del Cinquecento).
Il quadro raffigura la Vergine col Bambino seduta in trono tra  sant’Antonio abate e san Giovanni battista, rivelando i nuovi modelli figurativi del Cinquecento in cui i personaggi non appaiono più appiattiti sullo sfondo ma presentano un notevole volume. Le figure, inoltre, sono disposte ai lati della Madonna con semplicità e lo sfondo è un panneggio verde. S. Antonio abate, a sinistra, tiene un libro con la mano sinistra e un bastone pastorale con la destra; un maiale scuro è ai suoi piedi a destra.

La maggior parte degli elementi e degli arredi della chiesa risalgono ai secoli XVII e XVIII, tra cui spiccano gli altari collocati nella zona del presbiterio, uniti fra loro da una gradinata in marmo, chiusa da una balaustra a colonnine che segue la forma dei gradini. Al centro si trova l’altare maggiore le cui slanciate fogge settecentesche si concludono nel tempietto sorretto da colonne in marmo rosa e decorato dalle figure dei putti e del Salvatore.
L’altare di destra è dedicato alla Madonna del Rosario mentre quello di sinistra al Santissimo Salvatore; all’interno della nicchia chiusa da una vetrata oggi è collocata la statua del Sacro Cuore.
Pregevoli sono i settecenteschi stalli del coro e la pala di Santa Eurosia, eseguita da un anonimo pittore novarese nel 1753.

 

Link:
https://vespolate.altervista.org/paese.php?page=parrocchiale