SANTA CRISTINA VALGARDENA (BZ). Chiesa di Santa Cristina e Sant’Antonio abate

S. da Chemun, 27
https://goo.gl/maps/KVYPLbF1AsDDxSKD9

 

Probabilmente presso il sito della chiesa, già nel XII secolo sorgeva una cappella consacrata. La prima menzione scritta dell’esistenza dell’edificio è una lettera d’indulgenza del 1342, periodo al quale risalirebbe anche il campanile, le cui mura conservano un aspetto d’impronta romanica (il tetto cuspidato è invece posteriore).
Vari ampliamenti e rinnovamenti effettuati nel corso dei secoli hanno via via nascosto la fisionomia originaria dell’edificio, sovrapponendovi elementi architettonici stilisticamente differenti.

L’ingresso principale dell’edificio è rivolto ad occidente ed è raggiungibile attraverso un ponte in pietra, originariamente edificato per sovrappassare la dismessa ferrovia della Val Gardena; altri ingressi secondari si trovano a nord e a sud. Dietro l’abside si trova una piccola cappella funeraria; tutt’intorno all’edificio si sviluppa il cimitero parrocchiale.

La chiesa conserva al suo interno un coro ligneo di epoca gotica e un altare barocco del 1690, opera della famiglia di artisti Vinatzer.
La dedicazione anche a sant’Antonio abate è affermata dalla presenza della figura del Santo in una statua lignea nella navata (con un particolare bastone a doppia croce, campanella, libro e anche un rosario) e dalla pala dell’altare maggiore che raffigura, in alto, la Madonna assunta circondata da angeli  con, sotto a sinistra, sant’Antonio (con bastone a croce e campanella) e, a destra, santa Cristina.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Cristina_e_Sant%27Antonio_Abate


Data compilazione scheda:
14-3-2022
Rilevatore: AC

LAIVES (BZ). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate e san Nicolò

Via Petralba, 58
https://goo.gl/maps/PfuwDegcSfSLcr97A

 

La prima documentazione scritta della chiesa, costruita in stile romanico, risale al 1286. Sita nel centro di Laives, la parrocchiale, nella sua forma recente, risale agli anni 1852-1853, quando la costruzione storica fu trasformata in abside del nuovo tempio. Il campanile è del 1250. Dal 1787 vi è custodita la Pietà di Pietralba, una statuetta di alabastro di 16 cm di Maria che tiene sulle ginocchia il Figlio morto.
Già negli anni ‘70 del secolo scorso si pensava ad un ampliamento della chiesa parrocchiale. La comunità parrocchiale in lingua italiana chiese inizialmente di avere una propria canonica ma l’allora vescovo Joseph Gargitter insistette sulla necessità di unire maggiormente i due gruppi linguistici e quindi si optò per un ampliamento del complesso già esistente. I lavori iniziarono nel 2000 e si conclusero 4 anni dopo.
A nord della chiesa, sul fianco sinistro, gli architetti Höller & Klotzner di Merano aggiunsero un nuovo spazio a pianta trapezoidale, che accoglie l’aula liturgica principale e la sagrestia. La struttura è composta da muri inclinati e da una copertura, che raggiunge il punto più alto in corrispondenza dell’altare. Si crea così una vasta “tenda”, che sta a simbolizzare “l’accoglienza”, “la casa”, “l’amicizia” e che vuole accogliere e unire sotto di sé l’intera comunità, al di là delle differenze linguistiche.
Risale al 2011 la fine dei lavori di ristrutturazione dell’edificio antico

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_e_San_Nicolò

Data compilazione scheda: 12-3-2022
Rilevatore: AC

ROVERETO (TN), frazione Lizzanella. Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza S. Antonio, 24 / Corso Verona
https://goo.gl/maps/CLXLxo6oF12nDRW77

 

La chiesa di Sant’Antonio a Lizzanella venne eretta in qualità di semplice cappella dipendente dalla pieve di Lizzana, forse affiancata da uno xenodochio, entro il 1185, anno della prima menzione documentata. Interessata da un primo ampliamento a metà XV secolo, non fu soggetta a note rilevanti fino ai primi anni del XVIII secolo, quando l’edificio fu ampliato due volte, la seconda nel  1765. Affrancatasi progressivamente da Lizzana a partire dal 1792 e definitivamente nel 1893, la chiesa assunse le forme odierne con l’ampliamento risalente al 1822.

Il prospetto, timpanato e percorso da una zoccolatura lapidea, risulta scandito in due ordini da una trabeazione a fregio liscio con cornice ornata da fregi sovrapposti a ovoli e dardi e a dentelli, sostenuta da quattro paraste ribattute, dotate di capitelli ionici e poste su alti basamenti; queste, ribadite da lesene ribattute nell’ordine superiore scandiscono la facciata in tre settori verticali. Il settore centrale presenta il portale lapideo d’accesso, elevato da tre gradini, architravato e cimato da un frontone ondulato nel registro inferiore, mentre quello superiore è aperto da una finestra lunettata. I prospetti laterali presentano presso la navata un ordine inferiore aggettante da cui si dipartono pilastri quadrangolari, intervallati da finestre lunettate presso l’ordine superiore, il quale presenta setti murari diagonali a smussare gli stipiti della navata. Al fianco sinistro aderisce il locale adibito a sacrestia, che occulta parzialmente il prospetto; presso il prospetto destro, caratterizzato da un ingresso laterale con portale lapideo architravato ora murato si impone il volume del campanile, aderente all’estremo sudorientale della navata, al quale segue la porzione visibile del corpo del presbiterio, affiancato da un corpo rettangolare corrispondente all’ambiente laterale destro e concluso dall’abside a profilo semicircolare, aperta da una finestra lunettata.
Il campanile presenta un fusto quadrangolare aperto da feritoie e recante i quadranti dell’orologio presso i prospetti sudovest e nordovest.

L’interno è a navata unica, scandita in cinque campate da arcate a tutto sesto alternate a paraste le quali sorreggono la trabeazione su cui si imposta la volte a sesto ribassato che copre l’ambiente, secata da unghie originate da lunette cieche e aperte da finestre lunettate insistenti sulla trabeazione. La navata presenta angoli decussati con ampie arcate a tutto sesto nel cui incasso sono ospitati gli altari laterali; le pareti della terza campata presentano accessi laterali, quello destro murato. L’arco santo a sesto ribassato immette nell’ambiente, elevato da quattro gradini, del presbiterio a pianta rettangolare, concluso da abside semicircolare coperta da volta a catino; questo risulta affiancato da un locale a pianta quadrangolare su entrambi i lati, comunicante con il presbiterio mediante arcate a tutto sesto sostenute da colonne a fusto liscio e recante gli ingressi ai locali del campanile e della sacrestia.
Le volte e le pareti interne presentano ornamentazioni pittoriche a sottolineare le membrature architettoniche interne; la trabeazione e le paraste interne presentano elementi decorativi in stucco, mentre la volta della navata presenta due cornici ellittiche in stucco contenenti dipinti a tempera raffiguranti san Michele Arcangelo e sant’Antonio abate in gloria.

Di un certo interesse artistico la pala del primo altare, dipinta nel XVIII secolo da G. A. Baroni, la credenza sul fonte battesimale e l’organo sopra la cantoria di Foglia (1880).

La prima domenica dopo il 17 gennaio si celebra la tradizionale festa di sant’Antonio con benedizione degli animali.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/25875/Rovereto+%28TN%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio

Data compilazione scheda: 2-3-2022
Rilevatore: AC

ROVERETO (TN), frazione Noriglio. Chiesa di Sant’Antonio abate alle Fucine

La chiesetta sorge nel fondovalle del Leno di Terragnolo, al confine tra i comuni di Rovereto, Trambileno e Terragnolo.
https://goo.gl/maps/bNMs4ph6VQWj13UJ9

 

Costruita nel 1720-28 su commissione di monsignor don Antonio da S. Nicolò, nobile di Stachelberg, all’epoca proprietario di molti terreni nella zona. Allora il luogo aveva un’importanza rilevante in quanto si trovava vicino alla strada che collegava alla pianura veneta passando per la valle di Terragnolo e passo della Borcola; inoltre era attraversato dalla strada che, passando per Trambileno, portava ai paesi della Vallarsa. Oltre alla chiesa erano presenti anche un mulino, una segheria e una fucina che ricavano l’energia necessaria per il funzionamento dal torrente.
Dedicata ai santi Antonio abate e Domenico, la chiesetta venne gravemente danneggiata da una piena del torrente Leno nel 1882, che la sommerse di detriti; le riparazioni si conclusero nel 1884. Durante la prima guerra mondiale venne requisita dall’esercito austriaco e adibita a magazzino di materiale bellico. Dopo la seconda guerra mondiale la chiesa venne abbandonata; nel 1961, fu donata dal proprietario Riccardo Giori alla parrocchia di Noriglio e da lì in poi andò incontro a una progressiva rovina. A seguito dell’abbandono dell’intera zona nel 1966, un vandalo fece saltare in aria quasi totalmente la chiesetta con una carica di tritolo nel tentativo di rubare l’acquasantiera.
Nel 1995 un gruppo di volontari costituì un comitato che si pose l’obiettivo di restaurarla, stimolato anche dalla presenza di un affresco di Giovanni Panozzo (1885) miracolosamente emerso dalle macerie. I lavori di recupero durarono circa quattro anni anche grazie all’apporto di molti volontari oltre al contributo di enti pubblici e privati e delle circoscrizioni Noriglio e Centro. La chiesetta ottagonale, ritornata all’antico splendore. fu inaugurata il 25 settembre del 1999 e da quel giorno ogni quarta settimana di settembre viene celebrata la Messa.

La facciata è occupata dal portale in pietra calcarea e da una finestra a lunetta; nei lati obliqui che la affiancano sono ricavate due finestre quadrangolari chiuse da inferriate. L’interno si sviluppa ad aula unica, coperta da una cupola ottagonale con lanterna.
La decorazione a fresco dell’ancona dell’altare maggiore, rinnovata da Giovanni Panozzo, nel 1885, raffigura la Vergine col Bambino e sotto a destra la figura mutila di sant’Antonio abate col bastone cui è appesa una campanella.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/schedaca.jsp?sercd=25916

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/1000025956/Panozzo+G.+%281885%29%2C+Altare+maggiore#locale=it&ambito=CEIOA&%E2%80%A6

Data compilazione scheda:
12-3-2022
Rilevatore: AC

VIGO DI CADORE (BL), frazione Laggio. Chiesa di Sant’Antonio abate

Nella frazione Laggio di Cadore
https://goo.gl/maps/F5BcGT9Pa48aTxCa6

 

La chiesa, sorta sul colle di “Pertegona” nel secolo XV, fu probabilmente il primo edificio religioso edificato a Laggio. La prima menzione ufficiale risale al 10 gennaio 1454, allorché una Caterina, figlia del fu Biteo da Tablerio e moglie di Antonio Da Ronco di Vigo, ordinò per testamento ai suoi eredi di provvedere a una elemosina alla chiesa di S.  Antonio di Laggio. Non si conosce l’anno esatto dell’erezione ma il merito spetta a Giacomo di Salagona, figlio di Ottone che, nell’atto di testamento, oltre ad istituire diversi lasciti a parenti e chiese, dichiara esplicitamente di aver fatto costruire, o ricostruire, “ad honore di Dio e di San Antonio di Vienna una chiesa nella Villa di Laggio a tutto suo costo et spese”.
Il primitivo edificio non era molto diverso dall’attuale, al punto che si può affermare che si è mantenuto nel tempo per circa tre quarti della sua lunghezza (in tempi successivi fu costruito l’attuale presbiterio). Sicuramente era una chiesa di ancor più piccole dimensioni con la facciata rivolta ad occidente e il coro ad oriente, dall’inconfondibile stile gotico.
Essa subì danni notevoli nell’incendio del 1540 e, riattata e ripristinata, nel 1574 fu riconsacrata. Nel 1632 fu allargato l’altare e venne devoluta al Pievano e al Marigo, come offerta per il pagamento della pala di San Rocco, la somma di lire 7, cui si aggiunsero lire 22 al Marigo l’anno successivo, da devolvere come compenso all’intagliatore della pala.
Ma i veri lavori di ingrandimento della chiesa gotica, con l’aggiunta di una seconda navata ad est, quella centrale, cominciarono nel marzo 1662.
L’altare laterale a sinistra, quello del Rosario, fu eseguito nel 1667 e terminato nel 1669, con lavoro di intaglio eseguito dai fratelli Giobatta e Giovanni Chiantre di Vigo. Con atto del 21 ottobre 1680 il Cardinal Dolfino Patriarca di Aquileia concedeva l’istituzione della mansioneria antoniana.
La terza aggiunta, che costituisce oggi il coro, è del 1731. Fu il Patriarca Daniele Dolfin a consacrarla solennemente il 4 agosto 1745, mentre risale al 1868 un importante restauro, resosi necessario dopo il furioso incendio del 1854.

Sulla facciata, un dipinto raffigurante sant’Antonio abate.

All’interno la chiesa conserva numerose le opere d’arte: la pala d’altare di Tommaso Da Rin Betta, pittore nativo di Laggio, raffigurante i Santi Antonio abate, Floriano e Carlo (ultima immagine in basso); l’altare della Madonna del Rosario, con la pala di Giuseppe Heintz il giovane; l’altare della Annunciazione, con la pala di Giovanni Antonio Zonca.
La chiesa è oggi retta amministrativamente dal Capitolo di Sant’Antonio.

 

Immagini e info da Wikimedia e da:
http://www.parvigo.altervista.org/attractions.html

Data compilazione scheda: 13-3-2022
Rilevatore: AC