ATTIMIS (Ud), fraz. Forame. Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa è situata  a Forame che è una frazione di Attimis; a poca distanza dal capoluogo, lungo la valle del torrente Malina, verso la sorgente, ai piedi del monte Norez.
https://goo.gl/maps/ExGm4HL3K8gCe9mB6

In friulano, Forame, si dice “Foran”. E’ una località ricordata e riportata in diversi documenti: nell’anno 1296 “in villa de Foramine” (A. di Prampero, Glossario, 60); poi nel 1318 “de Forano“; e ancora nell’anno 1327 “in villa di Foramine“.
Il nome del paese deriverebbe da “foramen” che significa apertura di una grotta e quindi grotta interna, in rari casi “varco o sella” (G. Frau, Saggi di una illustrazione generale della Toponomastica del Friuli, Tesi di laurea, Università di Padova, Facoltà di lettere e filosofia, anno acc. 1964<65, B.C.U., ms. 3992).
Si ha pure notizia di un certo Pertoldo di Forame, che aveva in fudo il castello di Forame con tutte le sue pertinenze nel 1300 (Thesaurus Eccles. Aquil.), ma non si tratta di questo Forame ma di un omonimo situato nella Giapidia.
Nel secolo XVI, Forame era ancora sotto la signoria degli Attimis, come del resto era da sempre.

Si ricorda un atto redatto in un prato chiamato “Prat della Zoster“, l’11 novembre 1428, in cui il nobile ser Filippo q.nob. Nicolò di Pecol si obbligava, a nome del pievano pre Nicolò de Tortis, di intervenire alle vicinie della villa “de Foran“, nelle questioni riguardanti le ricostruzioni delle chiese di S. Antonio “de Foran” e di S. Nicolò “de Castro Antiquo” (V. Joppi, Not. VIII, c. 54).

 

Descrizione:
In un documento, recante la data 1602, figura la descrizione della chiesa.
La chiesa è circondata dal cimitero che ha bisogno di restauro in alcune parti onde evitare l’ingresso agli animali. A destra dell’ingresso c’è il vaso dell’acquasanta eseguito in modo rude. La chiesa è sufficientemente lunga e abbastanza larga ed è ben tenuta. Le pareti sono coperte di pitture. V’è l’altare ampio e comodo, ben ornato, atto alla celebrazione della messa secondo le costituzioni del Rev.mo Patriarca. L’icona è decente con la statua scolpita della B. Vergine e dei santi Antonio e Biagio. Il titolare della chiesa è S. Antonio abate. Il basamento dell’altare è male costruito; non c’è confessionale. Anime 74“.

I resti attuali dell’abside datano senz’altro della prima metà del Quattrocento.
Un bellissimo arco di pietre a tutto sesto, costruito seriormente, immette nel coro. Il soffitto era formato da quattro vele, divise da costoloni poggianti su peducci di pietra ed intersecantisi in una chiave centrale.
Lacerti di affreschi, risalenti al secolo XV, affiorano dalle pareti: si tratta di alcune formelle dell’intradosso del primo arco trionfale ogivale e di resti della galleria degli Apostoli.
Un affresco postumo, raffigurante l’Epifania, richiama lo stile di G. Paulo Thanner e la parete del coro della parrocchiale di Reana del Rojale, rappresentante la manifestazione epifanica.
Da altre notizie datate 16-5-1720, riguardanti la visita pastorale, si viene a sapere che la chiesa era consacrata e la dedicazione fissata alla 3.a domenica di luglio.

L’altare era dedicato a S. Antonio ed aveva il portatile (A.C.A.U., Visite Pastorali, vol. 40, p. 292). Anche negli anni seguenti la chiesa risultava dotata di un altare solo.
Poi, nell’anno 1840, vi appaiono due altari, quello di S. Antonio abate e quello di S. Giorgio e dei santi Giacomo e Filippo; la chiesa è detta dei Ss. Antonio abate e Giorgio; a quel tempo Forame contava circa 286 anime.
Anche nel 1889 vi figuravano due altari: “il maggiore dedicato a S. Antonio, con statua di cattivo lavoro in nicchia ma bellissime colonnette di marmo che sostengono l’architrave. Quello laterale a destra di legno dorato con diverse statue di lavoro antico assai pregiato già al posto del maggiore, detto altare della B. Vergine. Mons. Berengo lo sospende finché la pietra non sia messa più avanti. Non c’è battistero” (A.C.A.U., Visite Pastorali, vol. 27, p. 286).
Nel 1907 i fedeli di Forame iniziano la nuova chiesa a croce latina, conservando il vecchio coro e incorporandolo nella nuova costruzione.
Nella Visita Pastorale del 1912 vi appaiono due altari laterali: quello della B. Vergine del Carmine e quello di S. Luigi Gonzaga. V’è menzione della Confraternita del Carmelo, eretta con decreto 13-3-1833 e delle Figlie di Maria, decreto 19-1-1904.

L’altar maggiore è un’opera della scuola d’intaglio slovena, conosciuto come “slati oltar“, cioè d’oro. Questa forma d’intaglio ebbe pieno sviluppo nella seconda metà del Seicento e molte chiese friulane si dotarono di questi altari doviziosi e di vasto repertorio, ricchi di motivi ornamentali; alle volte erano anche di forme semplici. La maggior parte di questi altari si trova in alcune chiesette della Slavia friulana ed anche nelle chiese di Grions del Torre e di Forame.
L’altare di Forame mostra la seguente scritta: “Adì 30 junius – 1701 – P. di Caporetto – Procuradore di M. Tomaso Turcut“. L’autore è certamente l’intagliatore Bartolomeo Ortari di Caporetto; il m.o Tommaso Turcut di Forame, il camerario; e P. di Caporeto, Michele Peteani, il parroco di Caporetto dal 1697 al 1739, che ha patrocinato l’opera. Questo altare è formato di tre scomparti.
In quello inferiore, nella nicchia centrale, la statua di S. Antonio abate; nelle laterali, a destra S. Rocco e S. Sebastiano, a sinistra S. Antonio da Padova e S. Valentino. Nello scomparto di mezzo: al centro la Vergine incoronata dalla SS.ma Trinità; nelle nicchie laterali S. Nicolò e S. Apollonia. Sul colmo, al centro, la Giustizia con ai lati due angeli.

 

Note storiche:
Nella visita pastorale del 27 agosto 1692, la chiesa di S. Antoni di Foran aveva solo un altare sotto il medesimo titolo. Il visitatore ordina “che sia nettata la Palla” (A.C.A.U., Visite Pastorali, vol. 40, p. 292).
Dai documenti delle Visite Pastorali (A.C.A.U.), specie in quello datato 1889, si apprende che la chiesa di S. Antonio abate è stata eretta circa l’anno 1200, ed è stata consacrata, ma non si sa quando e da chi. Comunque la sua dedicazione è stata fissata per la III domenica di luglio.

 

Bibliografia:
La scheda è stata rilevata interamente dalla pubblicazione di Tarcisio Venuti, Chiesette Votive da Tarcento a Cividale; Ed. La Nuova Base, Udine 1977.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

VENZONE (UD). Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa di Sant’Antonio abate sorge in val Venzonassa su un colle in posizione assai panoramica.
https://maps.app.goo.gl/tv7P1G4Fu4Cw5PkX8
Subito dopo aver oltrepassato Venzone in direzione nord, imboccare la strada che conduce alle case di borgo Sottomonte (m 270, possibilità di parcheggio). Seguire per pochi metri la rotabile che risale la val Venzonassa fino ad incontrare sulla sinistra le indicazioni del segnavia CAI n. 705. Il sentiero, lastricato e contornato da un muretto a secco, si snoda all’interno di una boscaglia raggiungendo, dopo poco, un’ancona. Qui si incontra la strada asfaltata che va seguita a sinistra per un brevissimo tratto fino alle case di Mastrui (m 376). Dal ripiano dell’abitato, grazie alla interruzione della copertura vegetale, si apre un primo panorama verso la valle del Tagliamento.
Riprendere ora il comodo sentiero che sale a pendenza costante sempre immerso in una boscaglia avvolgente composta in prevalenza da orniello, carpino nero, nocciolo e roverella. Nelle pietre che costituiscono il fondo della mulattiera sono ancora evidenti i solchi incisi in passato dal passaggio delle slitte usate per il trasporto a valle. Nella uniforme colorazione della stagione invernale spiccano le sempreverdi edere, le foglie cuoriformi del ciclamino e qualche precoce primula. Non è raro poi osservare in questo tratto i caprioli fuggire nel bosco, allertati dalla nostra presenza. Dopo aver ignorato sulla destra una traccia che conduce ad alcuni stavoli diroccati, il percorso prosegue attraversando una serie di piccoli ghiaioni colonizzati dal carpino nero e dal ginepro. A quota 880 un cartello ci indica il bivio per raggiungere la nostra meta.
Abbandoniamo quindi il sentiero CAI n.705 per prendere a destra il n.705a che, dopo una modesta perdita di quota, guadagna velocemente il piccolo ripiano su cui sorgono la chiesa di Sant’Antonio abate, risalente al XIV secolo, ed un piccolo bivacco utile in caso di maltempo (m 852, notevole la visuale su Venzone e la val Venzonassa).
Per il ritorno è possibile utilizzare il medesimo itinerario oppure scendere a borgo Costa e chiudere l’anello tramite il lungo tratto di strada asfaltata che rientra a borgo Sottomonte.

 

La Chiesa risale al XIV secolo e, dopo gli eventi sismici del 1976,  è stata ricostruita nel 1984-85 .
All”interno conserva un pregevole ciclo di affreschi datato attorno al 1530, ed attribuito a Gaspare Negro, autore veneziano della prima metà del XVI secolo, seguace del Pordenone e di Raffaello ed abitante ad Udine. Nell’arco trionfale rimangono alcuni lacerti dell’annunciazione. Nelle pareti dell’abside, dentro arcate a tutto sesto, è raffigurata la teoria dei dodici Apostoli; nella lunetta di fondo Sant’Antonio che predica alle genti; nella volta, quattro storie della vita di Sant’Antonio abate e  San Paolo eremita. I dipinti si sono salvati dalla distruzione poiché prima del sisma, nel 1974, erano stati rimossi per il restauro, avvenuto nel 1985 in occasione della ricostruzione della Chiesa.

 

Cronologia: XIV sec.

Fruibilità: E’ tradizione basata su un antico ex-voto che il giorno di San Giuseppe Artigiano (poi divenuto anche la Festa del Lavoro – I° maggio) gli abitanti di Venzone salgano alla chiesetta di S. Antonio abate (sec. XIV).
La Messa viene celebrata alle ore 11.00. E’ l’occasione per una scampagnata in allegria in un luogo incontaminato ai piedi del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, dal quale si ha un’affascinante vista di Venzone, della Val Venzonassa e della Valle del Tagliamento.
Ufficio IAT-Pro Venzone (0432 985034) Email: provenzone@libero.it

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 01/07/2009

Vedi descrizione affreschi interni: SAA Venzone, Verzenasca, da Sot la Nape dic. 1992, Guido Clonfero, Sei momenti figurati della vita di SAA

PALAZZOLO DELLO STELLA (UD), fr. Piancada. Chiesa di Sant’Antonio abate

In Comune di Palazzolo, nel bosco Turgnano, nel territorio della Frazione di Piancada, si trova una chiesetta dedicata a Sant’Antonio abate, che era circondata dal bosco Turgnano.  https://goo.gl/maps/SfHCX9eTn22FBeuz7
La chiesetta votiva risale al XV secolo e fu eretta, probabilmente, dall’omonima confraternita di Muzzana.
Nel sedime sottostante e nel periodo patriarcale vi operava un doppio molino a sei ruote, metà del quale era bene feudale dei conti di Gorizia e gestito dalla comunità di Marano.

E’ un edificio abbandonato, sconsacrato, malridotto. Eppure, visto da fuori, è ancora affascinante per quella sua facciata, un po’ singolare, che appare perfino imponente e per la sua storia antica, che parte dal Cinquecento.
Ma bisogna arrivare al 1856, per togliere la chiesa da un oblio durato secoli. In quell’anno, il nuovo proprietario del fondo boschivo di Sant’Antonio abate, conte Ferdinando di Colloredo, decide infatti di ripristinare l’edificio sacro ormai cadente. La ricostruzione è attestata da una lapide, recentemente asportata (auspicabilmente per metterla al sicuro): “SACELLUM DIRUTUM / D. ANTONIO AB. DICATUM / FERDINANDUS COLORETUS / RESTITUIT A.D. MDCCCLVI”.
Da qui, nacque la nuova storia della Chiesa di Marianis, che passa per la ristrutturazione del 1925 ed una serie di tentativi del Comune di Palazzolo dello Stella per recuperare la struttura fatiscente, dal 1980 fino al 1996, quando l’intervento pubblico poté solo permettersi il rifacimento del tetto crollato.
Nel 1993 la storia della chiesetta ha un soprassalto, attraverso la scoperta su una parete di una scritta a matita. E’ datata 1916 ed è sopravvissuta nell’abbandono dell’edificio. In quell’anno di guerra, era accampata nella zona Volpares Marianis, la Brigata Bari della Terza Armata. Il testo è una preghiera: “Pregate tutti il buon e antico Santo acciò finisca questo macello per il bene di noi tutti e delle nostre famiglie. Firmato: soldati Frizzole Edoardo e Porzionato Carlo (7 gennaio 1916), soldati Ghintini Luigi e Baldrini Luigi (18 marzo 1916). Giuliano Bini, nel suo libro “Palazzolo nella Grande Guerra”, così commentò: “E’ il più vero e il più prezioso monumento sulla guerra esistente a Palazzolo, un monumento dai più sconosciuto (…) abbandonato, negletto, esposto al degrado del tempo, dell’ambiente e del vandalismo. E’ un monumento nel monumento”.
E infatti, oggi, l’iscrizione, nella parete umida e scrostata della chiesa, non si vede più, quasi dissolta. Rimangono visibili il nome Edoardo e l’anno 1916, quasi per esaltarne il rimpianto.

L’attuale costruzione, in stile neogotico, presenta un’aula rettangolare con soffitto carenato ed un’abside nella quale è collocato l’altare che conserva una statua lignea cinquecentesca raffigurante Sant’Antonio abate.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 17/07/2009 – 19/01/2025

FARA FILIORUM PETRI (Chieti). Chiesa di Sant’Antonio abate

 

la Chiesa è sita in Via Sant’Antonio.  https://goo.gl/maps/VFXkXbxzVevsYCuX6

La chiesa è esistente sin dal 1365. Ha una pianta a navata unica.
Nella metà del sec. XIX vi fu costruito in adiacenza il Camposanto comunale.

Da una scritta posta all’interno risulta che fu restaurata nel 1904.
Vi si conservano le statue di S. Antonio abate e di S. Agata V.M.
Un’immagine del Santo sull’altare maggiore (vedi foto in basso).

 

Link: http://www.prolocofara.it

Email: info@prolocofara.it

 

Note:
Le “farchie”
Il Sant’Antonio di gennaio viene festeggiato con le “farchie”.
E’ una festa dove sono evidenti i prodromi dei riti carnevaleschi mentre si lasciano quelli natalizi; il carattere di transizione è evidente nella mescolanza di usanze tardo natalizie, come quella inerenti i cibi (crespelle, cauciune, serpentone) mentre il brio e l’allegria di gruppo sembra preludere al Carnevale.
Il carattere calendariale della festa che coincide con il periodo invernale: il fuoco purificatore, allontanatore del male, prepara l’ascesa dell’astro solare necessaria per nuovi e abbondanti raccolti ( … )
Tra gli aspetti rituali più interessanti di questa festa si distinguono le tradizioni melodiche teatrali come i canti e le sacre rappresentazioni; queste ultime, che derivano probabilmente dalle commedie dei santi di origine spagnola del tardo Rinascimento, raccontano in forma melodrammatica le vicende di Sant’Antonio nel deserto”.
Le farchie sono dei fasci cilindrici di canne legati con rami di salice rosso aventi generalmente un diametro di cm 70-100 ed una lunghezza di mt. 7-9. Di solito sono preparate dalle contrade Colli, Madonna, Mandrone, Forma, Vicenne, Fara Centro, Crepacci, Campo Lungo, Colle Anzolino, Via S.Antonio o Colle San Donato, Sant’Eufemia, Giardino e Pagnotto, per essere portate processionalmente il pomeriggio dei giorno 16 gennaio dalle rispettive contrade sino al Largo antistante la chiesa di S. Antonio abate, per essere innalzate ed incendiate con una simpatica rappresentazione coreutica.

La leggenda
E’ tradizione che la festa delle farchie sia stata originata da un miracolo per intercessione di S. Antonio al tempo dell’invasione francese del 1799.
All’epoca Fara era protetta da un grande querceto che si estendeva fino a coprire interamente la contrada Colli.
Venendo da Bucchianico verso Guardiagrele i Francesi volevano occupare Fara ma l’apparizione di S. Antonio nelle vesti di un generale li fermò. Il santo intimò alle truppe di non oltrepassare la selva ed al loro diniego trasformò gli alberi in immense fiamme che scompigliarono i soldati.

Come si svolge la festa
Il giorno 16 gennaio dalle contrade partono trattori decorati con sopra le farchie. E norma che i cortei prima di iniziare il viaggio recitino le litanie lauretane.
Un suonatore di “trevucette” si mette a cavallo della farchia mentre un tamburino si mette a capo del corteo.
I contradaioli scaricano la farchia poggiandola sul suolo e quindi, al comando di un uomo chiamato “capofarchia” la innalzano in piedi.
Quando tutte le farchie sono alzate si dà inizio all’incendio.
Alcuni mortaretti incendiano la sommità come una grande torcia.
Esiste la competizione tra le contrade: vince chi, dopo aver dimostrato maestria e perfezione, incendia per ultimo la farchia.

Qual’è la farchia migliore
A detta dei partecipanti la perfezione tecnica della farchia viene alla luce solo dopo che è innalzata: la verticalità, il giusto allineamento dei nodi, la corretta sistemazione delle canne per evitare rigonfiamenti o torsioni, sono i requisiti principali di giusta maestria, messi in relazione con le dimensioni metriche.

Comitato organizzatore
La festa è organizzata da un comitato spontaneo che trova i principali sostenitori nelle contrade e che provvede alla questua necessaria per sostenere le spese dei fuochi d’artificio e la Banda musicale.
La preparazione delle farchie comunque, pur essendo prerogativa dei contradaioli, per consuetudine viene svolta di anno in anno presso le stesse famiglie.

I pani di S’Antonio
Si preparano il giorno 16 ed il 17 vengono benedetti davanti la chiesa di S. Antonio. Il comitato fa cuocere circa 400 o 500 “rosette” che poi distribuisce a tutte le famiglie del paese.
Si usa mangiare questo pane per devozione, ed una porzione la si fa mangiare agli animali domestici per preservarli dai malanni.

Il nome “farchia”
L’origine etimologica di “farchia” potrebbe essere ravvisata in “fòrchia” che tuttora nel dialetto di Palena (CH) significa caprile dal latino fùrcula da cui farchja in relazione alle canne intrecciate che delimitano il caprile nella stalla; oppure da “farchjié” canna palustre con cui si impagliavano le sedie o si bruciavano le setole del maiale.
In abruzzese comunque “farchie” indica anche una fiaccola di canne oppure legna intrecciata a mò di falò che si brucia la notte di natale o nella festa patronale. Di conseguenza la parola indica anche l’asta di legno che sostiene il falò bruciato davanti alle chiese la notte di Natale.

Vedi anche:  https://www.santantonioabate.afom.it/fara-filiorum-petri-ch-santantonio-abate-e-le-farchie/

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 28/05/2009

SAUZE D’OULX, fraz. Jouvenceaux (To). Cappella di S. Antonio Abate – esterno.

Si arriva a Jouvenceaux (altitudine m 1382) percorrendo l’autostrada che da Torino conduce al traforo del Fréjus e uscendo al casello di Oulx, oppure seguendo la statale 24 del Monginevro; da Oulx in pochi chilometri si arriva a Jouvenceaux. La cappella è situata al centro del paese vecchio in una piazzetta, nella quale si trova anche una fontana in pietra, originariamente collocata in un altro luogo.
https://goo.gl/maps/qgEVXdTGTGNawRxy6

 

La cappella ha una facciata a capanna, con una porta laterale e una finestra centrale, ed è coperta con lose; sulla parte posteriore sinistra del tetto è impostato un piccolo campanile a vela.
Sulla facciata è affrescato il Giudizio Universale: al centro in alto è rappresentato Cristo, circondato da angeli; nel registro inferiore la Vergine e S. Giovanni Battista sono affiancati, ai due lati della finestra, dagli Apostoli, che hanno a loro volta ai lati i Patriarchi a sinistra e i Profeti a destra. Nel terzo registro sono rappresentati a sinistra i Santi Confessori, al centro i Martiri e a destra le Vergini; inoltre due coppie di angeli chiamano i morti resuscitati, che sono avviati al Paradiso, affrescato a sinistra, sotto forma di una torre, o all’inferno, la cui immagine è andata perduta.

Sul fianco sinistro, nel registro superiore sono raffigurati S. Michele Arcangelo, l’Annunciazione, S. Antonio abate e sulla destra, in grandi dimensioni, S. Cristoforo; nel registro inferiore sono rappresentate, in due riquadri, le scene della Confessione e della “Messa ascoltata con buona e cattiva disposizione”.
S. Antonio, che è collocato in un paesaggio montano, regge nella mano sinistra il bastone e la campanella e ha ai piedi il fuoco e il maialino; il Santo è circondato da alcuni malati di herpes, che, reggendosi su stampelle, mostrano le loro piaghe agli arti.

 

Note storiche:
Gli affreschi sono attribuiti alla bottega del pinerolese Bartolomeo Serra e del figlio Sebastiano, attivi nella seconda metà del Quattrocento in Valle di Susa, oltre che nel Pinerolese e nel Canavese.

In particolare a Bartolomeo in prima persona sono assegnati il Giudizio Universale, le Storie di S. Antonio e la Crocifissione, mentre avrebbe realizzato insieme a collaboratori gli affreschi del lato esterno.

La Deposizione e la Madonna con il Bambino e S. Biagio sono di mano di un altro pittore, sempre appartenente alla bottega dei Serra.

 

Per gli affreschi e le opere all’interno, vedi scheda “interno”:
https://www.santantonioabate.afom.it/sauze-doulx-fraz-jouvenceaux-to-cappella-di-s-antonio-abate-interno/

Fase cronologica:
La cappella è stata costruita nella seconda metà del Quattrocento.
Gli affreschi, interni ed esterni, risalgono al decennio 1480-1490.

 

Bibliografia:
 – A. GRISERI, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, pag. 133 nota 121, Torino 1965
– E. ROSSETTI BREZZI, La pittura in Valle di Susa tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento, in G. ROMANO (a cura di), Valle di Susa. Arte e storia dall’XI al XVIII secolo, Catalogo della mostra (Torino 12 marzo – 8 maggio 1977), pag. 186, Torino 1977
– M. TUA – G. DE BERNARDI, Affreschi del XV e XVI secolo in Chiese e Cappelle dell’Alta Valsusa, in E. REGIS – M. TUA – G. DE BERNARDI, Santi e dannati negli affreschi del XV e XVI secolo in Alta Valsusa, pagg. 37-43, supplemento al n. 26 di Segusium 1989, Susa 1989
– C. BERTOLOTTO, Le stagioni della pittura murale, in AA. VV., Il patrimonio artistico della Valle di Susa, pagg. 177-178, Torino 2005
– ASSOCIAZIONE AMICI DI JOUVENCEAUX (a cura di), Cappella di S. Antonio Abate in Jouvenceaux –Sauze d’Oulx, Rovereto 2005. [Questa opera descrive la cappella nel complesso delle sue vicende storiche e artistiche, e documenta gli interventi e i restauri eseguiti, con la relativa bibliografia]
– S. DAMIANO – F. NOVELLI – A. ZONATO (a cura di), Itinerari di Arte Religiosa Alpina – Valle di Susa, pagg. 100-101, Centro Culturale Diocesano, Susa 2007.

Link:  http://www.centroculturalediocesano.it
http://archeocarta.org/sauze-doulx-jovenceaux-to-cappella-santantonio-abate/
Email: museo@centroculturalediocesano.it

Note:
Nel 1996, per iniziativa dell’Associazione Amici di Jouvenceaux, si è iniziato il risanamento delle strutture della cappella; gli affreschi sono stati scoperti nel corso di interventi successivi, dopo l’asportazione dell’intonaco che copriva le pareti interne. Scavi archeologici eseguiti nel 2000 hanno permesso di portare alla luce, sotto la pavimentazione, i resti di un’abitazione altomedievale.

 

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 01/09/2008