ARPAIA (BN). Distrutta chiesa di Sant’Antonio abate

A oriente della chiesetta di S. Maria delle Grazie, detta comunemente del Purgatorio, e a qualche metro dalla via Appia, c’era fino a poco dopo il 1860, un’altra piccola chiesa dedicata S. Antonio abate, lasciata andare in rovina e della quale vi sono pochissimi resti.
Via Roma https://goo.gl/maps/JBTwJ9vsVER4GDiNA

 

Estratto elaborato dal libro:
Di Fabrizio Lorenzo, “Arpaia Longobarda”, Amministrazione comunale e Pro Loco Arpaia, 1999.
«All’esterno della cinta muraria della cittadella di Arpaia esisteva, poco lontano dalla torre d’angolo che univa la cinta difensiva orientale con quella settentrionale, una chiesetta romantica, dedicata a S. Antonio abate. La struttura emergente ben visibile di questa chiesetta è una parte della murazione del lato settentrionale, dove, a livello del piano di campagna, nella parte mediana, si apre un arco a tutto sesto a guisa di arcosolio, certamente di coronamento all’altare, entro il quale faceva spicco una pittura ad affresco con l’effige del Santo. Considerando gli altri setti murari affioranti che oggi costituiscono i sostegni del giardino adiacente alla Chiesetta del Purgatorio, si pensa che ci doveva essere un interessante complesso ecclesiale. Dall’assetto planimetrico del giardino, si può intercettare la planimetria quadrilatera della Chiesetta, che oggi risulta interrata alla profondità di circa due o tre metri, con tutta la sua platea lastricata di pietre.
La nave unica era coperta con capriate a doppio spiovente e l’ingresso sì apriva sul fronte occidentale, con il fornice rivolto verso la Chiesa matrice. Il portale d’ingresso era architravato, ottenuto con pietre calcaree locali. La parte superiore del prospetto terminava con un timpano triangolare, mentre le pareti laterali della nave unica erano ornate da quattro finestre, con archi a pieno centro, con forte strombatura all’interno.»

 

Estratto da: “La nostra Parrocchia” – Gennaio 1977, dal sito del Comune.
«… Il suo pavimento era alquanto al di sotto dell’attuale livello del terreno. Sono ancora visibili alcuni resti del muro settentrionale, mentre quello meridionale fa da sostegno al terreno del fondo superiore adiacente. Nell’estate del 1974 sono affiorati in quest’ultimo muro stucchi ed affreschi interrati. Di questa chiesa, oltre a un disegno, abbiamo la seguente descrizione. “La chiesa di S. Antonio abate è sita fuori le mura di Arpaia, distante dalla medesima 50 passi circa. Le sue coerenze sono da una parte la strada Regia, beni di essa chiesa, ed altri. Consta di una sola nave lunga palmi 35, e larga palmi 20, col suo pavimento lastricato, e soffitto a travi e a chianche, con copertura a embrici a due acque. Ha quattro finestre bislunghe per dar luce alla chiesa. Ha la porta alla parte occidentale. A destra di chi entra in chiesa vi è l’acquasantiera. A capo chiesa vi è l’altare sotto il titolo di S. Antonio abate. … Il quadro di questo altare rappresenta l’effigie di S. Antonio abate, e di sopra lo Spirito Santo con Angeli d’intorno. Nel muro laterale a destra, dalla parte esteriore, vedesi una nicchia di fabbrica dove è dipinta a fresco l’immagine di S. Antonio abate.” … Neanche per questa chiesa abbiamo documenti e notizie che ci indichino, sia pure approssimativamente l’epoca della costruzione. Tuttavia è assai difficile che sia anteriore al secolo decimoterzo. Nell’archivio diocesano la troviamo indicata per la prima volta nella visita del 13 gennaio fatta in Arpaia da Mons. Fra Giovanni de Alojsiis nel 1514, ma senza alcuna utile indicazione. Nello stesso volume, dalla relazione di Mons. Giovanni Guevara del 3 Agosto 1534 apprendiamo che già a quel tempo, accanto a questa chiesa, allora di patronato del Comune (questo aveva cioè il diritto di presentare un ecclesiastico in occasione del conferimento di un beneficio), c’era anche un piccolo ospedale (più esattamente un piccolo ospizio), il quale aveva di rendite 12 ducati annui, ed era formato di due stanze a pianterreno. Queste erano però prive del necessario, e la loro stessa tettoia in cattive condizioni. Il 26 ottobre 1561 gli Eletti dell’Università di Arpaia, con istrumento del notaio Livio Cimaldo donarono alla chiesa un fondo di otto moggia di terreno, situato presso il molino di Paolisi, il quale rendeva 15 ducati annui. Nel 1569 l’unica campana della chiesa era stata già rubata da tempo. L’obbligo delle due messe settimanali veniva fatto soddisfare per mezzo dei frati francescani del locale convento di S. Maria delle Grazie. Negli anni seguenti non si ebbe alcuna cura della chiesa. L’arredamento del piccolo ospedale ora costituito da appena due sacconi. Tra coloro che in questo periodo pagavano un canone annuo, troviamo un Gianfrancesco Gaudino. Molto probabilmente è lo stesso di cui, oltre lo stemma gentilizio, vediamo inciso il nome sull’architrave della sua abitazione in Via Sannitica. Nel 1601 il beneficiato veniva nominato dall’Abate dì S. Antonio abate di Napoli, al quale dovevano essere pagati due ducati all’anno.
Il beneficiato era obbligato, fra l’altro, ad ospitare i poveri di passaggio nell’ospizio della chiesetta. Costruito nell’ultimo ventennio del cinquecento il convento di S. Agostino, per le messe ci si cominciò a servire dei Padri Agostiniani. E metteva a loro disposizione per questo servizio un pezzetto di terreno di circa un moggio contiguo alla chiesa. Nel piccolo ospizio c’era un solo letto per gli uomini. Il vescovo ordinò che si provvedesse a un altro sufficientemente grande, tale cioè da poter accogliere almeno quattro persone. Il 5 ottobre 1617 egli visitando l’ospedale, ossia il piccolo ospizio, ebbe a lamentare che uomini e donne non stavano separate: ordinò allora che la porta delle due stanze intercomunicanti fosse provveduta di serratura in modo da poter essere chiusa a chiave quando i ricoverati non erano solo uomini o solo donne. Nel 1626 già nessuno aveva più cura di questi locali, e tre anni dopo, delle due stanze, la prima si presentava senza tetto, e la seconda minacciava di crollare completamente. Nel 1701 anche la chiesa era ridotta quasi a un rudere. Il Vescovo monsignor Albini ordinò che vi si mettesse la porta, in modo da impedire almeno che vi entrassero le bestie. Fortunatamente in seguito venne restaurata da D. Gregorio D’Ambrosio, prima Primicerio della Collegiata e poi, dal 1739 al 1744, Arciprete di Arpaia. Il Vescovo Mons. Danza nel 1737 venendo ad Arpaia, e trovandola in buone condizioni ordinò che venisse fatto un fedele inventario della medesima con l’indicazione particolareggiata dei confini, dei beni e di qualunque altra cosa potesse essere opportuno. E precisamente a questa disposizione corrisponde la sua descrizione da noi sopra riferita.
… In questa circostanza troviamo che essa non è più di patronato del Comune, ma di libera collazione. All’inizio dell’800 sembrava che per essa le cose dovessero andare ancora meglio. Ma con l’invasione di Napoleone e le successive leggi che la incorporarono al demanio, si ebbero anche per la chiesetta abbandono e rovina. Con la caduta dì Napoleone, anche questi beni soppressi tornarono ai vecchi proprietari. Nel 1827 la troviamo custodita dall’eremita Carmine Medugno di Arpaia di anni 65. Ciò nonostante continuò per essa il più completo abbandono finché, cessata di esistere nel 1865, anche la Collegiata, non si ridusse nella seconda metà del XIX secolo a un cumulo di macerie. Così dopo tanti secoli di vita, in cui periodi più o meno lunghi di ripresa si erano alternati ad altri di incuria e abbandono, scompariva in Arpaia questa chiesetta, e con essa anche il culto e la venerazione del Santo.»

 

Link:
https://www.comune.arpaia.bn.it/c062005/zf/index.php/comunita-religiose/index-chiesa/dettaglio-chiesa/chiesa/5/back/chiesa

ARPAIA – Chiesa del Purgatorio

ARPAIA – Chiesa del Purgatorio 2

CITTAREALE (RI). chiesa di Sant’Antonio abate

Corso Vittorio Emanuele, 30
https://goo.gl/maps/7my8oahThHVpD7k59

 

Chiesa con portale romanico ad arco, decorato da bassorilievo.
Vi è una torre medievale sul lato destro.

Bibliografia:
Lazio – Guida rossa Touring, Milano 1981, p. 481

AMATRICE (RI), frazione Cornillo Nuovo, Chiesa di Sant’Antonio abate con affreschi e statua

La frazione sorge a 1134 m s l m, sulla piazza principale, Via della Transumanza
https://goo.gl/maps/4S4eyGMPbiFgaBCS8

 

La Chiesa, dedicata a Sant’Antonio abate, un tempo annessa all’Abbazia di San Lorenzo a Trione, presenta una facciata a capanna con portale a tutto sesto in pietra arenaria, portico e campanile a vela.
L’interno ad unica navata ha una copertura a capriata e l’altare maggiore è costituito da un’edicola con cuspidi. Nella nicchia centrale troneggia la statua in terracotta di Sant’Antonio abate  del 1513, attribuita all’artista aquilano Saturnino Gatti (1463 circa – 1518 circa).


Sulla parete di fondo, ai lati dell’altare, è presente un affresco suddiviso in 12 riquadri con le Storie di sant’Antonio abate, accompagnate da descrizioni in lingua volgare. Sull’edicola è presente la firma dell’artista amatriciano Dionisio Cappelli e la data 1511, anno in cui furono realizzati l’altare e la parete di fondo.

Altri affreschi adornano la chiesa: i dodici apostoli col Redentore, la Madonna del Rosario, Sant’Amico, la Madonna con Città e la statua della Madonna con Bambino in terracotta, altra opera di Saturnino Gatti.

 

Dopo il terremoto del 2009, i cicli pittorici ad affresco, in particolare la pregevole raffigurazione delle Storie di Sant’Antonio abate non risultavano rovinati. Però i successivi sismi del 2016 e 2017 hanno danneggiato la struttura dell’edificio, mettendo a rischio gli affreschi.
Sono state messe in sicurezza le due preziose statue in terracotta di Saturnino Gatti, protagonista del rinascimento aquilano e altre opere d’arte presenti nella chiesa; tra esse il tabernacolo ligneo in forma di tempietto dipinto con l’immagine del Cristo risorto e dei santi Giovanni e Antonio abate, siglato con il nome del donatore, Cherubino de Jacobo, con data 1568.

 

Link:
https://www.amatricevive.it/2016/09/19/chiesa-santantonio-abate-xv-sex-amatrice/

https://uss-sisma2016.beniculturali.it/notizie/cratere/lazio/recuperate-opere-chiesa-s-antonio-abate-cornillo-nuovo/

https://video.repubblica.it/dossier/terremoto-24-agosto-2016/terremoto-a-cornillo-nuovo-la-chiesa-che-sopravvive-a-secoli-di-calamita/250796/250956

https://www.youtube.com/watch?v=x2fjHhnASS8&ab_channel=LuigiManfredi

https://www.facebook.com/groups/1261192033974223/permalink/1261488797277880 (per salvare la chiesa)

TREMOSINE SUL GARDA (BS), frazione Ustecchio. Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa di Ustecchio è situata nei pressi della strada che conduce da Vesio a Limone sul Garda. Via A. Volta.
https://goo.gl/maps/i5AecWjqDUW3B8m29

 

La chiesa fu costruita, per volere della comunità di Ustecchio, a partire dal 1564 e nel 1566, anno della visita del vescovo bresciano Bollani a Tremosine sul Garda; l’edificio religioso era già completo e pronto per ospitare i fedeli durante la Messa.  Nel 1620 fu edificato il campanile. La costruzione  era di dimensioni maggiori di quella attuale, tanto da avere il fronte addossato ad un muro di sostegno, mentre gli accessi erano posti sui fianchi non essendoci un’entrata sulla facciata principale.
A Tremosine sul Garda gli abitanti diventarono particolarmente fedeli al Santo dopo una grave siccità nel 1600. In questa occasione furono numerosi le processioni alla chiesa di Ustecchio per chiedere la grazia al Santo protettore delle stalle e dei raccolti.
La chiesa fu ristrutturata nel XVIII secolo.
Nel 1950 la chiesa fu accorciata; in quest’occasione viene costruita la nuova facciata, dotata di portone centrale.
La chiesa fu restaurata completamente nel 2012 e il campanile nel 2014.

Sprovvista di sagrato, presenta un impianto a capanna, con una facciata che presenta tracce di un grande arco a sesto acuto, al cui centro si trova un portale affiancato da finestrelle, oggi tamponate. Questa chiesa è rivolta ad est secondo consuetudine, e ciò richiese un lavoro aggiuntivo: chi si occupò della costruzione dovette infatti scavare nella roccia del monte a cui è quasi appoggiata.
A fianco si trovano la sacrestia ed il campanile.

L’interno è ad aula unica, uniformemente intonacata, dotata di archi a tutto sesto in muratura, mentre la copertura è a due falde composta da elementi in legno. Il presbiterio, di dimensioni minori, è rialzato e quadrangolare, ha copertura voltata e termina in un fondale absidale piano, sul quale è posto l’altare maggiore, con tracce della relativa cornice.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/59753/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.tremosinesulgarda.it/it/visitare/chiesa-santantonio-abate-92

VENIANO (CO). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Nostra Signora di Fatima, 3
https://goo.gl/maps/U3BiSgt2bxpnsSQ18

 

Si hanno notizie a partire dal 1504 di un piccolo oratorio dedicato a S. Antonio abate nell’area dell’attuale chiesa parrocchiale.
Un decreto di S. Carlo Borromeo stabilì nel 1583 che la chiesa dedicata a S. Antonio Abate nel centro abitato diventasse la parrocchiale di Veniano, vista “la sua migliore ubicazione e comodità per le anime, al posto di quella di S. Maria troppo isolata e senza case nelle vicinanze”.
Nel 1687 la chiesa risulta essere una semplice cappella a pianta rettangolare, di 14,80 x 9,20 m.
Tra il 1752 e il 1757 si ampliò l’unica navata esistente, con aggiunta del coro, della sagrestia e del campanile secondo il progetto dell’Ing. Arch. Carlo Astolfi.
Nel 1782 si costruì la scalinata d’ingresso. Nel 1787 il campanile fu sopraelevato.
Nel 1884 venne aggiunta la cappella di S. Antonio abate.
Nel 1904 venne edificata la navata laterale di sinistra con l’altare della Madonna del Rosario.
Nel 1908 si completò la navata laterale di destra comprendente la cappella di S. Antonio. Nello stesso anno si operò il rifacimento della facciata della chiesa.
Nel 1975 venne costruito l’altare maggiore rivolgendolo verso i fedeli e utilizzando elementi marmorei già facenti parte delle balaustre eliminate dall’area presbiteriale in quell’occasione.
Nel 1981 si realizzò un restauro conservativo della chiesa.
Nel 1997 si operò il rifacimento del tetto e la ristrutturazione del campanile, della facciata e delle pareti esterne.
Nel 2017 vennero restaurate le superfici decorate del presbiterio a seguito di infiltrazioni di acqua.

La chiesa di S. Antonio abate è rialzata dalla strada e dal piazzale antistante da otto gradini e la facciata è scandita in tre porzioni: quella centrale, che termina ai lati con due lesene per parte collocate su un basamento, è la più alta delle tre e si conclude superiormente con un timpano triangolare che ospita una raffigurazione dell’occhio della provvidenza; inferiormente al timpano una vetrata policroma inserita in una cornice illumina la navata centrale. Tutte e tre le porzioni della facciata presentano un portale di accesso trilitico in pietra con decorazioni superiori e cornici in rilievo; quello centrale, il più alto, è dotato di una raffigurazione in rilievo di S. Antonio. Le parti laterali della facciata sono collegate superiormente con quella centrale da elementi curvilinei di raccordo decorati con un motivo triangolare. L’intera superficie risulta essere intonacata: negli sfondati troviamo una colorazione ocra chiaro mentre nelle lesene, nelle cornici e nelle fasce marcapiano è stato utilizzato il colore grigio.

Il campanile sorge sul lato sud est della chiesa e presenta una pianta quadrata; coerentemente con la decorazione della facciata, è caratterizzato da sfondati di colore chiaro e da cornici e fasce marcapiano di colore grigio. Completamente intonacato, è dotato di quattro quadranti di orologio al di sotto della cella campanaria, visibile grazie a quattro aperture ad arco con parapetto in pietra; la sua sommità è decorata da una croce metallica e da quattro elementi lapidei collocati agli angoli della costruzione.

La chiesa è caratterizzata da una pianta a tre navate, con navate laterali voltate a crociera aventi altezza inferiore a quella centrale, dalla quale sono separate tramite aperture ad arco.
La navata laterale destra, tenendo le spalle all’ingresso, termina con l’altare dedicato a S. Antonio. Gli affreschi, firmati Luciano Bartoli ed eseguiti nel 1981, raffigurano a sinistra Gesù e S. Antonio nel deserto e a destra l’eremita Charles de Foucauld.
Sulla parete di destra si trova un dipinto su tela che rappresenta Cristo con la corona di spine.

Il presbiterio termina con un coro semicircolare; qui sono presenti due affreschi realizzati nel 1952 da Camillo Dossena (1900 – 1967) raffiguranti il Sacrificio di Isacco, a destra e l’Ultima Cena, a sinistra.
Gli affreschi della volta sovrastante l’altare sono stati realizzati da Luciano Bartoli (1912 – 2009) e rappresentano al centro la SS. Trinità con tre fiamme racchiuse da tre cerchi collegati tra loro, una corona di Angeli, i dodici Apostoli raffigurati da fiammelle rosse e, infine, i quattro simboli degli Evangelisti agli angoli.
La navata laterale a sinistra tenendo le spalle all’ingresso termina con un altare in marmo policromo con una statua della Madonna con il Bambino, intorno al quale sono stati rappresentati episodi della vita di Gesù opera di Luciano Bartoli.
A sinistra è collocato un dipinto su tela del pittore campionese Isidoro Bianchi (1581 – 1662) che raffigura il Cristo morto tra la Madonna, al centro, S. Antonio, a destra, e S. Carlo, a sinistra. Fu eseguita come prima pala d’altare nel 1687.

La volta a botte della navata centrale presenta affreschi allegorici di animali, in particolar modo l’agnello e il pellicano, nonché la rappresentazione della Gloria di S. Antonio.
Vi è anche una statua di S. Antonio abate.
Gli interni della chiesa risultano riccamente decorati e sono presenti finiture a finto marmo sulle lesene e sulle cornici. Gli ambienti sono illuminati da diverse vetrate policrome: nell’abside e nelle navate laterali vetrate di Michele Mellini del 1975 raffiguranti i sacramenti; nella porzione sommitale della navata centrale vetrate di Sara Puricelli del 1998 con episodi della vita di Gesù.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edifices/edifice/15492/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate