PONTOGLIO (BS). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via S. Antonio, 2
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La chiesa sorge nelle vicinanze del ponte sul fiume Oglio, che ha dato il nome al paese, per questo detta anche di “Sant’Antonio al ponte”.
Fu costruita nel secolo XIV.
Nel corso del tempo fu trascurata, tanto che nel 1611 era ridotta a deposito di frumento e di fieno e circa nell’anno 1837 venne affittata come magazzino.
Nella seconda metà del XIX secolo fu però interamente ristrutturata e riaperta al culto.
La chiesa fu restaurata sul finire del XX secolo.

La piccola chiesa attualmente ha una facciata con caratteri tipici dell’architettura lombarda; quadrangolare dotata di tre aperture intervallate da lesene. Al centro, vi è l’accesso, mentre in sommità c’è un rosone che, essendo sporgente dal profilo del cornicione, lo sagoma tutt’attorno.

 

L’interno è ad aula unica, con copertura voltata e tetto a falde; il presbiterio è rialzato e quadrangolare, dotato di cupola con lanterna. Sul fondale absidale piano è impostato l’altare maggiore neoclassico di marmo chiaro, dotato di nicchia centrale contenente la statua del Santo cui è dedicata la chiesa.
A fianco vi è la sacrestia ed il campanile.

 

La statua di sant’Antonio abate, in legno policromato, alta 172 cm, magnifico esempio di scultura lignea bresciano del ‘500, è attribuita a Clemente Zamara (1475 circa – 1540).
Il Santo è raffigurato eretto, con i consueti attributi (saio scuro, barba bianca, bastone, campanella …)
La statua è stata restaurata nel 2018.

 

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/11233/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

BUCCINO (SA). Chiesa parrocchiale ed ex-convento di Sant’Antonio abate

Piazza Municipio, 1
https://goo.gl/maps/fXovbi883U25chUr5

 

Il complesso agostiniano di S. Antonio abate, con la chiesa, costituisce una delle testimonianze più imponenti ed antiche dell’ordine eremitano in Campania. I locali dell’ex convento sono oggi sede della casa comunale e del suggestivo Museo Archeologico Nazionale di Volcei “Marcello Gigante”.
La tradizione seicentesca ne data la fondazione al 1222, ma recenti ricerche fanno risalire l’origine della comunità agostiniana buccinese ad un nucleo precedente di monaci ospedalieri d’ispirazione antoniana, poi confluito negli eremitani di S. Agostino. La fondazione del convento va quindi collocata presumibilmente intorno al 1292, anno in cui il cavaliere provenzale Guidone d’Alemagna ottenne la signoria di Buccino.
La chiesa, originariamente dedicata a S. Antonio di Vienne fu consacrata il 3 maggio 1376 alla presenza di Niccolò d’Alemagna, feudatario di Buccino.
Probabilmente il complesso fu sottoposto a diversi interventi di restauro a seguito dei vari terremoti che colpirono Buccino nel 1466 – quando fu necessario un ampio restauro del chiostro conventuale, condotto nel 1467 dall’architetto Natale de Ragusia – nel 1561 e nel 1563. Tra il 1693 e il 1694 per iniziativa del priore agostiniano Vincenzo Basile fu rifatto il muro dell’atrio.
Nel 1727 fu commissionata agli scalpellini Alessandro Saverisi e Gennaro Vasduino da Calvanico la costruzione dell’altare maggiore.
Intorno al 1730, la chiesa a causa della sua vetustà subì una serie di crolli che costrinsero i padri a procedere ad un rifacimento a fundamentis, grazie anche ad un prestito ottenuto allo scopo dal convento di S. Agostino Maggiore di Napoli.
Nel 1752 fu affidata a Francesco Conforto e Nicodemo Lanzetta di Calvanico la decorazione in stucco della chiesa, all’organaro Francesco Mangino da S. Rufo la costruzione del nuovo organo. Il rifacimento della struttura della chiesa fu completato nel 1753, come ricordato da un’iscrizione commemorativa murata in chiesa a lato del coro.
Nel 1803 fu iniziata la costruzione del campanile di stile neoclassico, come attestato dall’iscrizione collocata alla base dello stesso.

Nel 1809 il convento buccinese fu soppresso in base alle leggi napoleoniche e la chiesa fu chiusa al culto. Nel 1812 i locali della chiesa e del convento furono assegnati al Comune; furono poi riaperti nel 1819 e riassegnati agli Agostiniani, ma furono chiusi definitivamente a seguito della legge di soppressione degli ordini religiosi del 1866. L’amministrazione comunale di Buccino il 12 agosto 1867 ne acquisì gratuitamente la proprietà e il convento fu destinato a sede del Municipio, che vi è collocato ancora oggi.
Per l’impossibilità economica dell’amministrazione comunale a provvedere alla chiesa, sembrò perciò destinata alla chiusura; solo la preoccupazione del sindaco per una possibile reazione violenta della popolazione e l’impegno dell’intero clero buccinese a garantirne gratuitamente il funzionamento consentirono che essa restasse aperta al culto.
Per le vicende del Polittico che adornava la chiesa,  vedi scheda.
Nel periodo della prima guerra mondiale fu adibita a magazzino viveri, legnaia e deposito, con inevitabili conseguenze per il suo patrimonio monumentale e sugli arredi.
Nel 1930 si riuscì a riparare in economia la tettoia della chiesa grazie ad un finanziamento del Comune. Successivamente la chiesa rimase chiusa al culto e nuovi danni furono provocati anche dal bombardamento inglese del 16 settembre 1943 e che rese necessaria una nuova riparazione al tetto. Dopo il restauro della cupola e del tetto, della sacrestia e del campanile, la chiesa fu riaperta al culto il 16 dicembre 1944. Il 24 giugno 1945 fu inaugurata ufficialmente dal vescovo Palatucci.
Il terremoto del 23 novembre 1980 danneggiò gravemente la chiesa, provocando crolli nella copertura e nella sacrestia e gravi disconnessioni alle pareti laterali, comportandone la chiusura temporanea in attesa dei necessari lavori di consolidamento. Altre scosse sismiche nel 1996 provocarono nuove lesioni alle arcate e alle volte della navata e crolli localizzati della copertura, che costrinsero il Comune a transennare il lato prospiciente la piazza del municipio. Successivi lavori di urgenza hanno permesso di mettere in sicurezza la chiesa e di riaprirla al culto.
Nel 2017 hanno avuto inizio i lavori d restauro della chiesa e della sagrestia consistenti principalmente nel consolidamento degli stucchi esistenti e dell’arco trionfale, tinteggiatura, pavimentazione dell’aula liturgica, dell’abside e della sagrestia, rifacimento dell’impianto elettrico e di amplificazione, realizzazione dell’impianto di videosorveglianza e di antifurto. I lavori sono terminati nei primi di giugno 2018.
Il campanile in stile neoclassico è strutturato in tre corpi col paramento in blocchi squadrati, di cui quelli inferiori sono tagliati da una cornice dorica; i due inferiori presentano aperture a monofore su un unico lato, mentre il corpo più alto è aperto su tutte le quattro facciate.

La Chiesa è accessibile da un ingresso principale all’interno del complesso conventuale e da un ingresso secondario in via S. Antonio, entrambi circoscritti da portale in pietra locale. La facciata d’ingresso è caratterizzata da un portico che collega la chiesa al convento ad essa adiacente. Il portale d’ingresso è in pietra locale con portone in legno. Sul lato destro trovasi murato all’altezza di un metro un busto di donna di grandezza oltre il naturale con lunghi capelli disciolti a forma serpentina e con seno scoperto.
Le strutture verticali sono in muratura di pietrame intonacate sulle facce e quelle orizzontali sono voltate per le coperture degli ambienti con sovrastanti sistema a capriata lignea con falde inclinate.

La pianta rettangolare presenta un’unica navata che presenta al primo ordine, sei cappelle disposte su entrambi i lati, al secondo ordine, dopo una alta cornice a modo di trabeazione, si aprono sei finestre, di cui le tre su lato nord risultano per i tre quarti coperte da pareti antistanti.
L’aula è coperta da volta a botte lunettata e decorata con cornici e stucchi. Il presbiterio, disposto ad una quota maggiore rispetto la navata, presenta una pianta pressoché quadrata e copertura con volta a vela con sesto ribassato. Lateralmente si aprono due cappelle, dotate al secondo ordine di finestre, decorate con stucchi, fregi e cornici. Sul presbiterio è presente l’altare maggiore in marmo policromo dietro il quale insiste la sacrestia, spazio regolare di geometria quadrata, coperto da volta a vela. Il fondo della sacrestia, che corrisponde al fondo dell’intera chiesa, presenta una nicchia contenete la statua del Santo a cui è dedicata la fabbrica religiosa con motivi a stucco che la inquadrano. Dalla sacrestia, superando un dislivello di circa un metro, si accede ad un locale (ex sacrestia) di altezza interna pari a e coperto con volta a vela.

La pavimentazione è costituita da fasce in pietra locale poste in corrispondenza delle lesene che riquadrano superfici piastrellate con elementi quadri posti a cardamone. Gli scalini ed il basamento dei prospetti interni sono anch’essi in pietra locale a massello. Vi sono lapidi funerarie gentilizie inserite nella pavimentazione della navata e presbiterio.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/81953/Chiesa+di+Sant’Antonio+Abate+%3CBuccino%3E

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1500224356 

CANNETO SULL’OGLIO (MN). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Eroi e Martiri / via Bernardo de Canal, 3
https://goo.gl/maps/mkewxcDgVLTnF9mNA

 

Nel libro dell’Estimo delle chiese bresciane, redatto nel 1410, è citata l‘Ecclesia Sancti Antonii de Canedo dipendente dalla Pieve di Santa Maria di Bozzolano superiore. Non si conosce con precisione la data di erezione della chiesa, ma le testimonianze artistiche più antiche conservate in essa inducono a farne risalire la costruzione alla metà del XIV secolo, come confermerebbe una lapide rinvenuta nel campanile recante la data 1343.
Nel 1480, visto il notevole incremento della popolazione, il cardinale Francesco Gonzaga istituì due cappellanie per poter garantire la presenza di più sacerdoti. Nel XVI secolo la chiesa si arricchì di nuovi benefici canonici e dotazioni con l’erezione delle varie cappelle laterali.
Nel corso del XVIII secolo la chiesa fu ampiamente ristrutturata: nel 1730 si aggiunse la volta, nel 1744 fu ampliato il coro e aggiunta la nuova sagrestia, nel 1756 fu eretto l’altare maggiore.
Nel 1787 la parrocchia di Canneto fu separata dalla Diocesi di Brescia e annessa alla Diocesi di Mantova.
Il parroco don Sergio Franzini promosse negli anni ottanta del Novecento il restauro interno, con la riscoperta e il recupero degli affreschi della controfacciata.

La chiesa di S. Antonio si presenta in stile tardo gotico-lombardo con facciata in mattoni a vista, in cui spicca la verticalità. La facciata è molto semplice con frontone triangolare, sotto al quale si trova l’unico elemento decorativo costituito da piccoli archetti formati da esili colonnine. Al centro si trova il portale d’ingresso a sesto acuto e superiormente a questo una finestra circolare che illumina la navata centrale.
Sui lati, contrafforti in mattone a vista scandiscono la parete e delimitano le cappelle più basse che sono intonacate all’esterno.
La muratura portante della chiesa è costituita da mattoni pieni di laterizio; contrafforti sulle pareti laterali danno maggiore rigidezza all’intero involucro.

La pianta è ad un’unica navata su cui si affacciano cinque cappelle laterali, per lato, e si raccorda con il presbiterio tramite cappelle poste in diagonale. L’abside è rettangolare ed ha la parte bassa occupata dal coro ligneo.L’interno si presenta elegantemente decorato. Le cappelle sottolineano la leggerezza delle lesene in stile composito che sorreggono la cornice, su cui poggia la volta. Solo sul lato destro la prima arcata è tamponata e la quarta è occupata dal vano che conduce al pulpito ligneo. Le superfici delle lesene degli archi e della volta e dell’abside sono finemente decorati con motivi geometrici (fine del XIX secolo). Sopra al cornicione finestre rettangolari, modanate nella parte superiore e finestrelle quadrilobate, presenti nelle cappelle laterali di destra, contribuiscono ad illuminare ampiamente l’intera chiesa.
La volta della navata è a botte lunettata, mentre quella dell’abside è a crociera.

Al suo interno si può ammirare un ciclo di affreschi di buona fattura in controfacciata (Madonna col Bambino; san Rocco e san Sebastiano), di cui uno è datato 1498; nel campanile affreschi del primo Trecento.

Pregevole il gruppo delle otto statue lignee ad altezza naturale della Deposizione o Compianto sul Cristo morto. Eseguito da Clemente Zamara (Chiari, 1475 circa – Canneto sull’Oglio, 1540 circa) e commissionato dalla Congregazione dei Disciplini nel XVI secolo.

 

Sopra l’altare maggiore una bella ancona lignea con cinque statue attribuita allo Zamara e al nipote Clemente Tortelli. In alto la statua di Dio padre benedicente, sotto quelle di san Pietro e san Paolo; nel registro inferiore vi sono la figura di san Genesio, titolare dell’antica chiesa all’interno del castello, e san Giorgio, cui era molto devota la famiglia Gonzaga. Nella predella tre stemmi: a sinistra della famiglia Arrivabene; al centro l’insegna quadripartita con le aquile della famiglia Gonzaga; a destra lo stemma della comunità di Canneto con la torre e le canne palustri ai alti.
Sant’Antonio abate è la statua centrale, di maggiori dimensioni, raffigurato in abiti vescovili e con la mano destra nel gesto di benedizione.

 

 

 

 

 

 

Link:
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TARQUINIA (VT). Chiesa ortodossa russa di Sant’Antonio abate

La chiesa è sita tra Via XX Settembre, 75 e Via G. Marconi, sull’antica Piazza Belvedere.
https://goo.gl/maps/Xqtsyut92ikyn6zA9

 

La costruzione di questa chiesa risale al XIII secolo e lo stile è chiaramente romanico.
La facciata è a salienti, realizzata con conci di pietra. I due ingressi laterali sono stati murati.
L’interno è suddiviso in tre navate da una serie di pilastri rettangolari.
Parrocchiale nel XVI secolo. Nel 1705 vi fu trasportata la miracolosa immagine della Vergine fatta a rilievo, venerata prima nella chiesa detta della Madonna di Mare, distrutta che era sotto quella di S. Antonio: insieme all’immagine si trasferì anche la confraternita degli Umili con alcuni capitoli o convenzioni che si fecero tra i fratelli di detta Confraternita e il parroco.

Sconsacrata dal 1915 a causa dell’aggravarsi di un dissesto statico apparso sin dal 1909, l’edificio è stato dato in uso all’amministrazione delle parrocchie italiane della Chiesa ortodossa russa.
Il tempio è stato completamente restaurato e dotato del necessario per le celebrazioni liturgiche a spese della comunità russa ortodossa, per poter essere nuovamente officiata ad uso della stessa collettività.
In concomitanza con il restauro è stata anche sistemata la piazza antistante.
Poco distante è il Belvedere di Sant’Antonio, punto panoramico.


La festa di sant’Antonio abate è celebrata a a Tarquinia con sfilata a cavallo e benedizione degli animali e dà inizio al Carnevale.

 

Link:
https://tarquiniaturismo.com/chiesa-di-s-antonio/

https://tarquinia01016.appymaker.com/luoghi-turistici-tarquinia/i/15435986/chiesa-di-sant-antonio-abate-svyatoj-antoniyu-velikomu

PESSINA CREMONESE (CR), frazione Sant’Antonio d’Anniata. Oratorio di Sant’Antonio abate

Frazione Sant’Antonio. A fianco della Strada Statale Padana Inferiore, 1
https://goo.gl/maps/u19fBpMcfi1Grgc96

 

La piccola frazione prende il nome dall’oratorio dedicato a S. Antonio abate, costruito verso la metà del XIV secolo da alcuni monaci Antoniani della regola di S. Agostino di Cremona che vi possedevano dei fondi.
Nel 1451 Sant’Antonio d’Anniata è elencato, con la denominazione “Villa Daniata”, tra le “terre” del territorio cremonese e godeva di esenzioni fiscali, in quanto “tenuta” dal precettore dell’abbazia di Sant’Antonio (Elenco comuni contado di Cremona, 1451). Sant’Antonio d’Anniata è elencato tra i comuni del Contado di Cremona nel 1562 (Repertorio scritture contado di Cremona, sec. XVI-XVIII) ed elencato sempre tra i comuni del Contado nel 1634 (Oppizzone 1644).
Trasformato sul finire del ‘500 in commenda, il complesso fu conferito a cardinali e grandi personaggi.

Don Angelo Grandi, nel libro “Descrizione dello stato fisico-politico-statistico-storico-biografico della Provincia e Diocesi di Cremona”, Copelotti libraio-editore, Cremona 1858, scrisse:
«L’esistenza di questo villaggio risale per lo meno al XIV secolo, risultando da una lapide posta nell’antica facciata dell’attuale oratorio sacro a s. Antonio abate, ictata in una memoria mss. di G. Battaglia parroco in Pessina circa l’ultima metà dello scorso secolo, esistente presso l’archivio parrocchiale di detto luogo, che l’oratorio e chiesa che fosse venne costrutta a tre navi dai frati, detti Ospitalieri di S. Antonio abate o Antoniani sotto la regola di S. Agostino, che avevano convento con ospitale in Cremona, ed un ospizio per 6 od 8 monaci in questo villaggio di loro proprietà in un col latifondo, e che l’accennata chiesa fu nel 1350 consacrata da Ugolino Ardengherio vescovo di Cremona. Vuolsi parimenti che questa chiesa fosse costituita in parrocchia diretta dagli stessi monaci, a cui presiedeva un abate, ed avesse soggetti alla parrocchiale sua giurisdizione i villaggi di Pessina e di Stilo dè Mariani. …
Soppressi i monaci Antoniani sul declinare del secolo XVI, la chiesa abbaziale di S. Antonio abate venne mutata in commenda e conferita a cardinali e gran signori, e forse a quest’epoca cessò di essere anche parrocchia, ridotta a frazione della nuova eretta parrocchiale di Pessina. A tempi dell’imperatore Carlo VI ebbe a commendatore monsignor Carlo de Villana Perlas, di nazione spagnuolo e figlio del gran cancelliere del detto imperatore. Per ordine di monsignor Perlas nel 1767 la chiesa di S. Antonio abate venne sotto diverso disegno costrutta e ridotta com’è di presente ad una sola nave col titolo di oratorio. Dell’antica chiesa sussiste ancora una traccia nei pilastri compresi nella nuova parete, che veggonsi nell’interno della bella ed elegante casa del signor Negri.»
Quindi nel 1767 l’oratorio fu fatto riedificare dal conte monsignor Carlo de Villana Perlas.

Il suo aspetto attuale risale però al 1846 quando fu restaurato a cura del proprietario terriero Giuseppe Negri; fu sostituita la facciata e rifatto il campanile che si conclude con un terrazzino belvedere.
Don Angelo Grandi, parlando dei restauri del 1846, evidenzia che nel timpano era effigiato il Santo titolare mentre l’aula a navata unica era impreziosita da finestre a vetri colorati e la volta fregiata a chiaroscuro con medaglie eseguite dal Longhi e l’altare in marmo bianco. In più il campanile era dotato di orologio.

Riguardo al toponimo, don Grandi ritiene sia un “travisamento” del vocabolo che, in antico, che era “della Mata”, anch’esso di incerta origine.

 

Il complesso di edifici dell’insediamento di Sant’Antonio d’Anniata fu completamente ricostruito a metà Ottocento sui resti dell’antico convento dei monaci Antoniani e sui suoi possedimenti agricoli: una casa padronale con giardino, abitazioni contadine, botteghe, stalle, rustici, edificati secondo i più avanzati criteri dell’epoca. Ne nacque così una grande cascina paese che costituiva una contrada che si allungava a lato della strada statale Cremona – Mantova; il complesso rappresentava l’organizzazione più moderna dell’epoca per la conduzione e la gestione della vasta tenuta agricola del suo progettatore, il milanese Giuseppe Negri. Questo villaggio – azienda agricola che si allungava per 320 metri giunse ad essere abitato da 245 persone. Attualmente l’integrità del progetto ottocentesco è stata compromessa sia da interventi edilizi successivi, sia dall’abbandono di parte dei fabbricati, conseguente alla rivoluzione che si è verificata nel successivo secolo con la meccanizzazione dei lavori agricoli che ha determinato l’abbandono delle campagne e lo svuotamento delle numerose cascine – villaggi della zona.

 

Attualmente la frazione comprende la Cascina/Azienda agricola Sant’Antonio (Negri) e l’oratorio è in disuso.

 

Link:
https://www.oglioponews.it/2022/04/01/santantonio-danniata-la-storia-sepolta-del-piccolo-borgo/

https://it.wikivoyage.org/wiki/Pessina_Cremonese