MONTEFORTE D’ALPONE (VR). Chiesa di Sant’Antonio abate

Su un poggio, presso Via Giuseppe Garibaldi, 26
https://goo.gl/maps/TkEMDa7DCQ7QBRcm8

 

Abitato fin dall’epoca preistorica, Monteforte prende il nome da un castello costruito forse prima dell’anno mille sul colle. La chiesetta / oratorio fu eretta dai Vescovi verso la fine del Duecento sulle rovine del castello e venne dedicata a Sant’Antonio abate, tuttora patrono della città.
Gli stipiti in pietra della porta laterale, e l’architrave di forma diversa con data MDXXVII, fanno supporre che questo materiale appartenesse al Castello e sia stato utilizzato aggiungendovi la data d’erezione della chiesa.

La chiesa fu rimaneggiata all’esterno nel 1537; nel 1650 fu innalzato sia l’elegante altare barocco con statue e colonne di finto marmo a spirale, sia l’abside che per anni custodì un antico Crocifisso ligneo del Cinquecento, il cosiddetto “Cristo Moro“, attualmente conservato nella chiesa parrocchiale della Visitazione di S. Maria.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/0500265042

PESCANTINA (VR), frazione Settimo. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via Chiesa 1
https://goo.gl/maps/ZpLdF6TtXApbi8pd8

La Chiesa fu edificata tra il XIV ed il XV secolo; di tale edificio, obliterato in seguito ai successivi lavori di ampliamento della chiesa, rimangono oggi visibili ai lati dell’altare alcune decorazioni ad affresco raffiguranti “la discesa dello Spirito Santo” e “i primi Martiri cristiani”, risalenti alla seconda metà del XV secolo e recentemente attribuiti a un maestro veronese.
Nel 1744 l’edificio fu ampliato in lunghezza in direzione del presbiterio, che venne rinnovato.
Risale al 1896 la soprelevazione del campanile alla quota attuale.
La chiesa di S. Antonio abate fu eretta in Parrocchia in data 2 marzo 1949, smembrandone il territorio dalla Parrocchia di S. Ulderico in Castelrotto. Decreto a firma del vescovo di Verona Girolamo Cardinale (1923-1954).
Nel 1954 la chiesa fu ampliata con la costruzione di un’ampia aula per i fedeli sul lato settentrionale del presbiterio.
Risale al biennio 2005-2006 il restauro della facciata e della torre campanaria.

L’edificio si presenta con facciata a capanna in stile neoclassico. Orientamento ad occidente. L’ingresso principale, con bussola lignea interna, si apre al centro della parete di facciata; è presente un’entrata laterale, con vestibolo di ingresso, sul fianco settentrionale della navata.
Le strutture di elevazione sono realizzate in muratura portante di pietrame misto composto da conci di pietra calcarea, tufo, ciottoli di fiume e mattoni in cotto legati con malta di calce.

Impianto planimetrico ad unica aula rettangolare, con presbiterio quadrangolare rialzato di tre gradini e concluso con abside semicircolare; lungo i fianchi dell’aula due semi-cappelle laterali accolgono, sul lato meridionale, l’altare di S. Anna, con quadro del 1808, e l’altare dell’Addolorata, sul lato opposto. Lungo la parete settentrionale della chiesa si sviluppa un corpo edilizio che ingloba il volume emergente della cappella dell’Addolorata e all’interno del quale è stata ricavata, in corrispondenza del presbiterio, un’aula minore per i fedeli.
Sul lato meridionale del presbiterio si colloca la sacrestia; sullo stesso lato si addossa la torre campanaria con basamento a pianta quadrangolare, fusto slanciato, cella campanaria ad edicola, caratterizzata da una grande apertura a tutto sesto per ciascun lato; la copertura metallica a cupola poggia su un tozzo tamburo a forma ottagonale.

Aula e presbiterio sono coperti da una controsoffittatura piana in canniccio intonacato; in corrispondenza dello spazio centrale del presbiterio la soffittatura è sfondata con una calotta emisferica ribassata, ornata verso l’intradosso con decorazioni a tempera. Copertura a due falde con travature e capriate lignee portanti; manto in coppi di laterizio. La pavimentazione della navata è realizzata in quadrotte di marmo rosso Verona e marmo biancone posate a corsi diagonali.

Lo spazio interno della chiesa è contraddistinto da una composizione architettonica e decorativa sobria ed equilibrata, con una soffusa illuminazione naturale proveniente dalle finestrelle sommitali, mentre due ampie finestrature illuminano diffusamente lo spazio del presbiterio.
I prospetti interni, intonacati e tinteggiati, sono coronati da una trabeazione modanata che si sviluppa lungo l’intero perimetro, sorretta da lesene con capitelli compositi in corrispondenza del presbiterio; le pareti longitudinali della navata sono decorate da due arcatelle a tutto sesto con contorni modanati, cieche quelle prossime all’ingresso, aperte verso gli altari laterali quelle verso il presbiterio.
Lungo la parete di controfacciata insiste il soppalco ligneo della cantoria.

L’altare maggiore in marmo ha una pala raffigurante la Madonna col Bambino e ai lati sant’Antonio abate e san Rocco, opera di Revera Alessandro (Castelfranco Veneto 1813 – Venezia 1895), olio su tela del 1862.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17453/Pescantina+%28VR%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.gardatourism.it/chiesa-di-sant-antonio-abate/

VENEZIA, frazione Torcello. Distrutti chiesa e convento di Sant’Antonio abate

Chiesa e monastero sorgevano su un isolotto al margine orientale dell’isola di Torcello, presso il canale tuttora denominato di Sant’Antonio.
Immagine in alto da  un’incisione di Anonimo del XVIII secolo.

 

 

In un documento del 1216 l’abate di San Giorgio Maggiore concedeva al confratello Tommaso alcuni terreni a Torcello dove avrebbe dovuto costruire un luogo di culto da dedicare a Sant’Antonio abate. Il testo ricorda la difficile situazione ambientale dell’area che era periodicamente sommersa dalle maree. L’abate dava a fra Tommaso ampia autonomia e sgravi fiscali affinché vi fosse costruito un complesso monastico. Sulla base di ciò, il monastero doveva essere stato fondato attorno al XIII secolo, periodo di massima diffusione dei cenobi in Laguna. In un documento del 1217, Tommaso viene citato come prior Sancti Antonii, attestando così la nascita del monastero.
Secondo le fonti antiche, dal 1246 l’abbazia ospitò le monache di San Cipriano di Mestre in fuga dalle razzie di Ezzelino e fu sotto la giurisdizione di Santa Maria e Donato di Murano. Le monache trovarono l’edificio in grave stato di degrado. Nel XV secolo ottennero l’esenzione dalla decima. Il complesso fu più volte restaurato.
Nel 1330 le monache avevano ottenuto da parte del vescovo torcellano, con il consenso del patriarca di Grado, la cessione dell’isola e la possibilità di edificare un ponte di collegamento con la vicina isola di Torcello.
Le proprietà del monastero andarono ampliandosi allorché si unirono ad esso altre comunità: Santi Filippo e Giacomo di Ammiana (1367) e Santi Giovanni e Paolo di Costanziaco (1400).
Nel 1432 la chiesa e il monastero furono sottoposti a un ulteriore restauro in occasione del trasferimento delle monache dei Santi Marco e Cristina di Ammiana. Da quest’ultima unione, la comunità ereditò il corpo di santa Cristina, oggi conservato a San Francesco della Vigna.

Il monastero di Sant’Antonio abate sopravvisse sino a quando fu soppresso con processo verbale 30 giugno 1806 in esecuzione del decreto napoleonico dell’8 giugno 1805. Le monache furono unite a quelle di S. Matteo di Murano.
Il seguente incameramento dei beni portò alla demolizione degli edifici di cui oggi non resta traccia.

 

Dalle relazioni delle visite episcopali si sa che, oltre alla principale, esisteva anche un’altra piccola chiesa a uso esclusivo delle suore in clausura, vi era un refettorio, una foresteria e il dormitorio diviso in piccole celle e il terreno intorno era tenuto ad orto, il tutto protetto da alte mura di cinta. Alcuni rilevi per i provveditori marciani lasciano interpretare come l’insula fosse staccata dalle altre dell’arcipelago torcellano da barene e bracci di laguna, collegato, forse, da due lunghe passerelle o argini verso San Giovanni e verso l’allora cattedrale. Il lato orientale, verso la laguna, presentava solo il retro del complesso su cui spiccava un campanile a base quadrata. Sempre da questa parte erano presenti due accessi via acqua con le loro cavane (luoghi di ormeggio per le gondole).

La chiesa era riccamente ornata di dipinti, dispersi dopo la chiusura e la successiva demolizione. La struttura era orientata con l’abside verso est e si presentava ad aula unica (una caratteristica che pare accomunare i conventi monastici della laguna nord). Il portale era preceduto da un portico sostenuto da dieci colonne marmoree. All’interno era presente un barco pensile disposto in controfacciata.
Al Museo provinciale di Torcello sono esposti alcuni cicli pittorici provenienti dalla chiesa e attribuiti alla scuola del Veronese: le due portelle dell’organo, raffiguranti un’Annunciazione e un’Adorazione dei Magi, cinque monocromi che ornavano il poggio. Vi sono anche quattro delle dieci tele sulla vita di Santa Cristina, altre tre sono oggi sparse tra la Staatsgalerie di Stuttgart (Germania) e l’Accademia Carrara di Bergamo; delle ultime tre non si ha più notizia

Invece di mano di Paolo Veronese è la tela raffigurante Sant’Antonio abate tra i santi Cornelio e Cipriano, oggi conservata presso la Pinacoteca di Brera, VEDI SCHEDA

Boschini e Zanetti ricordavano anche due dipinti del Caliari rappresentanti due profeti ai lati del presbiterio, oggi dispersi. Ma nelle stesse guide erano citati numerosi altri dipinti, tutti ora dispersi, attribuiti a Gerolamo Brusaferro, Andrea Schiavone, Sante Peranda, Matteo Ponzone, Bonifacio Veronese e la sua bottega.

 

Bibliografia:
Busato Davide; Rosso Mario; Sfameni Paola, Le conseguenze delle variazioni geografiche avvenute tra il XIII ed il XV secolo su talune comunità monastiche ubicate in alcune isole della laguna nord di Venezia, in: Archivio Veneto, V (2007), p.114
Reperibile in:
https://www.academia.edu/494189/Davide_BUSATO_Mario_ROSSO_Paola_SFAMENI_Le_conseguenze_delle_variazioni_geografiche_avvenute_tra_il_XIII_ed_il_XV_secolo

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Monastero_di_Sant%27Antonio_(Torcello)

MAROSTICA (VI). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate, con immagini del Santo.

Via Rialto, 10
https://goo.gl/maps/eirEU7RjhPUNfa3v7

Si hanno notizie di questa chiesa dal 1383 , nell’età del dominio scaligero (1311-1387). L’edificazione è avvenuta su un sito ove, forse, sorgeva un ospizio per pellegrini.
Alle origini la chiesa presentava una struttura modesta e dal 1440 le fonti documentarie attestano l’esistenza di un piccolo convento di frati francescani, adiacente la chiesa stessa. I frati vi rimasero fino al 1656, quando il convento fu soppresso, perché troppo povero e privo di rendite. Nel Seicento la chiesa e il convento passarono sotto la direzione della Confraternita del Carmine.
Nel 1730-1740 la chiesa fu ristrutturata e ampliata, come attesta l’iscrizione sulla facciata, assumendo le dimensioni attuali. Successivamente e fino alla sua erezione in chiesa parrocchiale (1930) fu “chiesa succursale” dipendente dalla chiesa arcipretale di Santa Maria.
Il campanile, originale, ha le fattezze di una torre, le cui tozze proporzioni sono ingentilite dalle bifore a sesto acuto della cella campanaria e slanciate dalla cuspide conica.

A metà facciata vi è un grande bassorilievo che raffigura S. Antonio abate.

Il chiostro è quanto di originale si può ancora vedere dell’antico Convento. Struttura semplice, che si sviluppa su due lati, ha un portico, un piccolo giardino interno, un modesto brolo e pochi vani di modeste dimensioni. Sotto il portico del chiostro sono conservate alcune opere scultoree quali San Rocco e San Sebastiano, risalenti al XV sec., San Bernardino da Siena e San Giuseppe, San Pietro e San Paolo, sculture che un tempo si trovavano nel presbiterio della chiesa.

L’interno ad aula unica, conserva l’opera d’arte di maggior pregio della città di Marostica: la pala dell’altare maggiore nota come la Predica di San Paolo all’Areopago di Atene di Jacopo Dal Ponte (1510 c.- 1592), detto il Bassano, e di suo figlio Francesco, eseguita nel 1574.
Gli altari di cui la chiesa è ricca sono impreziositi da paliotti che risalgono ai secoli XVII e XVIII. Il paliotto sul fronte della mensa dell’altare è ricco di decorazioni che fanno riferimento a sant’Antonio abate, è in pietra e scagliola incisa e testimonia la presenza nel territorio di maestri scagliolisti di grande perizia e bravura.
Gli affreschi con la Gloria di San Antonio abate nei tre scomparti del soffitto della chiesa si devono a Giuseppe Graziani (1699 – dopo 1760), immagini sotto.

Vi è anche la pala d’altare, olio su tela di 250 x 140 cm, di Giuseppe Cignaroli detto Fra’ Felice (1727-1796), realizzata nel 1768 che raffigura la Deposizione di Cristo con Santi.
A circa metà dell’aula, a destra sopra la porta vi è un grande dipinto eseguito nel 1617 da Luca Martinelli (? – 1640), dove è raffigurata la Santissima Trinità e Santi. Con questa opera viene confermata la presenza francescana in questo luogo perché, ai lati della Trinità, vi sono le figure dei santi Ludovico da Tolosa, Bonaventura, Francesco e di papa Pio V.
Sul lato sinistro dell’aula un altare presenta una statua rappresentante Sant’Antonio abate.
A destra vi è l’altare di San Francesco con il dipinto olio su tela 250 x 130 cm, attribuito a Luca Martinelli: “San Francesco riceve le stimmate”.

Link:
https://www.visitmarostica.eu/it/vivere/luoghi-da-vedere/chiesa-di-santantonio-abate/#approfondimento

BOSCO CHIESANUOVA (VR), frazione Valdiporro. Chiesa parrocchiale e cappella di Sant’Antonio abate

 

Chiesa Parrocchiale: Piazza 13 Comuni, 35
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Gli abitanti di Valdiporro, per le funzioni religiose, dovettero far riferimento alla parrocchiale di Roverè fino al 1375, e successivamente, fino alla metà del XVI sec., a quella di Bosco Chiesanuova, quando venne edificata la prima chiesa di Valdiporro, dedicata a S. Antonio abate.
I lavori iniziati nel 1549, ebbero compimento nel 1576 e fu eretta in Parrocchia l’anno successivo (1577) su decreto del vescovo di Verona Agostino Valier.

La facciata a capanna presenta quattro paraste con capitelli corinzi. Sopra il portale, in una nicchia, una statua di s. Antonio abate.

Di particolare interesse le volte del presbiterio e dell’abside sono decorate con un ciclo di affreschi realizzato nel 1898 dal pittore Rocco Pittaco (1822-1898).

 

Link:
https://www.visitverona.it/it/luoghi/chiesa-di-sant-antonio-abate-a-valdiporro

 

 

 

 

 

 



BOSCO CHIESANUOVA (VR), frazione Valdiporro. Cappella di Sant’Antonio abate

A circa 3,4 km a ovest della parrocchiale, Via Sant’Antonio, 38
https://goo.gl/maps/6W5sKF5vCzACktrVA

La cappella dedicata a S. Antonio abate venne eretta nel 1705 da Antonio Caneva, figlio del nobile Giovanni Battista, che nel 1684 aveva fatto costruire a sue spese in contrada Brolla un’altra cappella dedicata a S. Giovanni, nella quale si era poi fatto seppellire.
Sulla chiave di volta dell’ingresso è collocata un’epigrafe che ricorda l’evento; il testo recita: “D.O.M. ANT.CANEVA HA ADEMPITO L’INTENTION DELO GIO BATTA SUO PADRE ANNO 1705”.
L’ingresso si apre al centro della facciata, direttamente prospiciente la strada comunale, da cui è accessibile discendendo due gradini esterni. La chiesetta risulta addossata sul lato meridionale ad un fabbricato residenziale di altra proprietà.
I paramenti esterni sono privi di intonacatura. La facciata è interamente edificata in blocchetti irregolare di pietra calcarea locale incorniciati lateralmente da blocchi squadrati di grandi dimensioni, anch’essi di pietra calcarea.

L’interno è un unico ambiente di modeste dimensioni a pianta rettangolare, con altarino addossato alla parete di fondo. Lo spazio interno è coperto da una semplice volta a crociera intonacata e tinteggiata verso l’intradosso.
Pavimentazione in quadrotte di marmo rosso Verona e nembro rosato. Un lacerto di affresco con la raffigurazione della Vergine è conservato nella parete di fondo; anche le lunette del registro superiore presentano decorazioni ad affresco. Copertura a due falde con manto in lastroni di pietra della Lessinia.
La cappella di S. Antonio abate è priva di campanile.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17234/Bosco+Chiesanuova+%28VR%29+%7C+Cappella+di+Sant%27Antonio+Abate