CAGLIARI. Chiesa di Sant’Antonio abate

Via G. Manno. 54
https://goo.gl/maps/MsH5wZyrx2o6cLna9

 

L’importanza di questa chiesa è documentata già dal XIV secolo quando l’attuale via Manno era chiamata “Carrer de San Anton”.
L’attuale edificio è del XVIII secolo e sorge sulle vestigia della cappella dell’antico ospedale di Sant’Antonio, che comprendeva anche gli edifici conventuali, risalente al XIII e XIV secolo. L’ospedale era gestito originariamente dai canonici Ospitalieri di Sant’Antonio di Vienne.(1)

Nel 1638 l’amministrazione del convento, dell’ospedale e della chiesa passarono all’ ordine degli Ospedalieri di San Giovanni di Dio, i quali cominciarono a ristrutturare l’intero complesso. Proprio agli Ospedalieri si deve l’edificazione della nuova chiesa, consacrata nel 1723 dal vescovo Sellent, come risulta da una piccola lapide posta nell’atrio.
Nel 1850 gli Spedalieri si trasferirono nella nuova sede dell’ospedale, progettata da Gaetano Cima. In seguito a questo evento, l’antico ospedale e l’adiacente convento divennero proprietà di privati, mentre la chiesa di Sant’Antonio fu ceduta alla Confraternita della Madonna d’Itria.

La facciata presenta delle linee del barocco tardo, impreziosite dalla presenza del grande portale ad andamento mistilineo con ricca cornice modanata, che reca lo stemma degli Spedalieri di san Giovanni di Dio o Fatebenefratelli (la melagrana sovrastata dalla croce e dalla stella).

Sopra il portale una nicchia valviforme ospita la statua tardo cinquecentesca del Santo titolare, attribuita allo scultore Scipione Aprile, con un bastone dritto e campanello nella mano destra; la sinistra, assai danneggiata, probabilmente reggeva il fuoco e/o un libro. Un porcellino, purtroppo molto corroso, è ai suoi piedi.

 

L’interno ha pianta ottagonale e sei cappelle laterali con volta a botte; la decorazione è in stile tardo barocco, con intonaci di colore verde sui quali spiccano stucchi dorati dei capitelli corinzi delle paraste laterali; nel presbiterio quadrangolare è presente un altare in marmi policromi, anch’esso decorato con stucchi dorati. Sia questo, sia gli altari delle cappelle sono opera (seconda metà XIX secolo) dello scultore Giovanbattista Troiani (1844 – 1927), mentre i pregevoli dipinti sono da attribuire a Giovanni Altomonte e Ursino Buoncora.
Sul tamburo della cupola, scandito da arcate a tutto sesto, si aprono i finestroni rettangolari che danno luce all’interno. La decorazione attuale della cupola è opera del pittore Guglielmo Bilancioni (1886), sostituisce una ricca decorazione ad affresco con episodi, distrutti dall’umidità e asportati nel 1914, della vita di Sant’Antonio e con l’immagine della Madonna d’Itria.

Lungo il portico di sant’Antonio, che raccorda la chiesa all’antico ospedale – oggi in parte occupato dall’ostello della gioventù – è possibile scorgere resti di aperture tamponate, oltre a una serie di stemmi medioevali incastonati nella parete.
Il portico era parte integrante dell’ospedale stesso e risale anch’esso al XIV secolo, come dimostrano alcuni stemmi aragonesi visibili all’altezza dell’arco di accesso.

 

Festa del Santo. Il 17 gennaio si svolge la tradizionale benedizione degli animali domestici nella vicina piazza San Sepolcro.

 

NOTA 1.  “Il Martini ci dice che la presenza dei canonici è testimoniata da un documento risalente al 17 aprile 1443 e custodito presso il Regio Archivio, oggi Archivio di Stato di Cagliari”, da M. Rapetti, Nuovi documenti sulla presenza dell’ordine di S. Antonio di Vienne nel Mediterraneo Medioevale, vai a pdf

Link:
https://meandsardinia.it/la-chiesa-di-santantonio-abate-un-piccolo-gioiello-darte-sacra-nel-cuore-dello-shopping-cagliaritano/

Rilevatore: AC

PLOAGHE (SS). Chiesa di Sant’Antonio abate di Salvanero

Presso la SP 68. A circa 4 km a ovest dell’abitato di Ploaghe, in direzione del comune di Codrongianos.
https://goo.gl/maps/MjgZDGaB3EptfQrL7

 

La chiesa di Sant’Antonio di Salvenero è una chiesa campestre situata in territorio di Ploaghe. Anticamente apparteneva al villaggio di Salvennero / Salvenero / Salvennor, abbandonato alla fine del XVIII secolo.
Negli atti della visita pastorale di mons. Alepus del 1553, si dichiara che la chiesa medievale era la parrocchiale del villaggio di Salvennor.
L’edificio si trova a poca distanza dalla chiesa di San Michele, dell’antica abbazia vallombrosana (benedettina) di san Michele di Salvenero la cui edificazione iniziò nel 1133, e dai ruderi della chiesa di Sant’Antimu di Salvenero.

La chiesa, edificata in stile romanico, manca di attestazione documentaria ma gli elementi architettonici presenti permettono di ascriverla al primo quarto del XIII secolo. Il piccolo tempio (lungo 13 m e largo 5,5 m) fu costruito presumibilmente dai monaci Vallombrosani che si avvalsero delle stesse maestranze che edificarono l’abbazia di San Michele.
L’edificio con l’abside, come di norma nell’antichità, orientata a est, presenta la muratura con alternanza di conci di pietra chiara e di colore rossiccio.
La facciata, anch’essa a colori alternati, ha un portale molto semplice sormontato da una cornice e da una finestra.
Il tetto, a doppio spiovente, è sorretto da travi in legno.
I due fianchi non sono visibili, perché da entrambe le parti sono stati costruiti dei corpi aggiunti: da un lato una vasta sacrestia e dall’altro i ruderi di alcune abitazioni che dovevano essere destinate alle veglie dei numerosi pellegrini. Queste casupole, secondo la testimonianza del rettore Cossu, erano sei e la loro costruzione, così come l’amministrazione dei beni della chiesa, era da attribuirsi al  sac. Gio. Maria Lisai, rettore di Ploaghe nei primi anni del Settecento.

La Chiesa ha un’unica navata absidata con copertura in travi di legno.
Nel 1858, si annota che la chiesa era dotata di un unico altare con statua lignea del Santo, intagliata e policromata, rappresentante un vecchio dalla lunga barba bianca e con volto bruno.

 

Oggi i ploaghesi vengono qui ogni anno per la festa di Sant’Antonio, che viene celebrata la seconda domenica di luglio.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_di_Salvenero

SASSARI. Chiesa conventuale di Sant’Antonio abate

Via Aurelio Saffi
https://goo.gl/maps/hrrNy1KNF2pFSnUa9

 

La chiesa chiamata S. Antonio di lu fogu e più anticamente S. Antonio de las Gracias, sorge fuori dalle antiche mura cittadine, in prossimità dell’omonima porta demolita nel 1866.
Come reca l’iscrizione nell’architrave del portale, fu costruita tra il 1700 e il 1707 per iniziativa di Giorgio Sotgia Serra, vescovo di Bosa e generale dell’Ordine dei Serviti, che fece demolire l’antica chiesa dalla forme gotico-catalane, attestata già nel XV secolo.
Nella antica chiesa officiavano i frati di S. Antonio che in un ospedale annesso curavano i malati affetti dal cosiddetto “ignis sacer”. Di questa chiesa si sa soltanto che nel 1614 venne istituita in essa la “Confraternita dei Servi di Maria”.

Nel 1947 l’attuale chiesa di S. Antonio fu affidata dal Fondo per il Culto ai frati minori Francescani, che già nel 1936 avevano acquistato dal Demanio il tratto dall’ex Convento (una volta dell’Ordine dei Servi di Maria) e tutto l’orto retrostante.
Nel 1944 furono eseguiti dei lavori di restauro alla copertura. Nel 1951 furono ultimati dei lavori di restauro alla facciata. Negli anni 1953-54 la chiesa rimase chiusa al culto per circa un anno per lavori atti all’eliminazione dell’umidità in diverse parti del monumento e per il rifacimento totale della pavimentazione. Nel corso di tali lavori, eseguiti su progettazione e Direzione dei Lavori del Genio Civile per conto del Ministero dell’Interno, è stato rinvenuto un vano ipogeo a copertura ogivale sottostante il presbiterio.
Nel 1997 è stata costruita una Casa famiglia per i malati terminali di AIDS che ingloba gran parte del Convento e la cosiddetta Casa Masala.

 

La facciata della chiesa odierna, improntata a un rigido classicismo, ingloba elementi barocchi nel portale ed è caratterizzato da conci a vista, ripartito in due ordini. La parte inferiore è scandita da lesene con al centro il portale riccamente decorato, affiancato da colonne tòrtili e sormontato dal timpano che ospita lo stemma del vescovo Serra. Il secondo ordine è segnato da una trabeazione, ripartito in lesene, con al centro una finestra ad edicola sormonta da un timpano triangolare; due ali inflesse lo chiudono ai lati, mentre un ampio frontone curvilineo ne delimita la sommità.

L‘interno della chiesa è a navata unica voltata a botte come la copertura delle sei cappelle, tre per lato; è divisa in tre campate rettangolari, mentre è quadrata quella all’incrocio col transetto che, a sua volta, ingloba le due cappelle tardogotiche con volta a crociera; sul presbiterio quadrangolare, voltato botte, si aprono due ambienti adibiti a coro; pregevole è l’altare di legno coevo alla chiesa che occupa la parete di fondo dell’aula.

Nella cappella dell’Addolorata, mentre si restaurava l’altare ligneo nel 2020, è casualmente caduto un pezzo di intonaco e si sono visti affreschi, probabilmente dell’epoca di edificazione della Chiesa, che raffigurano un‘Annunciazione e forse la nascita della Vergine.
Nella sagrestia sono custoditi il Santo diacono, attribuito al pittore Giovanni Muru (prima metà del XVI secolo) o al Maestro di Castelsardo, e l’Addolorata del cagliaritano Giovanni Marghinotti (1798 – 1865) .

 

Capolavoro dell’apparato decorativo interno è il retablo dell’altare maggiore, in legno intarsiato, scolpito e dorato e dipinto, opera del genovese Bartolomeo Augusto (notizie sec. XVIII), che lavorò con gli scultori sassaresi Giovanni Antonio Contena (notizie sec. XVIII), Juan Domingo Mariotu(notizie prima metà sec. XVIII). Datato al 1725-29.
Sarebbe stato commissionato da Pedro Jacques, figlio del viceconsole francese in città o, come ipotizza Maria Grazia Scano Naitza, dallo stesso Sotgia Serra, il cui stemma sovrasta l’altare.
Il retablo, diviso in due ordini movimentati da colonne corinzie scanalate e rudentate e decorato con ricche dorature su fondo azzurro, ospita nel primo il simulacro ligneo della Vergine col Bambino e lateralmente due grandi tele raffiguranti l’apparizione di Cristo a San Pellegrino Graziosi e la Vergine con i sette fondatori dell’Ordine dei Serviti; nel secondo ordine, quello superiore, sono tre dipinti:  i due laterali con San Filippo Benizi e un Santo servita;  il centrale centinato, raffigura Sant’Antonio abate con il bastone nella destra e nella mano sinistra un libro chiuso.
Sul ricco fastigio, ornato con una tela rappresentante la Deposizione, è un cartiglio coronato con lo stemma di mons. Sotgia Serra.

 

 

 

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/2000014659

https://www.beni-culturali.eu/opere_d_arte/scheda/–augusto-bartolomeo-notizie-sec-xviii-contena-giovanni-antonio-notizie-sec-xviii-mariotu-juan-domingo-notizie-prima-meta-sec-xviii-20-00146335/346088

SASSARI. Ruderi della chiesa romanica di Sant’Antonio di Noi Noi

Le rovine sono in Viale Porto Torres.
https://goo.gl/maps/LhhP4EfpegoBBJgt7

 

La chiesa sorge in un uliveto corrispondente al sito della “villa” di Innoviu o de Annoico, citata nel “Condaghe di San Pietro di Silki” (XI-XIII secolo), dalla quale proviene la denominazione di Noi Noi.

La chiesa di Noi Noi rappresenta un esempio di romanico minore, che trae il principale motivo di fascino dall’organico inserimento nel paesaggio.
In assenza di documentazione sull’epoca d’impianto, può essere ascritta alla prima metà del XIII secolo per via dei suoi caratteri costruttivi.
Le murature sono in conci calcarei di media pezzatura. I paramenti murari esterni sono lisci e conclusi da una semplice cornice modanata.
Nella facciata si apre un portale architravato e sormontato da un arco di scarico a tutto sesto. In asse con il portale vi è una luce a forma di croce, contornata da otto alloggi per bacini ceramici, oggi perduti.
Sulla facciata si innalza un grande campanile a vela.

La pianta è ad aula mononavata con abside ad E e copertura originariamente in legno.
Nel XVII secolo l’aula fu voltata a botte e al fianco N fu addossato un ambiente comunicante con l’interno.

 

Bibliografia
V. Mossa, Architetture sassaresi, Sassari, Gallizzi, 1965, pp. 77-78;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ‘300, Nuoro, Ilisso, 1993, scheda 107;
M. Porcu Gaias, Sassari. Storia architettonica e urbanistica dalle origini al ‘600, Nuoro, Ilisso, 1996, p. 39;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 26.

Link:
https://www.sardegnacultura.it/j/v/253?v=2&c=2488&t=1&s=17757

OSSI / FLORINAS (SS). Chiesa campestre romanica di Sant’Antonio abate

Sorge a circa 5 km a sud dell’abitato di Ossi e a circa 10 km da Florinas; lungo la strada che collega i due paesi, all’incrocio della diramazione che conduce a Banari.  Anche se sita nel territorio di Ossi, appartiene alla comunità ecclesiastica di Florinas.
https://goo.gl/maps/j6PayjprQSDiqy8m7

 

La chiesa apparteneva all’antico insediamento di Briave, o Briai, e sino al XIX secolo era conosciuta come Sant’Antonio “de su crastu ruttu” (del masso caduto) e in origine dipendeva dalla diocesi di Ploaghe.
E’ probabile che furono proprio gli abitanti del villaggio – trasferitisi presso gli Ossesi – a coinvolgere questi ultimi nella festa annuale di Sant’Antonio, da sempre attestata ad Ossi. E’ interessante notare, a questo proposito, che già dalla prima metà del ‘500 è documentato nella chiesa parrocchiale di Ossi un altare dedicato a Sant’Antonio abate, eretto quando Briave si era da poco spopolato. Furono forse i suoi vecchi abitanti a volerlo? Non ci sono certezze, ma la presenza di questo altare testimonia la grande venerazione che il popolo di Ossi e dintorni ha sempre avuto per il santo egiziano.
La chiesa sino al XVI secolo era gestita in accordo da ossesi e ploaghesi ed è documentata in mano ad Ossi, ancora alla fine del XVII secolo, mentre nel secolo seguente passò sotto la giurisdizione di Florinas, pur continuando ad essere utilizzata dai vicini lavoratori delle campagne di Ossi come luogo di sepoltura

La chiesa, in puro stile romanico con chiari influssi toscani, fu probabilmente realizzata tra la seconda metà del secolo XI e l’inizio del XII.

La chiesa è absidata, leggermente tozza vista dal prospetto frontale, decorata ad archetti ciechi monolitici. Sulla sommità si erge una croce monolitica di grossolana fattura.
Sul prospetto meridionale si aprono due porte (di cui una ora murata) di piccole dimensioni e dal tipico disegno romanico.

L’interno è voltato a botte, soluzione che nel XVII – XVIII secolo fu spesso adottata in sostituzione delle vecchie coperture lignee a capriata. All’interno custodisce una bella acquasantiera in pietra lavorata, forse risalente al primo impianto dell’edificio.

 

Conserva anche una statua lignea alta 60 cm, settecentesca, che raffigura il Santo vestito con mozzetta nera dalla quale si intravede un rocchetto bianco abbellito da fiorellini rossi; si appoggia su un bastone a tau e reca nella mano sinistra un libro sul quale arde una fiamma. Ai suoi piedi un maiale. Gli occhi sono in pasta vitrea. Nei lineamenti del volto allungato e scavato e nella perizia con la quale sono scolpiti i capelli e la barba, l’opera risente del gusto spagnolo.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/2000026016

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La festa di S. Antonio. Il 16 gennaio al termine della celebrazione del vespro, viene acceso il falò ed il giorno seguente, dopo la messa solenne di metà mattina, i convenuti sono invitati al banchetto comunitario.
La statua viene portata in processione durante la festa del 17 gennaio, unico giorno in cui nella chiesetta rurale di S. Antonio vengono celebrate le funzioni religiose.


Info e immagini:

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/2000244543

https://villaggiscomparsi.weebly.com/briave.html