SASSARI. Ruderi della chiesa romanica di Sant’Antonio di Noi Noi

Le rovine sono in Viale Porto Torres.
https://goo.gl/maps/LhhP4EfpegoBBJgt7

 

La chiesa sorge in un uliveto corrispondente al sito della “villa” di Innoviu o de Annoico, citata nel “Condaghe di San Pietro di Silki” (XI-XIII secolo), dalla quale proviene la denominazione di Noi Noi.

La chiesa di Noi Noi rappresenta un esempio di romanico minore, che trae il principale motivo di fascino dall’organico inserimento nel paesaggio.
In assenza di documentazione sull’epoca d’impianto, può essere ascritta alla prima metà del XIII secolo per via dei suoi caratteri costruttivi.
Le murature sono in conci calcarei di media pezzatura. I paramenti murari esterni sono lisci e conclusi da una semplice cornice modanata.
Nella facciata si apre un portale architravato e sormontato da un arco di scarico a tutto sesto. In asse con il portale vi è una luce a forma di croce, contornata da otto alloggi per bacini ceramici, oggi perduti.
Sulla facciata si innalza un grande campanile a vela.

La pianta è ad aula mononavata con abside ad E e copertura originariamente in legno.
Nel XVII secolo l’aula fu voltata a botte e al fianco N fu addossato un ambiente comunicante con l’interno.

 

Bibliografia
V. Mossa, Architetture sassaresi, Sassari, Gallizzi, 1965, pp. 77-78;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ‘300, Nuoro, Ilisso, 1993, scheda 107;
M. Porcu Gaias, Sassari. Storia architettonica e urbanistica dalle origini al ‘600, Nuoro, Ilisso, 1996, p. 39;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 26.

Link:
https://www.sardegnacultura.it/j/v/253?v=2&c=2488&t=1&s=17757

OSSI / FLORINAS (SS). Chiesa campestre romanica di Sant’Antonio abate

Sorge a circa 5 km a sud dell’abitato di Ossi e a circa 10 km da Florinas; lungo la strada che collega i due paesi, all’incrocio della diramazione che conduce a Banari.  Anche se sita nel territorio di Ossi, appartiene alla comunità ecclesiastica di Florinas.
https://goo.gl/maps/j6PayjprQSDiqy8m7

 

La chiesa apparteneva all’antico insediamento di Briave, o Briai, e sino al XIX secolo era conosciuta come Sant’Antonio “de su crastu ruttu” (del masso caduto) e in origine dipendeva dalla diocesi di Ploaghe.
E’ probabile che furono proprio gli abitanti del villaggio – trasferitisi presso gli Ossesi – a coinvolgere questi ultimi nella festa annuale di Sant’Antonio, da sempre attestata ad Ossi. E’ interessante notare, a questo proposito, che già dalla prima metà del ‘500 è documentato nella chiesa parrocchiale di Ossi un altare dedicato a Sant’Antonio abate, eretto quando Briave si era da poco spopolato. Furono forse i suoi vecchi abitanti a volerlo? Non ci sono certezze, ma la presenza di questo altare testimonia la grande venerazione che il popolo di Ossi e dintorni ha sempre avuto per il santo egiziano.
La chiesa sino al XVI secolo era gestita in accordo da ossesi e ploaghesi ed è documentata in mano ad Ossi, ancora alla fine del XVII secolo, mentre nel secolo seguente passò sotto la giurisdizione di Florinas, pur continuando ad essere utilizzata dai vicini lavoratori delle campagne di Ossi come luogo di sepoltura

La chiesa, in puro stile romanico con chiari influssi toscani, fu probabilmente realizzata tra la seconda metà del secolo XI e l’inizio del XII.

La chiesa è absidata, leggermente tozza vista dal prospetto frontale, decorata ad archetti ciechi monolitici. Sulla sommità si erge una croce monolitica di grossolana fattura.
Sul prospetto meridionale si aprono due porte (di cui una ora murata) di piccole dimensioni e dal tipico disegno romanico.

L’interno è voltato a botte, soluzione che nel XVII – XVIII secolo fu spesso adottata in sostituzione delle vecchie coperture lignee a capriata. All’interno custodisce una bella acquasantiera in pietra lavorata, forse risalente al primo impianto dell’edificio.

 

Conserva anche una statua lignea alta 60 cm, settecentesca, che raffigura il Santo vestito con mozzetta nera dalla quale si intravede un rocchetto bianco abbellito da fiorellini rossi; si appoggia su un bastone a tau e reca nella mano sinistra un libro sul quale arde una fiamma. Ai suoi piedi un maiale. Gli occhi sono in pasta vitrea. Nei lineamenti del volto allungato e scavato e nella perizia con la quale sono scolpiti i capelli e la barba, l’opera risente del gusto spagnolo.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/2000026016

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La festa di S. Antonio. Il 16 gennaio al termine della celebrazione del vespro, viene acceso il falò ed il giorno seguente, dopo la messa solenne di metà mattina, i convenuti sono invitati al banchetto comunitario.
La statua viene portata in processione durante la festa del 17 gennaio, unico giorno in cui nella chiesetta rurale di S. Antonio vengono celebrate le funzioni religiose.


Info e immagini:

https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/2000244543

https://villaggiscomparsi.weebly.com/briave.html

BOSA (OR). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio, 1A
https://goo.gl/maps/i693tUgcTjNg5eaA9

 

La Chiesa sorge in prossimità del Ponte Vecchio, al di fuori dell’antica cinta muraria e perciò le fu attribuito l’appellativo di extra muros. Si ritiene che sia appartenuta ai monaci camaldolesi, stanziati in un piccolo monastero annesso, e che sia stata successivamente gestita dai carmelitani dal 1580 al 1606, quando si trasferirono presso la chiesa della Vergine del Soccorso, nel sito dell’attuale chiesa del Carmine.

Sono in corso restauri dell’edificio.

Di stile gotico catalano, la facciata in trachite rossa, del XVI secolo, presenta un prospetto cuspidato e concluso da archetti pensili a tutto sesto; sulla superficie si apre un portale ad arco inflesso gigliato sormontato da un rosoncino modanato a stella.
punte.
Il muro perimetrale destro è rafforzato da un robusto contrafforte, avanzato rispetto alla facciata, e terminato sul fronte parallelo a questa da un elemento timpanato. Così pure timpanato, ma ancor più arretrato rispetto al contrafforte, si presenta il tozzo campanile addossato all’opposto versante della chiesa, suddiviso in tre ordini, nel più alto dei quali si apre ad arco la cella campanaria.

La chiesa è formata da una sola navata voltata a crociera, come il presbiterio, ed è divisa in quattro campate da robusti pilastri. I capitelli dell’arco che separa il presbiterio dalla navata sono caratterizzati da decorazioni vegetali e presentano, sul lato destro, lo stemma degli Aragona e, sul lato sinistro, l’effigie del moro bendato, tipica dell’araldica aragonese.
Vicino all’altare sono poste un’ancona lignea, intagliata e dorata e la statua di sant’Antonio abate, entrambe risalenti al XVII secolo. Alla parete è appeso un Cristo gotico.

 

La chiesa viene aperta al culto solo dall’inizio della tredicina fino al 17 gennaio in occasione della festa del Santo.

 

Bibliografia:
Siddi Emanuela, Chiesa di Sant’Antonio Abate «extra muros» a Bosa. Storia, cultura, arte e restauro, Youcanprint, 2021

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Bosa)

https://www.sardegnacultura.it/j/v/253?v=2&c=2488&t=1&s=24806

ORISTANO. ex ospedale e chiesa di Sant’Antonio abate, oggi Pinacoteca e biblioteca comunale

Via Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/KPdVdzVJpL38LoFM7

 

L’ospedale (Hospitalis Sancti Antoni), citato nel testamento datato 1335 di Ugone II de Bas-Serra, giudice d’Arborea, era situato all’interno della città murata e adibito all’assistenza dei malati.
I mezzi di sussistenza per l’ospedale, che aveva circa 12 posti letto, furono le provvidenze prima giudicali, poi quelle dell’autorità spagnola, ed erano quantificate con la destinazione del cosiddetto quartu de Sant’Antoni, un quarto di starello, ossia 13 litri di frumento, su ogni 40 are di terreno coltivato a grano.

Nel secolo XVI, l’ospedale necessitò di importanti interventi e manutenzioni. Il 24 aprile 1640 l’edificio fu affidato all’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, i Fatebenefratelli, ma dopo quasi due secoli era nuovamente in rovina e nel 1834 venne sostituito dai locali della chiesa e del monastero di San Martino extra muros.

I vecchi locali dell’ospedale di Sant’Antonio furono destinati alle Pie Maestre Venerine, per aprirvi il primo Asilo Infantile della città. Tale istituto di accoglienza e assistenza per bambini fu inaugurato il 20 aprile 1866 e accolse le giovani generazioni oristanesi sino a pochi decenni fa.

Oggi gli edifici sono adibiti a Pinacoteca e biblioteca comunale.

All’interno del complesso doveva esservi una chiesa dedicata a Sant’Antonio – di origine gotica, tardo XIII secolo – di cui oggi non rimane traccia: l’unica testimonianze della sua passata esistenza è una foto del XIX secolo che ritrae, sul lato del Distretto Militare, un campanile a vela a due luci di fianco a una facciata orientata a ovest.


Link:

https://monumentiaperti.com/it/monumenti/chiesa-e-ospedale-di-santantonio-abate/

SEDILO (OR). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio, 33
https://goo.gl/maps/Z7Md7ZpDCJrm2MAb8

 

Facciata in pietrame a vista, conci nei cantonali. Sulla sinistra piccolo campanile che termina con vela a una luce.
Un bel rosone centrale in cotto.
Il portone in legno ha una cornice in cotto con frontone e con due nicchie laterali.

 

Link:
https://www.comune.sedilo.or.it/index.php/vivere/galleria/chiese