ABBADIA LARIANA (LC), frazione Crebbio. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Strada per Maggiana, 15 . Presso il cimitero.
https://goo.gl/maps/C3Vgc3oJV7igdGiK7

 

La chiesa di Santa Maria e Sant’Antonio, come allora veniva denominata l’attuale parrocchiale, si staccò da Mandello già nel 1495, entrando a far parte della nuova parrocchia di San Lorenzo sopr’Adda. La Parrocchia di Crebbio fu eretta nel 1621 ed ebbe una origine rurale, come indica anche la scelta del Patrono.

La chiesa subì rimaneggiamenti negli anni nei quali resse la parrocchia don Rocco Alippi, dal 1625 al 1664: fu innalzata la volta della navata, come la si vede oggi, fu rifatta quella del presbiterio e furono aggiunte le cappelle laterali almeno nella loro struttura muraria.
Durante questi lavori di ristrutturazione andarono distrutti alcuni antichi dipinti dei quali era dotata la chiesa; il documento della visita pastorale del 1593, compiuta dal vescovo Feliciano Ninguarda, ricorda che sulla volta del presbiterio esistevano “pitture assai belle” definite però di fattura piuttosto recente.

La facciata presenta due coppie di paraste ai lati del timpano, sotto di esso la scritta “DIVO ANTONIO DICATUM”; sopra il portale una finestra semicircolare. Il campanile è posto sul retro a sinistra.

All’interno è molto elaborato l’altare maggiore con il ciborio barocco.

 

La domenica più vicina al 17 gennaio vi è la tradizionale benedizione degli animali e la festa patronale con concerto di campane.

 

Link:
https://www.parrocchiadiabbadialariana.it/?page_id=11619

OPPIDO LUCANO (PZ). Grotte di Sant’Antuono (s. Antonio abate)

In località Pozzella (Pezzédde), circa un chilometro dal centro abitato di Oppido Lucano, sul versante sinistro del torrente Varco, all’altezza della collina di Valle Arenara esposta a sud-ovest, si apre una serie di diciannove grotte di piccole dimensioni, frequentate fin dalla preistoria e note come “grotte di Sant’Antuono”.
https://goo.gl/maps/h14Y5BssTVyAnZzV9

Una di queste è una chiesa rupestre dedicata per l’appunto a Sant’Antuono, nome dialettale di sant’Antonio, risalente al XIII-XIV secolo e fondata da monaci dell’Ordine Ospedaliero degli Antoniani di Vienne. Che gli affreschi della chiesa siano nati in ambiente monastico antoniano lo si deduce soprattutto dalla ricorrenza del segno tau in più punti, sia nelle croci dei due ladroni accanto al Cristo crocifisso, sia nel bastone di San Giuseppe che conduce la sua famiglia in Egitto.
Si ipotizza che una o più grotte servissero da refettorio e da dormitorio dei Monaci.
La struttura di Oppido è ancora oggi oggetto di studio in quanto l’esigua documentazione che la menziona non aiuta a comprenderne pienamente le reali funzioni; non si hanno notizie di un ospedale, ma gli esperti suppongono che dovesse esserci una casa dedicata ad accogliere i malati e i viandanti, giustificata proprio dall’ubicazione della Chiesa, isolata, ma vicina ad una delle porte d’ingresso al paese.

La Chiesa conserva al suo interno un mirabile ciclo di affreschi rupestri sulla vita di Gesù, databili alla prima metà del XIV secolo: si tratta di numerose scene, non tutte allo stesso stato di conservazione, dipinte secondo uno stile semplice e popolare da un artista in rapporto con l’ambiente napoletano ma di matrice catalano-pugliese.
La chiesa si presenta oggi come un edificio di più recente costruzione poggiato sulla primitiva struttura scavata nella pietra viva. Attraverso due piccole arcate sulla sinistra della nuova chiesa si accede alla stretta grotta affrescata, costituita da un’unica ampia navata, da un piccolissimo vano a destra, in cui è affrescata una Madonna col Bambino in stile bizantino, e da una diramazione laterale a sinistra alla quale si può accedere pure dall’interno della chiesa, mediante il primo arco che si incontra sulla sinistra dopo l’ingresso.
Gli affreschi del cunicolo di sinistra sono dedicati all’infanzia di Gesù. Sul fondo, la Natività, interrotta a metà di quella che doveva essere una volta a botte, sintomo delle diverse fasi costruttive del complesso. Al centro è ritratta la Madonna distesa su un giaciglio rettangolare coperto di stoffa rossa. Nella parte superiore, senza soluzione di continuità con la scena sottostante, si colloca il Bambino in fasce in una sorta di mangiatoia e un pastorello seduto che suona un flauto. Nella parte inferiore si deducono due donne che lavano il Bambino mentre Maria porge un panno; a destra, un vecchio pastore avanza condotto da un angelo mutilo. Sul lato lungo del cunicolo si incontrano cinque riquadri giustapposti: una ben conservata scena della fuga in Egitto, in alto, e in basso un riquadro raffigurante l’episodio della strage degli innocenti in cui si può riconoscere Erode in trono che ordina l’uccisione dei neonati e alcuni soldati che eseguono. Proseguendo verso destra si nota in alto una raffigurazione del battesimo di Gesù: al centro il corpo nudo di Cristo lambito dalle acque del Giordano popolate da numerosi pesci; sulla sinistra v’è una rovinata presentazione di Gesù al tempio. In basso i frammenti dell’ampio riquadro lasciano soltanto intravedere l’entrata a Gerusalemme.
La navata centrale ospita, con la sua posizione privilegiata, il ciclo della Passione, morte e Resurrezione di Gesù, che inizia, sulla parete sinistra guardando verso il fondo della navata, con l’Ultima Cena  vedi scheda -www.ultimacena.afom.it/
Proseguendo, sulla destra, è raffigurata la cattura di Cristo per opera di Giuda che, circondato dai soldati, stringe un cappio intorno a Gesù mentre, poco distante, Pietro taglia l’orecchio di Malco con la spada. Nel riquadro sottostante, in pessime condizioni, si può indovinare una figura che protendendo l’indice ordina a Cristo di portare la croce. Il riquadro successivo occupa in altezza l’intera parete e raffigura la flagellazione del Cristo alla colonna. Segue la raffigurazione del buon ladrone Disma, come conferma l’iscrizione, le braccia legate dietro le traverse della croce a tau, secondo un modulo iconografico comune alle scuole orientale e occidentale, derivato dalla Siria. Sulla parete di fondo della navata centrale domina, in tutta la sua ampiezza, la Crocifissione. Soldati armati si dispongono a destra di Gesù in croce mentre sulla sinistra assistono alla scena san Giovanni, Maria e un’altra figura femminile con aureola. In basso si notano appena due angeli, altri due angeli si affacciano sotto i bracci della croce, tutti intenti a raccogliere il sangue di Cristo. Sulla parete di destra, vi è per primo il cattivo ladrone Gestas, come riporta l’iscrizione, così che i ladroni sembrano affiancare la scena della Crocifissione. Gli affreschi successivi sono i più danneggiati e dunque irriconoscibili. Dalle iscrizioni ancora leggibili si può ipotizzare si tratti di una Deposizione e di una scena con le tre Marie al sepolcro.

 

Testo tratto da:
https://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?sec=100133&otype=1023&id=3005329
https://aemecca.blogspot.com/2015/10/s-antuono-oppido-lucano.html

Rilevatore: AC

MAGLIE (LE). Chiesa parrocchiale del “Sacro Cuore e di Sant’Antonio abate” e antica chiesa di S. Antonio abate

Via Gallipoli, 2
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La posa della prima pietra della NUOVA CHIESA avvenne il 24 Aprile 1949. L’edificio fu costruito su un terreno donato dal comm. Giuseppe Tamborino Frisari per voto della figlia Maria Addolorata. I lavori ebbero inizio nel 1950 e furono ultimati nel 1958. Al progetto iniziale furono in seguito apportate numerose modifiche tese ad una globale semplificazione dell’impianto, la cui matrice è chiaramente razionalista.
Nel 1951, come ricorda un’iscrizione posizionata a lato dell’ingresso, fu ultimato l’Oratorio del Sacro Cuore, collocato alla sinistra della chiesa.
LA chiesa fu consacrata dall’arcivescovo mons. Raffaele Calabria il 5 Luglio del 1959.
Nel 1981 fu realizzato il mosaico absidale, raffigurante l’Apparizione del Sacro Cuore a Santa Maria Alacoque, realizzato da Lauretana Arte e donato da Francesco e Teresita Micolano.
Nel 1996, per volontà dell’allora parroco don Antonio Castellana, è stato realizzato un nuovo impianto campanario
Nel 1999 sono stati adeguati l’impianto elettrico e quello acustico.
Nel 2000 hanno avuto inizio i lavori di sostituzione delle vetrate policrome, realizzate dalla Ditta Lauretana Arte di Lombaraccio, che si dispongono simmetricamente lungo la navata e in corrispondenza del lanternino sovrastante il presbiterio.

La facciata, piuttosto semplice, è coronata in alto da una teoria di celle campanarie che si estendono lungo tutta la larghezza del prospetto, e svettando al di sopra del piano di copertura ripropongono uno schema architettonico antico. L’ampio portale centrale è fiancheggiato da due ingressi minori, e nell’apparente spessore della facciata si inseriscono, simmetricamente disposti, due vani di servizio e due vani scala che conducono al piano di copertura e alla cantoria ricavata sulla controfacciata. Il sagrato, sopraelevato di alcuni gradini, è delimitato a sinistra dal corpo di fabbrica dell’oratorio del Sacro Cuore.

L’impianto compositivo rispetta pienamente il tipo basilicale, ma ne semplifica gli elementi architettonici secondo i canoni del razionalismo. All’interno le pareti laterali sono caratterizzate da un ritmo serrato di pilastri, tra i quali si alternano stilizzate edicole rettangolari e nicchie semicircolari leggermente più ampie in larghezza, a definire una scansione non priva di un certo dinamismo. Le nicchie, dotate di semplici altari lapidei su predella di un solo gradino, si sviluppano liberamente sino all’architrave, mentre le edicole sono sormontate da superfici murarie aperte al centro da snelle finestre rettangolari con vetrate policrome. L’abside semicircolare, di modeste dimensioni, comunica direttamente con la sacrestia posizionata alla sua sinistra, a sua volta collegata ai locali parrocchiali.
Sull’architrave si imposta il sistema di copertura, costituito da un’unica volta molto ribassata orientata secondo l’asse principale. La copertura piana del presbiterio rispetta invece la quota dell’architrave, ma si dota al centro di una lanterna circolare sul cui perimetro si dispongono dodici finestre con vetrate policrome che lasciano piovere sull’altare una luce abbondante.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/36532/Maglie+%28LE%29+%7C+Chiesa+del+Sacro+Cuore+e+di+Sant%27Antonio+Abate

 


Antica chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio abate, 14
https://goo.gl/maps/hHqMdAicF3rWM4bZ6

É una delle chiese più antiche della città, Parrocchia fino al 1959. Recenti restauri vi hanno trovato all’interno tombe dell’età medievale.
La chiesa è caratterizzata da una facciata semplice e austera, ornata soltanto da due angeli sulla cornice del portale, che sorreggono lo stemma cittadino.

All’interno vi sono la statua del Santo e la nicchia dove si trovava la Ruota degli Innocenti.
Da ciò che si evince da alcuni documenti, in questa zona si trovava in origine la piccola struttura di una comunità monastica attorno a cui si riunivano i fedeli; divenuta troppo piccola questa struttura, si decise nel XIV- XV secolo di costruire l’attuale chiesa.
Dal 1959 la funzione parrocchiale è passata alla nuova Chiesa del Sacro Cuore, costruita nelle vicinanze, vedi sopra.

DERUTA (Pg). Chiesa di Sant’Antonio abate, con affreschi.

Piazza Benincasa, 10
https://goo.gl/maps/rXcbbJpo8W7nKcW86

La costruzione dell’edificio è anteriore al 1480, anno in cui Bartolomeo Caporali dipinse l’affresco con la “Madonna della Misericordia” collocato sulla parete sinistra del presbiterio.
La chiesa, in origine, era sede della “Compagnia di Sant’Antonio o del Nome di Gesù”, una ricca compagnia che poteva finanziare costose imprese pittoriche come quelle commissionate ai pittori Bartolomeo e Giovan Battista Caporali e a Niccolò Alunno.
Il piccolo altare in stucco della parete destra fu costruito nel 1875.
Dalla visita pastorale di mons. Vianello, vescovo di Perugia, del 30 giugno 1950, risulta che in quel periodo l’edificio era in pessime condizioni.

La facciata principale in muratura mista, priva di intonaco, ha ingresso con risalto in mattoni. Una finestra rettangolare si trova sopra il portone. Oggi è sopraelevata nel timpano con pilastrino centrale e croce in ferro (visibile la muratura diversa). In facciata vi sono tracce di un possibile portico. La parete di destra mostra al centro un portale a mattoni tagliati per sovrapporvi intonaco. Sono presenti cantonali che denotano l’esistenza di un altro ingresso e l’angolo terminale di un edificio più antico. Successivamente a destra c’è un arco a due ghiere corrispondente al presbiterio. Alla base di questa fiancata si vedono ancora le soglie con i mattoni a coltello dei due ingressi suddetti più una porticina posta verso la facciata.
La parete sul retro mostra una muratura in arenaria che termina all’altezza di circa m 3,50 ed è ricostruita nell’angolo sinistro. Al centro una porta ad arco a due ghiere ed a destra della stessa una nicchia con arco ribassato in arenaria lavorata. La parete di sinistra è coperta da edifici.

La pianta è rettangolare con grandi paraste. Ha un altare in una profonda nicchia a sinistra (come un grottino) corrispondente ad una modesta dilatazione planimetrica a destra che crea un effetto di transetto. A sinistra, all’inizio ed alla fine della chiesa vi sono due porte che conducono a due diversi locali. La struttura è in muratura intonacata internamente. Le paraste hanno lesene con cornice per capitello da cui partono arconi trasversali che dividono la chiesa in quattro campate. L’ultima, con il presbiterio, è molto più corta. La cappella di sinistra ha volta a botte. L’edificio risulta molto rimaneggiato. Presentava un grande ingresso laterale in mattoni lavorati e prendeva il posto di un’altra cappella detta “della Madonna delle Grazie”. Attualmente l’ingresso è in asse e la chiesa presenta segni di prolungamento.
Al suo interno (in una nicchia aperta nella navata) ospita importanti affreschi di Bartolomeo Caporali eseguiti nel 1480. Si tratta della Madonna della Misericordia tra i santi Francesco e Bernardino e, sulla volta, il Padre Eterno tra gli Evangelisti.

Sulla parete sinistra si trova una tela seicentesca, proveniente dalla Chiesa di San Francesco, raffigurante Cristo re tra la Madonna, San Francesco, quattro santi francescani e quattro sante francescane e le anime del Purgatorio.

L’altare maggiore a stucco è molto grande e forma una nicchia affrescata. Porta un’iscrizione: “ALTARE QVOTIDIANO PRIVILEGIATO SANT’ ANTONIO ABATE”.
Entro la nicchia Giovanni Battista Caporali (1) (Perugia, 1475 – Perugia, circa 1560) dipinse nel 1517 le Scene della vita di sant’Antonio abate  e le figure di san Rocco e san Sebastiano.
In alto a sinistra sono raffigurate le Tentazioni di sant’Antonio, in basso il Santo percosso dai diavoli.
A destra in alto è raffigurato l‘Incontro con il satiro che gli indicala via per raggiungere s Paolo eremita; in basso l‘Incontro tra i santi Antonio e Paolo eremita. Vedi anche immagini in basso.

Al centro dell’altare si trova in una nicchia, una statua in terracotta invetriata raffigurante Sant’Antonio abate che secondo gli storici fu plasmata nella stessa bottega di ambito robbiano che eseguì il Sant’Antonio di Padova della Pinacoteca Comunale di Bettona. Nella base si trova un’iscrizione quasi illeggibile: “Renovato al tempo de Julio Priore e Salvatore suo… A.D.1553 a di 20 decembre”.

Per la chiesa fu dipinto su commissione della Confraternita di Sant’Antonio Abate un gonfalone processionale, utilizzato dal XV secolo al 1953. Conservato nella Pinacoteca comunale di Deruta,  VEDI SCHEDA.

NOTA 1. Secondo un documento del 1522, trovato nell’Archivio notarile di Fano, risulterebbero pagamenti per pitture nella chiesa di Deruta a Pompeo di Piergentile Cocchi di Perugia. La questione è aperta vedi allegato.

Link e immagini:
http://www.luoghidelsilenzio.it/umbria/03_abbazie/03_spoletino_folignate/00144/index.htm

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/3374/Deruta+%28PG%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Battista_Caporali

A.C.