ASSISI (PG). Oratorio dei Pellegrini o dei Santi Antonio abate e Giacomo di Compostella, con affreschi

Via San Francesco, 13
https://goo.gl/maps/ZZNRa3uEHc4hY78U9

 

L’Oratorio dei Pellegrini, una piccola cappella costruita nel 1457, è sito in pieno centro storico di Assisi ed è parte integrante della Casa Madre dell’istituto delle Suore Francescane Missionarie di Assisi.
L’Oratorio fu edificato nel l457 dalla “Confraternita di S. Antonio e di S. Giacomo di Compostella”. Questa gestiva un piccolo Ospizio annesso, dove alloggiavano, rifocillavano e curavano i pellegrini poveri che venivano alla tomba di S. Francesco.
La confraternita finanziò, con offerte degli affiliati e dei benefattori, anche gli affreschi della cappella che furono eseguiti tra il 1468 e il 1477.

Tre furono i pittori del tempo che affrescarono l’edificio:
Matteo da Gualdo (1430?-1507) affrescò la facciata esterna della chiesa che il tempo e gli agenti atmosferici hanno reso quasi illeggibile. Vi rappresentò il Cristo in trono circondato da dodici angeli adoranti e al suo fianco i due santi protettori delle confraternite: S. Antonio a destra e S. Giacomo a sinistra.
All’interno dipinse l’intera parete dell’altare e vi pose in latino, sul lato sinistro, la firma e la data del suo lavoro. Tradotta suona così: «Questo lavoro fu fatto nell’anno mille quattrocento sessantotto, il primo di giugno. Lo dipinse Matteo da Gualdo».
La parete lunettata contiene al centro la Vergine Maria seduta in trono con il Bambino benedicente, in piedi sulle sue ginocchia. Il Bambino porta in mano un cartiglio con la scritta: «Fiat». Negli scomparti laterali sono i santi titolari dell’Oratorio: S. Antonio e S. Giacomo, ritti davanti ad una balaustra intarsiata. Sant’Antonio tiene con la destra il bastone a tau, con al mano sinistra regge un libro chiuso e un campanello; un maialino della cinta senese è ai sui piedi, a destra.
Alle due estremità dell’affresco compaiono due angeli ceruferari, sullo sfondo di una parete in mattoni rossi. Sulla trabeazione siedono sei angioletti nudi che giocano tra i fiori. Nella lunetta superiore è rappresentata l’Annunciazione. L’angelo e la Madonna sono separati dal vano della finestra.

Pierantonio da Foligno detto il Mezzastris (1435? – 1506) affrescò quasi tutto il resto della Cappella. Sulla parete destra, divisa in due scomparti, sono rappresentati due miracoli della leggenda di S. Giacomo: Il miracolo del giovane innocente impiccato e salvato da S. Giacomo e il miracolo dei galletti arrostiti che risuscitano sul piatto a testimonianza contro il giudice che aveva condannato a morte il giovane innocente. Sulla parete di fondo, sopra la porta, è rappresentato Cristo benedicente. È racchiuso in una mandorla e contornato da sei cherubini; ha l’aspetto giovanile e indossa una veste bianca. Ai suoi lati, in alto compaiono due angioletti oranti in piedi su una nube, più in basso, quattro angeli adoranti. Agli estremi del comparto altri due angioletti sostengono gli stemmi delle due confraternite: La «conchiglia» di S. Giacomo e il «tau» di S. Antonio.
Delle tre figure iscritte nei comparti bassi ai lati della porta il Mezzastris ha dipinto solo la figura di S. Antonio, a destra. Tiene il bastone a tau con la mano destra, con la sinistra raccoglie il mantello.
Nella parete sinistra sono rappresentate due scene prese dalla Vita di S. Antonio: La predica ai cammelli, che la Provvidenza ha inviato a lui carichi di generi alimentari per i poveri, e La distribuzione di denaro ai poveri che accorrono al suo monastero.  (Vedi immagini in basso.)
Le vele del soffitto incorniciano, su sfondo azzurro oltremare, quattro figure di Santi Dottori della Chiesa: S. Gregorio Magno, S. Ambrogio, S. Girolamo e S. Agostino.

Andrea di Assisi, detto l’Ingegno (1450-1521), uno dei migliori alunni del Perugino, fu l’aiuto del Mezzastris negli affreschi della cappella. Sono dovuti alla sua mano i due personaggi, visti di spalle, che assistono al miracolo dell’impiccato, sulla parete destra; ma soprattutto sono sue due delle tre figure rappresentate ai lati della porta d’ingresso: S. Giacomo, sul lato destro, e S. Ansano martire all’estremo lato sinistro. Il paesaggio che fa da sfondo a S. Ansano è chiaramente peruginesco.

 

Link e immagini:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/oratorio-dei-pellegrini-assisi-pg/

https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_dei_pellegrini

SPOLETO (PG), frazione Beroide. Chiesa campestre di Sant’Antonio abate, con affreschi

Fuori dell’abitato, lungo la SP 457
https://goo.gl/maps/yhCBAj8cC6QdEdZz9

 

La piccola chiesa campestre sorse nel XV secolo vicino al paese di Beroide nelle immediate vicinanze di un viottolo che si dipartiva dalla via Flaminia.
In origine assolveva allo scopo di lazzaretto, al fine di accogliere i malati di peste che venivano allontanati dalle mura del pase. Secondo alcune fonti la chiesa sarebbe sorta sulle rovine e utilizzando materiali di recupero di un piccolo castello chiamato Beccatiquello che nasceva proprio in quel sito, ma del quale non vi sono resti e se ne è perso anche il toponimo.
Nel 1310 Beroide fu preso dalle truppe guelfe di Perugia e alleati, alleati contro Spoleto, allora in mano ghibellina. Nel 1354 fu occupato dalle bande di fra’ Moriale (Sansi III/181-254).
La chiesa passò sotto la giurisdizione dell’Ordine ospedaliero degli Antoniani con sede a Roma e ciò provocò una fase di decadenza e successivamente passò al Comune di Spoleto.

La chiesa necessita a tutt’oggi di interventi di restauro, sia della struttura lesinata dal terremoto del 1997, sia degli affreschi che sono molto rovinati.

La facciata è a capanna e, al di sopra del portale, un piccolo clipeo in terracotta, forse settecentesco, include le figure di San Giovanni Battista e dell’Agnus Dei modellate con notevole freschezza.

Un’edicola è inserita sul lato esterno destro della chiesa e un affresco, in stato di conservazione pessimo, raffigura la Madonna col Bambino fra i santi Giacomo Maggiore e Antonio Abate. Risale al XV secolo e l’ispirazione dell’affresco è attribuibile alla tipica corrente del tardogotico spoletino.

Le pareti interne della chiesa sono decorate da numerosi affreschi, databili fra il 1410 e il 1460.
Nel catino absidale è raffigurata l’Incoronazione della Vergine fra angeli musicanti.
Nella cilindro absidale sono affrescati, al centro, la figura di Sant’Antonio Abate in trono tra due angeli e la scritta: “ST ANTONI ORA PRO POPUL….. DEVOTO BERROTANO”.
Ai lati quattro episodi della vita di sant’Antonio che, cronologicamente, sono da leggere da destra verso sinistra. Il primo all’estremità del cilindro, a destra di chi guarda sant’Antonio, è la scena di Antonio che dona ai poveri i suoi averi, con la scritta: “QUADO FU ANTONIU NELLA SUA JUVETU SPESO TUTTI SUOI BENI ALLI POURI PER AMORE DE DIO ANTONIU NO SE DEL MONDO CURA”; alla sinistra, l’episodio della Vestizione monacale del Santo, con la scritta “QUADO ELGLOLIUSU SANTU ANTONIU PIEGO LABBITU MONACHALE”.
Dopo la figura di sant’Antonio in trono, è raffigurato l’Incontro del Santo con san Paolo eremita e la scritta recita: “QUADO ELGLOLIUSU ST ANTONIU ADO ST PAULO PRIMU EREMITA”. All’estrema sinistra del cilindro absidale sono raffigurate Le esequie di sant’Antonio, con la scritta: “QUADO ELGLOLIUSU ST ANTONIU PASSO DE QUESTA PRESETE VITA”. Immagini in basso.

Molto interessanti come testimonianza del vernacolo delle campagne spoletine sono le didascalie in volgare che accompagnano le immagini.
Negli affreschi sono evidenti l’influenza diretta di Benozzo Gozzoli, che dipingeva nel 1452 nella vicina Montefalco, e di Filippo Lippi che era al lavoro nel 1467 nell’abside del duomo di Spoleto.

In seguito all’espansione dell’Ordine sulle principali strade di pellegrinaggio, sant’Antonio venne spesso raffigurato insieme con san Giacomo maggiore, come nell’oratorio dei Pellegrini di Assisi vedi scheda.
Il rapporto degli affreschi di Beroide con la civiltà dei pellegrinaggi è confermato dalla scena in cui il Santo fa elemosina dei suoi averi, dove è raffigurato un personaggio che indossa il tipico cappello con la conchiglia che ogni pellegrino era solito raccogliere a Compostela.

 

Link e immagini:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-santantonio-abate-beroide-di-spoleto/nggallery/page/1

https://www.montagneaperte.it/edicolesacre/spoleto-beroide-chiesa-di-santantonio-abate-spo076/


SAN POTITO ULTRA (AV). Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Libertà, 1. L’edificio a destra è la chiesetta della Congrega della Madonna del Soccorso.
https://goo.gl/maps/rgbSoVx9Ve42VpKT9

 

Nota come la chiesa madre del paese irpino, non si hanno notizie ben precise sulla sua data di costruzione: secondo la tradizione sarebbe stata eretta dall’ordine religioso cavalleresco dei Gerosolimitani. La chiesa parrocchiale non ha subito, nel tempo, modificazioni strutturali, ma vari sono stati gli interventi mirati alla conservazione dell’edificio. In particolare, fu danneggiata dagli eventi dell’ultima guerra mondiale. Successivamente colpita dai terremoti del 1962 e del 1980, la Chiesa fu restituita alla comunità il 7 dicembre 2003, con una solenne cerimonia presieduta dall’allora Vescovo di Avellino, Mons. Antonio Forte.

Oggi la Chiesa si presenta con una struttura tipica dello stile romanico con una facciata a capanna. Il portale è a vano rettangolare, sovrastato da due monofore laterali, con archi a tutto sesto.

L’edificio religioso è affiancato da una robusta e possente torre campanaria, a base quadrangolare, alla quale è addossato il Monumento ai Caduti delle due guerre mondiali.

Caratterizzata da una pianta a croce latina, all’interno, tra le varie opere custodite, spicca l’altare detto “dell’Annunziata”, al di sopra del quale è possibile ammirare una bella tela del XVIII secolo che raffigura l’Annunciazione.

 

Link:
https://sistemairpinia.provincia.avellino.it/it/luoghi/chiesa-di-santantonio-abate

AVELLINO. Chiesa di Sant’Antonio abate o di San Gennaro

Via Sant’Antonio abate
https://goo.gl/maps/tKhQqxoYs5iZtGTx8

 

Attualmente è chiesa cattolica ucraina di rito bizantino.

Lungo l’antica Via Salernitana, dal culmine di una ripida salita alla valle sottostante, si ergeva il popoloso Borgo Sant’Antonio, uno più antichi di Avellino, che aveva tratto il nome dalla Chiesa omonima. La chiesa è accanto alla Fontana di Grimoaldo o Tecta, menzionata nel 1138.

Citata nell’Elenco dei beni del Capitolo di Avellino, la Chiesa di Sant’Antonio abate risalente al 1584, successivamente, venne indicata prima anche come Chiesa di S. Gennaro, forse in relazione alla presenza di un busto in argento (XVII secolo) che formava oggetto di adorazione, e successivamente, durante la dominazione francese, Chiesa di S. Maria de la Salette.

La chiesa fu edificata con blocchi di tufo; due lapidi collocate all’interno testimoniano che ha subito vari rifacimenti nel corso degli anni, in particolare nel 1745, perché danneggiata da eventi bellici, alluvioni e terremoti.

Aula ad una navata rettangolare, coperta da volte.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1500221215

http://www.irpinia.info/sito/towns/avellino/chiese/santonioabate.htm

BELLANO (LC), frazione Vendrogno. Chiesa di Sant’Antonio abate

Dal 1 gennaio 2020 il comune di Vendrogno si è fuso per incorporazione con il comune di Bellano.
La chiesa sorge in Via Roma, 3
https://goo.gl/maps/hgpm6nrd22iTMzge7

 

La chiesa, costruita nel 1362 per volere della famiglia Campazzi, fu ampiamente rimaneggiata nel XVIII secolo, a partire dalla facciata. L’originale campanile a vela è stato sostituito con l’attuale campanile a pianta quadrata negli anni venti del Novecento.

Edificio a corpo semplice ad aula unica rettangolare terminante con abside quadrangolare e facciata a capanna. L’edificio cinquecentesco a pareti in pietra intonacata e affrescata è stato rialzato realizzando una copertura voltata sorretta da cornicione a stucchi. Nel secolo XVIII fu aggiunto il corpo della sacrestia e modificato il portale che era stato realizzato nel 1784.

Di particolare interesse sono: gli affreschi del ciclo della Passione del 1569, fatti dipingere da Pietro Musoni ed Emilio Vitali, sindaci di Vendrogno; altri delicati dipinti del 1567, in particolare sulla facciata la Madonna di Loreto; e gli stucchi dei maestri della val d’Intelvi.
Il più prezioso tra gli affreschi è probabilmente quello che rappresenta la Madonna col Bambino: viene attribuito ad un membro della famiglia Zavattari e fu rimosso da una casa privata di Vendrogno.

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1n070-00245/