CREMONA. Museo civico Ala Ponzone, dipinto con s. Antonio abate di T. Aleni, 1515

Dipinto a tempera su tavola trasportato su tela di 127,5 × 125,5 cm raffigurante “Madonna in adorazione del bambino con Sant’Antonio abate, San Giovanni Battista e angelo musicante”, del 1515, firmato dal pittore cremonese Tommaso Aleni detto Fadino (notizie 1505-1526). Iscrizione: “Thomas de Alenis Cremonensis / pinxit 1515”.
Inventario numero 159
Proviene dalla Chiesa cremonese di San Domenico.

 

Sant’Antonio è raffigurato a destra, inginocchiato, con saio violetto e mantello nero, si appoggia a un bastone a tau. Ai suoi piedi vi è un campanello e , a destra un piccolo maiale della cinta senese.

 

 

 

 

Il Museo trae origini dalle raccolte del Marchese Giuseppe Sigismondo Ala Ponzone e fu aperto al pubblico nel 1888 in Palazzo Ala Ponzone ma solo nel 1928 si ebbe il trasferimento nella sede attuale di Palazzo Affaitati.
Una prima sezione è dedicata al Medio Evo e al Quattrocento, con sculture, affreschi strappati, tavolette da soffitto e una ampia selezione della produzione legata alle opere dei Bembo. Segue la pittura cremonese del Cinquecento.
La Sala di San Domenico ospita una serie di opere provenienti dalla demolita chiesa dei frati predicatori e mostra gli apporti milanesi nella cultura locale del Seicento (Cerano, Nuvolone, Procaccini).
Le sale successive sono dedicate alla natura morta cremonese e alle testimonianze della pittura dei secoli dal XVII al XIX. Le ultime sale accolgono una selezione di arti applicate (porcellane orientali, ceramiche e maioliche lombarde ed europee, avori, smalti); la sezione dedicata all’iconografia di Cremona e una panoramica della pittura lombarda e cremonese del secondo Ottocento e del Novecento.
via Ugolani Dati, 4

 

Immagine da Wikimedia

Link:
http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/34118/Aleni%20Tommaso%2C%20Madonna%20in%20adorazione%20del%20Bambino%20con%20sant%27Antonio%20Abate%2C%20san%20Giovanni%20Battista%20e%20angelo

https://musei.comune.cremona.it/it/musei/museo-civico-ala-ponzone

VITERBO. Chiesa di Santa Maria della Verità con immagini di s. Antonio abate

Forse fondata nella seconda metà del XII secolo, con intitolazione originaria a san Macario; alcuni decenni dopo vi si insediarono i Servi di Maria, ai quali spetta la dedicazione della chiesa alla Madonna della Verità. Nella seconda metà del XV secolo fu dotata di un ricco apparato decorativo di cui sono rimaste parecchie importanti tracce.

Sul lato sinistro dell’interno della chiesa si trova l’altare dei muratori (già decorato dalla Deposizione dalla Croce di Costantino Zelli, ora nel Museo civico); la cappella cinquecentesca con nicchia affrescata con “Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e Antonio abate (opera di almeno due mani di influenza peruginesca del XVI secolo), con un successivo inserto al centro che raffigura dei taglialegna al lavoro, datato 1661, a conferma dello stretto legame tra il complesso di S. Maria della Verità e le corporazioni cittadine.
Sant’Antonio a destra, ha le mani appoggiate sul bastone a tau, ma la parte inferiore della figura è abrasa. Vedi particolare nella foto in alto.


 

A fianco vi è la cappella dedicata a Sant’Antonio abate.
La maggior parte delle cappelle della chiesa fu tamponata durante la Controriforma e ridotta alla sola arcata o trasformata in  semplici altari addossati alle pareti laterali.

Il Santo è raffigurato in entrambi gli stipiti con i suoi tradizionali attributi.
Stipite destro: s. Antonio tiene con la mano sinistra la campanella e il libro su cui è il fuoco, ai suoi piedi spunta il muso di un maiale.


 

Sull’arcata della splendida cappella Mazzatosta (1469), vi è anche la figura di sant’Antonio abate con un libro nella mano destra e campanella nella sinistra, opera firmata di Lorenzo da Viterbo (attivo 1444 ca./ 1472 ?) e della sua bottega.
Il Santo è raffigurato in abito monastico turchino, libro nella mano destra e  – attributo eccezionale – incensiere nella sinistra.


Foto da
:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1200095022-5


In controfacciata si trova un affresco, staccato e riportato su tela, attribuito a Lorenzo da Viterbo o più probabilmente a Francesco d’Antonio Zacchi detto “il Balletta” (attivo nel XV secolo), con l’Annunciazione (copia da quella nel Pantheon di Melozzo da Forlì) e sotto  i santi Antonio abate, Marta e Maddalena.
L’opera è molto rovinata.
Sant’Antonio, a destra, con folta barba bianca, tiene in mano un libro.

 

 

Info sulla Chiesa:
https://viterbo.artecitta.it/chiesa-di-santa-maria-della-verita/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_della_Verit%C3%A0_(Viterbo)

TERAMO. ex ospedale psichiatrico e cappella di Sant’Antonio abate

Via A. Saliceti, 16
 https://maps.app.goo.gl/dDDLQgwnV1ixCQQR6

 

«Sub anno Domini millesimo trecentesimo vigesimo tertio, Pontificatus Sanctissimi Patri et Domini, Domini Ioannis, Pape XXII». Con queste parole inizia il documento, redatto presso il Palazzo Vescovile del tempo dal regio notaio Lorenzo di Nicola Angelo e datato 28 febbraio 1323, che segnò la nascita di quello che poi divenne il complesso ospedaliero di Sant’Antonio abate. Il documento recava, come attesta lo storico e canonico aprutino Nicola Palma, la bolla del Vescovo Niccolò degli Arcioni con la quale questi concesse al teramano Bartolomeo Zalfoni taluni privilegi per la sua meritoria opera di apertura di un luogo di ricovero e assistenza per i bisognosi della Città, a cui diede la denominazione di Ospizio di Sant’Antonio abate e per le finalità del quale mise a disposizione alcune sue case site nell’attuale zona di Porta Melatina. Il Vescovo indicò Bartolomeo Zalfoni quale «hospitalario» di Sant’Antonio abate e ricondusse alla «divina inspirante gratia» la lodevole iniziativa di realizzare un luogo di ricovero e assistenza per i malati e i poveri, «acciocché potessero al presente e in avvenire servire il Signore e pregarlo con maggiore devozione e tranquillità per i benefattori e per la redenzione dei loro peccati».
Una grande lapide in marmo, un tempo posta nell’atrio dell’ingresso principale del complesso ospedaliero e oggi trafugata, ricordava l’episodio.
Nei secoli la struttura fu ampliata e ristrutturata più volte.

Dopo l’Unità d’Italia, fu istituita in ogni Comune una Congregazione di carità, alla quale doveva essere affidata l’amministrazione di tutte quelle strutture sociali, ospedaliere ed assistenziali sino ad allora operanti nel territorio; quindi anche l’ospizio di Sant’Antonio abate passò sotto la cura di questo nuovo organismo.
Nel luglio 1881, su iniziativa dell’allora presidente della Congregazione di carità, Berardo Costantini, fu istituita in apposita sala al piano terra dell’edificio dell’Ospizio una sezione riservata ai pazienti affetti da disturbi di carattere psichico. Tale reparto col tempo si ampliò sempre più e, dopo la costruzione del nuovo ospedale teramano nel 1925, l’ospizio fu dedicato solo alle attività manicomiali e assunse formalmente la denominazione di «ospedale psichiatrico». Nel 1968 confluì nell’Unità Sanitaria Locale di Teramo che ne è tuttora amministratrice e proprietaria.
L’ospedale restò in funzione per un totale di 675 anni, di cui 117 come ospedale psichiatrico a partire dal 1881 sino alla chiusura nel 1998.

Il 22 Novembre 2022 la Regione Abruzzo annunciò un bando europeo destinato all’intero recupero della struttura la quale, nel suo 75%, ospiterà la Cittadella della Cultura gestita dall’Università, per il rimanente sarà abilitata ad auditorium, piazzali comunali ed ad uno speciale distretto ASL per terapie neurologiche sperimentali.

 

All’interno del complesso, fu edificata la chiesa dedicata a Sant’Antonio abate, tuttora legata alla tradizionale cerimonia di benedizione degli animali che si tiene il 17gennaio.
L’edificio fu decorato successivamente in stile barocco e fungeva da cappella interna dell’Ospedale. Accessibile sia dall’interno che dall’esterno, è collegato al resto delle strutture da una scala a chiocciola. Alla chiesa è annessa una sagrestia. Attualmente fronteggia Via delle Recluse. All’interno della chiesa vi sono statue e quadri di s. Antonio abate di varie epoche.
Una statua a sinistra del presbiterio presenta il Santo che tiene con la mano sinistra un libro su cui è il fuoco, la destra ha perso il bastone che reggeva.

 

Link:
https://www.ospedalepsichiatrico.it/la-storia/

BRESCIA. ex chiesa di Sant’Antonio di Vienne/abate, ora Cavallerizza

Via Chiappa, 15
https://maps.app.goo.gl/qr5Wu17P9oKZhqMdA

 

Chiesa e convento furono fondati nel 1445 dai canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne. Raffigurata in una cartina del 1764, foto in alto, indicata dal numero 38. Vedi NOTA 1
A partire dal Quattrocento, fu ricavato un ospizio per accogliere i pellegrini in città e per assistere i malati e i poveri. Nel 1537 l’istituto assistenziale venne associato all’ospedale Maggiore. Le strutture caddero progressivamente in rovina a causa del declino dell’Ordine, fin dal principio del secolo XVI risultano affidate in commenda. Nel 1568, vennero concesse ai padri Gesuiti che vi fondarono il collegio dei Nobili, attivo fino al 1822. Il convento fu poi ampliato e la chiesa arricchita di opere d’arte in parte andate distrutte durante l’incendio del 1669 e in parte vendute a collezionisti privati.

Nell’Ottocento gli edifici furono trasformati nella Cavallerizza, sede del maneggio pubblico della città, progettata nel 1845 dall’architetto Luigi Donegani.
La nuova facciata neoclassica fu arricchita da decorazioni che rimandano al mondo dell’equitazione.
L’interno, ad aula unica, presenta iscrizioni ed affreschi pertinenti alla chiesa primitiva, scoperti in occasione dei lavori per trasformare l’edificio in un’aula studio, funzione che mantenne fino al 2017.
Conclusi nel 2023 i restauri la grande sala è adibita a esposizioni e sala polifunzionale.

 

Tra le numerosissime opere che custodiva si sono conservati in “loco” solo alcuni affreschi della primitiva chiesa. Sono pregevoli e molto interessanti testimonianze soprattutto del primo Quattrocento, di cui erano pubblicati solo due affreschi staccati da Panazza. Su segnalazione di Alberto Zaina è stato pubblicato dal Mario Marubbi (in “intorno alle Mura. Brescia Medoevale” , la Natività, con ai lati i santi Antonio abate e Bartolomeo, entro una nicchia tardogotica, affresco datato 1426 e un altro affresco più tardo del 1486. Ma alla Cavallerizza vi sono anche altri frammenti, alcuni di notevole interesse ed altri affreschi tra il tardo Trecento e i primi decenni del Quattrocento.
Altri due affreschi sono conservati nella Pinacoteca Tosio Martinengo, vedi scheda.


NOTA 1. Immagine in alto da: Polati Andrea, Il ciclo bassanesco della Passione e i Gesuiti di Sant’Antonio abate di Brescia, In “ Annali di Storia Bresciana”, 4, 2016, pp. 225-44. Cartina a p 228, tratta da: Domenico Carboni, Veduta di Brescia, Brescia 1764, 65,5 x 142 cm. BQBs, Cart. i.1 (particolare della chiesa di Sant’Antonio abate, segnata con il numero 38)


Link:

https://m.facebook.com/media/set/?set=a.1198646730222334.1073741856.107697769317241&type=3

BRESCIA. Pinacoteca Tosio Martinengo, affreschi con s. Antonio abate, XV secolo

Affresco staccato che raffigura: “Madonna in trono che allatta il Bambino con sant’Antonio abate” del secondo- terzo decennio del XV secolo, opera della bottega dei Bembo, famiglia di pittori cremonesi attivi in varie città lombarde nel Quattrocento.
Strappato dalla ex chiesa di sant’Antonio di Vienne, VEDI SCHEDA, dalla cella della torre campanaria.
Il Santo, a destra con la lunga barba bianca, identificato dal saio monacale e dal bastone con la campanella; inclina la testa in direzione dei personaggi divini e rivolge lo sguardo verso lo spettatore.
Le figure, purtroppo, sono mutile della loro parte inferiore e una grossa lacuna deturpa anche la parte sinistra della persona di Maria privandola di parte del braccio, del manto e del seggio.
«Secondo la lettura critica che lo storico Panazza fece in un suo scritto del 1963, questo affresco risalirebbe al periodo in cui la famiglia Bembo cominciava la sua attività nella città di Brescia. In particolare, lo studioso lo avvicinava allo stile del capostipite Giovanni Bembo, riscontrando certe tonalità cromatiche tipiche della tradizione cremonese, rilevabili anche nell’affresco della Madonna col Bambino in trono e Sant’Anna fra le Sante Apollonia e Caterina collocato nella chiesa bresciana di San Francesco, attribuibile proprio a Giovanni. Entrambi questi affreschi inoltre sono molto vicini anche ad un’altra Madonna bembesca, la Vergine in trono e santa martire, appartenente al Museo Civico Ala Ponzone di Cremona. … La maggior parte dei visi presenti in questi dipinti vengono realizzati partendo dallo stesso impianto di forma ovale allungata in cui i capelli o i veli lasciano scoperta la stessa porzione di fronte inoltre, gli occhi, i nasi, le bocche e le sopracciglia sono tracciati su un disegno che sembra essere ripetuto quasi invariato in tutti gli esempi citati. Anche il trattamento degli incarnati e dei panneggi, definito da passaggi cromatici molto delicati sulle stesse tonalità di colore, e gli identici decori delle aureole a linee raggiate limitate da una banda esterna formata da piccole sfere, contribuiscono ad avvicinare ulteriormente il dipinto della Pinacoteca alle opere di San Francesco e di Cremona. …  Tutti gli aspetti di somiglianza riscontrati risultano estremamente importanti perché, oltre a permettere di collocare l’affresco della Vergine allattante della collezione bresciana nel panorama artistico di primo Quattrocento legato alla famiglia Bembo, potrebbero avvicinare quest’opera anche ad alcuni affreschi presenti nella ex chiesa di Sant’Antonio di Vienne, ora Aula Cavallerizza. In particolare modo un dipinto raffigurante due volti di Santi (forse Cosma e Damiano) nel vano di base della ex torre campanaria, contiene soluzioni formali assolutamente simili a quelle dell’opera della Pinacoteca, nonché quasi identici tratti stilistici.
Questo potrebbe costituire un elemento determinante anche per individuare la collocazione originaria sia di questa Madonna in trono sia di altri due affreschi, sempre della collezione della Pinacoteca. Presenti in un inventario dei Depositi Comunali del 1876, potrebbero risultare proprio frammenti strappati alla decorazione di questa ex chiesa bresciana (o del complesso monastico ad essa collegato) che venne definita in una relazione del celleraio antoniano Giovanni da Romagnano del 5 aprile 1462: «variis picturis depicta».

 

Info, immagine e parte del testo da pagina non più attiva:
www.turismobrescia.it/it/punto-d-interesse/affresco-della-madonna-trono-che-allatta-il-bambino-con-santantonio-abate

 


Un altro frammento di affresco strappato dalla sagrestia dell’ex chiesa di S Antonio, conservato oggi nel Museo, raffigura sant’Antonio abate, con barba bianca e bastone che termina con un’ampia curvatura.

Link:
https://www.facebook.com/watch/?v=2502001516726707