BERGAMO. Chiesa di San Nicolò ai Celestini, affreschi con s. Antonio abate, XIV secolo

La Chiesa e il Monastero furono costruiti nel 1310, nel borgo che un tempo si chiamava Plorzano e ora Santa Caterina. Originariamente appartenenti alla congregazione dei Celestini, fondata da Pietro di Morrone, papa Celestino V, e facenti parte dell’ordine Benedettino.
L’edificio fu modificato nel XIII secolo con l’aggiunta di una nuova parte di fabbricato che ha creato la composizione a croce greca, e con la nuova collocazione del presbiterio e dell’altare maggiore spostato di novanta gradi. In seguito la chiesa fu ampliata e nel 1600 resa “barocca”, con una grande scala e l’aggiunta di affreschi, stucchi e intagli al suo interno.
Si sono conservati piccolo Chiostro medievale, a pianta quadrata, il porticato e il Chiostro grande, con quattro pilastri angolari in pietra e capitelli trecenteschi.
Il Monastero fu chiuso a fine ‘800, mentre la Chiesa, dopo un periodo sconsacrata, venne restaurata e restituita alla città e al culto nel 1939.

La chiesa conserva preziosi affreschi trecenteschi.
L’affresco che porta la data del 1393 raffigura “I cinque santi”: sant’Antonio abate, santo Vescovo, santa Caterina d’Alessandria, san Nicola e san Cristoforo ed è considerato l’opera migliore dell’artista attivo nell’ultimo quarto del XIV secolo chiamato “Maestro di San Nicolò ai Celestini”. (Vedi foto in alto) Questi affreschi sono posti nel transetto destro dell’aula che originariamente era la zona absidale. I Santi sono posti dentro arcate finemente dipinte come se fosse un polittico e mostrano una raffinata capacità artistica con notevole ricercatezza nella scelta cromatica.

Nei restauri del 2010 sono stati rinvenuti altri affreschi trecenteschi molto rovinati e attribuiti al “Maestro dell’Albero della Vita” (dall’omonima opera nella chiesa bergamasca di Santa Maria Maggiore) raffigurante la Madonna in gloria con il Bambino, santo vescovo (forse san Nicola di Bari), sant’Antonio abate, e tre devoti inginocchiati. A destra il Santo tiene il bastone a tau.

Bibliografia chiesa:
Angelini L., Vicende e restauri della chiesa e convento di S. Nicolò ai Celestini in Bergamo, Bolis, Bergamo 1939

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Nicol%C3%B2_ai_Celestini

https://www.visitbergamo.net/it/dettagli-oggetto/7381-chiesa-di-s-nicol%C3%B2-ai-celestini/

MALTA – RABAT. Cappella del Palazzo Verdala, dipinto con s. Antonio abate di Mattia Preti

Olio su tela di 245 x 156 cm Raffigura la Madonna col Bambino e i santi Giovanni battista Antonio abate.
Dipinto nel 1663 circa da Mattia Preti (Taverna CZ, 1613 – Malta – La Valletta, 1699).

La cappella, sui terreni del palazzo Verdala (edificato nel 1586) del Gran Maestro dei Cavalieri di S. Giovanni di Malta, nel verdeggiante bosco di Buskett, fu dedicata alla Madonna del Parto finché non venne ricostruita dal Gran Maestro Nicolás Cotoner, probabilmente non molto dopo la sua elezione nell’ottobre 1663.

La nuova pala d’altare fu commissionata a Preti che s’ispirò alla Madonna Pesaro di Tiziano.
La Madonna e il Bambino sono ritratti in trono tra le nuvole, molto vicini allo stendardo dell’Ordine di San Giovanni. Le due piante di cotone sullo stendardo si riferiscono ai fratelli Rafael e Nicolás Cotoner che furono Gran Maestro uno in seguito all’altro. Il Battista è inginocchiato e indica il suo attributo dell’agnello, mentre a destra l’eremita sant’Antonio abate è accompagnato dagli attributi del maiale  e del bastone. Nella cappella la pala è affiancata ai due lati da dipinti a mezza figura di San Nicola di Bari e dell’Arcangelo Raffaele, santi protettori rispettivamente dei due Gran Maestri Cotoner. Questi dipinti più piccoli sono chiaramente contemporanei alla pala, ma evidenziano le debolezze di esecuzione di bottega.


Bibliografia:

Spike J. T., Mattia Preti. Catalogo ragionato dei dipinti, Firenze 1999

Link:
http://mattia-preti.it/224-madonna-con-il-bambino-san-giovanni-battista-e-santantonio-abate/

MONFALCONE (Go). Edicola con mosaico dedicato a Sant’Antonio abate

Vicino al parcheggio delle Terme Romane
https://goo.gl/maps/FuGizzyAvJAGHJx58

Come ogni anno in occasione della festa di S. Antonio abate che si ricorda il 17 gennaio, la comunità parrocchiale del SS. Redentore ha rinnovato la benedizione degli animali, legata dalla tradizione al santo protettore degli animali domestici e delle stalle.
Dopo la Messa delle 10.30 la statua lignea del santo, unica cosa rimasta della chiesetta che sorgeva sulla collina del Lisert e andata distrugga nel primo conflitto mondiale, è stata portata davanti all’oratorio “Don Tonzar” e don Giovanni Derosa dopo aver spiegato il significato della festa, ha benedetto gli animali presenti portati lì dai vari bambini e da persone anziane a cui loro fanno compagnia. È seguito un rinfresco in oratorio cui hanno assistito anche i cani ed i gatti presenti con i loro padroni.
Nel pomeriggio invece presso le Terme Romane in zona Lisert accanto al parcheggio si è svolta l’inaugurazione e la benedizione dell’edicola dedicata proprio a S. Antonio abate.
Davanti ad una numerosa folla ha preso la parola il Sindaco Altran dichiarandosi contenta di condividere con i tanti parrocchiani di Via Romana e del mandamento questo momento tanto atteso di questa opera che raffigura il santo protettore di queste zone. Ha ringraziato poi a nome dell’amministrazione comunale tutte le realtà che hanno contribuito a questa realizzazione, la Società Terme Romane ed i suoi soci, la Ditta costruttrice, la ICI Coop ed il signor Giusto Zoff della parrocchia del SS. Redentore che ha dato sprone e spinta all’idea di questa opera. Ha preso la parola anche don Rino Lorenzini per molti anni parroco nel rione Via Romana- Solvay che se pur in carrozzina per le precarie condizioni di salute, ha voluto essere presente e ha ricordato in breve la storia della chiesetta e di S. Antonio abate legato alla tradizionale benedizione degli animali.
E’ intervenuto poi il dottor Aniello Langella, presidente della prima sezione regionale Archeoclub costituitasi a Monfalcone con il nome di Caput Adrie, il quale ha sottolineato questo evento sotto tre aspetti: in questi giorni si ricorda un secolo dal bombardamento di questa area e quindi anche della chiesa dedicata al santo con una scritta che riporta la data del 12 marzo 1916; S. Antonio era il santo anche del fuoco sacro, oltre che monaco era un taumaturgo perché guariva la malattia del fuoco di S. Antonio, con il grasso del maiale che leniva le ulcere e le ferite; infine questa zona è legata all’acqua elemento purificatore e come il Battesimo, purifica nel corpo e nello spirito, una fonte di acqua che contiene zolfo e che è curativa per varie malattie. “Oggi non si svolge qui solo una commemorazione storica e religiosa- ha detto il dottor Langella – ma vuole essere un momento di riappropriazione di un territorio da parte di tutti i monfalconesi.”
Don Gilberto Dudine parroco di S. Nicolò ha ringraziato il mosaicista Vanni Aita che ha realizzato l’immagine di S. Antonio che si trova all’interno dell’edicola e dopo la preghiera di don Giovanni Derosa e lo scoprimento da parte di due bambini, don Rino ha benedetto quest’opera tanto attesa cui è seguito un caloroso applauso.

 

Autore: Paolo Zuccon

Fonte: www.voceisontina.eu, 1 feb 2016

Segnalazione: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

TEGLIO VENETO (VE). Oratorio di Sant’Antonio abate

Strada Provinciale, 91  – Via Partz
https://goo.gl/maps/SXbMAHr1wufru4Cn7

La chiesetta, come prova un documento recentemente pubblicato (1), fu realizzata intorno al 1477, o negli anni immediatamente seguenti, ad opera del capomastro “Martino da Fagagna”, su commissione della comunità di Teglio.
Fin dalle origini essa fu legata alla confraternita dedicata a Sant’Antonio abate.
All’interno è ancora visibile parte della decorazione pittorica originaria del secolo XV (due affreschi con l’immagine di San Sebastiano, uno dei quali datato 1492, ed un altro con Sant’Antonio di Padova) e del XVI (S. Agata e Battesimo di Gesù ed altre tracce quasi illeggibili).
Da segnalare anche la presenza di alcune tele: il Padre Eterno benedicente (secc. XVI-XVII), il Transito di San Giuseppe e l’Estasi di Sant’Antonio di Padova (già collocate sugli altari laterali datati 1738).
Pala dell’altare maggiore è la tela raffigurante la “Madonna del Carmelo con ai lati S. Antonio abate e (a destra) i SS. Rocco e Sebastiano” di Sante Conti (1871).

Di particolare pregio è pure la tarsia in marmo sul paliotto dell’altar maggiore (secentesco, ma certamente più antica di questo) raffigurante Sant’Antonio abate.
Il porticato antistante, frutto di un intervento più tardo (fine XVI o inizi del secolo successivo), fu uno dei luoghi – assieme all’attigua cinquecentesca casa del comune e sede della confraternita di Sant’Antonio Abate – di incontro dei capifamiglia del comune che si riunivano in pubblica vicìnia per deliberare sulle questioni inerenti la vita della comunità civile e religiosa di Teglio.

 

Autore: Eugenio Marin

(1) E. Marin, 1477: “Hedificare in villa Tilei unam ecclesiam”. Contributi per una storia dell’oratorio di S. Antonio Abate di Teglio Veneto, in Teglio Veneto: storia delle sue comunità. Tei, Sintiel, Suçulins. Materiali e documenti, a cura di A. Diano, Teglio Veneto, Fogolâr Furlan “Antonio Panciera”, 2007, pp. 73-106.

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/65794/Chiesa+di+Sant%27Antonio

Segnalazione: Davide Cecchi – lifemusicdavide@gmail.com

CARPINETI (RE), frazione Villaprara. Oratorio di Sant’Antonio abate

Piazzale Sant’Antonio abate, 4 – Villaprara
https://goo.gl/maps/GDNyusLgPJkjG4MFA

 

L’oratorio è del XVII secolo.
Ha facciata a capanna; sopra la porta un frontone spezzato, una piccola finestra rettangolare e al di sopra un’apertura ovale.
Muratura in pietrame con giunti in rilievo.
Piccolo campanile a vela sulla sinistra.

 

 

Link:
https://www.comune.carpineti.re.it/vivi-carpineti/scopri-carpineti/i-borghi/san-pietro/