USA – RALEIGH. North Carolina Museum of Arts – Kress Foundation, tavola “Madonna col Bambino incoronata da angeli, con i santi Giovanni evangelista, Antonio abate e donatore”, Scuola di Pavia, XV secolo

Tempera e foglia d’oro su tavola, carta e inchiostro, 34 x 24,1 cm
Datato al 1400 circa e modificato nel 1425-75. Attribuito alla scuola pittorica di Pavia.
Inventario numero K22 – GL.60.17.21

Provenienza: Julius Böhler, Monaco e Lucerna, entro il 1909; conte Renato Avogli Trotti [1875-1946], Parigi; conte Alessandro Contini Bonacossi [1878-1955] Roma-Firenze; venduto a Samuel H. Kress [1863-1955] il 2 ottobre 1928 come opera della “Scuola della Lombardia”; dono alla Galleria Nazionale d’Arte nel 1939; rimosso nel 1952 e restituito alla Samuel H. Kress Foundation; regalo al North Carolina Museum of Art nel 1960.

Sant’Antonio abate, a destra, è riconoscibile per la campanella che ha nella mano sinistra.

 


Link:

https://kress.nga.gov/Detail/objects/3353

USA – DENVER Museo d’Arte, tavole “Quattro Santi” con s. Antonio abate, dal “polittico del duomo di Camerino”, di C. Crivelli, 1488-90

Tempera e olio su tavole. Dimensioni totali, con cornice, 64,8 × 61,6 cm.
Opere del pittore veneziano Carlo Crivelli (1430-1498).
Inventario numero 1956.92 Esposto.

Provengono da: Cattedrale di Camerino (MC), Marche; Conte Grigorij Sergeevič Stroganoff [1829-1910], Roma; sua figlia, principessa Maria Grigorievna Scherbatoff, e i suoi figli, il principe Vladimir Alekseevich e la principessa Aleksandra Alekseevna, Palazzo Stroganov, Roma, 1910 – 1920 [tutti e tre d. 1920]; forse Elena Scherbatoff [arriva a Roma nel 1920, vedova del principe Vladimir Alekseevich, nipote del conte Gregorio Stroganoff, sposa a Roma il principe Vadim Wolkonskij]; Giorgio Sangiorgi (Galleria Sangiorgi) e Contini, Roma, entro il 1926; acquistato nel 1926 da Contini-Bonacossi da Simon [1867-1941] e Olga [1877-1970] Guggenheim, New York; donato in trust nel 1956 dalla signora Olga Guggenheim al Denver Art Museum.

 

Il contratto per il polittico del Duomo è del 1488, la firma sulla pala centrale (KAROLUS CHRIVELLUS VENETUS EQUES AUREATUS PINXIT) mostra come l’artista appose il titolo di “eques aureatus”, ovvero cavaliere, ottenuto nel 1490 da Ferdinando d’Aragona, quindi l’esecuzione è contemporanea o successiva a tale data. Rimosso nel 1548 dall’altare maggiore, danneggiato dal terremoto del 1799. Parte dei pannelli furono portati a Brera in epoca napoleonica, altri furono dispersi e alienati e spostati in varie sedi.
Oggi i  pannelli noti del polittico sono:

  • Madonna della Candeletta, 218 x 75 cm, Milano, Pinacoteca di Brera
  • Santi Pietro e Paolo, 217 x 47 cm (perduta la metà sinistra danneggiata dal terremoto), Milano, Pinacoteca di Brera (deposito a lungo termine da Venezia, Gallerie dell’Accademia)
  • Santi Ansovino e Girolamo, 187 x 71 cm (non originale il gradino inferiore), Milano, Pinacoteca di Brera (deposito a lungo termine da Venezia, Gallerie dell’Accademia).

12 tavole con Santi, ora disperse in molteplici musei in Europa e negli Stati Uniti, che ornavano i pilieri della struttura architettonica, e che dovevano essere cari alla tradizione ecclesiale ed alla devozione popolare:

  • Sant’Agostino, San Nicola, Santa Caterina da Siena; Santa Lucia, pannelli di 51 x 15 cm, Avignone, Musée du Petit Palais
  • Sant’Antonio abate, San Cristoforo, San Sebastiano, San Tommaso d’Aquino (Denver, Art Museum
  • Santa Caterina di Alessandria; San Domenico, pannelli di 48 x 13 cm, Firenze, Museo Stibbert
  • San Francesco che riceve le stigmate, Beato Ugolino Magalotti da Fiegni (?), pannelli di 51 x 15 cm, Portland, Art Museum

Altre tavole che componevano la complessa macchina sono scomparse o andate distrutte: in particolare s’ignora quale soggetto (forse una Crocifissione o una Pietà) fosse raffigurato nel registro superiore; manca inoltre qualsiasi traccia di una predella.

 

Le tavole a Denver raffigurano i santi Antonio abate, Cristoforo, Sebastiano e Tommaso d’Aquino con un libro e un modellino della chiesa.
Sant’Antonio indossa l’abito monastico, tiene con la destra una grossa campana e con la sinistra un nodoso bastone che termina con una testina. Il muso di un maiale scuro e zannuto spunta ai suoi piedi a sinistra.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.denverartmuseum.org/en/object/1956.92

https://it.wikipedia.org/wiki/Polittico_del_Duomo_di_Camerino

MILANO. Pinacoteca di Brera, scomparto dal “polittico di San Domenico di Camerino” con s. Antonio abate, di C. Crivelli, 1482

Tempera e olio su tavola, scomparto di predella di polittico di 26 x 62 cm
Opera di Carlo Crivelli (Venezia, 1430? – Ascoli Piceno, 1495).
L’opera, assieme ad altre, proviene dallo smembrato “Polittico di San Domenico di Camerino
Gli scomparti sono i seguenti. Una ricostruzione a destra in basso.

  • Madonna col Bambino che stringe un fringuello, 190×78 cm, Milano, Pinacoteca di Brera con firma e data
  • Santi Pietro e Domenico, 170 x 60 cm, Milano, Pinacoteca di Brera
  • Santi Pietro martire e Venanzio, 170 x 60 cm, Milano, Pinacoteca di Brera
  • Santi Antonio abate, Girolamo e Andrea, 25  x62 cm, Milano, Pinacoteca di Brera (scomparto della predella)
  • Santi Giacomo maggiore, Bernardino da Siena e Nicodemo, 25 x 60 cm, Milano, Pinacoteca di Brera (scomparto della predella)
  • Arcangelo Gabriele, 54 x 38 cm, Francoforte, Städel
  • Vergine annunciata, 54 x 38 cm, Francoforte, Städel
  • Resurrezione, 50 x 70 cm, Zurigo, collezione Abegg-Stockar

 

S. Antonio è raffigurato a sinistra, con una grossa campana, un nodoso bastone e la tau sul mantello; mostra un’espressione corrucciata.

 

«Realizzata nel 1482 per la chiesa di San Domenico a Camerino, l’opera, imponente e preziosa nello stile, segna il culmine di un percorso iniziato alla metà degli anni Settanta, che vede armoniosamente uniti uno squillante decorativismo, un’ambiguità illusiva che confonde realtà e finzione e una solida impaginazione costruttiva.

Firma e data sotto la “Madonna col Bambino che stringe un fringuello”. Milano, Brera

La sfarzosità degli inserti di materiali preziosi è felicemente bilanciata dalla simmetria della suddivisione in pannelli e dalla monumentalità della resa anatomica. L’ostentata magnificenza dell’opera corrisponde a una volontà ideologica e politica: in quegli anni Camerino, retta dall’episcopato di Fabrizio da Varano, si trovava in piena competizione con la vicina Urbino, gareggiando così nell’esibizione del fasto, anche sul piano artistico. L’opera riesce così a riunire esigenze di carattere prettamente devozionale, con la presentazione delle glorie domenicane (Pietro Martire e Domenico) e delle tradizionali autorità gerarchiche (Pietro con le massicce chiavi dorate e i santi della predella) con esigenze legate alla sfera politica, come attesta la presenza del patrono cittadino Venanzio.
L’opera, in passato, è stata interessata da due importanti restauri, risalenti il primo al 1824 e il secondo agli anni Cinquanta del Novecento. Il primo si è rivelato cruciale per la storia del dipinto: ha compreso infatti una nuova doratura, il re-inserimento di diversi materiali (paste di vetro a imitazione di pietre pregiate, perle dette “di Roma”) e, infine, una re-incorniciatura di gusto neo-rinascimentale, mantenuta fino al dopoguerra.
Il restauro odierno ha interessato in primo luogo il supporto. In seguito a una fitta sequenza di indagini, riflettografiche e stratigrafiche, si è potuto appurare che i pannelli sono stati ridotti di qualche centimetro rispetto alle dimensioni originarie. Il supporto delle tavole è stato rafforzato con listelli, rimediando ai danni provocati dal restauro novecentesco; si è infine proceduto alla sostituzione delle antiche traverse, con un sistema di contenimento che consentisse i naturali movimenti del legno, e alla restituzione di continuità al supporto.
Per la superficie pittorica, che godeva di un buono stato di conservazione, è stata sufficiente una rimozione di depositi atmosferici, vernici e patinature, in modo da valorizzare l’originaria qualità cromatica del dipinto.» (1)

 

Link:
(1) https://restituzioni.com/opere/trittico-di-san-domenico/

https://sammlung.staedelmuseum.de/en/work/the-angel-of-the-annunciation

https://it.wikipedia.org/wiki/Polittico_di_San_Domenico_di_Camerino

COLLOCAZIONE IGNOTA. Tavola “Vergine in trono col Bambino, sant’Antonio abate e altro Santo, sormontati da Crocifissione con la Vergine e San Giovanni”, scuola toscana, fine XIV – inizi XV secolo

Tempera e foglia d’oro su tavola centinata di 63,7 x 39,5 cm

L’opera è corredata da due expertise, sulla stessa fotografia, di Amedeo Morandotti e Giuliano Briganti: la prima rimanda il dipinto ad un artista toscano, attivo negli ultimi decenni del Trecento e ipotizza una possibile attribuzione alo pseudo Ambrogio di Baldese; la seconda suggerisce di inserire l’opera nella prima produzione dello stesso pittore.
Negli anni passati, sotto il nome di Ambrogio di Baldese sono confluite diverse opere, oggi riconosciute alla giovinezza di Mariotto di Nardo, e parte dei cataloghi di Lippo d’Andrea e di Ventura di Moro, tutti pittori giotteschi attivi a Firenze tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento.

Venduto dalla casa d’aste Finarte, Milano – Roma, il 29 novembre 2022, lotto 124

Sant’Antonio abate, con barba biforcata, è raffigurato a destra, con saio marrone e mantello nero; reca nella mano sinistra un libro rosso e nella destra il bastone.

 

 

Link:
https://www.finarte.it/asta/dipinti-e-disegni-antichi-roma-2022-11-29/scuola-toscana-fine-secolo-xiv-inizio-secolo-xv-vergine-con-bambino-in-trono-sant-antonio-abate-e-altro-santo-sormontati-da-crocifissione-con-la-vergine-e-san-giovann-87318

ROMA. Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo – Quadreria, tavola “Madonna in trono col Bambino tra angeli e i santi Giovanni battista e Antonio abate”, ambito fiorentino, 1420-30

Tempera su tavola di 74 x 44 cm
L’opera è stata attribuita da vari critici a maestri di ambito fiorentino della prima metà del XV secolo. Zeri (1963) la attribuisce allo “Pseudo Ambrogio di Baldese”; Ponuncey la riferisce a Bicci di Lorenzo, mentre Bologna la attribuisce a Rossello di Jacopo Franchi. Infine Boskovits (1975) esclude che il dipinto sia di mano di Bicci di Lorenzo e ritiene la tavola da riferirsi a Masolino e databile al 1420 circ.a

Dipinto di alta qualità giunto a Castel Sant’Angelo con la donazione Contini Bonacossi del 1928.

Sant’Antonio abate ha la barba bianca, saio scuro e mantello bianco, tiene un libro rosso nella mano sinistra e nella destra un bastone che termina a forcella.

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Rileviamo che nella catalogazione dei Beni Culturali https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1200111719
la figura destra è erroneamente identificata con san Benedetto, mentre è correttamente indicata nel cartello presente al Museo (a destra).

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Immagini da:
https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g187791-d191105-Reviews-Museo_Nazionale_di_Castel_Sant_Angelo-Rome_Lazio.html

Rilevatore: AC