LOREGGIA (Pd), fraz. Loreggiola. Oratorio di Sant’Antonio abate al Carpane.

La chiesetta del Carpane, così chiamata perchè sorta quando la zona era popolata di foreste di carpini e di altri alberi tipici, in una natura dove i corsi d’acqua privi di argini esondavano di frequente creando vaste aree paludose, non ha mai cessato di rappresentare un luogo religioso, frequentato con costanza dagli abitanti, anche se non con continuità.
https://goo.gl/maps/vcsv8bk9uwuG4DzB8

Le origini della prima costruzione sono incerte, ma la chiesetta viene nominata nel 1192 nel testamento di Speronella Delesmanini.
La chiesetta è semplice, quasi austera, ma armoniosa nelle proporzioni e costituisce con i suoi affreschi di autore ignoto una delle testimonianze storico-artistiche più significative del territorio circostante.
La facciata è molto semplice, completamente intonacata, delimitata da due lesene sprovviste di basamento e culminante in una vela campanaria senza campane. Il portale d’ingresso è incastonato in una piccola edicola rinascimentale composta da due lesene su basamento, trabeazione e timpano. Il rosone, sottolineato dalla decorazione interna, è sostituito da nove semplici fori sulla muratura.
La pianta è rettangolare, orientata in direzione est-ovest con l’ingresso a est e altare a ovest. L’inversione di ingresso e altare non appartiene all’edificio originario ma è esito dei lavori di restauro succedutisi nei secoli. All’interno dell’aula gli ultimi lavori di restauro hanno portato alla luce numerosi affreschi.
La controfacciata risulta essere interamente affrescata e mostra un partito architettonico cinquecentesco con grande arco centrale, che un tempo incorniciava l’altare nella sua posizione originaria. Su tutto il perimetro dell’aula è inoltre presente una cornice interamente affrescata in corrispondenza dell’attacco della copertura, che riporta simboli di S. Paolo, di S. Giacomo Maggiore, di S. Giovanni e di S. Matteo. Sopra l’altare, sul timpano ricavato tra le falde del tetto e la fascia affrescata è presente uno stemma nobiliare, forse attribuibile alla famiglia Robbobelli.
Il campanile a pianta quadrata è integrato all’interno della chiesa, alla destra dell’altare maggiore. Strutturalmente poggia sui muri perimetrali della chiesa e su un pilastro in calcestruzzo armato a vista all’interno dell’aula.
Sull’altare maggiore una tela ed una piccola statua rappresentano Sant’Antonio abate.

Info:
Via Carpane, 59 – Loreggiola, Loreggia (PD)

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/63967/Oratorio_di_Sant’Antonio_Abate_al_Carpane_Loreggiola,_Loreggia

URBINO. Galleria Nazionale delle Marche, tavola “Madonna in trono col Bambino, stigmate di san Francesco, s. Antonio abate e san Bartolomeo, Crocifissione, s. Cristoforo”, 1423-25

Tempera e fondo oro su tavola di 62,5 x 60 cm
Opera di Arcangelo di Cola, realizzata nel 1423-25.
Proviene dalla Collezione Vittorio Cini di Venezia e successivamente collezione della contessa Ylda Guglielmi Cini di Roma. Nelle collezioni della Galleria Nazionale delle Marche dal 1987.
Inventario numero 1990 D 29 Restaurato nel 1988.

Arcangelo di Cola è uno dei protagonisti della pittura dell’Italia centrale dei primi decenni del XV secolo.
In quest’opera mostra riferimenti a diverse lezioni stilistiche, presentandosi quindi come un’artista eclettico. La Madonna col Bambino, di linea semplice e severa, si caratterizza per la saldezza d’impostazione e rivela riferimenti a Gentile da Fabriano e a Masaccio. Negli scomparti laterali, con quattro scene non propriamente legate tra loro, prevale il goticismo. La derivazione fabrianese è evidente nelle stigmate di san Francesco; ricordi camerti, in particolare di Olivuccio di Ciccarello, si possono notare nei santi Antonio abate e Bartolomeo; semplice e lineare arcaicismo di stampo riminese è riscontrabile nella Crocifissione; il naturalismo tipicamente gotico prevale nel san Cristoforo.

Sant’Antonio è rappresentato nella consueta iconografia, con libro rosso e bastone.

 

Link:
https://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Cultura/Catalogo-beni-culturali/RicercaCatalogoBeni/ids/23148/Madonna-in-trono-con-il-Bambino-San-Francesco-dAssisi-riceve-le-stimmate-Crocifissione-di-Cristo-con-la-Madonna-e-San-Giovanni-evangelista-SantAntonio-abate-e-San-Bartolomeo-San-Cristoforo

https://www.movio.beniculturali.it/pmmar/eccellenzegallerianazionaledellemarche/it/24/arcangelo-di-cola-madonna-col-bambino-in-trono-stigmate-di-san-francesco-santantonio-abate-e-san-bartolomeo-crocifissione-san-cristoforo

https://www.treccani.it/enciclopedia/arcangelo-di-cola-da-camerino_%28Dizionario-Biografico%29/</>

VICENZA. Museo Civico di Palazzo Chiericati, tavola “Madonna in trono con il Bambino tra i santi Ansano, Antonio abate, Girolamo e Francesco” di B. Montagna, 1475-80

Olio su tavola, 182 x 160 cm.
Attribuita al pittore vicentino Bartolomeo Montagna (1449 circa – 1523). Datata tra il 1490 circa e prima del 1536.
La tavola ebbe in passato diverse attribuzioni: a Vittore Carpaccio, a Benedetto Montagna, a Bernardino da Murano, a Giovanni Speranza e infine a Bartolomeo Montagna.
Inventario numero A 44 Esposta al primo piano

 

Sant’Antonio abate è raffigurato a sinistra in secondo piano, con saio scuro e mantello chiaro, tiene in mano un bastone.

 

Immagine:
https://www.photo12.com/en/image/ghr22a02_364

Link:
https://www.museicivicivicenza.it/it/mcp/collezione.php?autore=&titolo=&inventario=A+44&cerca=t

http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/24455/Speranza%20Giovanni%2C%20Madonna%20con%20Bambino%20in%20trono%20tra%20sant%27Ansano%2C%20sant%27Antonio%20Abate%2C%20san%20Girolamo%20e%20san%20Francesco%20d%27Assisi

USA – RALEIGH. North Carolina Museum of Arts – Kress Foundation, “Madonna di Loreto che appare ai santi Giovanni battista, Eligio e Antonio abate” del Domenichino, 1618-20

Olio su tela di 241 x 170,5 cm
Opera di Domenico Zampieri detto il “Domenichino” (1581 – 1641), realizzata nel 1618-20-
Inventario numero K1623 – GL.60.17.51

Commissionato dall’orafo Antonio Salvatore per la cappella di famiglia nella Chiesa di San Francesco a Fano; venduto dalla Chiesa il 25 febbraio 1805 al marchese Antaldo Antaldi; Francesco Rosaspina, Bologna; il principe Eugenio Beauharnois, viceré d’Italia [1781-1824]; Luciano Bonaparte, principe di Canino; venduto nel 1814 a Maria Luisa, ex regina d’Etruria [morta nel 1824], Roma; per lascito a suo figlio, Carlo Luigi di Borbone Parma, duca di Lucca, Londra; vendita, Phillip’s, Londra, 5 giugno 1841, n. 42/51 o 52; Johnston[e?]; Sir Frederick Cook (1844-1920), 2nd Bart., Doughty House, Richmond, Surrey, nel 1903; per eredità a Sir Herbert Cook (1868-1939), 3rd Bart., Doughty House, almeno fino al 1932; venduto presumibilmente dopo il 1939 al conte Alessandro Contini Bonacossi [1863-1955] Roma-Firenze; venduto alla Samuel H. Kress Foundation il 10 marzo 1949; dono 1961 della Samuel H. Kress Foundation al North Carolina Museum of Art.

Il quadro è stilisticamente molto vicino ad altri dipinti da cavalletto di questo periodo della sua carriera (un parallelo particolarmente pertinente è l‘Angelo Custode, nel Museo di Capodimonte, Napoli, firmata e datata 1615). Un ovvio modello per la composizione di K1623 era a portata di mano nel duomo di Fano: la Madonna in gloria e Santi (firmata e datata 1613) di Lodovico Carracci, nella cui accademia bolognese aveva studiato il Domenichino.

«Giuseppina Boiani Tombari, grazie alla scoperta di nuovi documenti d’archivio, ha collegato il dipinto al testamento di tal M.° Antonio del quondam Gio. Battista Salvatore romano e orafo (Fano, Archivio di Stato, Fondo Notarile, Astolfo Battisti, v. YY, 1602-1636, cc. 54r-57r), venuto forse a Fano in qualità di zecchiero. Il 20 gennaio 1625 l’orefice dispone nel suo testamento un lascito di cento scudi ai frati conventuali per la celebrazione in perpetuo di una messa alla settimana nel suo altare dei Santi Giovanni Battista ed Eligio. Viene così motivato anche l’attributo iconografico del bacile coi gioielli altrimenti inspiegabile (Eligio è protettore degli orafi) e quindi cade la vecchia identificazione con san Paterniano.
Giovanni Battista ha in mano una croce e Antonio abate la campana ai piedi. I tre Santi guardano la visione della Madonna col Bambino nel cielo. La casa in miniatura su cui è seduta fa riferimento alla tradizione secondo cui la sua casa di Nazareth fu miracolosamente trasportata a Loreto, località a sud di Fano vicino alla costa adriatica.
La studiosa G. Boiani Tombari nota ancora che dai documenti risulta che M.° Antonio aveva bottega nella contrada di San Leonardo dove viveva anche Giovan Battista Buratti (Fano, Archivio di Stato, Notarile, Astolfo Battisti, vol. Y, 1619, cc. 202r-204v), uno degli stuccatori della cappella Nolfi, nel Duomo della città, affrescata, tra il 1618 e il 1619, da Domenichino; è molto probabile che il Buratti fu il tramite tra maestro Antonio e il pittore.»(1)

 

Parte del testo:
(1) https://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Cultura/Catalogo-beni-culturali/RicercaCatalogoBeni/ids/53569/Madonna-di-Loreto-San-Giovanni-Ba%E2%80%A6

Link:
https://kress.nga.gov/Detail/objects/2920