GIAVENO (TO). Cappella di San Sebastiano, con immagine di sant’Antonio abate

La sua posizione ai confini del borgo, addossata al muro perimetrale del cimitero, potrebbe far ipotizzare un suo utilizzo come riparo per i pellegrini diretti verso la via Francigena oppure come lazzaretto.
Solo nel 1689 si ha la prima testimonianza documentaria sulla cappella, il recente ritrovamento degli affreschi quattro-cinquecenteschi posti nell’area presbiteriale rende San Sebastiano l’edificio religioso esistente più antico di Giaveno e permette di datare la costruzione della cappella tra il XV e il XVI secolo.
L’occasione della scoperta del ciclo si deve alla volontà della comunità locale di far restaurare la pala d’altare settecentesca. Rimossa la tela è fortunosamente emersa la Madonna col Bambino, risparmiata alle imbiancature seicentesche. Successivi interventi di restauro nel 2007 hanno recuperato gli affreschi sulla parete di fondo.

La cappella, a pianta rettangolare ad aula unica, è suddivisa in tre campate voltate a vela. L’edificio presenta struttura in muratura portante mista, in pietrame e mattoni; il tetto è a falde con copertura in tegole.
La facciata è riquadrata da lesene e cornice, conclusa con timpano triangolare; al centro si apre la porta d’ingresso, affiancata da due finestre rettangolari, e sormontata da rosone ovale.
Il campanile si eleva sul lato destro dell’edificio, in corrispondenza dell’angolo creato tra la sacrestia e la terza campata e ha base a pianta quadrata; è suddiviso in cinque registri da cornici in mattoni.
All’interno, sul lato sinistro della seconda campata è collocata l’ex pala d’altare, raffigurante la Madonna col Bambino, san Sebastiano, san Grato, san Filippo Neri e san Biagio.
Nell’ultimo quarto del Quattrocento sembrerebbe possibile collocare il gruppo di santi emersi sulla superficie del secondo pilastro dal lato sinistro della navata ove, entro una cornice architettonica di notevole risalto prospettico, sono raffigurati, in senso orario, san Pietro, san Paolo, sant’Antonio abate e san Biagio e, sull’estradosso del terzo arcone, la figura assisa di un santo vescovo.
Le volte della prima e seconda campata sono dipinte a tinta unita, nella tonalità rosata, con riquadrature di tonalità grigia; la volta della terza campata è decorata a finto cielo, con raffigurati i quattro Evangelisti negli angoli.
La parete di fondo, che presumibilmente apparteneva al più antico edificio, presenta gli affreschi quattro-cinquecenteschi recuperati: al centro, sotto il rosone, è raffigurata una Madonna col Bambino; la restante parete è affrescata, in alto, con scene del Martirio di Marco e Marcellino e la decollazione di Tiburzio; san Sebastiano tradotto davanti all’imperatore Diocleziano; in basso, san Sebastiano ucciso a colpi di bastone e, a destra della Madonna, san Sebastiano appare alla nobile romana Lucina.

 

Per approfondire vai a: RESTALDI_Le-campagne-decorative-della-chiesa-riscoperte-dai-restauri.pdf

Info:
via San Sebastiano angolo via Ruata Fasella.
Visitabile installando l’app: https://play.google.com/store/apps/details?id=it.cittaecattedrali.chieseaporteaperte&hl=it

Fonte:
https://archeocarta.org/giaveno-to-cappella-di-san-sebastiano/

RIGOLATO (UD), fraz. Ludaria. Sant’Antonio abate, all’ingresso di un vecchio stavolo.

Ludaria è un paese con case di pietra che sfidano il tempo. Alcune si aprono solo d’estate, quando le famiglie tornano alle radici. Altre sono vissute tutto l’anno, anche con la neve e le basse temperature.
Ogni edificio racconta la fatica, il sacrificio, la resilienza di chi ha amato profondamente la propria famiglia e la propria terra. Di chi si svegliava presto, per andare “su la mont”, e lavorava tutto il giorno.
Memorie che vivono tra le vecchie tavole di legno degli stavoli, nelle immagini devozionali dipinte sui muri, nella chiesetta silenziosa che veglia dall’alto sull’abitato. Anche un’immagine di sant’Antonio abate, protettore degli animali, all’ingresso di uno stavolo.

Segnalazione: Paola Treppo

CASTIGLIONE DEI PEPOLI (BO). “Chiesa Vecchia”, statua e dipinto di s. Antonio abate

La chiesa della Beata Vergine della Cintura è più nota come “Chiesa Vecchia” e fu ricostruita nella seconda metà del Seicento.

 

Conserva una statua di 136 x 80 x 60 cm, risalente ai secolo XVII-XVIII, in legno e cartapesta che raffigura sant’Antonio abate seduto su un seggio in atto di benedizione; impugna con la sinistra un bastone da cui pende una campanella; ai suoi piedi i tradizionali attributi: la mitria, la fiamma e il maialino che lascia trasparire qualche accento di gusto popolare. La scultura è caratterizzata dalle proporzioni allungate delle membra e dall’ampio panneggio delle vesti che chiude la figure in un’ellissi quasi perfetta. Una grande tau dorata è sullo scapolare.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800023417

 


Nella chiesa è anche un’ancona lignea scolpita dopo il 1657, anno in cui fu offerto dai fedeli il legname necessario. Anche la pala che contiene, un olio su tela di 230 x 155 cm, potrebbe risalire «alla metà del secolo XVII e sembra dello stesso autore del dipinto, di analoga composizione, visibile sull’ancora della cappella di S. Antonio di Padova; è la stessa mano della tavola con la “Madonna con il Bambino e Santi” conservata in sacrestia e proviene dall’antica chiesa. L’artista potrebbe essere un “Don Sebastian Chareti pitore da Fontana, maestro di scolla a Castiglione”, che restaurò, nel 1645, la statua della Madonna e il cui nome è l’unico tramandato. E’ in effetti artista in ritardo che riprende, in termini modesti, moduli cinquecenteschi restituiti con ingenuità. D’interesse iconografico il riferimento al territorio castiglionese, sintetizzato con gli abeti e i castagni. L’affollamento delle figure segnala la particolare devozione degli abitanti del territorio per s. Lucia e s. Antonio, che erano già affrescati sui muri della chiesa antica.»

La pala raffigura Santa Lucia (in alto) con (in basso su un prato) i santi Cristoforo, Sebastiano, Fabiano, a sinistra; Petronio, Antonio abate e Francesco a destra; Nell’angolo inferiore destro, sotto s. Antonio, il muso del maiale.
Sant’Antonio, con la tau sul mantello, tiene con la mano sinistra un libro e con la destra il bastone cui è appesa una campanella.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800023422

ALTAMURA (BA). Cattedrale di S. Maria Assunta, dipinto con “tentazioni s. Antonio abate”, di F. Sagliano, 1876

La splendida cattedrale gotica conserva all’interno un dipinto a olio su tela centinata, di 340 x 183 cm, che raffigura “le tentazioni di Antonio abate”, firmato e datato 1876 da Francesco Sagliano (S. Maria Capua Vetere, 1826 – Napoli 1890).

Sant’Antonio, con un corto saio monastico, sta voltando le spalle a diavoli e demonesse tentatrici e si rivolge a un ceppo su cui sono una rozza croce, un teschio e un libro.

 

Link e immagine:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1600169117

Info sulla Cattedrale:
https://www.comune.altamura.ba.it/index.php/it/vivere/750366

https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Santa_Maria_Assunta_(Altamura)

LATERZA (TA). Chiesa matrice di San Lorenzo, affresco con s. Antonio abate

Rimangono in controfacciata affreschi – presumibilmente quattrocenteschi – che raffigurano alcuni Santi e la Madonna.

In alto a destra si riconosce la figura di sant’Antonio abate, con lunga barba bianca e bastone nella mano destra.

 

Info sulla chiesa:
https://www.sanlorenzomartire.com/la-nostra-chiesa-madre-2/