SAN PIETRO IN LAMA (LE). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via XX Settembre
https://goo.gl/maps/XsGpEYCCMUKpm72g9

 

La chiesa di Sant’Antonio è la più antica del paese. Fu iniziata la ricostruzione nel 1682 in seguito al danneggiamento subito dall’antica cappella nel 1546 per una perturbazione atmosferica.
La riedificazione terminò nel 1713.
Nel 2015 fu eseguito un restauro e risanamento conservativo della chiesa e delle pertinenze.

L’edificio possiede una facciata strutturata su due livelli separati da una cornice marcapiano. L’ordine inferiore, spartito da lesene doriche, accoglie il portale d’ingresso con ai lati due nicchie timpanate. L’ordine superiore presenta lesene ioniche e doriche con finestra rettangolare e nicchie poste in asse con quelle sottostanti. Due volute laterali e un frontone sormontato da una croce concludono la facciata. L’edificio è dotato di un piccolo campanile a vela.

L’interno ospita l’altare maggiore dedicato alla Madonna delle Grazie, con relativa tela, e quello laterale di Sant’Antonio abate.
Pregevole è il pavimento maiolicato, risalente al XIX secolo, ed eseguito dalla storica ditta leccese Paladini.

 

Il 17 Gennaio si celebra la benedizione del pane e degli animali.


Link:

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/86354/San+Pietro+in+Lama+%28LE%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://oltrelecce.it/chiesa-di-santantonio-abate-4/

POPPI (AR). Cappella del Castello dei conti Guidi, affreschi con s. Antonio abate di Taddeo Gaddi, XIV secolo

La Cappella dei Conti Guidi, uno degli ambienti più belli del castello di Poppi, è un ambiente quadrangolare di forma irregolare, coperto da volta a crociera con costoloni su peducci in pietra, illuminato da una monofora soprastante un arcone. Le vele con i Quattro Evangelisti e le pareti accolgono i pregiati affreschi di Taddeo Gaddi.
Il pittore nacque a Firenze attorno al 1300. Era figlio del pittore Gaddo di Zanobi Gaddi (detto Gaddo Gaddi), ma dal padre fu ben poco influenzato perché fin da giovanissimo (si dice 10/12 anni) entrò come garzone nella bottega di Giotto dove sembra sia rimasto per oltre vent’anni, forse fino alla morte del Maestro (1337). Faceva parte della Compagnia di San Luca e dai documenti di questa si desume l’anno di morte del pittore, a Firenze nel 1366.
I dipinti devono essere stati realizzati dopo il 1330, e conclusi entro il 1350.

Il ciclo pittorico si sviluppa nelle ampie lunette delle tre pareti affrescate, e rappresenta le Storie del Vangelo, tratte in gran parte dai Vangeli apocrifi. Ogni scena è delimitata da una cornice policroma che  raccorda la pittura alle forme architettoniche. Nella narrazione pittorica sono rappresentate, in ogni lunetta due episodi: delle storie di Maria, della vita di San Giovanni Battista e di San Giovanni Evangelista. Al di sotto di tali pitture correva un fregio (non realizzato da Taddeo Gaddi) con figure di Santi a mezzo busto. Sono giunti fino a noi solo quattro immagini. In seguito alla destinazione della cappella ad uso carcerario ai tempi dei Lorena, sono andati perduti l’altare e il coro.
Sopra l’ingresso vi è la prima lunetta in cui è raffigurata a sinistra la Presentazione di Gesù al Tempio; a destra invece la Dormizione della Madonna; purtroppo l’affresco manca di molti dettagli.
Sulla parete nord, nella seconda lunetta, sono stati raffigurati, a sinistra l’Incontro di Gesù con San Giovanni nel deserto e la tradizione vuole che gli individui che sono inginocchiati ai piedi del Cristo raffigurino i membri del Casato dei Guidi. Nella parte destra vi è la Danza di Salomè ambientata in una tavolata in stile trecentesco, animata da personaggi vestiti alla moda del tempo. Tra i commensali spicca il re Erode, vestito di rosso, al quale viene offerta da un soldato la testa del Battista.
Nella terza lunetta infine sono raffigurate due scene della vita dell’apostolo Giovanni. A sinistra, la Resurrezione di Drusiana episodio narrato in un Vangelo apocrifo, che sarebbe avvenuto nella città di Joppe. A destra vi è raffigurata l’Assunzione di San Giovanni, accolto dal Salvatore e da due angeli.

 

Una raffigurazione di sant’Antonio si trova entro l’arcone della parete che invece della lunetta decorata ha una finestra. Il dipinto raffigura un finto polittico di cui sono rimaste solo la Madonna col Bambino al centro e i due Santi di destra a mezzo busto, s. Giovanni evangelista e, all’estremità destra, sant’Antonio abate che tiene libro e bastone a Tau.  Vedi foto in alto.

 

Taddeo Gaddi nella Cappella dei Guidi dipinse anche altre parti di questa sala come il finto architrave, posto sotto la lunetta con le storie di s. Giovanni Battista e sopra una piccola porta, dove sono rappresentati a mezzo busto due Santi Vescovi a sinistra e Sant’Antonio abate a destra, con barba biforcata, che tiene libro e campanella nella mano sinistra e bastone a Tau nella destra.

 

 

Bibliografia:
Brezzi A., Gli affreschi di Taddeo Gaddi nel castello dei conti Guidi di Poppi, Biblioteca comunale rilliana, Poppi 1991

Link:
https://www.nadiagiammarco.it/gallery-castello-di-poppi/

https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_dei_Conti_Guidi_(Poppi)

FABRIANO (AN). Cattedrale di San Venanzio con immagine di s. Antonio abate, XVII secolo

La chiesa conserva molti capolavori pittorici del XIV e XVII -XVIII secolo.
La quarta cappella a destra fu affrescata con Storie della Passione da Orazio Gentileschi (1563 – 1639) che lasciò anche una figura a mezzo busto di sant’Antonio abate di 70 x 100 cm. Circa 1600-1624.
Attribuito al Gentileschi da Amalia Mezzetti (1930, p. 549), è stato sempre trascurato dalla critica

Il Santo ha una lunga barba bianca e sembra appoggiarsi ad un bastone terminante a croce e ha in mano una piccola campana

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/guter/kunstwerk/6319569/Gentileschi+Orazio+prima+met%E0+sec.+XVII%2C+Sant%27Antonio+abate

https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Fabriano

VALLERANO (VT). Chiesa di San Vittore con immagini di s. Antonio abate

La chiesa risale al XIII secolo e fu ampliata nel XIV.
Le pareti laterali appaiono molto ricche nelle decorazioni dal punto di vista cromatico e grafico; in ogni nicchia laterale vi sono pale d’altare con interessanti dipinti raffiguranti i Santi e scene della cristianità. Notevoli sono anche gli affreschi sull’abside e sul catino.

 

 

 

 

 

Nel secondo altare a sinistra, un olio su tela del XVII secolo raffigura la Madonna col Bambino tra i santi Domenico, Lorenzo, Giovanni Evangelista, Andrea e Antonio abate (a destra).


 

 

Nel secondo altare della parete destra, a fianco dell’ingresso, è raffigurata l’Assunzione della Vergine, sotto è una statua di Sant’Antonio abate, ai suoi piedi un maiale.

 

 

 

Link e immagini:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/83637/Vallerano+%28VT%29+%7C+Chiesa+di+San+Vittore+Martire

https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-san-vittore-vallerano-vt/

CORCHIANO (VT). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/RGQSEtuHxoMzEPoq5

 

Nel 1422 fu costruita una piccola cappella dedicata a S. Antonio abate.
Nel 1478 la cappella fu ampliata per l’aumento del numero dei fedeli e prese le dimensioni attuali. Probabilmente allora la facciata a capanna fu trasformata in una a terminazione rettilinea.
Nel 1970 fu realizzato il nuovo altare con rivestimento in marmo bianco che fu posto al centro de presbiterio. Nel 1975 fu rifatta interamente la pavimentazione di aula e presbiterio con mattonelle in gres. Nel 1980 fu rifatto l’impianto elettrico e quello di diffusione audio, poi revisionato nel 2005. Nel 2000, per volere della Confraternita o Fratellanza intitolata al Santo, fu rifatta la tinteggiatura interna, verniciati gli elementi in legno della copertura e furono comprati nuovi banchi sostituendo in parte quelli esistenti. Nel 2007 furono aggiunte due sedute vicino all’Altare a supporto della cattedra.

La Chiesa si trova fuori dal centro storico ed è di modeste dimensioni. Ha una facciata in stile romanico con tufo a faccia vista che presenta in sommità la terminazione rettilinea, un portale con cornice in peperino e due finestre laterali. Sul portale la scritta in latino: “Egidio Ranaldi e Domenico Celli fondarono nel 1478 la chiesa in onore di S. Antonio”.

Internamente si notano affreschi di pregio posti lungo le pareti laterali nei pressi del presbiterio: a sinistra è presente S. Antonio e S. Atanasio nell’atto di narrare la vita di S Antonio abate, mentre a destra un affresco raffigura il Santo.

Nell’abside è posizionata la statua di S. Antonio abate racchiusa in una cornice in legno colorata. Il Santo tiene in mano libro e bastone con campanella.

Al centro della navata di sinistra si trova un dipinto ad olio nel quale viene rappresentato il Cristo Crocifisso con due angeli, tra la Madonna e i santi Antonio abate, Maddalena, Maria di Cleofa, e San Giovanni. Il quadro, rialzato da due peducci, «(risultato dall’assemblaggio di quattro tele di medesimo formato cucite insieme) nonostante sia stato restaurato dai periti del Laboratorio di Restauro di Viterbo (1985-6), non versa in ottimo stato di conservazione. …
Questa tela, che occupa una superficie considerevole pari a 260 x 154 cm) pur nella sua estrema corsività e nella modestia dell’impianto compositivo, sembra riflettersi (almeno nelle linee essenziali) nella Crocifissione di Rieti (oggi proprietà del principe Potenziani) dipinta da Bartolomeo Torresani, il più dotato artisticamente della cerchia di pittori nativi di Verona.
Tale “modello”, con il crocifisso al centro, la Maddalena accasciata su di esso e i quattro dolenti a due a due simmetrici, … fu continuamente riproposto dal fratello Lorenzo Torresani e riprodotto in infinite varianti più o meno convenzionali dall’équipe pittorica da lui capeggiata [e continuata dal figlio Alessandro].»
La cornice della pala reca un’iscrizione: “DIVI ANTONII ÆDES MDLXXXIIII” (1584) e risulta dalle dimensioni e dalla tipologia pertinente alla tela dipinta ed è quindi probabile che fu eseguita per l’occasione da una bottega di intagliatori.
Per la data, si era ipotizzata l’attribuzione ad Alessandro Torresani, ma Andrea Alessi1 la nega tale perché «la tela di Corchiano non presenta alcuna affinità stilistica con gli autografi di Alessandro Torresani eseguiti a Narni»; inoltre l’artistai non è documentato in tale data nel territorio. Alessandro e Pierfrancesco Torresani sono documentati solo fino al 1583 e solo per affreschi, non per tele. Resta un lacerto di firma con lettere che non appartengono alle firme dei Torresani. Quindi l’opera sembra essere di un autore anonimo anche se forse della cerchia dei Torresani.

 

La festa. Il 17 Gennaio la benedizione degli animali con sfilata di cavalli e altri animali e accensione del falò.


Link:

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/86429/Corchiano+%28VT%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.facebook.com/people/Fratellanza-di-SAntonio-Abate-Corchiano/100068042899004/

1  Alessi-Analisi dei cicli pittorici di Corchiano…

 


 

Nella Chiesa di Sant’Egidio abate a Corchiano vi è un affresco di 330 x 255 cm che raffigura san Macario e sant’Antonio abate, opera di Bartolomeo Torresani, metà XVI secolo.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1200516937