CIVITA CASTELLANA (VT). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via sant’Antonio Abate, 1 / Via dello Scasato
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La piccola chiesa è di proprietà privata.

Se ne hanno notizie dal XII secolo. In tufo, con tetto a falde, facciata a capanna.
La facciata e parte del corpo dell’edificio, sono state interamente ricostruite dopo i danni subiti durante l’ultimo conflitto mondiale. Fortunatamente però, si sono conservati gli splendidi affreschi cinquecenteschi che ne ornano l’abside.
Viene aperta una sola volta l’anno, il 17 gennaio, in occasione delle celebrazioni della festa di sant’Antonio abate.
All’interno. nella parete separata da finte lesene, decorate da grottesche, sono rappresentati al centro S. Antonio abate seduto in atto di impartire la benedizione, a sinistra i santi Girolamo e Giovanni Battista, a destra S. Caterina d’Alessandria e Paolo Eremita; nel catino absidale è raffigurato il Compianto su Cristo morto; nell’arcone, figure di Santi, un Profeta, una Sibilla.
All’interno dei tondi, il Padre Eterno, la Vergine Annunciata e l’Arcangelo con il giglio bianco.


L’iscrizione dipinta sotto l’affresco centrale, riporta il nome del committente e l’anno di esecuzione: “HOC OPVS FIERI FACIEBAT FR(ATER) HIERONIMVS D(E) ALTERISCHIS D(E) MONTELEONE. M(ILLESIM)O D.XXV” (1525).
Oggi si sa che l’autore di questi affreschi è Rinaldo Jacovetti da Calvi. Figlio di Pancrazio Jacovetti (anch’egli pittore) nacque intorno al 1475 a Calvi dell’Umbria ed in genere viene definito come allievo di Giovanni di Pietro detto lo Spagna.

 

Link:
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https://catalogo.beniculturali.it/detail/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1200267995

 

VITERBO, frazione Bagnaia. Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza XX Settembre
https://goo.gl/maps/RsyWNtHnmX77L7iK6

 

La chiesa affaccia sul lato sud di Piazza XX Settembre. Nel 1574 la Confraternita di Sant’Antonio abate, che in origine aveva il proprio luogo d’incontro nel borgo “di dentro“, domandò al Comune di fabbricare sulla piazza Maggiore una chiesa in onore del proprio santo patrono. A seguito di ciò nacque nella nuova piazza del Borgo “de fori” la chiesa omonima, con la posa della prima pietra da parte del cardinale Giovan Francesco Gambara il 15 dicembre del 1575, come attesta la lapide posta sulla parete esterna destra della chiesa.
Il ciclo di affreschi fu eseguito tra il marzo del 1588 e il gennaio del 1592 sotto la direzione di Domenico Bianchi, autore del vasto programma iconografico. Il pittore bolognese segue la corrente manierista del tardo Cinquecento.

La facciata rivestita in pianelle di cotto si sviluppa su due ordini sovrapposti separati da una mensola marcapiano; quattro lesene in peperino di ordine tuscanico disposte simmetricamente, due per lato ai lati del portale e della finestra inquadrano entrambi gli ordini architettonici. Sopra il tetto si scorge il campanile a vela che ospita due campane.

L’interno si presenta ad unica navata con soffitto a volta decorata con dei motivi a stella di colore rosso bruno su fondo senape. Una mensola in stucco corre lungo tutto il perimetro della chiesa delimitando l’attacco della volta sulle pareti, le stesse, bianche ospitano disposte simmetricamente due cappelle per lato. Ogni cappella è decorata con archi e lesene in grigio. Appena entrati nella chiesa, nella parete sinistra vi sono delle lapidi cimiteriali.
Sul primo altare a sinistra, una tela dell’artista romano Gaetano Sortini dipinta nel1784 riproducente San Nicola di Bari.
Il secondo altare a sinistra, era dedicato originariamente nel XVI secolo a Santa Caterina da Siena a seguito di un lascito fatto da parte dell’arch. Tommaso Ghinucci di 300 scudi; in seguito fu consacrato al SS. Salvatore con la collocazione della tela a lui dedicata, di autore ignoto del XVII secolo, che vi fu trasferita nel 1775 in occasione dei restauri promossi dal cardinal Lante della Rovere, dalla chiesa della Madonna del Rosario: è una riproduzione di un dipinto su tavola del SS. Salvatore, scoperto nel 1283 nell’agro viterbese; l’originale si trova nella Chiesa di Santa Maria Nuova a Viterbo. Sull’altare della seconda cappella sinistra è posto un ovale ligneo dipinto ad olio con l’immagine di Santa Lucia opera dell’artista Riccardo Sanna del 1996.Ogni anno, il 13 dicembre, per la festa della Santa, l’altare viene riccamente addobbato.
Il grande arco trionfale che dà accesso alla zona absidale è decorato con un dipinto a finto marmo interrotto al centro e agli estremi da tre tondi. All’interno del tondo centrale la colomba dello Spirito santo; a sinistra la lettera alfa a destra l’omega.

Dietro l’altare maggiore nella zona absidale, è inserita all’interno di una nicchia una statua lignea di Sant’Antonio abate benedicente, affiancato dal maialino e dal fuoco. L’opera della fine del XVI secolo testimoniata in situ già nella visita pastorale del Cardinal Muti nel 1616.

Nella parete di fondo dell’aula si aprono simmetriche due porte che danno accesso alla sacrestia. Sopra queste, due tondi di autore ignoto con dipinti a sinistra il volto di Santa Caterina da Siena, a destra quello di San Filippo Neri, databili al XVIII secolo.
Nelle pareti laterali della zona absidale, simmetricamente disposte ai lati dell’altare, due pitture del viterbese Pietro Papini della fine del 1700, a sinistra San Rocco, a destra San Vito.

Le pareti dell’abside e della volta sono decorate con motivi rosso-bruno riproducenti la fiamma stilizzata – riferimento diretto a Sant’Antonio – e il monogramma S.S. – A. R. riprodotto all’interno di un cerchio – anche questo chiaro riferimento ai Santi a cui è dedicata la chiesa, Antonio e Rocco.
Nella volta dell’abside è raffigurata la SS. Trinità, affresco di autore ignoto riferibile al XVIII secolo. La parete destra si conclude con un ambiente simmetrico al lato opposto che si apre entro un arco con un piccolo terrazzo ricavato nella parete. Una mensola lignea delimita lo spazio da cui originalmente la nobiltà e i confratelli potevano assistere alla Santa Messa.

Il secondo altare a destra è dedicato alla Madonna del Carmelo; ospita una tela di notevole pregio, dipinta da Baldassarre Croce del 1588 come testimoniato dal cartiglio dipinto in basso a destra. Vi è raffigurata la Sacra Famiglia con San Giovannino.
Sull’altare ai piedi della grande tela, si trova una tavola dipinta ad olio di autore ignoto con l’immagine di San Domenico.
Il primo altare a destra è dedicato a San Francesco di Paola, è ornato da una tela raffigurante il Santo, opera di Tommaso Giusti, architetto viterbese del primo 1800. Posta sull’altare ai piedi della grande tela, si trova una tavola ovale dipinta ad olio di autore ignoto con l’immagine dell’Arcangelo Michele.
Sulla parete di destra, accanto all’uscita, è posta una lapide marmorea datata 1595, a ricordo della fusione della Confraternita di Sant’Antonio con quella di San Rocco voluta dal vescovo di Viterbo, Mons. Gerolamo Matteucci, per far terminare le continue molestie reciproche delle due Compagnie.
Nel pavimento si aprono delle botole quadrate che permettevano in età medievale la sepoltura dei confratelli al di sotto della pavimentazione. Nella parete nord si trova un affresco del XVIII secolo.

 

La festa di S. Antonio si svolge con lo scenografico “focarone“, una pira di oltre 8 metri di altezza per circa 30 metri di circonferenza, che viene acceso la sera del 16 gennaio in Piazza XX Settembre. A seguire si svolge la cena tipica allietata da musica dal vivo. Il 17 gennaio si celebra la Santa Messa con la benedizione degli animali, per poi lasciare spazio alla degustazione di cioccolata calda e Cavallucci di Sant’Antonio.

 

Testo e immagini da:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-santantonio-abate-bagnaia-vt/

https://bagnaia.artecitta.it/chiesa-di-santantonio/

 

VITERBO. Chiesa di Santa Rosa, polittico con s. Antonio abate, 1450-62

L’attuale chiesa è stata costruita nel 1850 in rifacimento di un edificio precedente risalente al 1632, ed è annessa al convento delle Clarisse. La prima costruzione sacra risale al XIII secolo e si ha notizia per la prima volta nel 1235; era conosciuta col nome di Santa Maria. Quando nel 1258 papa Alessandro IV vi fece traslare il corpo di santa Rosa, la chiesa ebbe la nuova denominazione.

La chiesa conserva un polittico di Francesco d’Antonio Zacchi detto il Balletta (attivo dal 1430 a prima del 1476), che raffigura la Madonna in trono col Bambino, tra le Sante Rosa e Caterina d’Alessandria; nelle cuspidi l’Annunciazione e la Madonna della Misericordia; nei pilastri laterali: S. Giovanni Battista, S. Antonio abate, S. Margherita, S. Maria Maddalena, S. Ludovico da Tolosa e S. Chiara; nella predella: S. Paolo, S. Lorenzo, S. Lucia, la Madonna dolente, Cristo in pietà, S. Giovanni Evangelista, S. Biagio, S. Francesco e S. Bartolomeo.
Il polittico firmato ma non datato, fu realizzato tra il 1450 e il 1462.

La figura di sant’Antonio abate si trova al centro del pilastro a sinistra; tiene nella mano sinistra un libro aperto, nella destra il bastone a tau con campanella. Un piccolo maiale ai suoi piedi.

Il polittico è stato restaurato nel 2019.

 

Link:
https://santuariosantarosa.wordpress.com/testimonial/polittico/

https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-d-antonio-da-viterbo-detto-il-balletta_%28Dizionario-Biografico%29/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Rosa_(Viterbo)

VITERBO, frazione La Quercia. Basilica santuario di Santa Maria della Quercia, immagine di s. Antonio abate

La Chiesa fu realizzate nelle sue strutture essenziali tra la fine del XV secolo e il primo trentennio del Cinquecento, al posto di una primitiva chiesetta campestre, poco più di una capanna di legno. L’erezione avvenne come atto di devozione dei Viterbesi all’immagine della Madonna col Bambino che nel 1417 tale Battista Juzzante fece dipingere su una tegola (un embrice romano) da Mastro Martello, detto il Monetto.
La chiesa, opera dei Domenicani, in stile rinascimentale, presenta sui tre portali d’ ingresso lunette in ceramica di Andrea della Robbia, mentre il soffitto a lacunari in oro zecchino è di Antonio da Sangallo il Giovane.


Su un altare laterale un affresco del 1518
, poi incorniciato, di incerta attribuzione, forse Monaldo Trofi o Monaldo da Cornedo detto “Il Truffetta” (circa 1480 -1539 circa) che raffigura la Madonna in trono col Bambino sulle ginocchia e a sinistra sant’Antonio abate che tiene nella mano sinistra il bastone a tau cui è appesa una campanella. In basso la piccola figura del committente e la scritta in caratteri gotici che ne riporta il nome: Errigo di Mariano Corso.

 

Immagini da Wikimedia

VITERBO. Chiesa di Santa Maria della Verità, varie immagini di s. Antonio abate

L’edificio, unitamente ad un complesso monastico, sorse agli inizi del XIII secolo con pianta a croce latina coperta da un semplice tetto a vista sostenuto da capriate.
Sita in Piazza Francesco Crispi, conserva affreschi tra XIII e XVI secolo.

 

La Cappella cinquecentesca sulla parete sinistra presenta un affresco con Madonna in trono col Bambino tra san Giovanni Battista e sant’Antonio abate (a destra). Vedi immagine in alto.
Vi è l’intervento di almeno due maestri di ascendenza culturale vagamente peruginesca: uno autore della discreta figura di s. Giovanni, ad un secondo è da attribuire il resto del dipinto che si presenta molto più modesto. Sul dipinto compare un inserto datato 1611 con una fresca rappresentazione di genere con dei taglialegna al lavoro, una conferma dello stretto legame tra il complesso di S. Maria della Verità e le corporazioni cittadine.

 


 

 

Sulla parete sinistra segue la cappella dedicata a Sant’Antonio abate, raffigurato in ambedue gli stipiti con i suoi tradizionali attributi del fuoco e del maiale.

 


In controfacciata, a destra della bussola, riportato su tela, vi è un affresco quattrocentesco attribuito a Francesco d’Antonio Zacchi detto il Balletta (attivo dal 1430 a prima del 1476) oppure a Lorenzo da Viterbo (1437/44 – post. 1476, attivo a Viterbo dal 1469 al 1472), strappato dalla stessa parete, piuttosto rovinato, che rappresenta l’Annunciazione tra s. Maria Maddalena, s. Marta e s. Antonio abate. Quest’ultimo è raffigurato con un libro nella mano sinistra e il bastone a tau nella destra.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/90953/Chiesa+di+Santa+Maria+della+Verit%C3%A0

https://viterbo.artecitta.it/chiesa-di-santa-maria-della-verita/