VETRALLA (VT). Chiesa di San Pietro, immagine di s. Antonio abate, 1578

I primi documenti che testimoniano l’esistenza della chiesa di San Pietro risalgono al 1334, tuttavia l’andamento dei setti murari dell’edificio e la zona del Castrum nella quale insiste, permettono di anticiparne il periodo di costruzione al XII secolo. Rimaneggiata nel 1502. Affidata alla Confraternita del Gonfalone dal 1569.
Nel 1578 furono realizzati gli affreschi che ricoprono la parete absidale e che sostituirono pitture precedenti.

Sita in Vicolo San Pietro, 91, la Chiesa è costituita da un’unica aula pressoché rettangolare con il presbiterio rialzato da tre gradini. In origine erano presenti tre absidi, la copertura è a capriate lignee.
Nell‘abside un grande ciclo che raffigura: Le Storie della vita di S. Giovanni (protettore della Confraternita del Gonfalone) con al centro il Battesimo del Santo. Nel registro inferiore vi sono le Storie della vita di S. Pietro e S. Pietro in cattedra. Sulla parete di fondo in alto vi sono due grandi scene cristologiche : l’Ultima Cena e la Lavanda dei piedi. Le opere sono datate al 1578 ed è possibile attribuirle alla bottega Torresani, molto attiva nella zona  della Sabina e nella valle del Tevere nel XVI secolo.

In basso nelle due nicchie, a sinistra la scena della Crocifissione che è una tela o pala ad olio conservata in una cornice di legno dorato. Al centro s’innalza la croce con Cristo Crocifisso. Ai lati di essa, sospesi in aria, due angeli in atto di raccogliere all’interno di calici il sangue sgorgante dalle mani e dal costato di Cristo. Lo sfondo presenta un paesaggio collinoso e la veduta di una città. In basso, ai piedi della Croce, la Maddalena, a sinistra la Madonna che indica il Cristo a S. Francesco; a destra S. Giovanni Evangelista e S. Antonio abate. L’autore ignoto sembra essersi ispirato all’arte umbra. Datato al 1578-80.

Nella nicchia di destra vi è il dipinto della Madonna del Riscatto (o della Misericordia), simbolo della devozione della Confraternita vetrallese alla Vergine. Sono riconoscibili, protetti dal mantello della Vergine, Maria Maddalena che introduce il gruppo delle donne della Confraternita, e S. Giovanni che introduce il gruppo degli uomini in cui si trova il francescano Bonaventura da Bagnoregio ed il Cardinale Alessandro Farnese. Anche quest’opera è databile al 1578-80. Questo dipinto misura circa 260 x 160 cm.

 

 

Link:
http://www.prolocovetralla.it/2020/11/05/chiesa-di-san-pietro/

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/22576/Chiesa_di_San_Pietro_Vetralla

VITERBO. Chiesa di Santa Maria Nuova, immagine di s. Antonio abate, XV secolo

La bella Chiesa del XIII secolo, sita in Piazza Santa Maria Nuova, 4, conserva molte opere d’arte antiche e moderne e pregevoli affreschi.

Di grande interesse storico e artistico sono le quattro cappelle affrescate venute alla luce nelle navate laterali – cinque con cappella sulla parete sinistra mai scialbata – nicchie incavate nella possente muratura per circa ottanta centimetri con altari in muratura e sormontate da arcature in peperino. Tali tipologie di cappelle rappresentano un tipo molto diffuso tra XIII e XIV secolo nelle chiese viterbesi.
Nel primo dei cinque nicchioni che si aprono sulle pareti è un (n° 5 nella piantina) affresco del secolo XV attribuito a Francesco D’Antonio Zacchi detto “Il Balletta” (viterbese, avrebbe abitato una casa sulla piazza antistante, attivo dal 1430 a prima del 1476), raffigurante una Crocifissione con la Madonna, s. Giovanni, s. Ambrogio che raccomanda un chierico inginocchiato – presumibilmente in analogia con la cappella posta di fianco, anche questa potrebbe essere stata utilizzata come sepoltura per il chierico inserito nella narrazione sacra, identificato con Nino Ildebrandini – e s. Antonio Abate.
Sui montanti laterali sono raffigurate le sante martiri Caterina d’Alessandria e Barbara; nel sottarco in sette tondi definiti da una cornice a finte tarsie marmoree con il nome scritto in caratteri gotici compaiono il Cristo Benedicente tra i santi Lorenzo, Paolo, Giovanni Battista, Michele Arcangelo, Pietro, Stefano.
Nella seconda nicchia è un’altra Crocifissione con la Madonna, san Giovanni, santa Barbara e san Nicola, datata al 1293, di scuola toscana;

Sant’Antonio abate è raffigurato a destra del dipinto, barba bianca, un libro chiuso nella mano sinistra, la destra aperta in segno di omaggio al Cristo.

 


Nella navata sinistra, presso il presbiterio (n° 16 nella piantina) si notano i resti di una notevole campagna decorativa eseguita nel XIV secolo e ritrovata nel 1914; i frammenti rimasti sono poca cosa e solo un recente restauro permette di leggere adeguatamente il tema rappresentato è la Vergine in trono tra quattro santi tra cui s. Antonio abate, la cui figura è però illeggibile. L’iscrizione sottostante: “S(anctus) ANT(onius) ABB(a)S – S(anctus) AL(e)X(ander) M(agnus) HE(remita) – [imago glorio]SE V(ir)GIN(is) MARIE D(omi)NE N(ost)RE – S(anctus) ANACL(etus) – S(anctus) [se]RAPION ABB(a)S”.
Di notevole interesse sono, ben leggibili,  i ritratti  dei due committenti – Lucio di Pietro, priore di S. Maria Nova che compare citato spesso nei documenti dalla fine del XIII secolo fino al 1319 e Raniero di Pandolfi Capocci o de Cardinali, arciprete di S. Lorenzo che morì nel 1318 – e la Carta depicta con il sunto del testamento dei due benefattori ritratti.

 

Link:
https://viterbo.artecitta.it/chiesa-di-santa-maria-nuova/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_Nuova_(Viterbo)

https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-d-antonio-da-viterbo-detto-il-balletta_%28Dizionario-Biografico%29/

USA – BALTIMORA. Walters Art Museum, tavola con s. Antonio abate di Monaldo Trofi, 1505

Olio su tavola. Misure: con bordo nero 61,5 x 21 cm; intero pannello 65,8 x 24,5 x 2 cm.
Opera di Monaldo Trofi (1480 -1539 circa) del 1505 circa.
Inventario numero 37.690
Non esposto.

Proviene dalla Collezione don Marcello Massarenti, Roma [data e modalità di acquisizione ignote] [catalogo 1897: n. 330, come Pinturicchio]; Henry Walters, Baltimora, 1902, per acquisto; Walters Art Museum, 1931, per lascito.

Nel Museo insieme a una tavola raffigurante San Sebastiano (n° 37.689), questo dipinto era in origine l’ala di un trittico.
Raffigura l’eremita sant’Antonio abate con i suoi attributi tipici: un bastone a Tau e un maialino.

 

Si sa molto poco dell’artista, Monaldo Trofi detto “Truffetta”.
Sembra che sia stato attivo principalmente nella sua città natale di Viterbo.
I pannelli sono particolarmente vicini a quelli firmati della pala d’altare del “Compianto sul Cristo morto”, datata 1507, nel Palazzo Vitelleschi a Tarquinia.


Link:

https://art.thewalters.org/detail/39581/st-anthony-abbot-2/

https://en.wikipedia.org/wiki/Monaldo_Trofi

SAN SEVERINO MARCHE (MC). Chiesa di Sant’Antonio abate in Cesalonga

Via Ponte Sant’Antonio / Via F. Antolisei, 70
https://goo.gl/maps/aZvekxQGAASbnsXq5

 

La borgata di Cesalonga fu un agglomerato di insediamenti produttivi e manifatturieri eretto poco fuori della città, lungo le rive del fiume Potenza, per meglio avvalersi dell’energia idraulica.
Proprietà del monastero di San Lorenzo in Doliolo, la chiesa fu costruita (forse nella prima metà XIII secolo) a presidio della borgata. Da un documento del 1341, riportato in un manoscritto del Ranaldi, risulta che l’abate del monastero di S. Eustachio aveva donato tempo addietro all’abate di San Lorenzo in Doliolo uno spiazzo “ove fabbricata aveva una chiesa in onore di Maria Vergine e di S. Antonio Abbate nella contrada di Cesalonga circa mezzo miglio lontana dalle mura della città di San Severino”. Di tutta la borgata solo la chiesa rimase pressoché indenne dall’incursione delle truppe del capitano di ventura Fra’ Morriale che, nel 1354, su disposizioni del cardinale Egidio Albornoz, mosse attacco alla città di San Severino.

Danneggiata dal sisma del 1997, la chiesa è stata oggetto di restauro nel 2005 con particolari interventi volti al rifacimento del tetto e, all’interno, del pavimento.

 

Oggi la chiesa fa parte di un agglomerato edilizio che comprende all’estremità orientale un’abitazione privata. Semplice parallelepipedo con copertura a capanna, fu eretta in sobrio stile romanico. La facciata principale, a ovest, è caratterizzata da un pregevole portale che si raccorda cromaticamente con i blocchi di pietre angolari che emergono dalla composizione interamente composta con laterizi, e dalla presenza di numerose buche pontaie, visibili anche sui prospetti laterali. Restano dell’antico disegno del fronte, alto 11 m e largo 10, antichi bianchi cantonali in blocchi squadrati lapidei finemente connessi; tracce di un cornicione orizzontale che sembra dividere la sottostante parte intonacata, presumibilmente affrescata, dalla superiore, oggi priva di intonaco ma ornata dal rosone in asse al portale e, dai segni della trecentesca cornice ad archetti pensili trilobati, disposti a centina.
Il portale, opera di sapienti intagliatori di pietra, presenta tre archivolti concentrici a tutto sesto, due piedritti d’imposta strombati, formati ciascuno da due squadrate paraste in regolari conci, ingentilite nel mezzo da scultoree colonnine tortili, coronati da capitelli ornamentali a motivi vegetali e frutta e a proseguire dagli archivolti ornati alla stessa maniera dei piedritti.
L’architrave orizzontale che definisce la soprastante lunetta è anch’esso scolpito con quattro simboli e nel mezzo la Tau, emblema della Confraternita di Sant’Antonio abate.

Nella parete laterale destra si aprono due finestre a sesto acuto ornate da fregio in laterizio, ed una porta anch’essa ad arco acuto oggi tamponata.

Nella parete laterale sinistra è presente un portale in cotto, a doppio archivolto ma dai caratteri semplificati ed arco a sesto acuto.

Il fronte est è occupato da un’abitazione privata, ma, oltre il colmo del tetto di quest’ultima, emerge il termine a capanna del prospetto che, a mo’ di timpano, ospita al centro un oculo simile a quello del prospetto principale; all’estremità sinistra invece è stata posta una semplice vela campanaria con fornice a tutto sesto, in laterizio.

 

Interno. Una semplice aula unica rettangolare con copertura tradizionale lignea lasciata a vista, sulle cui pareti, soprattutto quella meridionale, restano lacerti di affreschi di varie epoche che devono ancora essere studiati. Sulla parete sinistra due immagini di sant’Antonio abate, piuttosto danneggiate; la prima, conservata solo nella parte superiore, mostra il Santo con bastone e campanello che regge tra le mani un libro orizzontale, su cui poteva esserci la fiamma; nella seconda il Santo è a figura intera, con bastone e campanella, tiene nella mano sinistra un libro chiuso, in verticale, una fiamma è ai suoi piedi a destra.

Il presbiterio, rialzato di un gradino dal piano dell’aula e separato da questa da una balaustra in pietra, si sviluppa in uno spazio rettangolare delimitato dalla parete fondale su cui resta evidente la traccia di un grande arco: forse un tempo la chiesa era dotata di abside e coro. Al centro della parete fondale, sopra l’altare, una nicchia ospita la statua del Santo. La luce naturale filtra internamente dagli oculi di facciata e parete fondale e dalle monofore trilobate poste sul muro a meridione.

 

Notizie e immagini da:
http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/06_chiese/03_macerata/00122/index.htm

https://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Cultura/Catalogo-beni-culturali/RicercaCatalogoBeni/ids/67668

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/70617/Chiesa_di_Sant’Antonio_Abate_San_Severino_Marche

MONTEFANO (MC), frazione Osteria Nuova. Chiesa di Sant’Antonio abate

Strada Provinciale Jesina, 11
https://goo.gl/maps/p7iJ39qQVuW81KfF6

 

Si ha notizia della chiesa della frazione Osteria Nuova dal XIV secolo.
Dal 1598 fino al 1818, subì diversi interventi di restauro, a volte anche importanti che via via ne depauperarono l’aspetto architettonico, dall’originale romanico.
In una visita del Vescovo Timoteo M. Ascensi, avvenuta nel 1827, viene descritta come struttura altrettanto precaria di quella riscontrata sette anni prima, nonostante gli interventi compiuti. Poi lunghi anni di incertezze, la chiusura del luogo di culto nel 1850.
L’edificio fu demolito nel 1873 per costruire una nuova chiesa che fu consacrata  nel 1878. Presentava sulla facciata un portale sormontato da un finestrone semicircolare; nell’interno, ad una sola navata, era visibile il soffitto a capriate. Da sottolineare la presenza di una tela la cui attribuzione è ignota, rappresentante S. Giovanni Battista decollato, patrono della Confraternita della Morte che detiene la cura della chiesa nella quale si svolgeva il Giovedì Santo una rappresentazione particolare dei Sepolcri.

 

Il terremoto del 2016 aveva reso inagibile la chiesa di Sant’Antonio abate in modo definitivo, tanto da non essere possibile il ripristino.

Montefano, chiesa in demolizione

All’inizio di ottobre 2017 si è iniziata l’opera di demolizione durata circa tre settimane.

Montefano, chiesa in demolizioneSubito dopo sono iniziati i lavori di costruzione di una nuova chiesa, che ha mantenuto l’intitolazione, in legno su basamento in cemento armato, funzionale alle necessità del piccolo centro, terminata alla fine di Ottobre 2017.

Montefano, la nuova chiesa in costruzione

 

 

Link:
https://www.ilcittadinodirecanati.it/notizie-montelupone-montefano-montecassiano-appignano/68082-montefano-con-il-pane-benedetto-un-pensiero-vada-anche-al-tetto-di-sant-antonio

https://picchionews.it/attualita/montefano-procede-veloce-la-ricostruzione-della-chiesa-a-osteria-nuova