ERBA (CO), frazione Crevenna. Chiesa di Santa Maria degli Angeli, statua di s. Antonio abate

Statua in legno, altezza 70 cm, attribuita allo scultore lombardo Pietro Bussolo (o da Bussero), attivo fra il 1473 ed il 1526.

La statua é collocata a sinistra entrando nella chiesa che è conosciuta anche come “di Sant’Antonio abate” in quanto vi è conservata una reliquia del Santo che viene esposta all’adorazione dei fedeli ogni 17 gennaio.

La chiesa era parte integrante del convento francescano di Santa Maria degli Angeli, fondato a Crevenna intorno al 1495,su iniziativa di alcuni esponenti della famiglia Carpani. In seguito alle soppressioni napoleoniche il complesso fu acquistato da privati. Oggi è di proprietà dell’amministrazione provinciale di Como. Piazza De La Salle.


Link:

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300000654

http://www.triangololariano.it/it/chiesa-di-santa-maria-degli-angeli-erba-crevenna.aspx

https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Bussolo

BERBENNO DI VALTELLINA (SO), frazione Monastero. Chiesa di S, Benigno a Monastero, tela di G.A. Torricelli con s. Antonio abate, 1743-44

Olio su tela di 180 x 220 cm raffigurante: “Gloria del Santissimo adorato da Sant’Antonio abate e da San Domenico”.
Considerata la prima opera conosciuta del pittore luganese Giuseppe Antonio Torricelli (1710 –  1808). 

Sulla sinistra della tela, è raffigurato sant’Antonio n ginocchio, con le braccia aperte in adorazione e con ai piedi un piccolo maiale e il campanello. Più in alto cinque angioletti osservano sulle nuvole un ostensorio raggiato, a loro volta osservati da piccoli putti che appaiono dall’alto. Una quinta architettonica lega la scena sottostante all’apparizione posta in alto, mentre sul lato sinistro in alto si intravede uno scorcio di cielo azzurro.

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/opere-arte/schede/1i010-00061/

http://www.oratorioberbenno.it/chiese004.htm

GROSIO (SO), frazione Biancadino. Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa sorge presso il Rifugio Biancadino, 2252 mslm
https://goo.gl/maps/zGaRwe1tKWkVkCJW7

 

La chiesetta, con la semplice facciata bianca, fu edificata nel 1946, come si legge sull’inscrizione sopra il portale.
L’originale torre campanaria è costituita da grandi travi in legno che sostengono due campane, riccamente decorate. La data è quella della 1987, l’anno della terribile alluvione che colpì duramente l’intera valle.

 

Link:
http://www.paesidivaltellina.it/biancadin/index.htm

 

GROSIO (SO). Chiesa di San Giorgio, affresco e polittico con s. Antonio abate, fine XV secolo

Recenti indagini d’archivio provano l’esistenza della chiesa solo a partire dal terzo decennio del Trecento. Un secolo dopo l’edificio, non più sufficiente per il culto, subì un ampliamento tale da rendere necessaria una nuova consacrazione nel 1485.
La facciata a capanna, di austera semplicità, presenta la cornice ad archetti ciechi che corre lungo il sottotetto e il rosone marmoreo dalla strombatura modanata. Lo stesso motivo cordonato ritorna nel portale con architrave e lunetta sormontati da una copertura in pietra a spioventi. Negli spazi al di sotto delle finestre si intravedono ancora tracce di affreschi cinquecenteschi.
L’interno ad aula unica è dilatato in larghezza, chiuso dal presbiterio voltato a crociera e dal catino absidale. La copertura è a capriate. Lungo la controfacciata corre ancora il ballatoio ligneo risalente alla seconda metà del XV secolo. Di poco precedente è l’acquasantiera in pietra che mescola elementi romanico-gotici, come il tralcio vegetale e i pesci, alla baccellatura rinascimentale.
Imponente e pregevole è l’impianto pittorico e decorativo della chiesa che, con affreschi, statue lignee e stucchi, si sviluppa per un arco cronologico che va dal XV al XVII secolo. La testimonianza pittorica più antica, della metà del XV secolo, è quella conservatasi sul fronte dell’altare maggiore a mensa. Raffigura, anche se mutilo nella parte inferiore, San Giorgio e la principessa.
Lungo la parete destra della navata si snodano, divisa su due registri, una serie di affreschi votivi raffiguranti la Vergine e diversi santi. Le immagini, corredate da iscrizioni con la data d’esecuzione e il nome dei committenti, si collocano tra l’ultimo quarto del XV secolo e i primi decenni del successivo. Anche la parete opposta presenta soggetti simili, con la stessa datazione.
Tra essi un affresco con la figura di sant’Antonio abate con la mano destra nel gesto di benedizione e la sinistra che regge un bastone a “L” da cui pende una campanella.
Gli affreschi della chiesa sono stati restaurati nel 1980.
Nella Cappella della Natività Andrea de Passeris affrescò la Madonna della Misericordia, gli Angeli musicanti, l’Annunciazione e Santi che ornano le pareti, datati al 1498. Sempre al medesimo pittore si deve l’importante ciclo decorativo del presbiterio e dell’abside, raffigurante il Giudizio universale, le Storie di san Giorgio, i Dottori della Chiesa e i Profeti eseguito all’inizio del XVI secolo.

POLITTICO DELLA NATIVITÁ, 1492-94
Legno policromato e dorato di 123 x 128 cm, scolpito da Pietro Bussolo, scultore milanese attivo fra il 1473 ed il 1526.


Il polittico era stato commissionato per l’altare laterale a destra del presbiterio dedicato alla Madonna, e è ancora in quella cappella che è chiusa da una cancellata seicentesca.
La scultura presenta tre livelli; quello inferiore ha nella nicchia centrale la scena dell’Adorazione di Gesù in fasce di Maria e Giuseppe, inserita in uno sfondo alpino, con monti e animali al pascolo. Separate da pilastrini ornate a candelabre, vi sono, a sinistra di chi guarda, la statua di san Giorgio nell’atto di uccidere il drago e, a destra, sant’Antonio abate.
Il livello superiore presenta tre nicchie di misura inferiore con a destra la piccola statua a mezzo busto di san Gregorio Magno, centrale l’Imago pietatis che sporge leggermente dall’arco intagliato in cui è posizionato, e a sinistra la statua  a mezzo busto di san Giacomo.
L’ancona termina con una cimasa composta dal timpano dove vi è la rappresentazione di Dio benedicente.
Sulla trabeazione posta tra i due livelli vi è leggibile la scritta “1494 die 8 marti Andrea Passeris”; gli studi eseguiti sull’artista milanese e le analisi critiche, hanno stabilito che il De Passeris ha sicuramente eseguito la parte pittorica mentre il Bussolo la parte scultorea.
Il polittico ha una predella scultorea composta da tredici piccole parti ad arco dove sono inserite le raffigurazioni dei dodici Apostoli con l’immagine centrale di Cristo nell’atto di benedire il pane.

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1n120-00148/

https://it.wikipedia.org/wiki/Polittico_della_Nativit%C3%A0_%28Bussolo%29

Rilevatore:
AC

MORBEGNO (SO). Ex chiesa e convento di Sant’Antonio abate con affreschi del Santo

Piazza Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/hApw2NvWyXyxb2gFA

Il complesso di S. Antonio è composto da una ex-chiesa, ora diventata Auditorium, da due chiostri e da una serie di locali che compongono la struttura ancor oggi esistente e che occupa l’intero lato est della piazza.
Nel 1457 i frati Domenicani ebbero in dono dal Comune l’antica cappella di S. Marta e subito cominciarono ad ingrandirla. Contemporaneamente si avviò la costruzione del convento, articolato attorno a due chiostri e addossato alla chiesa che fu intitolata ad Antonio abate e che fu consacrata dal vescovo domenicano morbegnese Matteo Olmo nel 1504.
Tra Quattro e Cinquecento prese avvio la prima fase decorativa, durante la quale i cittadini più facoltosi scelsero pittori stimati per affrescare le loro cappelle familiari all’interno dell’edificio sacro. La chiesa cambiò aspetto e nel corso degli anni vennero anche realizzati nuovi affreschi che sostituirono i precedenti, sia in chiesa che nel chiostro nord, così che noi ora vediamo parte dei primi e parte dei secondi. Alcuni sono dei veri e propri cicli narrativi dove troviamo S. Caterina d’Alessandria, S. Antonio abate, il domenicano S. Pietro martire e S. Martino. Nel Seicento si commissionarono nuove pitture e stucchi, il soffitto della chiesa venne sostituito con volte a crociera e si dipinsero le Storie di S. Domenico nel primo chiostro, uno spazio luminoso valorizzato dai recenti restauri.
Nel 1798 i decreti napoleonici soppressero il convento e confiscarono la chiesa; in quegli anni venne messo all’asta quanto presente nel convento.
Durante la Grande Guerra il convento ospitò la caserma del V Reggimento Alpini. La struttura fu poi acquistata dal Comune di Morbegno; subì all’interno varie manomissioni, finché non fu riaperta al culto dal 1925, quando cominciarono i restauri.
Dal 1977 la chiesa, sconsacrata, è utilizzata come auditorium per convegni e spettacoli culturali di vario tipo. Dal chiostro nord si può accedere ad alcuni locali anche loro utilizzati per eventi culturali di minor affluenza.
Dell’adiacente convento rimangono integri i due chiostri recentemente restaurati.

 

La facciata della chiesa è caratterizzata da un protiro eretto da Francesco Ventretti nel 1571, poco dopo l’esecuzione da parte di Gaudenzio Ferrari della lunetta ad affresco della Natività e angeli, recentemente restaurata.

L’edificio della ex chiesa è ad unica ampia aula coperta da un tetto a doppia falda sostenuto da archi trasversali che non sono più visibili, perché nascosti dalle volte seicentesche. Ai lati, otto cappelle laterali affrescate. Il profondo presbiterio è ora parzialmente nascosto dalle strutture del moderno Auditorium. Non ci sono più gli arredi liturgici, spariti da tempo.
Rimangono i colorati affreschi riapparsi sotto strati bianchi di calce, che progressivamente nei secoli li avevano coperti. Qua e là immagini di santi e patroni; i più antichi, sulle pareti divisorie delle cappelle di destra, appartengono alla primitiva chiesa.
Uno dei cicli narrativi  più leggibili e meglio conservati riguarda S. Antonio abate: pregevoli le scene del Santo in Gloria  e  di S. Antonio e San Paolo eremita sfamati dal corvo (immagini sotto).

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1n110-00058/