ALGUA (BG). Santuario della Madonna del Perello, dipinto di s. Antonio abate

All’interno del Santuario vi è un trittico con ampia predella, presumibilmente di età moderna, che nel pannello di sinistra raffigura sant’Antonio abate con bastone e campanella nella mano destra. Ai suoi piedi il fuoco, il maiale e una gallina(!).

 

Il Santuario fu edificato nel luogo dove nel 1413 apparve la Madonna. Il primo documento che testimonia la presenza della chiesa è la bolla pontificia dell’8 maggio 1498 di papa Alessandro VI, che cita la chiesa senza nominare l’evento miracoloso.
Il gruppo di edifici del Santuario è composto da tre diverse chiese di misure differenti costruite in forma quasi sovrapposta. La parte più antica è quella che viene chiamata la cripta. L’aula di piccole dimensioni, e con volta a botte affrescata, è illuminata da una piccola finestra e termina con il presbiterio che mantiene il dipinto a fresco, opera di ignoto, della Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta.
La presenza della seconda chiesa è confermata nei primi anni del XVI secolo dalle note presenti sui registri contabili dell’archivio della chiesa. Originariamente era aperta sul sagrato con un’ampia apertura ad arco. Ha subito con il tempo molte modifiche diventando dal 1870 un corridoio di collegamento tra le cripta e la chiesa superiore. Restano a testimonianza gli affreschi e parte della volta del soffitto. Questa parte conserva alcuni affreschi raffiguranti la Madonna del latte.
La terza chiesa, originariamente di misura inferiore, fu edificata perché la seconda era una chiesa aperta, e serviva un luogo chiuso atto ad accogliere i fedeli che accorrevano sempre più numerosi. La chiesa era presente nel dicembre del 1575. L’edificio è collegato con la parete a nord della seconda chiesa, risulta infatti visibile su questa parete la parte superiore di due finestre, originariamente decorate e poi murate per la nuova costruzione.
Fu ristrutturata nel XIX secolo con un ampliamento che ha portato l’aula ad avere cinque campate e l’affrescatura della volta del presbiterio con il cielo stellato, e al centro l’immagine raffigurante l’ultima apparizione della Vergine al contadino.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/30789/Algua+%28BG%29+%7C+Santuario+della+Madonna+del+Perello

ALGUA, frazione Rigosa (BG). Chiesa parrocchiale di S. Antonio abate e statua XVII secolo

Frazione Rigosa, 27. https://maps.app.goo.gl/ahEyx9p1u9mBrLFw6

La chiesa di Rigosa è attestata con il titolo di parrocchiale già nel 1464. Nel 1575 Carlo Borromeo, visitando la chiesa vi annotò la presenza di quattro altari. Nel 1666 secondo il sommario delle chiese della diocesi di Bergamo, la chiesa di Rigosa figurava come mercenaria del comune e inserita nella pieve di Dossena.
Nel 1761 fu costruito l’attuale edificio. La chiesa aveva 5 altari.
Nel 1820 e nel 1913 il campanile fu sopraelevato. Dal 1896 al 1920 la chiesa fu sottoposta ad un generale intervento di restauro. Tutti gli affreschi della volta e della cappella della Madonna furono ricolorati nel 1920 da Gian Battista Paganessi.
Alla parrocchia di Sant’Antonio abate di Rigosa, successe la nuova parrocchia dei Santi Antonio abate e Pietro apostolo e martire con sede sempre ad Rigosa (decreto 20 novembre 1986).

Orientata, la parrocchiale presenta il fronte principale, protetto da gronda sporgente a due falde, intonacato con dipinto a fresco un’architettura a due ordini. Al centro del primo ordine si trova l’ingresso principale con contorno in pietra e architrave leggermente arcuata; superiormente è posta la finestra dalle linee settecentesche che illumina la navata. L’ ordine superiore, più stretto rispetto a quello inferiore ed il raccordo tra i due è realizzato sempre in muratura con due speroni rampanti e ricoperti in lamina di rame. Addossata alla chiesa parrocchiale è posta la facciata della cappella dedicata alla Madonna, la cui facciata è stata realizzata sullo stesso filo di quello della chiesa ed è pure essa decorata con un’architettura dipinta costituita da due lesene laterali che reggono un timpano triangolare.

Internamente la chiesa è suddivisa da quattro coppie di lesene in cinque campate dalle luci diverse a seconda della destinazione. Le lesene, partendo da una zoccolatura in marmo occhialino, si innalzano decorate da campiture in stucco lucido finto marmo e con i loro capitelli di gusto corinzio reggono l’architrave, fregio e cornicione che corre lungo tutto il perimetro della navata e del presbiterio. Sopra il cornicione si imposta la volta a tutto sesto. La luce naturale perviene alla chiesa oltre che dalla finestra posta in facciata anche da altre quattro finestre, due per parte, poste sopra il cornicione della navata oltre ad altre quattro finestre poste due nel presbiterio e due nel coro. La prima campata, di modeste dimensioni, ospita a sinistra la porta che mette in comunicazione con l’adiacente cappella della Madonna, a destra entro nicchia la statua di S. Luigi. La seconda campata presenta due cappelle. Quella di sinistra è dedicata alla Madonna del S. Rosario, a destra è posta invece la cappella destinata a penitenzieria per le donne. La terza campata ospita a sinistra il pulpito in legno laccato, dipinto e dorato con lesene agli spigoli a forma di cariatidi, mentre a destra è posto completo di bussola lignea l’ingresso laterale. La quarta campata è occupata da due cappelle. Quella di sinistra è dedicata alla Madonna del Carmine mentre quella di destra è dedicata al Sacro Cuore di Gesù. L’ultima campata è dotata di pareti a raccordo curvo, così da raccordare le pareti d’ambito della chiesa all’arco trionfale e presenta due aperture. Quella di sinistra conduce nella sagrestia mentre quella di destra nel passaggio dell’organo. Il presbiterio, in rilievo di tre gradini è coperto da tazza circolare ribassata e si completa con il coro raccordato alla copertura del presbiterio da catino

Il polittico ligneo dorato policromo risalente al Cinquecento è la pala d’altare maggiore. Vi sono le statue di Dio Padre (in alto),  sant’Antonio abate (al centro), san Giovanni Battista e san Pietro ai lati; diviso in tre sezioni da colonne strigilate e rudentate. Non si conosce l’autore dell’opera se non che fosse un certo Dolci, originario di Costa Serina. L’opera fu restaurata nel 1966.
In legno dorato e intagliato è anche l’altare maggiore eseguito nel 1770 da Giacomo Fagioli, che collaborò con più opere per la fabbriceria della chiesa.

 

 

A sinistra del presbiterio, in una nicchia vi è un’altra statua di sant’Antonio abate con maialino ai piedi.

 

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/30788/Chiesa_di_Sant’Antonio_Rigosa,_Algua

TORINO. Tentazioni di sant’Antonio abate, in collezione privata

Olio su tavola di 38,5 x 27 cm, realizzato nell’ambito della Cerchia/Allievo di David Teniers Il Giovane (Anversa 1610 – Bruxelles 1690).
Quest’opera raffigura la tentazione di Sant’Antonio, un tema pittorico che ha goduto di grande popolarità in particolare nella pittura fiamminga del XVI e XVII secolo.
Il Diavolo tentatore mostra miraggi al santo per ricordare ad Antonio i piaceri della vita a cui ha rinunciato per la sua scelta ascetica.
L’azione è ambientata in una grotta rocciosa. Sant’Antonio, con un lungo saio, prega inginocchiato davanti ad un crocifisso appoggiato su un piccolo altare ricavato dalla nuda roccia. Sono mostrati anche attributi tipici di un eremita come il teschio, una clessidra ed altri libri sul pavimento di fronte a lui. Tuttavia, il suo sguardo è rivolto all’indietro: una figura femminile anziana, una sensale con le corna che può essere identificata come il diavolo stesso tentatore, indica con la mano destra, con le unghie affilate come artigli, una giovane donna attraente lussuosamente vestita che tiene in mano un calice di vino (il tipico rӧmer fiammingo), con piedi di uccello muniti di artigli che fuoriescono dal vestito, segno tangibile della sua natura demoniaca. Lo sguardo di Antonio è indirizzato proprio a questa donna; tuttavia, le mani giunte in preghiera indicano che non cederà all’invito all’ubriachezza, alla tentazione dei piaceri terreni, alla lussuria.
In generale, la grotta è piena di animali bizzarri e creature ibride, che conferiscono alla scena una componente grottesca, piuttosto che un effetto spaventoso; dove possiamo vedere una iconografia ispirata da Hieronymus Bosch (c. 1450-1516) e dal suo universo immaginifico. Un cosiddetto gryllos (creature presenti già nei manoscritti medioevali che avevano un valore allegorico di metafora di vizi, paure e peccati) si nasconde sopra il santo; un piccolo gufo è seduto sui libri in primo piano (la natura solitaria del gufo nell’immaginario biblico può anche simboleggiare l’isolamento che accompagna un periodo di eremitaggio, di prova spirituale, come per Antonio).
Nella parte superiore della scena, sopra le teste delle figure, ronzano un pipistrello ed una creatura-pesce. Una folla di creature simili a cani, conigli e rettili sembra essere entrata nella grotta in una specie di processione; quella più vicina al santo sta persino tirando la sua veste. Anche un essere in parte umano (ibrido) che suona il liuto si è inserito fra loro. Questo gruppo di creature animali trasforma il soggetto del dipinto in una narrazione grottesca con una composizione ben ponderata e accenti di colore attentamente posizionati che conferiscono all’azione una vivacità dinamica.

Note varie: Da accostarsi all’opera firmata di David Teniers II ‘La Tentation de Saint Antoine’ conservato al Palais des Beaux-Arts de Lille e con l’opera di medesimo titolo della Gemäldegalerie Alte Meister degli Staatliche Kunstsammlungen di Dresda.

Vedi<https://www.santantonioabate.afom.it/localizzazioni-diverse-david-teniers-ii-vari-dipinti-con-la-tentazione-di-santantonio-abate-xvii-secolo>

 

Nome rilevatore: Salsa Raul

ARRONE (TR). Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta con varie immagini di s. Antonio abate

La chiesa risale al XV secolo, edificata nel quartiere di Arrone denominato Santa Maria, situato al di fuori del castello.
La facciata è a quattro spioventi con campanile a vela e tre portali; quello centrale datato 1493.

L’interno è a tre navate divise da grandi arcate su pilastri, terminanti in tre absidi.
Nella prima nicchia della navata di sinistra è posto il fonte battesimale in pietra, realizzato nel XVI secolo. Di seguito, un affresco molto danneggiato di sant’Antonio abate, è posto dietro una statua di san Giovanni Battista. Di s. Antonio è rimasto solo il lato destro.

 

 

Nella seconda cappella di destra si trovano affreschi raffiguranti Madonna col Bambino e i Santi Martino vescovo, Rocco, Felice, Lucia e, più in basso, Antonio abate del quale  è scomparsa la parte inferiore. Il Santo tiene in mano un libro chiuso e un bastone a tau.

Nel timpano è raffigurato il Padre Eterno. Si leggono le scritte con i nomi dei santi, la data: ADI 5 DE MARZU 1518 e la dedica dei committenti: QUESTA CAPPELLA LANDO F. FARE.LINFRASCRITTI CIOE IULIU DE CONFORZO ED MICANTIO DMORICONE ET ANTONIO DE IOVANI ET ANGELILLU DE PIERDONATO ET CAMILLU DECONFORZU PER LORO DEVOTIONE.

 

Pregevoli sculture in terracotta invetriata del XVI secolo, opera di Giacomo e Raffaele di Montereale adornano l’abside di sinistra e raffigurano san Giovanni Battista, la Madonna del Latte, posta al centro entro una nicchia, e sant’Antonio abate a destra.
La statua che  raffigura s. Antonio è mutila nelle mani.

 

 

 

 


Prima della porta della sagrestia si trova il Trittico del “Maestro di Arrone”, identificato ora in Bernardino Campilio, già conservato in San Giovanni, datato 1487.
Il trittico raffigura la Madonna col Bambino, san Giovanni Battista e, a destra, sant’Antonio abate. Nella predella sono raffigurati, l’Angelo annunciante, Cristo in pietà e l’Annunciata.
La parte superiore dell’opera, che fu trafugata nel 1970 ed era rimasta in loco solo la predella,  è stata recuperata e ricollocata in chiesa nel marzo 2024. Vedi fotografia in alto.
S. Antonio a mezzo busto, ha le mani giunte e col braccio sinistro tiene un bastone a tau.

 

Link:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-santa-maria-assunta-arrone-tr/

https://www.lanazione.it/umbria/cronaca/quadro-rubato-dm7x008e

CALVI DELL’UMBRIA (TR). Chiesa di S. Antonio abate

Piazza Mazzini, 7
https://maps.app.goo.gl/e4DT8djZjgxTEjP18

La chiesa di Sant’Antonio affaccia sulla piazza principale del paese. Non si conosce con precisione la data di costruzione della chiesa. Dai documenti se ne ha notizia già dal XV secolo, quando apparteneva alla Confraternita dell’Ospedale di S. Antonio e S. Giacomo Maggiore.
Nel 1541 fu commissionato il monumentale presepe in stucco opera dei fratelli Giacomo e Raffaele da Montereale. La realizzazione richiese diversi anni e non era ancora del tutto completa nel 1592.
Con i lavori di costruzione del vicino monastero delle Orsoline si paventò la necessità di demolire la chiesa. Nel 1739 si arrivò ad un compromesso tra le monache e la Confraternita che previde la mutilazione della chiesa, accorciandola per consentire la realizzazione del coro per le religiose. Il presepe fu smontato e rimontato nella nuova abside della chiesa.
La chiesa, fin dalla sua origine era affiancata all’antica chiesa di S. Paolo con cui condivideva le murature e la facciata. L’attuale edificio fu realizzato, fra il 1739 ed il 1743, su progetto dell’architetto papale Ferdinando Fuga nell’ambito dell’ambizioso progetto di ampliamento del Monastero delle Orsoline e sorge dove era la chiesa dedicata a Sant’Antonio abate e San Giacomo, accanto alla vecchia chiesa di San Paolo, ora Santa Brigida.
Delle antiche chiese furono mantenute dal Fuga le preesistenti mura perimetrali, in entrambi gli edifici sono ancora visibili i rosoni tamponati in facciata. Per nascondere la differenza di altezza delle due chiese creatasi con la ricostruzione di Santa Brigida, l’architetto realizzò un unico grande prospetto su Piazza Mazzini, comune ad entrambe, articolato con paraste di ordine gigante e coronato da un fastigio con timpano curvilineo spezzato dalla forma elegante e dinamica visibile anche da lontano.

Per ricollocare il presepio fu costruita nella nuova chiesa di S. Antonio abate una nuova abside, alta 8 metri e larga 4, con all’esterno un fascione continuo decorato a girali d’acanto, in cui fu dipinto un nuovo fondale.
Durante lo spostamento le statue furono anche in parte danneggiate, poi restaurate e ridipinte.
Tra il 1953 ed il 1955 il presepe fu restaurato. Un nuovo restauro al presepe monumentale fu eseguito nel 2006.


I lavori, oltre alle statue, hanno interessato le decorazioni pittoriche e le strutture e hanno permesso di recuperare le pitture sul fondo del catino nella parte bassa e sono stati riportati alla luce due affreschi della fine del XVI secolo sulla parete destra, raffiguranti uno S. Agata e S. Biagio e sito in prossimità dell’ingresso;  l’altro S. Antonio abate e S. Lucia, nei pressi dell’abside, appartenenti all’originale decorazione pittorica della Chiesa.
S. Antonio, con saio, mantello e barba biforcata, tiene in mano libro e bastone cui è appesa una campanella.

Oggi la chiesa fa parte del percorso di visita del Museo del Monastero delle Orsoline.
L’interno della chiesa di S. Antonio è semplice e spoglio, caratterizzato dalla presenza dell’artistico e monumentale presepe in gesso policromo. Formato da oltre 30 statue realizzate in diverse proporzioni per creare un effetto di prospettiva, con in altro la cavalcata dei Magi ed in basso la scena della Natività, oltre agli angeli che sono appesi in cima al soffitto della chiesa.
Ai lati del catino, in due nicchie, sono collocate le statue di S. Antonio abate, a destra e di S. Rocco, a sinistra, patroni della Confraternita stessa e invocati anticamente contro la peste.
La statua presenta s. Antonio, che indossa saio chiaro e mantello e scapolare scuri, e tiene nella mano destra un libro aperto e nella sinistra un bastone con una terminazione serpeggiante cui è appesa una campanella.

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/houses/house/16620/Calvi+dell%27Umbria+%28TR%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-santantonio-abate-calvi-dellumbria-tr/