AROLA (VCO). Edicola votiva con s. Antonio abate

Il territorio di Arola è ricchissimo di edicole votive e una di esse, sita in Via Sant’Antonio, presenta la Madonna del “Sacro Monte di Varallo” con, a sinistra, l’immagine di sant’Antonio abate, con saio e scapolare, accompagnato dal maiale. Ai suoi piedi il bastone cui è appesa la campanella.

Link:
https://www.arola-villaggio.it/histoire/histoire_religieuse/chapelle_votive/plan_des_chapelles_de_arola_it.html

Segnalazione di Valter Bonello

BELLUNO, frazione Visome. Chiesa della Beata Vergine di Caravaggio, dipinto con s. Antonio abate.

L’abitato di Visome faceva parte del territorio dell’antica Pieve di Castion e nella frazione sorgeva infatti, solo una piccola ed antica chiesa dove viene affissa nel 1820 una immagine della Beata Vergine di Caravaggio.
Il culto si radica rapidamente a Visome tanto che la festività mariana del 26 maggio viene dichiarata nel 1824 “festa cittadina” e pochi anni dopo, nel 1828, viene posata la prima pietra della costruzione di una nuova chiesa.
Nel 1830 l’involucro è già stato completato e la chiesa viene aperta al culto, le opere di finitura proseguono invece molto più lentamente ed il pavimento ed il cornicione interno vengono realizzati rispettivamente, solo alla metà ed alla fine dell’ottocento.
In seguito ad un terremoto nel 1938 vengono ricostruiti il timpano della facciata principale e la cella campanaria della torre laterale di sinistra mentre quella di destra viene solo restaurata.
Nel 1950 le due sacrestie, ai lati dell’abside, vengono trasformate, aprendo dei varchi di comunicazione nei muri laterali dell’altar maggiore, in due piccoli cori direttamente accessibili dalla navata.
Per mano dell’architetto Alberto Alpago Novello viene ridefinito tutto lo spazio del coro con la demolizione del’altare ottocentesco, sostituito da un edicola in stile neoclassico con tre statue in legno della crocifissione, e il trasferimento della statua della Beata Vergine di Caravaggio nella cappella laterale.
L’interno è articolato in una navata (ml. 7,52 x 13,66) scandita da un ordine ionico su paraste con trabeazione e soprastante volta a botte non strutturale sostenuta da una orditura in legno intonacata. Tra gli intercolunni delle pareti laterali si aprono, in posizione centrale, due cappelle. La controfacciata interna è invece occupata da una cantoria con struttura in legno intonacato sostenuta da colonne in pietra.
L’esterno della chiesa è caratterizzato dalle singolari torrette angolari e dall’ordine gigante ionico con timpano soprastante della facciata.

Nella cappella laterale di sinistra è collocata l’opera più importante, la Madonna con Bambino ed i santi Andrea, Pietro, Antonio abate e Daniele (?) di Antonio Cesa, datata 1500 e firmata, una pregevole tempera su tavola di 139 x 198 cm, che si ispira alle sacre conversazioni della pittura veneziana del tardo Quattrocento. Proviene dalla chiesa demolita di Sant’Andrea che sorgeva di fronte all’attuale parrocchiale di Visome. Opera di Antonio Cesa (notizie fine secolo XV – inizio XVI), figlio e allievo del pittore Matteo, noto per quest’unica opera firmata e datata; “Opus Antoni Decesa MCCCCC”.
Sant’Antonio è raffigurato a destra in alto, mentre legge un libro che tiene tra le mani.
La figura a destra, di incerta identificazione, tiene un cartiglio con le parole: “Quu venerit sancta sanctorum cessabit/ nunctio vestra”.

L’opera è stata restaurata nel 2004 a cura della Fondazione CR di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona.

 

Segnalazione e immagini: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

Fonti:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/47570/Chiesa+della+Beata+Vergine+di+Caravaggio

https://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda/opera/27729/Cesa

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500176083

CAMPOBASSO. Chiesa di Sant’Antonio abate, con affreschi e dipinti

Via Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/41RWqQryqaGEHMj86

Sorta come oratorio fuori le mura nell’antica piazza chiamata “Maiura” o “Chiaia”, fu trasformata in chiesa nel 1572 dalla Congrega delle Maestranze. La facciata presenta un coronamento orizzontale con un portale barocco.
L’interno è ad una navata con un magnifico altare maggiore realizzato in marmo nel 1748. Sulle pareti laterali vi sono quattro altari intagliati in legno e rivestiti di oro zecchino con importanti tele del Seicento napoletano e dedicati a San Benedetto; al Sacro Cuore; al Crocifisso e al Santo titolare.

L’altare dedicato a Sant’Antonio abate presenta dipinti di piccolo formato opera del pittore avellinese Francesco Guarini o Guarino, da Solofra (1611 – 1654), realizzati nel 1642. Si tratta di nove riquadri che attorniano una statua cinquecentesca del Santo. Al di sopra un dipinto dello stesso autore raffigura l’episodio del corvo che porta il pane ai santi Antonio e Paolo eremita. (foto in basso)
I quattro riquadri della colonna a sinistra, dall’alto:
Sant’Antonio abate si ritira in eremitaggio un castello abbandonato scacciandone i serpenti.
– Sant’Antonio si affaccia dal finestrino del suo eremo per esorcizzare la figlia ossessa del generale Martiniano.
– Sant’Antonio allontana il demoni introdottosi nella sua spelonca travestito da pellegrino.
– Sant’Antonio tentato dal demonio sotto forma di una giovane regina.
Al centro, sopra la statua, un dipinto raffigura Un centauro che mostra la via a s. Antonio, con data 1642 tra le zampe del centauro. (foto in basso).
I quattro riquadri della colonna a destra, dall’alto:
Sant’Antonio è tentato da un bacile d’argento pieno di monete.
– Sant’Antonio è assalito dai demoni in forma di cani e animali mostruosi.
– L’angelo indica ad Antonio il luogo dove ritirarsi in eremitaggio.
– Sant’Antonio muore assistito dai confratelli.

Lungo il registro superiore della navata corre un ciclo di affreschi che illustra le Storie della vita di S. Antonio abate, eseguiti nel 1614.

Il dipinto Tentazione di S. Antonio, sulla parete di fondo del coro, è opera di influsso fiammingo del tardo Cinquecento.

La Chiesa conserva anche una statua in pietra di sant’Antonio del XIII- XIV secolo.

Il soffitto della chiesa è stato dipinto a tempera da Amedeo Trivisonno nel 1939. Vi sono rappresentati due soggetti: Cristo che ascende alla Gloria dei Cieli e La cacciata di Lucifero dal Paradiso.
Vedi dettagli, vai a: https://www.amedeotrivisonno.it/2023/09/26/campobasso-1939-chiesa-di-santantonio-abate/

La tradizionale Festa di Sant’Antonio abate a Campobasso, nel 2021 e 2022 non si è svolta causa pandemia. Si accendeva un grande falò che il 17 gennaio illuminava il sagrato davanti la Chiesa e si svolgeva la benedizione degli animali.

Bibliografia:
Riccardo Lattuada, Opere di Francesco Guarino a Campobasso, in: “Prospettiva” No. 31 (Ottobre 1982), pp. 50-69
Reperibile in: https://www.jstor.org/stable/24426402

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1400007108-0

Data compilazione scheda: 12-2-2022 – Revisione: 29 marzo 2025

Rilevatore: AC

ALGUA (BG). Santuario della Madonna del Perello, dipinto di s. Antonio abate

All’interno del Santuario vi è un trittico con ampia predella, presumibilmente di età moderna, che nel pannello di sinistra raffigura sant’Antonio abate con bastone e campanella nella mano destra. Ai suoi piedi il fuoco, il maiale e una gallina(!).

 

Il Santuario fu edificato nel luogo dove nel 1413 apparve la Madonna. Il primo documento che testimonia la presenza della chiesa è la bolla pontificia dell’8 maggio 1498 di papa Alessandro VI, che cita la chiesa senza nominare l’evento miracoloso.
Il gruppo di edifici del Santuario è composto da tre diverse chiese di misure differenti costruite in forma quasi sovrapposta. La parte più antica è quella che viene chiamata la cripta. L’aula di piccole dimensioni, e con volta a botte affrescata, è illuminata da una piccola finestra e termina con il presbiterio che mantiene il dipinto a fresco, opera di ignoto, della Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta.
La presenza della seconda chiesa è confermata nei primi anni del XVI secolo dalle note presenti sui registri contabili dell’archivio della chiesa. Originariamente era aperta sul sagrato con un’ampia apertura ad arco. Ha subito con il tempo molte modifiche diventando dal 1870 un corridoio di collegamento tra le cripta e la chiesa superiore. Restano a testimonianza gli affreschi e parte della volta del soffitto. Questa parte conserva alcuni affreschi raffiguranti la Madonna del latte.
La terza chiesa, originariamente di misura inferiore, fu edificata perché la seconda era una chiesa aperta, e serviva un luogo chiuso atto ad accogliere i fedeli che accorrevano sempre più numerosi. La chiesa era presente nel dicembre del 1575. L’edificio è collegato con la parete a nord della seconda chiesa, risulta infatti visibile su questa parete la parte superiore di due finestre, originariamente decorate e poi murate per la nuova costruzione.
Fu ristrutturata nel XIX secolo con un ampliamento che ha portato l’aula ad avere cinque campate e l’affrescatura della volta del presbiterio con il cielo stellato, e al centro l’immagine raffigurante l’ultima apparizione della Vergine al contadino.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/30789/Algua+%28BG%29+%7C+Santuario+della+Madonna+del+Perello

ALGUA, frazione Rigosa (BG). Chiesa parrocchiale di S. Antonio abate e statua XVII secolo

Frazione Rigosa, 27. https://maps.app.goo.gl/ahEyx9p1u9mBrLFw6

La chiesa di Rigosa è attestata con il titolo di parrocchiale già nel 1464. Nel 1575 Carlo Borromeo, visitando la chiesa vi annotò la presenza di quattro altari. Nel 1666 secondo il sommario delle chiese della diocesi di Bergamo, la chiesa di Rigosa figurava come mercenaria del comune e inserita nella pieve di Dossena.
Nel 1761 fu costruito l’attuale edificio. La chiesa aveva 5 altari.
Nel 1820 e nel 1913 il campanile fu sopraelevato. Dal 1896 al 1920 la chiesa fu sottoposta ad un generale intervento di restauro. Tutti gli affreschi della volta e della cappella della Madonna furono ricolorati nel 1920 da Gian Battista Paganessi.
Alla parrocchia di Sant’Antonio abate di Rigosa, successe la nuova parrocchia dei Santi Antonio abate e Pietro apostolo e martire con sede sempre ad Rigosa (decreto 20 novembre 1986).

Orientata, la parrocchiale presenta il fronte principale, protetto da gronda sporgente a due falde, intonacato con dipinto a fresco un’architettura a due ordini. Al centro del primo ordine si trova l’ingresso principale con contorno in pietra e architrave leggermente arcuata; superiormente è posta la finestra dalle linee settecentesche che illumina la navata. L’ ordine superiore, più stretto rispetto a quello inferiore ed il raccordo tra i due è realizzato sempre in muratura con due speroni rampanti e ricoperti in lamina di rame. Addossata alla chiesa parrocchiale è posta la facciata della cappella dedicata alla Madonna, la cui facciata è stata realizzata sullo stesso filo di quello della chiesa ed è pure essa decorata con un’architettura dipinta costituita da due lesene laterali che reggono un timpano triangolare.

Internamente la chiesa è suddivisa da quattro coppie di lesene in cinque campate dalle luci diverse a seconda della destinazione. Le lesene, partendo da una zoccolatura in marmo occhialino, si innalzano decorate da campiture in stucco lucido finto marmo e con i loro capitelli di gusto corinzio reggono l’architrave, fregio e cornicione che corre lungo tutto il perimetro della navata e del presbiterio. Sopra il cornicione si imposta la volta a tutto sesto. La luce naturale perviene alla chiesa oltre che dalla finestra posta in facciata anche da altre quattro finestre, due per parte, poste sopra il cornicione della navata oltre ad altre quattro finestre poste due nel presbiterio e due nel coro. La prima campata, di modeste dimensioni, ospita a sinistra la porta che mette in comunicazione con l’adiacente cappella della Madonna, a destra entro nicchia la statua di S. Luigi. La seconda campata presenta due cappelle. Quella di sinistra è dedicata alla Madonna del S. Rosario, a destra è posta invece la cappella destinata a penitenzieria per le donne. La terza campata ospita a sinistra il pulpito in legno laccato, dipinto e dorato con lesene agli spigoli a forma di cariatidi, mentre a destra è posto completo di bussola lignea l’ingresso laterale. La quarta campata è occupata da due cappelle. Quella di sinistra è dedicata alla Madonna del Carmine mentre quella di destra è dedicata al Sacro Cuore di Gesù. L’ultima campata è dotata di pareti a raccordo curvo, così da raccordare le pareti d’ambito della chiesa all’arco trionfale e presenta due aperture. Quella di sinistra conduce nella sagrestia mentre quella di destra nel passaggio dell’organo. Il presbiterio, in rilievo di tre gradini è coperto da tazza circolare ribassata e si completa con il coro raccordato alla copertura del presbiterio da catino

Il polittico ligneo dorato policromo risalente al Cinquecento è la pala d’altare maggiore. Vi sono le statue di Dio Padre (in alto),  sant’Antonio abate (al centro), san Giovanni Battista e san Pietro ai lati; diviso in tre sezioni da colonne strigilate e rudentate. Non si conosce l’autore dell’opera se non che fosse un certo Dolci, originario di Costa Serina. L’opera fu restaurata nel 1966.
In legno dorato e intagliato è anche l’altare maggiore eseguito nel 1770 da Giacomo Fagioli, che collaborò con più opere per la fabbriceria della chiesa.

 

 

A sinistra del presbiterio, in una nicchia vi è un’altra statua di sant’Antonio abate con maialino ai piedi.

 

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/30788/Chiesa_di_Sant’Antonio_Rigosa,_Algua