CHIUSA DI PESIO (CN). Cappella campestre di San Rocco, affresco con s. Antonio abate, XV secolo

La cappella è sita alle soglie dell’abitato in direzione di Certosa.

 

Sulla facciata, in alto, vi è un affresco del tardo Quattrocento, purtroppo mutilato da grossolani lavori di restauro, raffigurante Cristo in alto e la Madonna attorniata dai santi Antonio abate, Rocco, Sebastiano e Giovanni battista.

Sant’Antonio è all’estrema destra, mutilo, riconoscibile per la campanella che tiene nella mano destra.

 

 

Link:
https://www.comune.chiusadipesio.cn.it/Home/Guida-al-paese?IDDettaglio=29040

COLLOCAZIONE IGNOTA. “Sacra Famiglia con Sante e s. Antonio abate”, 1520 circa

Pannello in legno di 49,3 x 36,6 cm dipinto a olio.
Attribuito alla cerchia di Adriaen van Overbeke oppure ad Anonimo manierista di Anversa. Datato circa 1520 -30.

Apparteneva alla collezione di Jacques Goudstikker, messa all’asta da Christie’s (Londra) il 5 luglio 2007, lotto 28.

Al centro la Madonna che allatta il Bambino, a sinistra due angeli e santa Caterina. A destra altra Santa e sant’Antonio abate con copricapo rosso e bastone a stampella.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
https://rkd.nl/images/28329

SAN MARCELLO (AN). Chiesa del Santo Rosario, due dipinti con s. Antonio abate e statua

La chiesa sorse poco fuori delle mura nel 1508 ad opera del domenicano padre Nicenio ed era gestita dalla confraternita del Santissimo Rosario.
La data che compare nell’iscrizione del portale, 1655, vista anche la visita pastorale di due anni prima, lascia supporre che la chiesa possa essere stata ricostruita a spese della Basilica di San Giovanni in Laterano e della Confraternita del Rosario. La nuova chiesa fu eretta su un sito diverso da quella precedente, che presumibilmente era presso il cimitero. Una volta demolita, lasciò spazio alla Confraternita della Morte, che vi costruì la propria chiesa. Sopra la scritta del portale vi sono le “chiavi decussate”, il simbolo dell’autorità papale.
Nei secolo XIX e XX fu oggetto di vari lavori di restauro e una ristrutturazione nel 2010.
Conserva vari dipinti pregevoli.

“Madonna in trono con Bambino, Sant’Antonio abate e San Francesco”. Immagine in alto.
Olio su tela di 180 x 149 cm di Andrea da Jesi (1492 – 1543 circa) del 1525. Ai piedi del trono vi è il cartiglio “Andreas Aesinas pinxit 1525”, mentre la cornice, più tarda, reca la scritta “Santi De Antonio FF” con la data MDXXXII.
In basso, sul trono, è raffigurata la scena della Circoncisione. Si tratta dell’unica opera del pittore Andrea da Jesi il giovane che, come attesta l’iscrizione, la dipinse nel 1525. Oltre ad evidenti riferimenti alla cultura artistica di ascendenza raffaellesca, Battistini ritiene che l’opera riveli la conoscenza di pittori quali Marco Palmezzano, Cima da Conegliano, Andrea Solario. Gli influssi di questi due ultimi artisti possono essere stati mediati attraverso la frequentazione del pittore Pietro Paolo Agabiti con il quale “sappiamo che Andrea ebbe lunghi rapporti di lavoro per commissioni ricevute a Jesi di opere purtroppo andate perdute, e direttamente dal collega provengono le nubi cotonose, in questo caso più leggere, rese con studiati effetti luministici, e le larghe masse appiattite dei Santi, delle vesti che scendono in pieghe dritte, con scarsi dettagli esornativi” (Battistini, p. 251). Cfr.: A. Angelucci, Intorno ad una tela di Andrea da Jesi, Ancona, 1856, pp. 7-11

Sant’Antonio abate, a sinistra, guarda in basso fuori dal dipinto, tiene con la mano sinistra un libro aperto su cui è il fuoco e con la destra un corto bastone a tau.

Link:
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100230386


In un’ancona lignea del 1623, il dipinto: “Madonna in gloria con Bambino tra san Giacomo e sant’Antonio abate”.
Olio su tela di cm 200 x 130, del 1623 circa, attribuito al pittore jesino Antonino Sarti (1580 – 1647).
La tela raffigura la Vergine con il Bambino assisa tra le nuvole in una corte di angeli, con in basso la figura di san Giacomo pellegrino, a sinistra, che volge lo sguardo in alto, e sant’Antonio abate sulla destra che a destra fuori del quadro. Sullo sfondo, in lontananza, architetture inserite in un paesaggio naturale con gli ultimi bagliori di una luce crepuscolare.

Sant’Antonio,
con barba bianca, tiene nella mano destra un bastone cui è appesa una campanella; nella sinistra un libro chiuso.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100230408

 

 

Info sulla chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/5710/Chiesa+del+Santo+Rosario


Probabilmente in questa chiesa è conservata anche una statua di sant’Antonio abate della prima metà del Novecento, alta 150 cm, opera di bottega marchigiana.

Su una piccola base, il Santo è in posizione eretta con il capo aureolato e il volto incorniciato da folta barba. Vestito con il saio, tiene nella mano sinistra un lungo bastone terminante a croce cui è appesa una campanella; con la destra tiene un libro chiuso da cui escono fiamme. Ai suoi piedi, a destra un maialino.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100230526

MONTE ROBERTO (AN). Abbazia di Santa Apollinare, affresco con s. Antonio abate, 1508

Probabilmente è la più antica abbazia della Vallesina; la sua origine risale a prima dell’anno mille ed è collegata alla primitiva immigrazione di monaci benedettini nella valle. La dedicazione a S. Apollinare, vescovo di Ravenna, è un ricordo del dominio ravennate-bizantino del VI-VII secolo in un territorio divenuto poi zona di confine tra bizantini e longobardi.
L’abbazia ebbe il massimo splendore nei secoli XII-XIV. Nel XIII secolo fu ricostruita la chiesa attuale, dalle semplici forme in stile romanico-gotico con facciata a capanna tripartita e corpo leggermente aggettante incentrato sul portale gotico. L’interno è a pianta rettangolare a unica navata con copertura a capriate e abside piatta.
Nel Quattrocento iniziò un lento decadimento che portò al definitivo abbandono dei monaci nel XVI secolo. Solo nel 1968 e nel 1973, i restauri hanno eliminato le modifiche successive recuperando la fisionomia romanico-gotica.

Nel 1974 fu scoperto un affresco sulla piatta parete absidale datato 1508, che fu restaurato togliendo un sovrastante dipinto del secolo XVIII.
L’opera è attribuita ad Arcangelo di Andrea di Bartolo da Jesi (?), misura 250 x 250 cm e raffigura, sul lato sinistro una Madonna in trono con in braccio il Bambino Gesù, a sinistra la figura di s. Apollinare vescovo e a destra s. Antonio abate. Nella lunetta superiore è raffigurata una Crocifissione sul cui sfondo è riconoscibile il profilo trapezoidale del monte San Vicino (a circa 30 Km).

S. Antonio
tiene con la mano sinistra un corto bastone a stampella e con la destra una campanella.

 

 

Immagini e info da:
https://www.iluoghidelsilenzio.it/abbazia-di-s-apollinare-monte-roberto-an/

GERMANIA – BERLINO. Staatliche Museen – Gemäldegalerie, tavola con s. Antonio abate di A. di Baldese, 1386-400

Predella in legno di pioppo di 25,5 x 47,2 cm, raffigura “Sant’Antonio abate distribuisce i suoi averi ai poveri”.
Opera del pittore fiorentino Ambrogio di Baldese (1352 – 1429) che lavorò soprattutto per istituzioni pubbliche e religiose a Firenze e successivamente anche a Prato.
Inventario n° 1343
Acquisto dalla collezione del mercante Edward Solly, Berlino nel 1821.

La tavoletta della predella raffigura Sant’Antonio che distribuisce ai poveri l’eredità dei genitori per trascorrere la sua vita da eremita nel deserto. A sinistra, un servitore con una corta veste rossa porta al santo un sacco grosso e pesante. Al centro S. Antonio è raffigurato giovane e con eleganti vesti dell’epoca del Pittore. A destra è raffigurato un gruppo di cinque malati e mendicanti: due di loro non riescono a stare in piedi, uno ha una una gamba fasciata, l’altro usa piccole panche di legno per muoversi sul pavimento.

Alla tavoletta berlinese può essere assegnata una controparte nella collezione Acton di Firenze, che presenta un’iconografia affine. Raffigura San Giuliano che trasporta un lebbroso attraverso il fiume e poi lo adagia nel suo letto. La tavola è molto simile al questa di Berlino nelle dimensioni (25 x 45,6 cm) e presenta nei quattro angoli identica decorazione a pastiglia.
L’iconografia complessiva della pala cui appartenevano le due tavolette doveva mirare alla misericordia per la sorte dei poveri e dei malati. Si può supporre che la pala sia stata commissionata da una confraternita, forse la “Confraternita della Misericordia”, la cui sede era la cosiddetta “Loggia del Bigallo” nel centro di Firenze e che fino al 1400 aveva affittato ad Ambrogio di Baldese due stanze al piano superiore del palazzo. Sono documentate diverse commissioni di Ambrogio per questa confraternita che all’epoca compiva tutte le sette opere di misericordia e il loro oratorio potrebbe essere stato decorato con pale d’altare che raffiguravano i vari compiti.

 

Link:
https://recherche.smb.museum/detail/870325/