VALBRENTA (VI), frazione Valstagna. Chiesa parrocchiale di S. Antonio abate

Valstagna, Via Roma, 37
https://maps.app.goo.gl/89atAikMsXBwnbtg6

La primitiva cappella del 1221 era una chiesa confraternale dipendente dalla pieve di Oliero e poteva sostenersi grazie alle rendite derivanti da una piccola cava di alabastro.
Nel 1494, presente il vescovo di Padova Pietro Barozzi, i capifamiglia del paese decisero la ricostruzione dell’edificio, che fu ultimato nel 1515. Nel 1552 Valstagna fu dichiarata parrocchia autonoma.
La prima pietra dell’attuale parrocchiale venne posta nel 1757; i lavori di costruzione furono portati a termine nel 1764. La chiesa fu consacrata nel 1861 e nel 1870 le fu conferito il titolo di arcipretale.
Durante la prima guerra mondiale la struttura subì gravissimi danni e nel 1919 dovette essere sottoposta ad un radicale intervento di ripristino.
Nel gennaio del 2008 una parte del soffitto della chiesa crollò e pertanto fu risistemato a partire dal 2009.

La facciata è incompiuta e presenta due nicchie con statue, quella di sinistra raffigura s. Antonio abate con bastone e campanella nella mano sinistra, mentre la destra tiene il fuoco.


All’interno, gli affreschi del soffitto furono eseguiti nel 1921 dal pittore trevisano Carlo Vendramin e sostituirono un precedente affresco del 1786, perduto con la prima guerra mondiale. La Natività o “Presepio”, è uno dei quadri più discussi dei Da Ponte, dove Francesco lavorò per la prima volta, con pura opera di coloritura, in compagnia di Jacopo (l’opera è databile tra il 1530 e il 1535).
Opera pregevole attribuita a Iacopo Negretti detto Palma il Giovane (1548/50 – 1628) è la Deposizione di Cristo (fine ’500);
Da segnalare la storica statua in legno della Madonna della neve, incoronata solennemente il 5 agosto 1638, e un suggestivo Crocifisso ligneo del secolo XVI, restaurato a giugno 2024; la pala del Crocifisso, pure in legno, è dello scultore valstagnese Marco Michielin (1854).

 

Su un altare sul lato destro si trova un dipinto raffigurante sant’Antonio abate, che ha nella mano destra il fuoco e con la sinistra tiene un bastone cui è appesa una campanella e un libro aperto. Dietro il Santo, a sinistra, un maiale pezzato. Un’iscrizione sotto il quadro riporta il nome di S. Antonio e
data probabilmente leggibile come MCMXXVI (1926).

 

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Valbrenta)

Segnalazione e fotografie di Albertino Martignon

SAN CANZIAN D’ISONZO (GO), fraz. Begliano. Chiesa di Santa Maria Maddalena, con pala d’altare con sant’Antonio abate.

L’esistenza di una chiesa a Begliano intitolata a Santa Maria Maddalena è attestata da fine Quattrocento.
Le prime notizie in merito all’edificio sono riconducibili alla relazione della visita apostolica, eseguita dall’abate di Moggio Bartolomeo da Porcia, da cui risulta che la chiesa era dotata dell’altare maggiore dedicato a Santa Maria Maddalena e di due altari laterali; esternamente vi era il cimitero.
L’attuale conformazione della chiesa risale ad un rifacimento ed ampliamento realizzato a metà del Settecento, tra il 1744 ed il 1767, data della consacrazione della chiesa. I lavori di completamento con gli altari ed esecuzione delle opere pittoriche si protrassero fino ad inizio Ottocento, mentre la cantoria fu realizzata solo ad inizio Novecento. In contemporanea alla chiesa fu eretto anche il campanile, concluso nel 1771. Nel corso del tempo furono eseguiti degli interventi di manutenzione e restauro che, come attestano le fonti fotografiche, non sembrano aver alterato l’aspetto settecentesco. Anche i recenti restauri furono limitati ad un rinnovamento degli intonaci, delle pitturazioni e dell’apparato decorativo nonché degli impianti tecnologici.

La chiesa, orientata a Nord, è caratterizzata da una configurazione planimetrica a croce latina; si compone di un’unica navata rettangolare, con una nicchia per lato, di un transetto con due absidi semicircolari ai lati di entrambi i bracci e di un presbiterio a base quasi quadrata concluso sul fondo da un’abside triangolare con gli angoli smussati all’intradosso; anche gli spigoli della navata e del quadrato d’intersezione tra navata e transetto sono smussati con una soluzione curva concava.
Le dimensioni massime interne della chiesa sono: lunghezza 26,33 ml; larghezza navata 7,95 ml; larghezza transetto 14,85 ml; altezza navata 10,09 ml; altezza navata – cupola – 16,40 ml; altezza navata – cupola e cupolino – 18,98 ml.

L’interno della chiesa, seppur concepito in maniera unitaria, può essere scomposto in cinque ambienti. Partendo dal fondo della chiesa vi è la navata vera e propria, con una nicchia per lato, inquadrata da un arco a tutto sesto, che occupa quasi tutto il fianco lasciando solo lo spazio per la cantoria in controfacciata, sotto cui è stata ricavata una bussola d’ingresso. All’intersezione tra navata e transetto si crea un ambiente quadrato, con gli spigoli raccordati da una curva concava, definito da quattro archi a tutto sesto: una cornice circolare dentellata che poggia sui quattro archi sottolinea l’impostazione della cupola, ampliata verso l’alto dal tamburo che la sostiene. I bracci del transetto, biabsidati lateralmente, sono quasi interamente occupati da altri due altari laterali. Oltre al transetto, rialzato di due gradini rispetto alla navata, si sviluppa lo spazio presbiterale, anch’esso con gli spigoli raccordati da una curva concava e definito da due archi: l’arco santo che lo divide dalla navata ed uno più stretto che inquadra l’abside sul fondo. L’aspetto unitario è dato dalla modulazione delle pareti con lesene impostate su un basamento in pietra e desinate da capitello composito – sostituite da paraste angolari nei quattro archi su cui si eleva la cupola; sopra ai capitelli è impostata una trabeazione caratterizzata da una cornice superiore modanata, fortemente aggettante e dentellata, che corre lungo l’intero perimetro della chiesa interrompendosi solo in corrispondenza dell’ingresso. Per conferire maggior rispetto allo spazio presbiterale le paraste e le lesene sono state differenziate mediante una scanalatura del fusto ed una soluzione delle volute del capitello verso l’alto anziché verso il basso.
L’interno della chiesa è intonacato e tinteggiato color crema, con delle specchiature di un tono più deciso – fregio della trabeazione, intradosso degli archi, tamburo della cupola – mentre lesene, cornici della trabeazione e costoloni della cupola sono differenziati mediante una tinta bianca; la pavimentazione è uguale in tutti gli spazi ed è realizzata in riquadri in pietra bianca del Carso e nera del Vallone, posta in opera diagonalmente. La chiesa è arricchita da affreschi rinnovati durante il restauro degli anni Duemila.
Al centro della volta del presbiterio, trova posto una tela dipinta con la scena dell’Assunzione di Maria Vergine mentre nella lunetta di fondo nell’abside è rappresentata la deposizione di Gesù; nei pennacchi della cupola sono raffigurati i quattro Evangelisti; nella volta della navata è affrescata entro una cornice mistilinea di stucco la gloria di Maria Maddalena, realizzata nell’ultimo restauro da Giovanni Pacor in sostituzione di un precedente affresco che proponeva lo stesso soggetto perduto negli anni Sessanta del Novecento.

Lo spazio presbiterale è delimitato da due balaustre marmoree poste lateralmente, recuperando parte della balaustra originale che era stata rimossa per molto tempo. Sullo sfondo vi è l’altare maggiore, dedicato a Santa Maria Maddalena. Preceduto da tre gradini in broccatello di Verona, presenta una struttura a mensa trapezoidale, con zoccolo e mensa modanati in pietra bianca, mentre il paliotto è in marmo rosso screziato decorato da tre medaglioni a cornice mistilinea in pietra bianca che contengono, quello centrale, una testina alata e, quelli laterali, dei festoni di fiori. Sulla mensa insiste il tabernacolo contenuto in una particolare struttura in marmo sorretta da due volute; alle sue spalle una moltitudine di teste di angeli di gesso sostiene la statua della Maddalena inginocchiata con le braccia allargate in atto di devozione. Sui piedritti ai lati della mensa sono collocate le statue di Sant’Elena che regge una grossa croce e Santo Stefano con la pietra e la palma del martirio, rispettivamente a destra e a sinistra. Sempre nel presbiterio, a sinistra dell’arco santo è ricavata una nicchia per conservare gli olii santi.
Nella chiesa vi sono altri tre altari: due trovano posto nei bracci del transetto e sono dedicati alla Beata Vergine e a Sant’Antonio Abate (rispettivamente a destra e a sinistra), il terzo è dedicato a San Giuseppe e trova posto nella nicchia sinistra della navata.

L’altare di Sant’Antonio Abate (cm 27 x 280 x 200 i gradni, cm 99 x 208 x 81, la mensa, cm. 400 x 325 x 88 l’alzata) è realizzato in marmo bianco ed è preceduto da un basamento di due gradini in broccatello rosso; la mensa, che poggia su un piano in marmo giallo, presenta il paliotto in marmo rosso screziato, racchiuso da due cornici mistilinee orizzontali e da due volute laterali con motivi vegetali in marmo bianco di Carrara: al centro spicca un cartiglio in marmo bianco a motivi vegetali che racchiude un medaglione in marmo dai vari toni. L’alzata è costituita da una doppia coppia di colonne con capitello composito: quelle esterne, leggermente arretrate, sorreggono una trabeazione, quelle centrali due ali di timpano interrotte al centro dal fastigio ornato al centro da una colomba in rilievo; sia sulle ali laterali che sul fastigio centrale poggiano due cherubini alati, di cui i secondi reggono una corona. Al centro dell’alzata trova posto una pala.
Una cornice mistilinea in giallo di Verona racchiude la pala, recentemente restaurata, di sant’Antonio abate, santa Lucia, sant’Anna, san Tommaso e san Paolo eremita che viene fatta risalire al XIX secolo.

Autore: Feliciano Della Mora

Vedi anche: La chiesa di Santa Maria Maddalena a Begliano, Cristiana Pisano

ROCCA DI CAVE (ROMA). Edicola con s. Antonio abate

Via Cave (Strada Provinciale 52b), ma il sito sottoindicato non dà la geolocalizzazione.

 

La piccola costruzione campestre contiene una statua moderna di s. Antonio abate benedicente che tiene nella mano sinistra un bastone cui è appesa una campanella. Ai piedi un maialino.

 

 

Immagini e info da:
http://www.chieracostui.com/costui/lettini/docs/edscheda.asp?ID=6475

ALGHERO (SS). Chiesa di Sant’Antonio abate

Borgata Gutierrez in Agro di Fertilia. Strada Vicinale Dopolavoro, 12-8
https://maps.app.goo.gl/8eKVieMT1h33BGe46

 

Agli inizi degli anni Trenta del Novecento, fu avviata una politica di sviluppo agricolo che coinvolse tutta la regione della Nurra. Nel 1934 i primi coloni, provenienti dall’Emilia, realizzarono una cappella, dedicata a Santa Maria Ausiliatrice. Nel corso degli anni, nel vasto territorio si svilupparono varie borgate, tra cui quella di Santa Maria la Palma, fondata nel 1952 e i cui abitanti frequentarono la cappella dell’Ausiliatrice sino alla realizzazione nel 1954 di una propria chiesa.
All’epoca, un gruppo di giovani dell’Azione Cattolica, decise di dedicare il piccolo luogo di culto a Sant’Antonio abate e l’allora parroco don Costantino, si attivò, insieme alla popolazione, all’ampliamento della cappella. All’interno della chiesa vi è ancora l’altare e la statua dell’Ausiliatrice.

In quel periodo fu acquistata la statua di  Sant’Antonio abate con i tradizionali bastone, campanella e maiale.

 

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In occasione della festa del Santo la sera del sabato più vicino al 17 Gennaio vi è l’accensione di un falò e un banchetto. La mattina seguente, dopo la messa, si svolge la processione e la benedizione dei campi.

 

Immagini da Wikimedia

Link:
https://wikimapia.org/30555150/it/Chiesa-di-Sant-Antonio-Abate

https://www.lanuovasardegna.it/alghero/cronaca/2018/01/17/news/nella-borgata-di-gutierrez-si-festeggia-sant-antonio-1.16366001

ALGHERO (SS). Edicola con s. Antonio abate e antico ospedale

In via Cavour,  nel Carrer de Sant’Antoni (Via Cavour) all’incrocio col Carrer de la Rora si trovava la prima chiesa edificata ad Alghero che nel periodo genovese era intitolata a Santo Stefano e che aveva preso la denominazione di Sant’Antonio abate nel 1400, con l’arrivo dei Catalano-Aragonesi. Alla chiesa era annesso un ospedale degli Antoniani, passato nel XVII secolo ai Fatebenefratelli e dismesso nel XIX secolo.

Ove sorgeva l’antico complesso, sul lato opposto a Via Cavour, sulla facciata della casa sita in Muralla del Carme 31, ora prospiciente i Bastioni Marco Polo,  è presente una nicchia con una tradizionale statuetta di sant’Antonio abate con un maialino (la statuetta viene rimossa nel periodo invernale).
https://maps.app.goo.gl/WzuKdX5MvddR1AJJ6

 

 

Link:
https://www.storiedialghero.it/santantonio-abate/

https://www.alghero.org/main/sant’antonio_abate.htm