PORDENONE, frazione Torre. Chiesa parrocchiale dei SS. Ilario e Tiziano, copia del dipinto con s. Antonio abate del Pordenone, 1520

La chiesa è menzionata nella bolla di papa Urbano III del 1187; nel 1226 fu costruito un nuovo edificio di maggiori dimensioni, che fu riedificato nel 1440.
La nuova parrocchiale, disegnata dall’ing. Damiano Roviglio, fu iniziata nel 1873; nel 1877 fu completato il presbiterio, ma l’intera struttura fu ultimata nel 1885.

Dietro l’altare maggiore è collocata una copia della pala di Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto “Il Pordenone” (Pordenone, 1483/84 – Ferrara, 1539), che raffigura i Santi Ilario e Taziano assieme alla Beata Vergine Maria col Bambino e ai santi Antonio abate e Giovanni Battista e angeli, realizzata nel 1520.
Sant’Antonio è raffigurato a destra, dietro s Giovanni, indossa saio e mantello e appoggia la mano destra a un bastone a tau cui è appesa una campanella.

Il dipinto originale si trova nel Museo diocesano di arte Sacra di Concordia-Pordenone vedi scheda.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_dei_Santi_Ilario_e_Taziano_(Pordenone)

https://www.parrocchiatorre.it/storia/la-storia/

PERUGIA. Galleria Nazionale dell’Umbria, tavola con Trinità e s Antonio abate, di V. Pagani e il Papacello, 1553

Olio su tavola di 303 x 192 x 10 cm, raffigurante la Trinità in alto (Dio Padre, Cristo crocifisso, colomba dello Spirito Santo e angeli), in basso, da sinistra: Madonna, S. Francesco d’Assisi, S. Antonio abate, S. Giovanni Battista.

Pagani Vincenzo (1490 circa – 1568) e Tommaso Di Arcangelo Di Bernabeo detto Il Papacello (1490/1500 – 1559).
Inventario 1111
Proviene dalla chiesa di San Francesco al Prato, altare Oddi.

Presso l’Archivio di Stato di Perugia esiste ancora il documento di allogazione dell’opera, rintracciato e citato da Mariotti nel 1788 (p. 240). Con tale documento Lattanzio Pagani riceve da Sforza di Lionello degli Oddi la commissione di una tavola con i Santi Giovanni Battista, Francesco, Antonio e Bernardino per la cappella degli Oddi in S. Francesco al Prato, da far eseguire al padre Vincenzo e a Tommaso Bernabei detto il Papacello. Dei santi ricordati, manca Bernardino, sostituito dalla Madonna, che tuttavia sembra di qualità alquanto inferiore rispetto al resto della composizione.

Sant’Antonio abate, inginocchiato, guarda verso destra e tiene con il braccio sinistro un bastone a tau cui è appesa una campanella; la mano destra regge un libro aperto appoggiato al ginocchio.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000077860

https://gallerianazionaledellumbria.it/restauro/24397-trinita-e-santi/

PERUGIA. Galleria Nazionale dell’Umbria, due affreschi staccati con s. Antonio abate, 1410-20 e 1340-60

Affresco staccato e trasportato su massello di gesso, 147 x 111 cm, raffigurante S. Antonio abate, opera di ignoto, datato 1410-20
Inventario 996

L’affresco fu distaccato nel 1933 da Fumi dalla cappella Baldeschi nella chiesa del convento francescano di San Francesco al Prato.
Viene attribuito da Santi (1969, pp.120-121) ad un pittore umbro del primo quarto del XV secolo.

Sant’Antonio, in piedi, ha nella mano sinistra un rosario e tiene con il braccio un lungo bastone a tau. La mano destra è sul capo della donatore inginocchiato.
In alto a sinistra vi è la figura di Cristo benedicente.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000017191

https://gallerianazionaledellumbria.it/restauro/24696-/

 


Affresco staccato e trasportato su tela, 113 x 108,5 cm, raffigurante Santa Caterina e sant’Antonio abate.
Opera del “Maestro Dei Dossali Di Subiaco” (notizie prima metà XIV secolo).
Datato 1340 –  1360.
Inventario 1038.
Fu staccato dall’ex chiesa di San Sebastiano a Papiano (frazione di Marsciano PG) prima del 1924, anno in cui risulta già presente in Galleria.


Santi (1969, p. 77 con bibliografia precedente) lo attribuisce ad un pittore perugino attivo intorno alla metà del XIV secolo, lo stesso cui ascrive due affreschi staccati (inv.700, 705) da Santa Elisabetta alla Conca di Perugia ed oggi in Galleria, vedi scheda.
Boskovits (1973, pp. 15, 37 n. 72-75) pone questo lavoro nell’ambito del Maestro dei Dossali di Subiaco, che viene proposto da più parti di riconoscere nel miniatore Vanni di Baldolo. Todini (19 89, I, p.350) lo attribuisce ad ignoto perugino della prima metà del XIV secolo.

Sant’Antonio tiene la mano destra su un bastone a tau, con la sinistra regge un libro chiuso e una campanella.


Link:

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000017232

https://gallerianazionaledellumbria.it/restauro/24656-ignoto-santa-caterina-dalessandria-santantonio-abate/

PERUGIA. Galleria Nazionale dell’Umbria, tavole con s. Antonio abate di Eusebio da San Giorgio, 1513 e “trittico del Farneto”, prima metà XV secolo

Tempera su tavola centinata di 251,5 x 158 cm, raffigurante “Sant’Antonio abate in trono tra San Francesco d’Assisi e San Bernardino da Siena.
Opera di Eusebio Da San Giorgio (1465 – post 1539), appartenente alla scuola del Perugino.
Inventario numero 347. In deposito.

Proveniente dalla chiesa di San Francesco al Prato, nota come “pala Berardelli”, l’opera entrò in Pinacoteca con le demaniazioni del 1863.
Attribuita in un primo tempo alla scuola del Perugino, fu poi ascritta a Eusebio da San Giorgio, sulla scorta di una testimonianza dell’Urbini da cui si apprende che Rossi aveva trovato i documenti relativi al dipinto dai quali risultava che la realizzazione della pala era stata disposta per testamento dal perugino Carlo Berardelli e l’esecuzione affidata a Eusebio da San Giorgio nel 1513 (la notizia è riportata in Santi, pp. 148-149).
Durante il restauro del 1980-1981 sono state rimosse la cornice ottocentesca e un’aggiunta sulla sommità della centina. Si tratta probabilmente dell’ultima opera sinora conosciuta di Eusebio da San Giorgio (la cui esistenza però è documentata sino al 1539). Alla pala è unita la predella inv. 289.

Sant’Antonio in trono, con barba scura, tiene nella mano destra un bastone a stampella cui è appesa una campanella; nella sinistra un libro chiuso appoggiato al ginocchio.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000016410


 

“Trittico del Farneto”, raffigurante: “Madonna col Bambino e due angeli, San Francesco e Sant’Antonio abate”.

Tempera su tavole, ognuna di 129,5 (115 le laterali) x 54,5 x 4 cm. Ha avuto varie e controverse attribuzioni (1), attualmente è considerato opera del “Maestro del Trittico del Farneto” (attivo a Perugia nel XV secolo),

Inventario numeri 84, 86 (S. Antonio abate), 87
Il trittico è entrato in Pinacoteca nel 1867, dal monastero francescano del Farneto, frazione di Perugia.

Sant’Antonio abate, nella tavola di destra, con barba bianca, tiene con la mano destra un lungo bastone e con la sinistra un libro aperto su cui è l’iscrizione latina in caratteri gotici: “IDETE FRA/TRES UT / COR VESTRUM / ET COGITATIO VESTRA/ NON VACET IN VANUM / ET NE SEDUCAT VOS / HUIUS SECULI CUPIDITAS / SECUNDUM VOLUNTATEM DEY / ET NOTRAS EXO/RTATIONES PER OMNIA / CUSTODITE / FILII MEY VOCAVIT / NOS DEUS IN OR/DINE MONACORUM / ET SACERDOTIUM SED IN / VIDEANUS UT NON SIT”.

 

Link:
(1) https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000016142-0

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000016142-3 (tavola con s. Antonio)

https://gallerianazionaledellumbria.it/restauro/24763-maestro-del-trittico-del-farneto-madonna-col-bambino-e-due-angeli-san-francesco-e-san-anto%E2%80%A6/

PERUGIA. Galleria Nazionale dell’Umbria, tavole con s. Antonio abate di Fiorenzo di Lorenzo, 1487-98 e di Ottaviano Nelli, 1403

Tempera su tavola di 112,5 x 41 x 3 cm , scomparto di polittico smembrato.
In deposito. Proveniente dalla Chiesa di San Domenico.
Attribuito a Fiorenzo di Lorenzo (1440 circa – ante 1525).
Assieme agli altri due dipinti raffiguranti le sante Dignamerita e Caterina d’Alessandria, era parte di una macchina d’altare, di cui è perduto l’elemento centrale e di cui faceva parte anche un pannello con san Pietro, individuato da Todini (1989) nel Niedersàchsisches Landesmuseum (inv. n. 100) di Hannover.
La collocazione doveva probabilmente prevedere sul lato destro, dall’alto i santi Dignamerita e Antonio abate; su quello sinistro, sempre dall’alto Caterina d’Alessandria e Pietro. Sono state attribuite da Guardabassi (1872) in poi a Fiorenzo di Lorenzo o alla sua bottega. Secondo Garibaldi (2015, p. 490) l’esecuzione sarebbe riferibile a un periodo compreso tra la realizzazione della nicchia di San Francesco al Prato (1487) e gli affreschi di San Giorgio dei Tessitori (1498).

Sant’Antonio abate
reca nell’aureola in nome a lettere capitali, ha barba lunga bianca e biforcata, mantello con la tau. Tiene con la mano destra un libro rosso chiuso e con al sinistra un bastone a tau cui è appesa una campanella.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000016300


Tempera su tavola di 121 x 32,4 x 5 cm, scomparto laterale sinistro del “polittico di Pietralunga”.
Attribuito a Ottaviano Nelli (1370 circa – 1444). Inventario 1004.3 . Esposto nella sala 8

L’opera, in origine nella chiesa di Sant’Agostino di Pietralunga, fu ritrovata da Lupattelli in una soffitta nel 1896 e trasportata nel Palazzo Comunale. Nel 1954 è stata acquistata dal Ministero. Dopo l’accurato restauro del 1991 Todini (1994, pp. 167-168) ha proposto una più accurata lettura del pentittico che attribuisce alla completa ideazione di Ottaviano Nelli, mentre evidenzia nei santi di sinistra l’intervento di un aiuto di bottega che rivela, specie nel volto di Antonio abate, ancora una cultura trecentesca; per la Madonna col Bambino, gli altri santi laterali e quelli nei pilastrini ribadisce, invece, la completa autografia. Nella stessa sede Todiniri percorre l’iter formativo di Ottaviano sottolineando le relazioni con la cultura tardogotica umbra di Cola Petruccioli e Matteo di ser Cambio (cfr. Garibaldi, 2015, pp.300-301 con bibliografia precedente).

Sant’Antonio, con barba scura, tiene nella mano destra il fuoco e al polso è appesa una campanella. Nella mano sinistra ha un lungo bastone; ai suoi piedi a destra c’è un piccolissimo maiale nero.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000017199-3