TAVAGNACCO (UD). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

La chiesa sorge nell’abitato del capoluogo, Via Matteotti, 2
https://maps.app.goo.gl/cnKQajCqLGWoNR5V7

Il primo edificio risale 1370. Nel 1579 un fulmine la incendiò e la, distrusse. La chiesa fu riedificata tra il 1740 e il 1751, quando fu consacrata.
Il campanile fu eretto nel 1790, a nord, discosta dalla facciata.
Nel corso dei secoli subì numerose ristrutturazioni, fino al 1841, quando furono ultimati i lavori, iniziati nel 1835, resi possibili grazie al contributo economico della popolazione locale.

La facciata della chiesa è scandita da quattro semicolonne dotate di capitelli ionici, sorreggenti la trabeazione e il timpano, sopra il quale si imposta la quinta muraria caratterizzata dalla modanatura; nell’intercolumnio centrale si apre il portale, sovrastato da un mosaico.

Edificio ad aula, orientato ovest-est. L’interno neoclassico è ritmato da semicolonne ioniche e caratterizzato dalle due profonde cappelle laterali, affrontate, con arcone a tutto sesto modanato e rialzate di due gradini. Al di sopra delle colonne il cornicione modanato, al di sotto due dipinti per lato. L’aula è voltata a botte ribassata con dipinti e riceve l’illuminazione naturale dalle finestre termali presenti all’interno delle cappelle. Sulla parete a meridione, nella partizione fra la cappella laterale e l’altare si apre una nicchia devozionale vetrata. L’area dell’altare, rialzata di tre gradini, è delimitata da una semicolonna e una colonna ionica per lato sorreggenti l’alto arcosanto a tutto sesto con decorazioni in estradosso. L’area presbiterale è illuminata da due bifore contrapposte, voltata con finto cupolino e lanterna; la parete di fondo si apre, incorniciata da due paraste ioniche e arco a tutto sesto, sull’abside con lunetta decorata. A settentrione il coro si affaccia attraverso l’apertura scandita da due colonne doriche e alto architrave modanato; ad esso si contrappone la porta che immette alle sacrestie. In controfacciata, addossata alle due semicolonne ioniche laterali all’ingresso, la cantoria lignea è sorretta da colonnine ioniche; sulla parete meridionale la nicchia del fonte battesimale.
Il soffitto è a botte a pieno centro.

Nella parte centrale e sui muri della navata vi sono affreschi di Lorenzo Bianchini (Udine, 1825 – 1892). Ai fianchi della navata si aprono due cappelle a forma semielilittica con il soffitto a conchiglia e con altari di marmo in stile barocco. Sull’arco del coro vi è un affresco di Giuseppe Barazzutti (Gemona del Friuli, 1890 -1940). Tutti gli affreschi del coro sono invece di Francesco Barazzuti (Gemona del Friuli, 1847 – 1918).
L’altare maggiore, di stile barocco, si dice portato a Tavagnacco da Venezia (reca la data del 1717). La pala raffigura l’Ascensione ed è del Bianchini. A fianco della pala, due statue rappresentano due santi, di cui è sant’Antonio abate.

 

Sulla destra dell’altare uno stendardo con un’immagine di sant’Antonio abate, cui è dedicata la chiesa parrocchiale.

 

 


A metà della via Matteotti, all’interno di una aiuola, un pilone con quattro figure di santi ai quattro lati, di cui il lato che guarda verso la chiesa è occupato da un’immagine di sant’Antonio abate, dipinto da artista popolare.

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edifices/edifice/68954/Tavagnacco+%28UD%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Tavagnacco,_capoluogo)

BRUGNATO (SP). Concattedrale dei Santi Pietro, Lorenzo e Colombano, affresco con s. Antonio abate XV secolo

La chiesa più antica è di età longobarda, VI secolo; fu riedificata tra XI e il XII secolo passando ai monaci benedettini di San Colombano e divenendo sede dal 1133 della diocesi di Brugnato (suffraganea dell’arcidiocesi di Genova) che ebbe potere spirituale su quasi tutta la media e alta val di Vara.
Nel 1820 la diocesi fu unita alle altre due comunità della Spezia e di Sarzana-Luni in un’unica diocesi, con sede alla Spezia, lasciando all’antica abbazia di Brugnato il titolo di concattedrale.
Negli anni cinquanta del Novecento alcuni lavori di restauro hanno portato al ritrovamento dei resti dell’originaria chiesa romanica. I resti sono stati oggetto di studio nel 1994 quando gli scavi archeologici, condotti dalla Soprintendenza archeologica della Liguria, hanno riportato alla luce gli antichi muri perimetrali, la pavimentazione in cotto ed un fonte battesimale sotto la navata centrale.

Brugnato. Concattedrale, piantina

La chiesa a doppia navata presenta, sulla seconda colonna a destra, un affresco, risalente al XV secolo che raffigura Sant’Antonio abate inquadrato da una fascia decorativa con motivi vegetali e rosette.
Il Santo, con barba bianca biforcata, indossa il mantello, tiene nella mano sinistra un bastone con terminazione a riccio cui è appesa una campanella e un libro. La mano destra è nel gesto di benedizione.

 

 

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Concattedrale_dei_Santi_Pietro,_Lorenzo_e_Colombano

https://www.beweb.chiesacattolica.it/cattedrali/cattedrale/FVH/Chiesa+dei+Santi+Pietro%2C+Lorenzo+e+Colombano

 

NOTA. All’inizio del borgo, si trova l’oratorio di San Bernardo, originariamente intitolato a Santa Maria Annunziata e nato come luogo di preghiera per i viandanti che trovavano ospitalità nel vicino ospizio per i pellegrini, dedicato a Sant’Antonio abate, anticamente collocato all’ultimo piano della casa adiacente.

VALDOBBIADENE (TV). Duomo di S. Maria Assunta con dipinto di s. Antonio abate di Palma il Giovane

L’altare di San Giovanni battista, il primo a destra all’interno della chiesa, è ornato da un pregevole dipinto olio su tela di  230 x 130 cm, realizzato tra 1585 e 1599 e firmato da Palma il Giovane (Venezia, 1544 – 1628), raffigurante i Santi Giovanni battista, Girolamo e Antonio abate.
S. Antonio abate è a destra, seduto, si appoggia con la mano destra al bastone cui è appesa una campanella.

 

 

La prima citazione della pieve di Valdobbiadene è del 1259. Dalla relazione della visita pastorale del 1488 s’apprende che questa chiesa era a tre navate e possedeva otto altari, ma che necessitava un restauro. La pieve fu riedificata ad un’unica navata e consacrata nel 1529. Tra il 1743 ed il 1767 fu costruito il campanile, alto 70 metri, la cui cuspide fu realizzata nel 1810.
L’attuale duomo fu edificato tra il 1790 ed il 1799 e consacrato nel 1816 dal vescovo Francesco Scipione Dondi dall’Orologio. L’atrio fu aggiunto tra il 1825 ed il 1840.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500130057

Info sulla Chiesa:
https://chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/stampaapprofondimento.jsp?guest=true&sercd=3038

CASSARO (SR). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Umberto I, 102
https://maps.app.goo.gl/YZVrNsLsCmZ6tD5P9

 

La costruzione della chiesa iniziò nel 1693 e terminò nel 1760. La sua opera fu voluta dai cittadini che parteciparono con donazioni in denaro.
La facciata fu progettata nel 1758 dal maestro Domenico Blamato di Floridia; è in stile barocco, ma non ancora ultimata. Gli ultimi restauri della chiesa furono eseguiti nel 1929.
L’accesso avviene per mezzo di una scalinata, i cui fianchi sono impreziositi da decorazioni geometriche. Il portale d’entrata è delimitato su ognuno dei lati da due colonne ornate da decorazioni. Ai lati del portale sono due nicchie che contengono le statue di Sant’Antonio abate, a destra, e della Madonna col Bambino, a sinistra, realizzate con lo stesso materiale utilizzato per la facciata.
La statua presenta il Santo in abiti vescovili, con il fuoco nella mano destra; libro e bastone con campanelle nella sinistra.

 

L‘interno è a una sola navata.

La volta, dell’abside è ricca di pregevoli stucchi in oro con un medaglione centrale rappresentante l’eterno Padre portato sulle ali degli angeli, affresco di Giuseppe Crestadoro (1711-1808), che dipinse anche una tela raffigurante Sant’Antonio abate, posta nel marmoreo altare maggiore dal gusto settecentesco. Il Santo  è affiancato da angeli, guarda verso il cielo e tiene nella mano destra un bastone pastorale.

 

I quattro altari laterali sono di marmo e dedicati alla Madonna del Carmine, al SS. Crocifisso, alla Madonna di Pompei e alla Madonna degli Agonizzanti, con una pala di autore ignoto del Settecento che raffigura “Maria SS. degli Agonizzanti con S. Antonio abate, S. Michele Arcangelo e l’Angelo Custode”. S. Antonio, al centro, legge un libro e tiene col braccio sinistro un bastone pastorale cui è appesa una campanella, foto in basso.

 

Nel presbiterio vi è un pregevole coro settecentesco a sedici stalli. Nella navata l’artistica Via Crucis eseguita dal sac. Gaetano Distefano da Chiaramente, nel 1886. La vara di Sant’Antonio abate è del 1884.

 

La Chiesa conserva statue del Santo: una in saio francescano; un’altra posta sull’altare e iconograficamente simile a quella in facciata.

 

 

 

 

 

 


La festa di s. Antonio abate nei giorni vicini al 17 gennaio, si volge con la processione; la benedizione degli animali; la corsa delle fiaccole o ciaccara; i falò; i fuochi artificiali; il cialibru, la vendita al’asta di beni offerti dai fedeli il cui ricavato va alla chiesa. Ogni tre anni si svolge anche una festa estiva nell’ultima domenica di luglio.

 

 

Parte delle immagini sono tratte da:
https://abbantonio.blogspot.com/search/label/Cassaro%20-%20SR

Link:
https://www.comune.cassaro.sr.it/web/chiesa-di-santantonio-abate/

https://www.lasiciliainrete.it/directory-tangibili/listing/chiesa-di-santantonio-abate-2/

https://www.youtube.com/watch?v=nSA0fCfSCWA

FARRA DI SOLIGO (TV). Chiesuola di Santa Maria Nova, affreschi con due s. Antonio abate, XIV secolo

Edificio costruito in sassi dopo la peste del 1348. A una sola navata con tetto a due falde. L’aggettivo “nova” può indicare la precedente esistenza di un’altra chiesa, forse distrutta nelle lotte dei Caminesi contro il comune di Treviso, oppure la distinzione necessaria dalla chiesa del locale ospedale di Santa Maria dei Battuti. Il fondatore affidò la cappella ai Gerosolimitani fino al 1359 e questo spiegherebbe la presenza di santi di cui era devota la famiglia Collalto (S. Giorgio, S. Eustachio, S. Caterina). Nel 1871 i solighesi acquistarono la Chiesuola dagli allora titolari del giuspatronato, i conti Spineda de Cattaneis. Durante la prima guerra mondiale la chiesa subì gravi danni a causa delle artiglierie che la colpirono con una bomba, ma il danno fece emergere gli affreschi. L’originaria struttura ad aula unica fu interrotta nel XVIII secolo da tre archi su esili colonne in pietra tenera.

All’interno la chiesa conserva una serie di affreschi appartenenti a varie scuole venete del XIV secolo.
Contemporanei all’erezione della cappella sono il Cristo nel sepolcro e la teoria di quattro figure di Apostoli, sulla parete di fondo del presbiterio. Seguono nella parte sud la Decollazione di S. Giovanni Battista, la figura femminile orante e la Madonna col Bambino.
L’immagine di Santa Lucia posta a lato della porta d’ingresso è attribuita ad Antonio da Meschio, attivo in zona alla metà del ‘400, mentre il frammento di S. Martino e il povero apparterrebbero al maestro della cappella Galletti. La Madonna col Bambino in trono è opera, secondo il critico Fossaluzza, di Giovanni di Francia o della sua bottega.

Nella parete nord sono affrescate molte figure devozionali di santi: San Prosdocimo, S. Giustina e S. Stefano, S. Antonio abate, S. Leonardo, forse S. Martino di Tours, S. Giorgio e S. Caterina d’Alessandria.
La figura di s. Antonio abate  (terza da sinistra) è accanto a un santo Vescovo, forse s. Martino, e risale al 1362. Il dittico misura 182 x 145 cm.
Il Santo ha barba bianca biforcata, appoggia la mano sinistra su un bastone a stampella cui è appesa una campanella; ai suoi piedi, a sinistra la figurina dell’offerente, Armerico Azzoni, il cui nome e quello di s. Antonio e la data sono indicati nell’iscrizione sottostante.

 

Una seconda immagine di s. Antonio abate si trova lungo la stessa parete nord (sesta da sinistra). L’affresco misura 183 x 81 cm, e presenta il Santo con barba scura, campanella nella mano sinistra e bastone nella destra; la figura di una devota è a suoi piedi a sinistra.

 

Bibliografia:
Fossaluzza G., Nelle chiese di Farra, Soligo e Col San Martino. Itinerario di pittura dal Tre al Quattrocento, Edizioni Stilus, Scandolara di Zero Branco, 2018

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500429946-4

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500429946-2

https://www.qdpconoscere.it/comuni/farra-di-soligo/la-chiesa-di-santa-maria-nova-a-soligo-una-culla-darte-dei-caminesi/

https://prolocoquartierdelpiave.it/farra-di-soligo/


Sulla parete esterna sud della chiesuola vi erano tre stemmi del Trecento e affreschi in cattivo stato di conservazione con un terzo S. Antonio abate, di 160 x 79 cm, posto a sinistra della porta laterale di accesso.
Una Crocifissione era affrescata nell’arco di scarico soprastante l’architrave e nella lunetta del portale il volto di Cristo (velo della Veronica?); una Madonna col Bambino era a destra del portale. Opere databili al 1362 come le pitture esterne; così si evince da foto del 1992 del Catalogo Beni culturali.
Però, da fotografie del 2021 della parete dell’edificio, non sono più visibili.

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500429944-0

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500429944-1

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500429944-2



Il Catalogo dei Beni culturali scheda un dipinto a olio su tela di 197 x 103 cm, datato 1847 e firmato Giuseppe De Lorenzi (notizie1790-1858) come da iscrizione : “JOSEPH DE LORENZI FECIT PIORUM VOTIS MDCCCXLVII”.
Raffigura la “Madonna in gloria col Bambino e s. Antonio abate”. In alto la Madonna in gloria su una nuvola tiene in grembo il Bambino che sta consegnando lo scapolare a san Giovannino. Nella parte centinata due angioletti reggono una corona fiori.
In basso Sant’Antonio abate inginocchiato, tiene con la mano sinistra un bastone cui è appesa una campanella, ha gli occhi rivolti alla Madonna da cui riceve lo scapolare. Sullo sfondo un paesaggio agreste con una capanna nella parte destra, entro cui si vedono due frati.
La scheda indica come localizzazione solo il comune di Farra di Soligo e non la chiesa specifica.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500215227

Rilevatore: AC