CAPIZZI (ME). Chiesa Madre di San Nicolò di Bari (già ex chiesa di Sant’Antonio abate), con tela di s. Antonio abate

Corso dei Vespri – Piazza dei Plebisciti – 98031 Capizzi (Me)

Tela raffigurante Sant’Antonio abate in preghiera, di Giuseppe Patania (1842)

In una grotta si vede il santo inginocchiato assorto nella soave meditazione dei divini misteri con compostezza e devozione che eccita gli animi all’imitazione e pietà. La tela era situata nell’altare maggiore della chiesa.
Intorno al 1967 a causa dello sfratto forzato delle suore collegine la tela fu trasferita nella vicina chiesa Madre.

 

La chiesa Madre di San Nicolò di Bari, principale patrono di Capizzi, è la più grande chiesa del comune nebroideo. Edificata in epoca bizantina fu restaurata in epoca normanna. Abbellita e restaurata in diverse epoche, fu eretta a collegiata insigne nel 1753.
Di notevole importanza il portale gotico del 1234,l’organo di Pietro La Valle della seconda metà del XVI sec., e la superba statua di San Nicolò di Bari opera del celebre scultore Filippo Quattrocchi di Gangi.

 

Bibliografia:
– N. Russo, Appendici alle notizie storiche delle chiese e luoghi pii del comune di Capizzi, Palermo 1852;
– N. Russo, Sulle chiese e luoghi pii del comune di Capizzi, notizie storiche, Palermo 1851;
– F. Sarra Minichello, Uomini illustri e virtuosi capitini, Youcanprint self, Tricase, 2022;
– F. Sarra Minichello, Storiche confraternite di Capizzi , Lulù , 2013.

Note:
Oltre alla tela si conserva nel Sacello della Chiesa Madre una reliquia del Santo custodita in un prezioso reliquiario. Il popolo nutre una forte devozione verso il santo anacoreta. E’ in uso partecipare alla celebrazione eucaristica che viene fatta il 17 gennaio. Per tradizione antica per voto si prepara nelle famiglie del grano bollito condito con dell’olio o con della ricotta o con dei ceci che viene mangiato a casa in famiglia e distribuito ai parenti o vicini di casa.
Dopo la celebrazione eucaristica del 17 gennaio l’arciprete dopo aver impartito ai fedeli la benedizione con la santa reliquia benedice il fuoco e gli animali.

Nome rilevatore: Francesco Sarra Minichello – francescoxharra@gmail.com

CAPIZZI (ME). Chiesa di Sant’Antonio abate (già chiesa dell’Ospedale dei Pellegrini) ex chiesa del collegio di Maria.

Corso dei Vespri – Piazza del Collare di Ferro – 98031 Capizzi (Me)
https://maps.app.goo.gl/hYcn1Vm3eLexN5wz9

La chiesa è stata edificata nel periodo normanno, divenne chiesa con annesso ospedale dei pellegrini. Successivamente fu sede dell’ordine dei Gesuiti e intorno al 1789 fu restaurata diventando chiesa dell’annesso ospedale civico e collegio di Maria.
Il portale della chiesa in pietra locale fu realizzato dagli abili scalpellini capitini dei Culò e i Sciacchitano, grazie alle donazioni di numerose famiglie ed in modo particolare di donna Caterina Principato in Russo soprannominata a Palermo “la Signora dell’oro”.
Fu abbellita di numerose tele, suppellettili, statue ma soppressa definitivamente intorno al 1967.

La chiesa adesso viene utilizzata per mostre, convegni ma anche per allestire l’altare della riposizione nella settimana santa o per l’Adorazione Eucaristica.
L’annesso ex collegio di Maria è stato trasformato in Ostello dei Pellegrini.

Bibliografia:
– N. Russo, Appendici alle notizie storiche delle chiese e luoghi pii del comune di Capizzi, Palermo 1852;
– N. Russo, Sulle chiese e luoghi pii del comune di Capizzi, notizie storiche, Palermo 1851;
– F. Sarra Minichello, Uomini illustri e virtuosi capitini, Youcanprint self, Tricase, 2022;
– F. Sarra Minichello, Storiche confraternite di Capizzi, Lulù, 2013.

Notee: Oltre alla chiesa urbana esisteva un’altra chiesa dedicata al santo nella contrada omonima dell’ex feudo di Sant’Antonio, dove un tempo vi era un eremitorio con annessa chiesa di Sant’Antonio. Il luogo situato all’interno del bosco dei Nebrodi nel territorio di Capizzi e dei vari “cippus” collocati all’interno della contrada ne conservano il suo nome.

Nome rilevatore: Francesco Sarra Minichello – francescoxharra@gmail.com

MADDALONI (CE). Chiesa di S Benedetto, affresco con s. Antonio abate, inizi XV secolo

La chiesa conserva molto materiale di spoglio proveniente dall’antica città di Calatia: colonne di granito, una statua togata e alcune lastre di marmo provenienti da monumenti in disuso. La sua struttura tipicamente paleocristiana è in stile romanico impostata su tre navate; al suo interno si conservano parti di alcuni affreschi databili al XIV-XV secolo.

 

Il bell’affresco absidale, attribuito a Nicola da Caserta, pittore attivo nel primo Quattrocento e che è noto grazie alla firma posta su uno dei suoi dipinti a Maddaloni, raffigura il “Cristo in mandorla circondato da angeli e, nella parte inferiore una lacunosa Trinità con a sinistra una frammentaria Vergine in trono col Bambino e una figura non identificabile (San Giovanni Battista?), a destra i santi Benedetto, Leonardo, Antonio abate, Nicola di Bari”.
Nel giro di pochi anni, probabilmente a causa dell’umidità, l’abside fu  decorata due volte, con due affreschi sovrapposti, l’ultimo strato identico a quelle parti ancora visibili del più antico.
Sant’Antonio abate, penultimo  a destra, ha barba bianca biforcata e saio. Una lacuna nella parte centrale della figura ha cancellato le mani.

 

Immagini e bibliografia:
Caradonna Italia, Per un riesame dell’attività di Nicola da Caserta e un’aggiunta la corpus pittorico: gli affreschi della chiesa di Sant’Agnello di Maddaloni, in: “Rivista di terra e lavoro”, bollettino on-line dell’Archivio di Stato di Caserta, anno XIII n° 1, aprile 2018, pp. 26-29

CAPUA (CE). Chiesa di San Salvatore Maggiore a Corte, con affresco di s. Antonio abate, inizi XV secolo

Chiesa di origine longobarda, IX secolo, per gli elementi che si sono conservati nei capitelli del nartece e nelle colonne sui muri laterali. L’attributo “maggiore” deriva dalla presenza in Capua di almeno un’altra chiesa di ugual titolo ma di minori dimensioni. L’attributo “a corte” è anch’esso storicamente attestato, già in un primo documento del 1168 e si riferisce alla vicinanza o alla probabile pertinenza diretta della chiesa dal palazzo dei principi longobardi che sorgeva di fronte alla facciata della chiesa. Negli anni 1934 – 1990 ha subito un lungo restauro. Il campanile romanico in pietra e tufo, risalente al XII secolo, presenta due ordini di bifore.
All’interno, tracce di affreschi del sono presenti negli archivolti della monofore della navata sinistra datati dopo il 960 o intorno al 1000. Gli affreschi presenti negli archivolti tra navata principale e destra sono coevi agli affreschi di Sant’Angelo in Formis (1080 circa).

 

A Nicola da Caserta, pittore attivo nel primo Quattrocento e che è noto grazie alla firma posta su uno dei suoi lavori a Maddaloni, sono attribuibili i Santi, affrescati sulle pareti laterali dei pilasti posti a rinforzo delle colonne che separano la navata centrale da quella destra. In origine ogni pilastro doveva essere dipinto con almeno tre figure su ognuno dei lati liberi, ma solo quattro di essi sono integri, sant’Antonio abate, san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista.

La figura di sant’Antonio abate, la meglio conservata, nonostante le cadute di colore, mostra il Santo con il saio e la barba biforcata; la mano destra poggia su un bastone; quella sinistra tiene un libro.

 

 

 

Immagini e bibliografia:
Caradonna Italia, Per un riesame dell’attività di Nicola da Caserta e un’aggiunta la corpus pittorico: gli affreschi della chiesa di Sant’Agnello di Maddaloni, in: “Rivista di terra e lavoro”, bollettino on-line dell’Archivio di Stato di Caserta, anno XIII n° 1, aprile 2018, fotografie pp. 30-32.

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Salvatore_Maggiore_a_corte

VERONA. Chiesa di Santa Maria in Organo con immagine di s. Antonio abate di A. Balestra, 1719

Olio su tela di 300 x 150 cm. Firmato e datato 1719 da Antonio Balestra (1666 – 1740), raffigura: “Nozze mistiche di Santa Caterina e i santi Antonio di Padova, Antonio abate e Francesco da Paola”.
Sant’Antonio abate è a destra, di profilo, con saio scuro e barba bianca; tiene tra le mani un bastone.

 

La chiesa intitolata a Santa Maria Assunta appartiene all’antica abbazia benedettina omonima molto florida dal VII al XII secolo, in seguito anche alle vicende politiche della città, ebbe un periodo di decadenza dal quale si risollevò solo nel 1444 con l’arrivo dei Benedettini Olivetani che ristrutturarono il monastero e riedificarono la chiesa tra il 1481 e la fine del secolo. Conserva uno splendido coro ligneo e gli armadi della sacrestia con tarsie prospettiche del Cinquecento e molte opere d’arte dei secoli XVI e XVII.

 

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500054600
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santa_Maria_in_Organo