SAN GIOVANNI BIANCO (BG), frazione Pianca. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate alla Pianca

Via Pianca, 4
https://goo.gl/maps/mxrakDTHa1Hypkcd6

 

La chiesa della frazione in alta Val Brembana, è leggermente dislocata dal centro urbano della piccola località e preceduto dal sagrato in ciottolato delimitato da paracarri.
La facciata in stile neoclassico è composta da un pannello delimitato da due lesene e decorato da un’ampia struttura ad arco, una grande finestra rettangolare, atta a illuminare l’aula, e terminante con il timpano triangolare. Epoca di costruzione: 1890 – 1897.
Le strutture della antica chiesa dei secoli XIV e XV sono rintracciabili nell’abside e nei muri di destra sotto il portico. L’ampio porticato con tetto ligneo a falda unica, che con grandi aperture ad archi conduce al locale della sacrestia, ha ambienti sovrastanti cui si accede tramite una scala interna posta tra la canonica e la chiesa. Lo spazio conserva resti di pittura a fresco del ‘400. Sul lato opposto della chiesa, fiancheggiata dalla strada comunale, vi è la torre campanaria in pietra.

Chiesa a navata unica con cappelle laterali contenenti gli altari minori, la fonte battesimale e un accesso laterale; abside poligonale con paramento esterno in pietra. L’interno, a navata unica con cappelle, presenta il caratteristico aspetto barocco delle chiese settecentesche.

La chiesa conserva alcune opere d’arte pregevoli.
Statua lignea Sant’Antonio abate del secolo XV, che è stata restaurata e restituita al suo aspetto originale, dopo le numerose ridipinture dorate del Settecento e Ottocento, che hanno trasformato il monaco in un vescovo; si tratta di un’opera rara nella bergamasca sia per l’antichità che per la qualità, veramente alta. La grande barba, le spalle spioventi, la rigidità ne fanno un esemplare locale di scultura gotica.
Confessionale e pulpito sono di bottega dei Fantoni del XVII secolo.
L’olio su tela di Carlo Ceresa (San Giovanni Bianco, 1609 – Bergamo, 1679) misura 155 x 104 (in origine, 130 x 104), realizzato nel 1630,appresenta San Rocco tra San Sebastiano e San Bartolomeo ed è opera commissionata dalla comunità dei sopravvissuti alla terribile peste di quell’anno, come testimonia la scritta in basso “ex voto communitatis”.
Le altre tele sono tutte di buon livello e vanno dalla fine del ‘500 (Madonna della Pietà; Sant’Antonio abate e San Nicola di Bari), al ‘600 (Madonna con bambino, scuola milanese, sul presbiterio), al ‘700 (Madonna del Rosario e Sant’Antonio).
In sacrestia è conservato ciò che resta degli affreschi quattrocenteschi strappati sotto il portico, raffiguranti Madonna col Bambino e Santi e Giudizio Universale.

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/BG020-00892/

https://www.itinerari.bergamo.it/chiesa-di-santantonio-abate-san-giovanni-bianco/

http://culturabrembana.com/la-valle-brembana-in-100-schede-san-giovanni-bianco/

http://www.valbrembanaweb.it/ceresa/comuni/san-giovanni-bianco/san-giovanni-bianco.html

LESTIZZA (Ud), fraz. Nespoledo. Chiesa parrocchiale di San Martino, con statua e immagine di Sant’Antonio abate.

A Nespoledo la chiesa di San Martino si trova in centro paese, rialzata di circa 1 m rispetto al piano di campagna; essa ingloba nella parte posteriore un campanile a torre.
La chiesa si trova sull’asse principale dell’abitato e le case che la circondano sembrano creare una cortina continua.
Sebbene non si siano conservate tracce evidenti della struttura difensiva, l’analisi della mappa del catasto napoleonico, la posizione della chiesa e la presenza di un campanile a torre possono suggerire la presenza di una centa.

Le prime notizie risalgono al XVII secolo. Della fase antica della chiesa resta l’altare maggiore in un elaborato barocco, elegante nelle proporzioni, riccamente scolpito tanto nel paliotto che nel ciborio e nel fastigio, che Antonio Gratii, “taiapiera da Venetia”, si impegnò ad eseguire nel 1704.
La statua di sant’Antonio abate a dx e dell’altro santo a sx dell’altare sono state trasferite da una chiesa di campagna.
Il gonfalone si trova in chiesa lato dx.

Segnalazione e immagini: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

BEDOLLO (TN). Chiesa di Sant’Osvaldo, statua di sant’Antonio abate

Statua di sant’Antonio abate che tiene nella mano sinistra bastone con campanella e libro. Ai suoi piedi un maialino pezzato.

Non abbiamo notizie su questa statua. Chi avesse informazioni, per favore le comunichi alla mail: info@afom.it

 

Una cappella esisteva già nel 1299, nel luogo dove nel XVI secolo fu edificata la chiesa, ampliata nel Seicento.

 

 

Immagini da Wikimedia

Info sulla chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/5834/

CASTELNUOVO BOCCA D’ADDA (LO), frazione Sant’Antonio Falcone. Chiesa di Sant’Antonio abate

Strada Provinciale 27 – Via G. Falcone
https://goo.gl/maps/pRQ68tqQCafFToMy9

 

Nel territorio di Castelnuovo Bocca d’Adda esisteva una cappella campestre dedicata a S. Antonio abate, questo edificio fu distrutto da un’alluvione del Po insieme alla Cascina Costa, così venne ricostruito in un luogo più sicuro nel XVII secolo, nel 1675 circa.

Facciata a capanna, portale con timpano spezzato su cui è una statua di s. Antonio. In alto la scritta “DIVO ANTONIO”.
Interno a navata unica con aula di forma rettangolare.

Immagine da Wikimedia

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/LO410-00023/

CHIUSI DELLA VERNA (Ar), Santuario La Verna. Terracotta invetriata raffigurante Sant’Antonio abate.

Il santuario francescano della Verna, situato a pochi chilometri da Chiusi della Verna, in provincia di Arezzo, all’interno del parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, è famoso per essere il luogo in cui san Francesco d’Assisi avrebbe ricevuto le stigmate il 14 settembre 1224.
Costruito nella parte meridionale del monte Penna a 1128 metri di altezza, il santuario ospita numerose cappelle e luoghi di preghiera e raccoglimento, oltre a diversi punti di notevole importanza religiosa.

All’interno della Basilica maggiore, sui due lati del presbiterio vi sono le due figure di San Francesco e Sant’Antonio abate (1475-80 circa) di Andrea della Robbia (cm 170×46).
In basso il classico maialino sempre presente nell’iconografia del Santo perché protettore degli animali del mondo contadino.

Segnalazione: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com