PRETORO (CH). Chiesa di Sant’Antonio abate

Fuori dall’abitato, all’interno del cimitero comunale, del quale costituisce la chiesa cimiteriale.
https://goo.gl/maps/EKivnDiKKoJst9va6

 

Nel 1915 fu costruito il cimitero e la chiesa medievale fu trasformata in chiesa cimiteriale.
Tra 1945 e 1955, contemporaneamente alle opere di ristrutturazione, l’edificio viene frazionato e la parte absidale venduta a privati che l’hanno trasformata in cappella funeraria.

La facciata con tetto a capanna è inserita all’interno del piccolo portico e decorata esclusivamente dal bel portale medievale.
La chiesa ha un impianto ad aula con soffitto piano e non conserva più nulla delle originarie strutture di epoca medievale, contrariamente alla parte absidale, che tuttavia è separata dalla chiesa ed è diventata una cappella cimiteriale privata. All’esterno infatti è ancora parzialmente visibile la muratura medievale in pietra squadrata e una monofora absidale con profonda strombatura e archivolto decorato con motivi fitomorfi, sovrastati da malta di cemento.
All’interno, a sinistra dell’altare, vi è un quadro con sant’Antonio abate; nell’angolo a destra una statua con i consueti bastone a tau con campanello e porcellino.

 

 

La festa di sant’Antonio è celebrata con cerimonie religiose e con l’accensione della farchie (falò.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/9636/Pretoro+%28CH%29+%7C+Chiesa+Sant%27Antonio+Abate

CARAMANICO TERME (PE), frazione Decontra. Chiesa di Sant’Antonio abate

Decontra
https://goo.gl/maps/7LJ1CCp2u7ykZvHC8

Nella visita pastorale dell’arcivescovo Edoardo Menichelli del 6-9 maggio 1999, la chiesa è annoverata tra le sussidiarie della parrocchia di Santa Maria Maggiore quale chiesa rurale officiata nei giorni festivi di precetto.

La facciata in pietra locale squadrata presenta un portale rettangolare definito da stipiti e architrave in pietra e sormontato da una finestra rettangolare, il timpano triangolare contiene un oculo centrale. Sul lato posteriore in posizione centrale è collocato un campaniletto a vela.
La chiesa ha un impianto ad aula coperta da un soffitto piano; nicchie ricavate sullo spessore delle pareti contengono statue e pitture.
L’altare è sovrastato da un crocifisso all’interno di una cornice, ai alti due nicchie e in quella a sinistra una statua di sant’Antonio abate con bastone a tau e porcellino.

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/9560/Caramanico+Terme+%28PE%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

MONTECARLO (LU). Chiesa collegiata di Sant’Andrea con statua lignea di s. Antonio abate di F. di Valdambrino, 1410 circa

La Chiesa di S. Andrea fu costruita entro la prima metà del secolo XIV e completamente ristrutturata e trasformata nel 1783.

Sul lato sinistro, dopo la Cappella Bardi-Rucellai, vi è la Cappella Santuario e la retrostante Cappella del Rosario dove è stato realizzato un piccolo ma interessante spazio museale che conserva la statua lignea di 166 x 138 cm, risalente al primo-secondo decennio del Quattrocento, opera del senese Francesco di Valdambrino (1363 – 1435), allievo di Jacopo della Quercia, da poco restaurata, rappresentante sant’Antonio abate.
La statua è costituita da due semitronchi scavati internamente che, uno per il fronte e uno per il retro, comprendono anche la relativa porzione di basamento di forma ottagonale.
La figura del Santo, leggermente ricurva in avanti, impugna il libro con la mano sinistra e con la destra trattiene un lembo della veste mentre l’ampio mantello si apre simmetricamente sul busto lasciando intravedere la veste sottostante che scende a terra a coprire i piedi.
Il confronto con la scultura di identico soggetto, opera di Antonio Pardini nella chiesa di Sant’Antonio abate a Pietrasanta vedi scheda, testimonia il legame tra i due artisti.

 

Nel Museo vi sono anche: la statua rappresentante Gesù Morto (sec.XV); una tela di Camillo Ciai con la Madonna in trono col Bambino e i santi Domenico e Caterina del 1667; il grande dipinto  a olio, staccato da una parete della cripta raffigurante un’Ultima Cena di inizio secolo XVIII attribuita al fiorentino Camillo Sagrestani; la Pala con la Madonna col Bambino del 1434 dipinta dal lucchese Francesco Anguilla; un bel fonte battesimale cinquecentesco inoltre, nelle due nicchie laterale all’altare, vari oggetti sacri del tesoro della Collegiata.
Diverse notevoli opere d’arte si trovano nelle altre cappelle.

 

Link e immagini:
https://www.comune.montecarlo.lu.it/home/cultura-e-turismo/turismo/monumenti/chiesa-s.andrea.html#

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900255970

http://www.promontecarlo.it/chiesa_collegiata_montecarlo.html

CASTELNUOVO DI GARFAGNANA (LU). Oratorio di Sant’Antonio abate

Via sant’Antonio
https://goo.gl/maps/PAUEw9EYJzukZxdGA

La prima testimonianza dell’esistenza dell’oratorio di Sant’Antonio è la relazione della visita pastorale del 1684 del Vescovo Giulio Spinola al cui a riguardo, si leggono le seguenti parole: “nella detta terra di Castelnuovo nel Borgo sotto questo titolo, che è a capo della piazza et ha la sua facciata verso settentrione (…) v’è davanti una colonna con piede di pietra macigna nel mezzo della strada (…) che ivi è stata piantata per servitio delle processioni et beneditione delle bestie nel giorno di Sant’Antonio abbate. La chiesa viene governata da una Congregatione a guisa di Compagnia. Solenizza la Festa di Sant’Antonio abbate, che è il titolo della chiesa, come ancora quella di S. Antonio di Padova”.
Con ogni probabilità la data di impianto dell’oratorio risale al secolo precedente. In seguito ad un periodo, iniziato nel 1770, in cui il piccolo edificio di culto a pianta rettangolare viene adibito all’accoglienza dei soldati di stanza, nel 1791 viene restaurato e riconsacrato dall’Arcivescovo Filippo Sardi. Tale avvenimento è ricordato da due iscrizioni su lastre di marmo murate lungo le pareti laterali dell’oratorio.

La configurazione attuale dell’edificio viene però raggiunta nel 1887 al termine dei lavori di restauro della fabbrica fra cui spunta il rifacimento della facciata secondo i canoni ottocenteschi. Un’iscrizione su una lastra di marmo collocata all’interno della chiesa testimonia di un intervento di restauro dell’oratorio datato 1932 curato da tale Amedeo Domenici e finanziato da castelnovesi facoltosi.

L’unico fronte visibile è il principale in quanto in adiacenza alle pareti laterali dell’oratorio sorgono delle civili abitazioni. La facciata intonacata presenta forma a capanna con il timpano incorniciato da modanature ben aggettanti decorate con volute e rosette. La porta di ingresso in posizione centrale è incorniciata con lastre di pietra serena e sormontata da un timpano curvo. In alto si aprono due finestre rettangolari rifinite nello stesso modo.
L’oratorio presenta pianta rettangolare.
Un statua di sant’Antonio è sull’altare maggiore.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/87099/Oratorio+di+Sant%27Antonio

ROSÀ (VI). Il Duomo di Sant’Antonio abate

Via Martiri della Libertà, 12
https://goo.gl/maps/XHpycuWKC8k26icY9

Verso il 1370 Francesco I da Carrara, signore di Padova e di Bassano, fece scavare un canale alimentato con acqua del Brenta che così veniva ad attraversare quei terreni incolti e inabitati rendendoli con l’irrigazione idonei alle colture e faceva arrivare anche nelle zone artigiani di Cittadella l’acqua per far girare le ruote idrauliche. Questo canale era la Rosta Carrarese, denominata in seguito Roggia Rosà. Questa fu l’antica roggia Rosada (in latino flumen rosatem) o Rosà. Il nome di Roggia Rosada deriva secondo una interpretazione dalla presenza di rose selvatiche lungo le sue rive. Fu quindi la roggia che attraversava il suo territorio a dare il nome all’abitato di Rosà e non viceversa.
Non si conosce con precisione la data di origine della chiesa di questo territorio, ma il suo titolare, Sant’Antonio abate, ci assicura che la sua origine è legata ai pellegrinaggi allora assai frequenti alla tomba del Santo posta presso la città francese di Vienne. Si sa solo che nel 1466 era già in costruzione.
Il luogo di culto era una chiesetta piccola e semplice con un campanile incorporato di fianco, dotata di 4 altari ai quali nel 1593 se ne aggiunsero altri due.
All’inizio del 1600, a causa dell’aumento della popolazione e per la necessità di allargare il cimitero, si ricostruì la chiesa sullo stesso posto della precedente però orientata diversamente, e più grande con i suoi sei altari già presenti e con uno nuovo dedicato alla Madonna del Rosario.
Tra il 1730 e il 1750 la chiesa venne allargata a tre navate: quelle laterali separate dalla centrale per mezzo di colonne monolitiche levigate di Possagno sormontate da capitelli corinzi. La chiesa venne poi completata con gli affreschi del soffitto del coro e della navata, nonché con le vetrate e la pavimentazione a quadroni.
Si costruì anche l’attuale altare Maggiore col il maestoso Tabernacolo progettato nel 1746 dal Cassetti e realizzato forse del tagliapietre Giovanni Bonato, sovrintendente e uomo di fiducia dei rosatesi.
Nel 1796, con l’arrivo di Napoleone, la facciata e la canonica risultavano terminate, mentre furono sospesi i lavori di completamento del campanile, alto 70 metri, inaugurato poi nel 1817; la chiesa sarà consacrata il 12 settembre 1819 dal vescovo di Vicenza Giuseppe Maria Peruzzi in occasione della sua visita pastorale.

ROSA’. Duomo. Statua in facciata a sinistra

Nel 1925 in occasione dei festeggiamenti del IV° centenario dell’erezione a parrocchia, al tempo di Mons. Luigi Filippi, la chiesa subì vari lavori di restauro così descritti dalla Parrocchia S. Antonio abate in Rosà nel 2011: ”furono lavorate in marmorina le 34 lesene delle cappelle da Giulio Finato da Lobbia in Persegara; furono fatte le bussole delle porte, intagliate da Dalla Vecchia di Sant’Orso; fu rifatto parte del pavimento da Meneghetti di Bassano togliendo anche delle pietre tombali (in questa chiesa le tombe di famiglia erano una quindicina più altre appartenenti a congregazioni); furono ritoccati gli stalli del coro da Pietroboni di Bassano; furono rifatte le cornici (quelle attuali) alle pale di S. Bovo e della Circoncisione; fu sostituito il pulpito che era fissato a metà di una colonna vicino alla porta laterale nord (si saliva per una scaletta a chiocciola) con l’ambone lavorato da Aristide Stefani di Bassano; l’organo e la cantoria che erano situati sopra la porta principale in una specie di loggia in legno lavorato (si saliva per una scala interna, la cui entrata si trovava dove ora c’è il confessionale di sinistra), furono spostati nel presbiterio di fianco all’altare (a nord).
Nel 1965, con mons. Mario Ciffo, la chiesa potrà pregiarsi del titolo di “DUOMO” .

L’altare Maggiore attuale è opera dello scultore Giacomo Cassetti nel 1746. Nel 1763 vennero aggiunte ai lati del tabernacolo due sculture, a sx Sant’Antonio abate e a dx San Spiridione, e il “resurrexit” sulla sommità del Tabernacolo, opere di Giuseppe Bernardi, detto Torretti di Pagnano (TV) (1694 – 1774).
Le due statue, che sembrano delle sentinelle, hanno di curioso la posizione del pastorale: San Antonio abate (a sx) lo tiene con la destra perché non era vescovo ma solo abate e non poteva benedire, mentre San Spiridione (a dx), compatrono di Rosà, tiene il pastorale con la mano sinistra perché era vescovo e con la destra doveva benedire i fedeli.

Nella sacrestia, un reliquario riporta una chiara scritta “Antonij A.”

 

Fonte:
https://www.bassanodelgrappaedintorni.it/rosa-il-duomo-di-santantonio-abate/

Segnalazione: Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com