GARGNANO (BS), frazione di Sasso. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Via del Perdono, 2
https://goo.gl/maps/HyrDRiPcPdHCfJKb8

 

L’edificio è probabilmente sorto sulle rovine di una cappella romanica del XII.
Le prime notizie riguardanti la chiesa di S. Antonio abate di Sasso e Musaga risalgono alla visita pastorale del Vescovo di Brescia mons. Domenico Bollani nel 1566, ma non vi sono documenti attestanti l’erezione canonica della chiesa, ne riguardanti le dimensioni della stessa.
Nel 1646 le vicinie e i comizi locali ottennero il distacco della chiesa dalla pieve di S. Martino di Gargnano, erigendola di parrocchia autonoma di patronato dei comizi.

Nel 1771, dai documenti dell’archivio parrocchiale di Sasso, si deduce che iniziarono i lavori di allargamento e sistemazione – o ricostruzione – della chiesa giudicata inadeguata dalla Vicinia.
I documenti dell’archivio della parrocchia di Sasso, nel 1787 descrivono le prime opere edili della fabbrica, iniziate quell’anno dopo un periodo di pausa; tali opere comprendono le muraglie del coro e del presbiterio fino al tetto, il cornicione interno compreso in tutta l’aula, e la rifinitura delle pareti.
Nei primi anni del 1800, furono ricollocati i tre altari provenienti dalla vecchia chiesa.
Nel 1826 fu completata l’aula e realizzato l’organo. Il 5 ottobre 1845 si iniziò la costruzione del campanile affiancato alla chiesa.
La chiesa fu consacrata nel 1949.

La facciata, molto semplice e lineare di stile neoclassico, si presenta scandita da quattro lesene che terminano nella parte alta con un frontone triangolare.
Edificio in muratura continua composto da pietrame e laterizi, con volta a botte e copertura a due falde. Presenta un corpo di fabbrica, staticamente indipendente, addossato sul lato nord-est che si collega direttamente al presbiterio.

Interno. L’impianto architettonico è composto dal corpo principale della chiesa ad aula unica con volta a botte e altezza doppi; addossati a questa ci sono due locali comunicanti, di cui una piccola sagrestia e un campanile.
All’interno il corpo principale risulta semplicemente intonacato, senza pitture murali, con la presenza di un cornicione in stucco lungo il perimetro dell’abside e delle pareti.
Le paraste dotate di capitelli compositi sorreggono la trabeazione che corre lungo tutto il perimetro interno della chiesa andando ad interessare anche la zona presbiteriale, nella quale è posto l’altare maggiore policromo sopra cui si apre un’edicola in pietra che racchiude la statua di Sant’Antonio abate.

Tra le opere d’arte custodite in questa chiesa, l’Ultima Cena (XVIII secolo) opera del pittore benacense Stefano Celesti (Venezia ? – post 1659).

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/59661/Gargnano+%28BS%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

FRANCIA – DIONAY / SAINT-ANTOINE-L’ABBAYE. Abbazia di Sant’Antonio abate

La tradizione narra che, intorno alla fine del secolo XI, Jocelin, figlio di un conte Guglielmo (d’Albon? o di Valence?) andò  in pellegrinaggio in Terra Santa e nel tornare passò da Costantinopoli dove l’Imperatore gli fece dono delle spoglie di sant’Antonio abate.
Egli le portò con sé nel Delfinato e le custodì in un villaggio nel pressi di Vienne, La Motte aux-Bois, da dove queste reliquie dal potere taumaturgico venivano riesumate per seguire i cavalieri della famiglia nelle loro spedizioni militari al fine guarirli dalle ferite di guerra.
Ci volle una rimostranza da parte di papa Gregorio VII perché i discendenti di Jocelin accettassero infine di depositare le reliquie di sant’Antonio nella chiesa di La Motte aux-Bois nel 1074.
Esse divennero oggetto di devozione popolare e di pellegrinaggio soprattutto per la guarigione dal “fuoco di sant’Antonio”. Nel 1083 Gontard, vescovo di Valence e vicario della chiesa di Vienne, con il consenso del capitolo della città, decise di affidare la chiesa di Saint-Antoine ai Benedettini dell’abbazia di Montmajour con il compito di supervisionare il pellegrinaggio che era tappa dell’itinerario verso Santiago di Compostela.

Nel 1088 i monaci benedettini dell’Abbazia di Montmajour furono autorizzati a fondare un priorato presso il villaggio e iniziarono la costruzione di una chiesa romanica. Papa Urbano II li autorizzò a depositare lì le reliquie di sant’Antonio.
La chiesa venne consacrata il 20 marzo 1119 dall’arcivescovo di Vienne, Guy de Bourgogne futuro Papa Callisto II, e il villaggio mutò nome in Motte Saint-Didier. Solo in seguito mutò nuovamente nome in Saint-Antoine-l’Abbaye.

Qui nel 1095 sorse una comunità laicale con fini ospedalieri, a seguito del voto fatto dal nobile Gastone, che aveva avuto un figlio guarito dall’ergotismo presso la chiesa di Saint-Antoine. Egli, assieme al figlio e ad altri cinque nobili del Delfinato, formarono il primo nucleo di questa confraternita laica che venne approvata da papa Urbano II nel 1095 e confermata da papa Onorio III con bolla papale nel 1218.
Nel 1297 papa Bonifacio VIII, con la bolla Ad apostolicae dignitatis, eresse in Ordine di canonici regolari l’antica compagine ospedaliera sotto la regola di S. Agostino, nacque così l’Ordine ospedaliero dei canonici regolari di S. Agostino di S. Antonio abate di Vienne, detto comunemente degli Antoniani (o Antoniti) di Vienne (nel regno di Napoli, di Vienna). Il nome evidentemente si riferiva alla città importante più vicina al luogo dove sorgeva la chiesa. Bonifacio VIII eresse il priorato in un’abbazia indipendente sottratta alla sorveglianza dei Benedettini di Montmajour e retta dagli Antoniani.

Nel 1280 iniziò la costruzione di una grande chiesa gotica, lavori che che sarebbero durati 200 anni. Nel 1337 l’edificazione riprese dopo una pausa di oltre 47 anni, grazie a un lascito del fratello Ponce Mitte che permise di completare l’abside intorno al 1342. Questo spiega il cambio di stile della chiesa, intitolata Notre-Dame de l’Hôpital.
La costruzione proseguì costantemente lungo l’intera lunghezza dell’edificio verso la facciata. I lavori delle ultime due campate della navata centrale e delle navate laterali furono eseguiti tra il 1343 e il 1362. La quarta campata della navata fu realizzata tra il 1389 e il 1417. Nel 1400 iniziò la volta della navata.
Nella chiesa furono realizzati dipinti murali. La più antica menzione di questa decorazione risale al 1383.

La chiesa fu danneggiata e saccheggiata durante le Guerre di Religione Nel 1562 furono distrutti la statuaria dei portali e il reliquiario di Sant’Antonio. L’occupazione del 1567 fu più grave per l’incendio del tetto e del campanile. La facciata fu decapitata e privata della sua cornice di archi rampanti. Le nuove incursioni avvenute nel 1580 e nel 1586 provocarono nuovi danni che resero l’abbazia inagibile.
I lavori di restauro iniziarono nel 1593 con il tetto, poi con le alte finestre nel 1605. Nel XVII secolo si cercò di decorare l’abbazia e si costruirono i nuovi edifici del convento.
Altri restauri furono intrapresi dal 1844 e per tutto il XIX secolo per riparare i danni causati durante la Rivoluzione, che furono però meno gravi di quelli provocati dalle Guerre di Religione.

Nel XVIII secolo l’Ordine Antoniano andò decadendo e perdendo prestigio tanto che nel 1774, perdute molte delle sue proprietà e rendite, il Capitolo Generale fu costretto a deliberare l’unione con l’Ordine di Malta. L’abolizione ufficiale venne con la bolla Rerum humanarum condicio emessa il 17 dicembre 1776 da papa Pio VI.
Gli Ospitalieri di Saint-Antoine-l’Abbaye vendettero gli edifici e i fondi che non erano loro necessari e affidarono alla città i tre ospedali da loro amministrati. Nel 1787, dame dell’ordine di San Giovanni di Gerusalemme provenienti da Tullins si stabilirono a Saint-Antoine e parteciparono allo smantellamento del patrimonio dell’abbazia che lasciarono nel 1792. Gli edifici del convento furono venduti al demanio. Il tesoro dell’abbazia fu sigillato e molte opere d’arte e dipinti furono trasportati a Grenoble. Dimenticati, si sono potuti conservare un gran numero dei suoi reliquiari compreso quello di Sant’Antonio offerto nel 1648 da Jean du Vache, ma molti dei dipinti, degli oggetti preziosi e dei libri sono andati perduti o furono venduti come l’importante collezione di reperti egizi.

L’abbazia è un vero gioiello dell’architettura gotica e colpisce per il suo portale centrale finemente cesellato. L’arco superiore del portale è occupato da venti coppie di angeli. In cima all’arco mediano siede un Cristo Salvatore del mondo circondato altre coppie di angeli. Dodici figure sedute prendono posto sull’arcata inferiore; tra esse: il patriarca Enoc, il profeta Elia, Mosè che regge le tavole della legge, il re salmista Davide che porta l’arpa, il re Salomone, una sibilla, gli apostoli Pietro e Giovanni, evidenziando così la continuità tra Vecchio e Nuovo Testamento.

L’interno della chiesa è maestoso (piantina).
La parte inferiore dell’abside , probabilmente l’inizio di un edificio più antico, è semicircolare, ma, dal primo piano, l’ abside è a cinque lati. La chiesa fu dotata di triforium (o triforio, una galleria sulle navate laterali).
L’abside prosegue con le due campate rettilinee del coro. Il coro è coperto da tre volte costolonate, le prime due campate hanno pianta allungata e la terza poggia su otto nervature comuni con l’abside.
L’arco trionfale è al limite tra il coro e uno stretto transetto non aggettante con due torri che dovevano caricarne le estremità, ma di cui era iniziata solo quella settentrionale. Ciascuno dei rinforzi dà accesso a due cappelle quadrate a est. Quelle del lato sud furono ampliate con la costruzione della sagrestia, nel XIV secolo, e della Cappella della Consolazione, nel XV secolo.
La navata a sette campate è fiancheggiata da navate laterali su cui si aprono cappelle quadrate.
Il coro ha un prospetto di tre piani. Il triforium al primo piano, presenta arcate binate nel coro, con colonnine e capitelli del XIII secolo, e arcate trifore nella navata; la galleria di circolazione traforante le spesse ex, al livello delle finestre superiori, doppia nell’abside, tripla nella navata, furono probabilmente rifatte nel XVII secolo.
Le volte a crociera sono quadripartite. La spinta delle volte è ripresa da contrafforti. Nella navata sono sorretti da pilastri rettangolari delimitati da semicolonne che raccolgono le ricadute degli archi trasversali e dei grandi portici.

Nel 1623, il capitolo conventuale incaricò Léonard de Vialeys, tappezziere di Aubusson, di creare una serie di dieci arazzi rappresentanti la Storia di Giuseppe, che furono collocati nel coro dove sono tuttora sono esposti.

Sia gli altari che le cappelle della chiesa testimoniano un’intensa attività religiosa e devozionale nei confronti dei numerosi santi venerati accanto alla Vergine e a sant’Antonio.

 

Gli affreschi coprivano un’area equivalente a quasi 2700 m² tra il XIV e il XVI secolo. Tra essi sono ancora ben conservati una Crocefissione con s. Antonio a sinistra (FOTO), un san Cristoforo, una Madonna col Bambino.

 

Il monumentale altare maggiore realizzato in marmo nero da Jacques Mimerel nel 1667, poi decorato con figure in bronzo, custodisce il reliquiario di Sant’Antonio abate. Menzionato già nel 1200, il reliquiario si evolse secondo le donazioni e le vicende della storia. Quello venerato nel XV secolo “d’argento, oro e pietre preziose” è scomparso e fu sostituito nel 1648 da quello (foto sotto) offerto da Jean du Vache, barone di Châteauneuf d’Albenc, decorato con placche d’argento commissionate a Jean Eynardon che illustrano episodi della vita del Santo.

Il simbolo antoniano, il Tau, si trova ovunque nella chiesa, sia scolpito (i più accessibili furono distrutti durante la Rivoluzione Francese) che su vetrate. Le chiavi di volta della chiesa abbaziale scandiscono le diverse fasi del cantiere, ricordano l’opera degli abati costruttori e riportano il simbolo del Tau.

Tra le eccezionali collezioni del complesso, i dipinti di Marc Chabry (1660-1727), allievo dello scultore Pierre Puget, sono rappresentativi delle maggiori commissioni del XVII secolo.
Chabry nel 1690 ricevette un ordine, completato nel 1696, per sei dipinti a olio su tela che illustravano episodi della Vita di Sant’Antonio per adornare il coro dell’Abbazia di Saint-Antoine. Nonostante le libertà prese dall’artista nell’esecuzione di alcune scene e il riferimento ai testi dell’Antico Testamento, questi sei dipinti di grandi dimensioni (499 x 336 cm con la cornice) costituiscono un insieme coerente in cui traspare l’opera di un artista e scultore barocco, enfatico nella composizione ed esuberante nel modellato dei corpi.
Protetti come Monumenti Storici nel 1911, i dipinti furono spostati nel 1934 e collocati nelle cappelle laterali probabilmente per uno stato di conservazione ritenuto preoccupante. Dal 2017 è in corso un importante progetto di restauro in loco che consentirà alle composizioni di tornare gradualmente nella loro posizione originale, il coro della chiesa abbaziale.

Il tesoro degli Antoniani, visibile nelle sagrestie dell’abbazia, decorate con elementi in legno di noce e quercia ungherese in stile Luigi XV, comprende reliquiari, paramenti, un Cristo in avorio e strumentazioni mediche la cui presenza è legata alle cure che gli Ospitalieri prestavano per l‘ignis sacer (o “fuoco di sant’Antonio”, malattia provocata da ingestione di segale cornuta, cioè infettata da un fungo; probabilmente in questa malattia entravano anche altre patologie come quella dovute all’herpes zoster).

L’edifico del noviziato, ricostruito tra il XVII e il XVIII secolo al posto di quello medievale, ospita oggi il Museo Dipartimentale che, su due piani, presenta la mostra permanente “Cronache di un’abbazia” affrontando tutti i capitoli della storia abbaziale attraverso stampe, sculture, dipinti e oggetti di uso quotidiano che ripercorrono la vita dell’Abbazia di Saint-Antoine dal Medioevo al XVIII secolo.
Nel Museo è esposta anche la collezione di dipinti del pittore Jean Vinay (1907-1978) donata nel 1980.
Nel Museo sono conservate alcune statue del Santo: una del XV secolo e due del XVIII.

 

 

Link:
https://en.wikipedia.org/wiki/Abbey_church_of_Saint-Antoine-l%27Abbaye

https://musees.isere.fr/page/saint-antoine-par-le-detail

https://www.les-amis-des-antonins.com/

https://collections.isere.fr/fr/museum/page/musee-de-saint-antoine-l-abbaye/32730235-2212-45f1-89c1-72b00ddd1bc3

Rilevatori: Angela Crosta e Feliciano Della Mora

ARCOLE (VE). Edicola dedicata a sant’Antonio abate

All’angolo tra via Sant’Antonio, 24 e via Cimitero, 5
https://goo.gl/maps/jZrXYMRMwjUfp3ag8

 

Nell’Ottocento, dopo la costruzione della nuova strada che conduce al cimitero, fu edificato anche un’edicola, o capitello, dedicato a S. Antonio abate, in corrispondenza dell’incrocio.
Assai pregevole (e purtroppo rovinata dal tempo) è la statua d’arte popolare del Santo, in legno policromo, custodita all’interno del capitello. Il Santo è raffigurato in abito monacale, con una lunga e folta barba. Con la mano destra regge un bastone con attaccata una campanella, con la sinistra tiene in mano il libro delle sacre scritture. Foto a sinistra, di qualche anno fa.

Tale statua è stata recentemente rimossa dai proprietari del capitello, anche se l’edicola, e quindi la statua al suo interno, è accessibile esclusivamente dalla strada pubblica.
In seguito all’interno dell’edicola fu posto un quadretto di sant’Antonio abate.

Link:
http://arcoleracconta.blogspot.com/2014/01/santantonio-abate-una-via-e-una.html

PONTOGLIO (BS). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via S. Antonio, 2
https://goo.gl/maps/63GgE5i7utChGCTr7

 

La chiesa sorge nelle vicinanze del ponte sul fiume Oglio, che ha dato il nome al paese, per questo detta anche di “Sant’Antonio al ponte”.
Fu costruita nel secolo XIV.
Nel corso del tempo fu trascurata, tanto che nel 1611 era ridotta a deposito di frumento e di fieno e circa nell’anno 1837 venne affittata come magazzino.
Nella seconda metà del XIX secolo fu però interamente ristrutturata e riaperta al culto.
La chiesa fu restaurata sul finire del XX secolo.

La piccola chiesa attualmente ha una facciata con caratteri tipici dell’architettura lombarda; quadrangolare dotata di tre aperture intervallate da lesene. Al centro, vi è l’accesso, mentre in sommità c’è un rosone che, essendo sporgente dal profilo del cornicione, lo sagoma tutt’attorno.

 

L’interno è ad aula unica, con copertura voltata e tetto a falde; il presbiterio è rialzato e quadrangolare, dotato di cupola con lanterna. Sul fondale absidale piano è impostato l’altare maggiore neoclassico di marmo chiaro, dotato di nicchia centrale contenente la statua del Santo cui è dedicata la chiesa.
A fianco vi è la sacrestia ed il campanile.

 

La statua di sant’Antonio abate, in legno policromato, alta 172 cm, magnifico esempio di scultura lignea bresciano del ‘500, è attribuita a Clemente Zamara (1475 circa – 1540).
Il Santo è raffigurato eretto, con i consueti attributi (saio scuro, barba bianca, bastone, campanella …)
La statua è stata restaurata nel 2018.

 

 

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/11233/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

BUCCINO (SA). Chiesa parrocchiale ed ex-convento di Sant’Antonio abate

Piazza Municipio, 1
https://goo.gl/maps/fXovbi883U25chUr5

 

Il complesso agostiniano di S. Antonio abate, con la chiesa, costituisce una delle testimonianze più imponenti ed antiche dell’ordine eremitano in Campania. I locali dell’ex convento sono oggi sede della casa comunale e del suggestivo Museo Archeologico Nazionale di Volcei “Marcello Gigante”.
La tradizione seicentesca ne data la fondazione al 1222, ma recenti ricerche fanno risalire l’origine della comunità agostiniana buccinese ad un nucleo precedente di monaci ospedalieri d’ispirazione antoniana, poi confluito negli eremitani di S. Agostino. La fondazione del convento va quindi collocata presumibilmente intorno al 1292, anno in cui il cavaliere provenzale Guidone d’Alemagna ottenne la signoria di Buccino.
La chiesa, originariamente dedicata a S. Antonio di Vienne fu consacrata il 3 maggio 1376 alla presenza di Niccolò d’Alemagna, feudatario di Buccino.
Probabilmente il complesso fu sottoposto a diversi interventi di restauro a seguito dei vari terremoti che colpirono Buccino nel 1466 – quando fu necessario un ampio restauro del chiostro conventuale, condotto nel 1467 dall’architetto Natale de Ragusia – nel 1561 e nel 1563. Tra il 1693 e il 1694 per iniziativa del priore agostiniano Vincenzo Basile fu rifatto il muro dell’atrio.
Nel 1727 fu commissionata agli scalpellini Alessandro Saverisi e Gennaro Vasduino da Calvanico la costruzione dell’altare maggiore.
Intorno al 1730, la chiesa a causa della sua vetustà subì una serie di crolli che costrinsero i padri a procedere ad un rifacimento a fundamentis, grazie anche ad un prestito ottenuto allo scopo dal convento di S. Agostino Maggiore di Napoli.
Nel 1752 fu affidata a Francesco Conforto e Nicodemo Lanzetta di Calvanico la decorazione in stucco della chiesa, all’organaro Francesco Mangino da S. Rufo la costruzione del nuovo organo. Il rifacimento della struttura della chiesa fu completato nel 1753, come ricordato da un’iscrizione commemorativa murata in chiesa a lato del coro.
Nel 1803 fu iniziata la costruzione del campanile di stile neoclassico, come attestato dall’iscrizione collocata alla base dello stesso.

Nel 1809 il convento buccinese fu soppresso in base alle leggi napoleoniche e la chiesa fu chiusa al culto. Nel 1812 i locali della chiesa e del convento furono assegnati al Comune; furono poi riaperti nel 1819 e riassegnati agli Agostiniani, ma furono chiusi definitivamente a seguito della legge di soppressione degli ordini religiosi del 1866. L’amministrazione comunale di Buccino il 12 agosto 1867 ne acquisì gratuitamente la proprietà e il convento fu destinato a sede del Municipio, che vi è collocato ancora oggi.
Per l’impossibilità economica dell’amministrazione comunale a provvedere alla chiesa, sembrò perciò destinata alla chiusura; solo la preoccupazione del sindaco per una possibile reazione violenta della popolazione e l’impegno dell’intero clero buccinese a garantirne gratuitamente il funzionamento consentirono che essa restasse aperta al culto.
Per le vicende del Polittico che adornava la chiesa,  vedi scheda.
Nel periodo della prima guerra mondiale fu adibita a magazzino viveri, legnaia e deposito, con inevitabili conseguenze per il suo patrimonio monumentale e sugli arredi.
Nel 1930 si riuscì a riparare in economia la tettoia della chiesa grazie ad un finanziamento del Comune. Successivamente la chiesa rimase chiusa al culto e nuovi danni furono provocati anche dal bombardamento inglese del 16 settembre 1943 e che rese necessaria una nuova riparazione al tetto. Dopo il restauro della cupola e del tetto, della sacrestia e del campanile, la chiesa fu riaperta al culto il 16 dicembre 1944. Il 24 giugno 1945 fu inaugurata ufficialmente dal vescovo Palatucci.
Il terremoto del 23 novembre 1980 danneggiò gravemente la chiesa, provocando crolli nella copertura e nella sacrestia e gravi disconnessioni alle pareti laterali, comportandone la chiusura temporanea in attesa dei necessari lavori di consolidamento. Altre scosse sismiche nel 1996 provocarono nuove lesioni alle arcate e alle volte della navata e crolli localizzati della copertura, che costrinsero il Comune a transennare il lato prospiciente la piazza del municipio. Successivi lavori di urgenza hanno permesso di mettere in sicurezza la chiesa e di riaprirla al culto.
Nel 2017 hanno avuto inizio i lavori d restauro della chiesa e della sagrestia consistenti principalmente nel consolidamento degli stucchi esistenti e dell’arco trionfale, tinteggiatura, pavimentazione dell’aula liturgica, dell’abside e della sagrestia, rifacimento dell’impianto elettrico e di amplificazione, realizzazione dell’impianto di videosorveglianza e di antifurto. I lavori sono terminati nei primi di giugno 2018.
Il campanile in stile neoclassico è strutturato in tre corpi col paramento in blocchi squadrati, di cui quelli inferiori sono tagliati da una cornice dorica; i due inferiori presentano aperture a monofore su un unico lato, mentre il corpo più alto è aperto su tutte le quattro facciate.

La Chiesa è accessibile da un ingresso principale all’interno del complesso conventuale e da un ingresso secondario in via S. Antonio, entrambi circoscritti da portale in pietra locale. La facciata d’ingresso è caratterizzata da un portico che collega la chiesa al convento ad essa adiacente. Il portale d’ingresso è in pietra locale con portone in legno. Sul lato destro trovasi murato all’altezza di un metro un busto di donna di grandezza oltre il naturale con lunghi capelli disciolti a forma serpentina e con seno scoperto.
Le strutture verticali sono in muratura di pietrame intonacate sulle facce e quelle orizzontali sono voltate per le coperture degli ambienti con sovrastanti sistema a capriata lignea con falde inclinate.

La pianta rettangolare presenta un’unica navata che presenta al primo ordine, sei cappelle disposte su entrambi i lati, al secondo ordine, dopo una alta cornice a modo di trabeazione, si aprono sei finestre, di cui le tre su lato nord risultano per i tre quarti coperte da pareti antistanti.
L’aula è coperta da volta a botte lunettata e decorata con cornici e stucchi. Il presbiterio, disposto ad una quota maggiore rispetto la navata, presenta una pianta pressoché quadrata e copertura con volta a vela con sesto ribassato. Lateralmente si aprono due cappelle, dotate al secondo ordine di finestre, decorate con stucchi, fregi e cornici. Sul presbiterio è presente l’altare maggiore in marmo policromo dietro il quale insiste la sacrestia, spazio regolare di geometria quadrata, coperto da volta a vela. Il fondo della sacrestia, che corrisponde al fondo dell’intera chiesa, presenta una nicchia contenete la statua del Santo a cui è dedicata la fabbrica religiosa con motivi a stucco che la inquadrano. Dalla sacrestia, superando un dislivello di circa un metro, si accede ad un locale (ex sacrestia) di altezza interna pari a e coperto con volta a vela.

La pavimentazione è costituita da fasce in pietra locale poste in corrispondenza delle lesene che riquadrano superfici piastrellate con elementi quadri posti a cardamone. Gli scalini ed il basamento dei prospetti interni sono anch’essi in pietra locale a massello. Vi sono lapidi funerarie gentilizie inserite nella pavimentazione della navata e presbiterio.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/81953/Chiesa+di+Sant’Antonio+Abate+%3CBuccino%3E

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1500224356