AGAZZANO (PC). Parrocchia di Santa Maria Assunta, statua lignea di s. Antonio abate, XX secolo

La statua lignea, alta 150 cm, fu scolpita e dipinta da Goffredo Moroder di Ortisei come indica una targa alla base. Realizzata nella prima metà del XX secolo.
Acquistata nel 1963.

Sant’Antonio Abate è rappresentato come un vecchio vestito di un saio marrone: tiene nella mano sinistra una croce con campanella; nella destra un libro sopra cui si vede una fiamma, ai suoi i piedi un maiale.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800152048

ACQUAPENDENTE (VT). Chiesa di Sant’Antonio e Santa Caterina, statua lignea di s. Antonio abate, XV secolo

Via Roma, 53, vicino alla Chiesa di Sant’Agostino.
https://goo.gl/maps/cXArA9pw4vje1bBn7

 

Il 17 gennaio 1875, il crollo del campanile della chiesa di Sant’Agostino devastò anche la sottostante antica chiesetta di Sant’Antonio abate che comprendeva l’oratorio di S. Caterina.
Nel luglio 1875 Guglielmo Meluzzi disegnò il nuovo prospetto della chiesa dedicata ai Santi Antonio abate e Caterina riprendendo i motivi plastici del piano terra del vicino campanile di S. Agostino.
Nel 1890-93, lungo il lato destro della navata, si costruì una cappella dedicata a S. Rocco. La commessa fu voluta da mons. Angelo Gessi.
Nel 1964-65, lo scultore Mario Vinci (1934 – 2018) decorò con graffiti l’altare maggiore; Ennio Luzzi (1922 – 1999) affrescò le volte della chiesa; entrambi i pittori erano nativi di Acquapendente.

La facciata si presenta austera e connotata da una formulazione a capanna valorizzata dal trattamento a bugnato della superficie. Una finestra termale domina il centro del prospetto e sotto, in asse, trovano posto un portale con timpano triangolare e la scritta dedicatoria della chiesa: “DOMINI HONOREM SS. ANTONII ABAT CATHARINAE V. M. AEDES DICATA”. Sopra, conclude in alzato l’affaccio un frontone triangolare liscio.
La struttura è in blocchi di tufo sommariamente squadrati e assemblati con giunti di malta.
All’esterno, la chiesa è coperta da un tetto a doppia falda spiovente con il manto in coppi.
Nel piccolo campanile della chiesa si trovano due campane, la più grande è stata fusa da Sebastiano di Acquapendente nel 1621.

Orientata secondo l’asse che da nord-est a sud-ovest, la pianta della chiesa si presenta impostata su uno schema a unica navata arricchito lungo l’asse trasversale dalla presenza sulla destra (nord-ovest) di una cappella con altare a muro dedicata a San Rocco (1890) e coperta da volta a botte; mentre, sul lato opposto (sud-est), si colloca una nicchia contenente una statua della Madonna protetta da una schermatura in vetro.
Un gradino e un arco trionfale semplificato segnalano l’inizio dell’area presbiteriale. In particolare, lungo l’arco, la scritta “FONS ACQUAE SALIENTIS IN VITAM AETERNAM” sottolinea il cambio di registro, ribadito poi più oltre da una maggiore opulenza decorativa. Infatti, se nella navata la copertura a volta a botte è nobilitata dalla presenza di affreschi simbolici posti a mimare inserti di stucco, nel coro la pittura occupa tutto lo spazio dell’abside secondo una raffigurazione metaforica della salvezza divina concessa per mezzo del battesimo.
A sinistra dell’altare maggiore c’è l’immagine di Santa Caterina con la ruota simbolo del suo martirio, e a destra la figura di Sant’Antonio abate. Lo stendardo della confraternita di San Rocco e un Crocifisso ligneo sono collocati nella zona antistante l’altare maggiore.
Nella parte bassa dell’abside vi sono le sedute del coro ligneo e l’ingresso alla sagrestia: una stanza rettangolare coperta con un soffitto piano con travi di legno a vista che, dotata di finestra sulla sinistra (sud-est), comunica frontalmente con un magazzino (sud-ovest) e sulla destra (nord-ovest) con la vicina “casa del pellegrino” (un’abitazione attualmente utilizzata come foresteria).
Una cantoria lignea con bussola si trova in controfacciata. L’illuminazione appare alquanto limitata poiché, oltre alla foratura della facciata, si registra la presenza di un’altra sola finestra in corrispondenza della parete sinistra (sud-est) dell’abside.

Sul lato destro della navata vi è la statua lignea di s. Antonio, del XV secolo, che viene portata in processione durante i grandiosi festeggiamenti fatti dagli aquesiani in onore del Santo ogni anno il 17 gennaio. Il “Signore della Festa”, per tradizione porta davanti alla statua tre mazzi di ceri devozionali e, precedentemente, sul sagrato della Chiesa stessa, ne distribuisce un mazzo al Signore dell’anno precedente ed uno a quello dell’anno successivo. La donazione rappresenta il persistere di una tradizione antica per cui, ad ogni festa, il popolo aquesiano faceva offerta di cera.

Il Santo viene raffigurato seduto su una semplice trono rivestito di stoffa rossa, con una lunga barba bianca e con un saio marrone con rifiniture dorate. La mano destra è nell’atto della benedizione, mentre la mano sinistra reca il bastone a forma di croce con il campanello. Appoggiato tra il ginocchio e mano sinistri, dipinto di rosso, è un libro. Ai suoi piedi è stato aggiunto in seguito un dipinto che raffigura la fiamma.
La restauratrice Roberta Sugaroni, che ha provveduto al ripristino della statua nel 2019, spiega: “La scultura è collocabile nell’area geografica che abbraccia il territorio tosco-umbro-laziale e databile entro l’ultimo quarto del secolo XV. Si tratta di una statua lignea policroma raffigurante s. Antonio abate benedicente. Di impianto piuttosto arcaico ma di interessante fattura, riporta i tratti tipici del santo pur non presentandone tutti gli attributi iconografici. … L’antica fattura, testimoniata già dalla posa, si ispira alla tradizione senese del XV secolo, traducendo in una semplificata realizzazione di ambito locale i rimandi stilistici. Di questa statua (che era in una delle nicchie dell’abside della vecchia chiesa) si parla al foglio 145 delle visite pastorali di mons. P. Mignucci, in data 2 settembre 1652, come riportato da da Don Antonio Agostini nel suo libro Le Chiese di Acquapendente.
Il restauro ha riportato alla luce le cromie originali degli incarnati, sia sul volto che sulle mani, quelle dei capelli e della lunga barba, ritrovate sotto 4 strati di ridipinture successive. Lo stato di conservazione di queste ultime, ad eccezione della mano sinistra dove sono presenti interventi ricostruttivi non del tutto adeguati, può dirsi senz’altro buono. Il manto e le vesti nascondono le cromie originali sotto uno strato preparatorio successivo. L’esiguità delle tracce originali riscontrate, e il degrado del supporto, rendono improponibile l’ipotesi di una rimozione completa.”
Altre antiche notizie riguardanti la statua possono essere rilevate dai registri dell’archivio della Curia Vescovile e sono pertinenti alla visita pastorale del Vescovo Leti nel 1657. Nei registri della Confraternita, l’unica notizia riguardante la stessa risale al 1882 documentata da una spesa di Lire 4,50 per la verniciatura e per la messa in opera di un architrave nella nicchia in cui essa era posta. Infatti dietro l’altare maggiore, nell’abside, vi è la nicchia che ospitava la statua lignea di sant’Antonio abate. La nicchia centinata, è arricchita da una decorazione lignea. Al di sotto, troviamo un’iscrizione dipinta che attesta la data del restauro realizzato da Gioacchino Rotili nel 1896. AERE JOACHIM ROTILI ET CONFR. REST. ANNO MDCCCXCVI.

 

Info sulla chiesa:
https://acquapendente.artecitta.it/chiesa-dei-santi-antonio-e-caterina/#descrizione

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/22380/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate+e+di+Santa+Caterina

Info sul restauro della statua:
https://www.newtuscia.it/2019/01/16/presentato-progetto-restauro-della-statua-s-antonio-abate-ad-acquapendente/

https://www.newtuscia.it/2019/01/11/acquapendente-restauro-della-statua-santantonio-martedi-15-gennaio-presentazione-presso-la-biblioteca-comunale/

MAROSTICA (VI). Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate, con immagini del Santo.

Via Rialto, 10
https://goo.gl/maps/eirEU7RjhPUNfa3v7

Si hanno notizie di questa chiesa dal 1383 , nell’età del dominio scaligero (1311-1387). L’edificazione è avvenuta su un sito ove, forse, sorgeva un ospizio per pellegrini.
Alle origini la chiesa presentava una struttura modesta e dal 1440 le fonti documentarie attestano l’esistenza di un piccolo convento di frati francescani, adiacente la chiesa stessa. I frati vi rimasero fino al 1656, quando il convento fu soppresso, perché troppo povero e privo di rendite. Nel Seicento la chiesa e il convento passarono sotto la direzione della Confraternita del Carmine.
Nel 1730-1740 la chiesa fu ristrutturata e ampliata, come attesta l’iscrizione sulla facciata, assumendo le dimensioni attuali. Successivamente e fino alla sua erezione in chiesa parrocchiale (1930) fu “chiesa succursale” dipendente dalla chiesa arcipretale di Santa Maria.
Il campanile, originale, ha le fattezze di una torre, le cui tozze proporzioni sono ingentilite dalle bifore a sesto acuto della cella campanaria e slanciate dalla cuspide conica.

A metà facciata vi è un grande bassorilievo che raffigura S. Antonio abate.

Il chiostro è quanto di originale si può ancora vedere dell’antico Convento. Struttura semplice, che si sviluppa su due lati, ha un portico, un piccolo giardino interno, un modesto brolo e pochi vani di modeste dimensioni. Sotto il portico del chiostro sono conservate alcune opere scultoree quali San Rocco e San Sebastiano, risalenti al XV sec., San Bernardino da Siena e San Giuseppe, San Pietro e San Paolo, sculture che un tempo si trovavano nel presbiterio della chiesa.

L’interno ad aula unica, conserva l’opera d’arte di maggior pregio della città di Marostica: la pala dell’altare maggiore nota come la Predica di San Paolo all’Areopago di Atene di Jacopo Dal Ponte (1510 c.- 1592), detto il Bassano, e di suo figlio Francesco, eseguita nel 1574.
Gli altari di cui la chiesa è ricca sono impreziositi da paliotti che risalgono ai secoli XVII e XVIII. Il paliotto sul fronte della mensa dell’altare è ricco di decorazioni che fanno riferimento a sant’Antonio abate, è in pietra e scagliola incisa e testimonia la presenza nel territorio di maestri scagliolisti di grande perizia e bravura.
Gli affreschi con la Gloria di San Antonio abate nei tre scomparti del soffitto della chiesa si devono a Giuseppe Graziani (1699 – dopo 1760), immagini sotto.

Vi è anche la pala d’altare, olio su tela di 250 x 140 cm, di Giuseppe Cignaroli detto Fra’ Felice (1727-1796), realizzata nel 1768 che raffigura la Deposizione di Cristo con Santi.
A circa metà dell’aula, a destra sopra la porta vi è un grande dipinto eseguito nel 1617 da Luca Martinelli (? – 1640), dove è raffigurata la Santissima Trinità e Santi. Con questa opera viene confermata la presenza francescana in questo luogo perché, ai lati della Trinità, vi sono le figure dei santi Ludovico da Tolosa, Bonaventura, Francesco e di papa Pio V.
Sul lato sinistro dell’aula un altare presenta una statua rappresentante Sant’Antonio abate.
A destra vi è l’altare di San Francesco con il dipinto olio su tela 250 x 130 cm, attribuito a Luca Martinelli: “San Francesco riceve le stimmate”.

Link:
https://www.visitmarostica.eu/it/vivere/luoghi-da-vedere/chiesa-di-santantonio-abate/#approfondimento

BOSCO CHIESANUOVA (VR), frazione Valdiporro. Chiesa parrocchiale e cappella di Sant’Antonio abate

 

Chiesa Parrocchiale: Piazza 13 Comuni, 35
https://goo.gl/maps/jdBK9jU2dNnXPWaV8

Gli abitanti di Valdiporro, per le funzioni religiose, dovettero far riferimento alla parrocchiale di Roverè fino al 1375, e successivamente, fino alla metà del XVI sec., a quella di Bosco Chiesanuova, quando venne edificata la prima chiesa di Valdiporro, dedicata a S. Antonio abate.
I lavori iniziati nel 1549, ebbero compimento nel 1576 e fu eretta in Parrocchia l’anno successivo (1577) su decreto del vescovo di Verona Agostino Valier.

La facciata a capanna presenta quattro paraste con capitelli corinzi. Sopra il portale, in una nicchia, una statua di s. Antonio abate.

Di particolare interesse le volte del presbiterio e dell’abside sono decorate con un ciclo di affreschi realizzato nel 1898 dal pittore Rocco Pittaco (1822-1898).

 

Link:
https://www.visitverona.it/it/luoghi/chiesa-di-sant-antonio-abate-a-valdiporro

 

 

 

 

 

 



BOSCO CHIESANUOVA (VR), frazione Valdiporro. Cappella di Sant’Antonio abate

A circa 3,4 km a ovest della parrocchiale, Via Sant’Antonio, 38
https://goo.gl/maps/6W5sKF5vCzACktrVA

La cappella dedicata a S. Antonio abate venne eretta nel 1705 da Antonio Caneva, figlio del nobile Giovanni Battista, che nel 1684 aveva fatto costruire a sue spese in contrada Brolla un’altra cappella dedicata a S. Giovanni, nella quale si era poi fatto seppellire.
Sulla chiave di volta dell’ingresso è collocata un’epigrafe che ricorda l’evento; il testo recita: “D.O.M. ANT.CANEVA HA ADEMPITO L’INTENTION DELO GIO BATTA SUO PADRE ANNO 1705”.
L’ingresso si apre al centro della facciata, direttamente prospiciente la strada comunale, da cui è accessibile discendendo due gradini esterni. La chiesetta risulta addossata sul lato meridionale ad un fabbricato residenziale di altra proprietà.
I paramenti esterni sono privi di intonacatura. La facciata è interamente edificata in blocchetti irregolare di pietra calcarea locale incorniciati lateralmente da blocchi squadrati di grandi dimensioni, anch’essi di pietra calcarea.

L’interno è un unico ambiente di modeste dimensioni a pianta rettangolare, con altarino addossato alla parete di fondo. Lo spazio interno è coperto da una semplice volta a crociera intonacata e tinteggiata verso l’intradosso.
Pavimentazione in quadrotte di marmo rosso Verona e nembro rosato. Un lacerto di affresco con la raffigurazione della Vergine è conservato nella parete di fondo; anche le lunette del registro superiore presentano decorazioni ad affresco. Copertura a due falde con manto in lastroni di pietra della Lessinia.
La cappella di S. Antonio abate è priva di campanile.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/17234/Bosco+Chiesanuova+%28VR%29+%7C+Cappella+di+Sant%27Antonio+Abate

VENEZIA. Chiesa di San Sebastiano, statua di s. Antonio abate di A. Vittoria, 1564

Statua marmorea del Santo, opera dello scultore Alessandro Vittoria (Trento, 1525 – Venezia, 1608).
La statua fa parte di un gruppo di tre eseguite dal Vittoria per la cappella Grimani nel 1564.

La scultura raffigura S. Antonio abate in piedi, a figura intera, con il volto dalla fluente barba chinato verso il basso. Dalle spalle scende un mantello che lascia scoperte le sole mani e un piede. Il Santo indossa uno scapolare su cui è inciso il nome dello scultore.
Con la sinistra regge una campanella, mentre con la destra tiene stretto un lembo del mantello che cade con lunghe pieghe fino a terra. La statua poggia su un piedistallo di forma ottagonale su cui è inciso il nome del Santo.

Il Vasari nel 1568, parlando delle statue, si limitava a riferire che erano alte “tre piedi” l’una, mentre nel 1581 il Sansovino parlava solo del busto di Marcantonio Grimani. In seguito le statue furono menzionate raramente e con brevi note. Esemplari in tal senso sono il Sajanello e il Moschini che riprese il passo del Vasari senza commentarlo.

Secondo il Venturi, la statua di S. Antonio è ispirata ad un’opera precedente dello stesso Vittoria, oggi nella chiesa di S. Francesco della Vigna a Venezia, vedi scheda.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500137611