LUGO (RA). Oratorio di Sant’Onofrio, dipinto e statua di sant’Antonio abate provenienti dall’antica chiesa di S. Antonio

L’Oratorio di S. Onofrio è l’unica testimonianza che rimane dell’area denominata S. Antonio e che comprendeva l‘Ospedale e la Chiesa intitolata al Santo abate, demoliti nel 1913.
A causa della perdita dell’archivio durante gli scontri con i faentini, non si conosce la data precisa della fondazione di ospedale e chiesa di Sant’Antonio abate che si collocavano nell’attuale via Manfredi.
La Confraternita di Sant’Antonio abate fu fondata nel 1300 da Ugolino Fantinelli, Guidone Ricci e altri devoti lughesi che ne furono anche i primi amministratori. Era composta da trentadue confratelli che, ogni tre anni, eleggevano due ufficiali amministratori e aveva finalità di assistenza ai poveri, ai pellegrini, agli infermi e agli esposti.
Il primo ospedale con annesso oratorio si data al 1300 circa, ma la chiesa fu portata a completamento solo nel 1485. Dal 1860 la sua amministrazione passò alla Congregazione di Carità di Lugo.
L’Ospedale di Sant’Antonio abate fu soppresso nel 1873, quando gli ospedali “minori” di Lugo (oltre a questo quelli di San Rocco e Sant’Onofrio) confluirono nel più grande Ospedale Maggiore o del Limite.
La chiesa di Sant’Antonio Abate, annessa alla fabbrica dell’ospedale, era la più ampia e spaziosa nella Lugo del 1485, caratterizzata dalla immagine del santo nel soffitto, opera di Benedetto Marini, vedi infra. La festa del Santo Patrono era festeggiata il 17 gennaio anche con con la benedizione degli animali.

 

L’Ospitale e l’Oratorio di Sant’Onofrio sorsero per volere del facoltoso commerciante Clemente Galanotti con atto testamentario del 19 giugno 1674. Nel 1679 fu terminata la Chiesa. La facciata dell’Oratorio fu rifinita nel 1716 e rifatta nel 1745, perché minacciava rovina, non era a pietre a vista come la vediamo oggi; le fonti d’archivio parlano di una facciata solo dipinta e arricchita dalle immagini di S. Onofrio e S. Francesco di Paola. L’occupazione francese avvenuta nel territorio lughese dal 1796 al 1799 vide l’Oratorio adibito a fienile e magazzino perle truppe.
Con decreto vescovile del 5 ottobre 1900, la chiesa di Sant’Onofrio fu dichiarata succursale della Collegiata, in sostituzione della chiesa di Sant’Antonio abate che il Comune di Lugo aveva destinato alla demolizione. Con Delibera del Consiglio Comunale del 10 maggio 1912, il Comune si impegnò ad acquistare dalla Congregazione la chiesa di Sant’Onofrio con l’intenzione di destinare anch’essa alla demolizione, fortunatamente mai eseguita. Nel 1913, quindi, gli scaldatoi Galanotti, ormai trasformati in botteghe, le stanze del cappellano e del fattore, con i relativi proservizi, furono demoliti insieme all’ospitale di Sant’Antonio abate, portando all’allargamento di piazza Padella e all’isolamento dell’Oratorio, unico edificio rimasto come testimonianza dell’area.
Dopo i notevoli danni subiti dall’Oratorio, durante il secondo conflitto mondiale, i lavori di ripristino iniziarono nel 1961 e terminarono nel 1968 apportando un notevole cambiamento alle sembianze dell’Oratorio.
L’interno è formato da tre cappelle e un altare centrale, costruito in occasione del restauro degli anni ’60.

Attualmente l’oratorio di S. Onofrio è chiuso al culto religioso, conserva varie opere d’arte e ospita mostre e rassegne d’arte.


Bibliografia:

Muzzarelli S., Gli Spedali e le Confraternite nel Territorio Lughese, Centro Stampa dell’Azienda USL della Romagna, Ravenna, 2014

Link:
https://www.smbr.it/ospitale-e-confraternita-di-s-antonio-abate-lugo/
https://www.smbr.it/lugo-oratorio-di-s-onofrio_1_storia/

 


DIPINTO DI S: ANTONIO ABATE
Olio su tela di 130 x 154 cm, realizzato nel 1623 da Benedetto Marini detto l’Urbinate (1590 ca. – 1629 ca.)

Inventario n. LU113 (inv. AUSL)
Sant’Antonio abate, benedicente, è seduto su un trono a esedra al centro della tela a ottagono allungato e occupa quasi interamente lo spazio. Ai suoi piedi è raffigurato il maialino; si notano inoltre un angelo (a destra) e gli stemmi Zannoni e Rondoni (ai lati del Santo).

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STATUA DI S. ANTONIO ABATE
terracotta di 49 x 80 cm, realizzata nel 1450 circa
Inventario n. LU118 (inv. AUSL)

La scultura, mutila del bordo inferiore e di entrambe le mani, si lega alle vicende di uno dei più antichi ricoveri ospedalieri di Lugo, quello dedicato a Sant’Antonio abate. Anche se non vi sono documenti certi a sostenere la provenienza di questa scultura dalla chiesa dell’ospedale, il soggetto lascia spazio a pochi dubbi, tanto più che buona parte del patrimonio ospedaliero lughese proviene dalle antiche e soppresse Confraternite di Carità.
La statua è stata pubblicata per la prima volta da Jadranka Bentini nel 1980, in occasione della mostra sul patrimonio regionale degli Istituti di Carità. All’epoca la studiosa aveva proposto l’attribuzione dell’opera a uno scultore fiorentino di ambito ghibertiano attivo in Emilia-Romagna tra il 1430 e il 1440, forse Nicolò di Pietro Lamberti per il possibile accostamento fra il busto del Sant’Antonio e le statue del coronamento della tomba di Alessandro V in San Francesco a Bologna. Successivamente Massimo Ferretti ha avanzato una diversa lettura dell’opera come permeata di cultura ferrarese più che toscana, più consona a un periodo in cui parte della Romagna era sotto il controllo estense. In particolare lo studioso ha attribuito il busto allo stesso Maestro della Madonna del Bargello, conservata in Palazzo Davanzati ma proveniente da San Giovanni a Ferrara, con cui condivide “le lingue fiammeggianti della barba, del tutto simili ai capelli della Madonna e così necessariamente destinate al completamento pittorico”. Inoltre, “l’ampia sigla della veste ripiegata riflette l’analogo motivo del San Prosdocimo padovano di Donatello, parimenti ripreso nel San Maurelio in bronzo del Duomo di Ferrara”, parlando a favore di una conoscenza diretta e di una forte influenza su quest’artista del Donatello padovano, prima che questa cultura venisse consolidata a Ferrara dalle realizzazioni di Nicolò Baroncelli nella cattedrale cittadina. La lettura di Massimo Ferretti è condivisa da Carmen Lorenzetti, che accetta la datazione dell’opera al 1450 ca., ponendo l’attenzione soprattutto sull'”incisività delle linee, che a differenza delle scavate ombre nelle pieghe degli artisti fiorentini […] hanno appunto da essere “mossi” da una pittura che riesca a dare un “naturale” effetto drammatico. (da Marcella Culatti in Le Arti della Salute 2005, III. 4 pp. 298-299).


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Rilevatore: AC

FORLIMPOPOLI (FC). Raccolta Comunale d’Arte, statua di s. Antonio abate

Cartapesta/ applicazione su tela/ modellatura di 70 x 180 x 50 cm, risalente al 1723, opera di Filippo Scandellari (1717 – 1801).

Sant’Antonio abate è raffigurato stante, in posizione frontale, in atto di benedire con la mano destra. Con il braccio sinistro sostiene il pastorale mentre nella mano corrispondente trattiene un libro. Il Santo, ritratto in abiti vescovili, indossa un lungo saio bianco su cui poggia un ampio manto rosso con risvolti rosa, tutto decorato con fregi dorati. Sul capo tiene la mitria, anch’essa lavorata a fregi dorati. A lato del piede destro è raffigurato una fiamma.

La statua rappresenta un esempio di produzione artistica tipica della devozione religiosa settecentesca e proviene dalla Chiesa di Sant’Antonio abate o Dei Servi, VEDI SCHEDA.
L’immagine devozionale è inserita in un interessante complesso esornativo racchiuso entro una cornice in legno intagliato a motivo di gigli marini e indorato. La composizione è sormontata da una lunetta interamente occupata da girali con al centro una piccola ancona con due testine di cherubini che racchiude, sotto vetro, l’immagine della Madonna del Fuoco. Due tele raffiguranti Santa Giuliana Falconieri e il Beato Gioacchino Piccolomini, opere del pittore forlivese Pietro Antonio Placucci, ne assecondano la forma e la completano.

 

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BAGOLINO (BS). Chiesa di S. Giorgio, statua di s. Antonio abate di P. Bussolo, 1510

Statua di legno intagliato policromo e dorato, alta circa 160 cm, realizzata nel 1510 circa dallo scultore lombardo Pietro Bussolo (o da Bussero), attivo fra il 1473 ed il 1526.

Originariamente era nella chiesa di San Rocco che, costruita dopo la peste del 1478, inizialmente era dedicata ad altri santi guaritori: Sebastiano e Fabiano.

L’imponente statua raffigura il Santo seduto, sul capo la mitra vescovile, la mano destra nel gesto di benedizione e la sinistra tiene una campanella.

 

La chiesa di San Giorgio, esistente prima del XVI secolo, fu ricostruita nel XVII. Conserva pregevolissime opere pittoriche del XVI e XVII secolo.

 

 

Immagine da Wikimedia
Link
:
https://bagolinoinfo.it/chiesa-parrocchiale-san-giorgio-bagolino/

https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Bussolo

ERBA (CO), frazione Crevenna. Chiesa di Santa Maria degli Angeli, statua di s. Antonio abate

Statua in legno, altezza 70 cm, attribuita allo scultore lombardo Pietro Bussolo (o da Bussero), attivo fra il 1473 ed il 1526.

La statua é collocata a sinistra entrando nella chiesa che è conosciuta anche come “di Sant’Antonio abate” in quanto vi è conservata una reliquia del Santo che viene esposta all’adorazione dei fedeli ogni 17 gennaio.

La chiesa era parte integrante del convento francescano di Santa Maria degli Angeli, fondato a Crevenna intorno al 1495,su iniziativa di alcuni esponenti della famiglia Carpani. In seguito alle soppressioni napoleoniche il complesso fu acquistato da privati. Oggi è di proprietà dell’amministrazione provinciale di Como. Piazza De La Salle.


Link:

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0300000654

http://www.triangololariano.it/it/chiesa-di-santa-maria-degli-angeli-erba-crevenna.aspx

https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Bussolo

GROSIO (SO). Chiesa di San Giorgio, affresco e polittico con s. Antonio abate, fine XV secolo

Recenti indagini d’archivio provano l’esistenza della chiesa solo a partire dal terzo decennio del Trecento. Un secolo dopo l’edificio, non più sufficiente per il culto, subì un ampliamento tale da rendere necessaria una nuova consacrazione nel 1485.
La facciata a capanna, di austera semplicità, presenta la cornice ad archetti ciechi che corre lungo il sottotetto e il rosone marmoreo dalla strombatura modanata. Lo stesso motivo cordonato ritorna nel portale con architrave e lunetta sormontati da una copertura in pietra a spioventi. Negli spazi al di sotto delle finestre si intravedono ancora tracce di affreschi cinquecenteschi.
L’interno ad aula unica è dilatato in larghezza, chiuso dal presbiterio voltato a crociera e dal catino absidale. La copertura è a capriate. Lungo la controfacciata corre ancora il ballatoio ligneo risalente alla seconda metà del XV secolo. Di poco precedente è l’acquasantiera in pietra che mescola elementi romanico-gotici, come il tralcio vegetale e i pesci, alla baccellatura rinascimentale.
Imponente e pregevole è l’impianto pittorico e decorativo della chiesa che, con affreschi, statue lignee e stucchi, si sviluppa per un arco cronologico che va dal XV al XVII secolo. La testimonianza pittorica più antica, della metà del XV secolo, è quella conservatasi sul fronte dell’altare maggiore a mensa. Raffigura, anche se mutilo nella parte inferiore, San Giorgio e la principessa.
Lungo la parete destra della navata si snodano, divisa su due registri, una serie di affreschi votivi raffiguranti la Vergine e diversi santi. Le immagini, corredate da iscrizioni con la data d’esecuzione e il nome dei committenti, si collocano tra l’ultimo quarto del XV secolo e i primi decenni del successivo. Anche la parete opposta presenta soggetti simili, con la stessa datazione.
Tra essi un affresco con la figura di sant’Antonio abate con la mano destra nel gesto di benedizione e la sinistra che regge un bastone a “L” da cui pende una campanella.
Gli affreschi della chiesa sono stati restaurati nel 1980.
Nella Cappella della Natività Andrea de Passeris affrescò la Madonna della Misericordia, gli Angeli musicanti, l’Annunciazione e Santi che ornano le pareti, datati al 1498. Sempre al medesimo pittore si deve l’importante ciclo decorativo del presbiterio e dell’abside, raffigurante il Giudizio universale, le Storie di san Giorgio, i Dottori della Chiesa e i Profeti eseguito all’inizio del XVI secolo.

POLITTICO DELLA NATIVITÁ, 1492-94
Legno policromato e dorato di 123 x 128 cm, scolpito da Pietro Bussolo, scultore milanese attivo fra il 1473 ed il 1526.


Il polittico era stato commissionato per l’altare laterale a destra del presbiterio dedicato alla Madonna, e è ancora in quella cappella che è chiusa da una cancellata seicentesca.
La scultura presenta tre livelli; quello inferiore ha nella nicchia centrale la scena dell’Adorazione di Gesù in fasce di Maria e Giuseppe, inserita in uno sfondo alpino, con monti e animali al pascolo. Separate da pilastrini ornate a candelabre, vi sono, a sinistra di chi guarda, la statua di san Giorgio nell’atto di uccidere il drago e, a destra, sant’Antonio abate.
Il livello superiore presenta tre nicchie di misura inferiore con a destra la piccola statua a mezzo busto di san Gregorio Magno, centrale l’Imago pietatis che sporge leggermente dall’arco intagliato in cui è posizionato, e a sinistra la statua  a mezzo busto di san Giacomo.
L’ancona termina con una cimasa composta dal timpano dove vi è la rappresentazione di Dio benedicente.
Sulla trabeazione posta tra i due livelli vi è leggibile la scritta “1494 die 8 marti Andrea Passeris”; gli studi eseguiti sull’artista milanese e le analisi critiche, hanno stabilito che il De Passeris ha sicuramente eseguito la parte pittorica mentre il Bussolo la parte scultorea.
Il polittico ha una predella scultorea composta da tredici piccole parti ad arco dove sono inserite le raffigurazioni dei dodici Apostoli con l’immagine centrale di Cristo nell’atto di benedire il pane.

 

Link:
https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1n120-00148/

https://it.wikipedia.org/wiki/Polittico_della_Nativit%C3%A0_%28Bussolo%29

Rilevatore:
AC