MODENA. Museo civico. Statuetta di sant’Antonio abate, XIX secolo

Statuina in maiolica, alta 43 cm, raffigurante Sant’Antonio abate. Decorata in marrone e verde.
Della seconda metà del secolo XIX. Realizzata dalla fabbrica Rubbiani, Sassuolo, Emilia-Romagna.
Inventario numero 1455

Il Santo a figura intera, tiene la mano destra alzata e aperta, Nella mano sinistra libro e bastone. Il maiale è a destra, ai piedi di s. Antonio.

 

Il Museo è in Largo Porta S. Agostino, 337
Fondato nel 1871, dal 1886 è ospitato al terzo piano del Palazzo dei Musei. Le raccolte comprese nel museo sono varie e di diverso genere: raccolte d’arte e artigianato, archeologiche ed etnologiche.

 

Link:
https://bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=196750

https://www.museocivicomodena.it/it

Le targhe ceramiche devozionali con sant’Antonio abate

Le immagini devozionali erano e sono realizzate su vari supporti quali carta (i “santini”), legno e ceramica/terracotta, queste ultime sicuramente di maggior durata e pregio.
Testimonianza di una radicata fede popolare, le targhe ceramiche erano collocate su muri, porte, angoli degli edifici; in stalle e fienili; all’ingresso delle case; su pilastrini o edicole votive; ai crocicchi, lungo gli itinerari più battuti; a volte poste tra i rami degli alberi, nei cosiddetti “tabernacoli arborei”.

Le targhe ceramiche si trovano in ogni regione italiana, ma con maggior frequenza in zone dove, oltre ad una forte attività di allevamento e/o pastorizia, vi erano laboratori ceramici – più o meno importanti. Prodotte nelle fornaci dedicate alla modellazione di vasellame di uso comune, i ceramisti o “fornaciari” le fabbricavano seguendo iconografie tradizionali e ben note.

Sant’Antonio è raffigurato generalmente come un vegliardo dalla barba bianca, avvolto nel saio da eremita oppure in abito vescovile con pastorale e mitra, accompagnato dai suoi tipici attributi: il bastone a forma di tau, il campanello, il fuoco, il libro e il caratteristico maiale. Talora il Santo è raffigurato benedicente, raramente inginocchiato in preghiera, posto di fronte o in movimento. In molti casi le cornici sono assai elaborate.


Terrecotte e ceramiche

Il procedimento tecnico prevede generalmente la pressatura dell’impasto di argilla in stampi e la successiva produzione in monocottura o bicottura.
Le targhe sono realizzate in terracotta: un impasto di argilla, dopo essere stato lasciato essiccare, viene cotto in una fornace a una temperatura di 980-990° C e ha un colore rossastro per la presenza di sostanze ferrose, riconoscibile perché porosa, non rivestita e colorata.
Oppure, più frequentemente, sono in ceramica quando il manufatto viene smaltato e colorato. Un primo tipo di rivestimento è l’ingobbio – composto da argille già cotte e finissimamente triturate, caolino, sostanze minerali e ossidi. Sono smalti adatti a poter venire applicati sull’oggetto essiccato, ma ancora da cuocere. Questo permette di saltare un passaggio e cuocere l’oggetto una sola volta.
La vetrina invece è un rivestimento di tipo vetroso, impermeabile e lucido, di solito trasparente e solo occasionalmente colorata.
Lo smalto: se il pezzo non viene ingobbiato, la smaltatura avviene dopo la cottura e si utilizzano appositi smalti composti da una miscela in vari rapporti di vetro, opacizzanti, fondenti e terre. La smaltatura classica, pertanto è detta applicata al biscotto, ovvero all’oggetto che ha già subito una prima cottura.
Poi si esegue la decorazione pittorica, a mano con pennello e colori ceramici ottenuti da ossidi minerali oppure da ossidi metallici addizionati di fondenti o indurenti. Dopo la smaltatura e la decorazione si procede con una seconda cottura, il cui scopo è quello di fissare lo smalto e i colori all’oggetto. Tale cottura si attua in forno ad una temperatura compresa tra i 850 e i 970 °C, a seconda dei fondenti utilizzati nello smalto, ma sempre al di sotto della temperatura utilizzata per la prima cottura.


Le collezioni di targhe ceramiche devozionali con sant’Antonio Abate

Territori dove erano molto frequenti le immagini ceramiche e dove si sono conservate in musei e collezioni sono l’Emilia Romagna, vedi le schede relative al MUSEO DI CARPI vedi scheda; al MUSEO DELLE CERAMICHE DI FIORANO vedi scheda; al MUSEO CIVICO DI FUSIGNANO  vedi scheda.
A FAENZA, segnaliamo l’importantissimo Museo Internazionale delle Ceramiche che conserva anche qualche targa devozionale, vedi scheda. Esemplari si trovano in molte altre città come a IMOLA vedi scheda.
La produzione più significativa si svolse fra il XVII e XIX secolo a opera delle botteghe ceramiche di Bologna, caratterizzata da rappresentazioni di grande raffinatezza le cui radici affondano nella prestigiosa scuola settecentesca di plasticatori; di Modena, che si contraddistingue per la semplicità popolaresca; della Romagna di cui sono tipiche le elaborate cornici architettoniche.

In Toscana, molte targhe sono conservate in provincia di GROSSETO vedi scheda e in provincia di SIENA vedi scheda  e a  MURLO vedi scheda.

Anche in Umbria erano frequenti, esempi a PERUGIA vedi scheda.

In Campania vi era, e vi è ancora, una produzione (ad es. a Vietri) di ceramiche raffiguranti immagini sacre e sant’Antonio abate, spesso su piastrelle / mattonelle singole o più frequentemente in pannelli murali composti da varie piastrelle dipinte, come a ISCHIA,  vedi scheda.

 

Sant’Antonio, il fuoco e i ceramisti

Il 17 gennaio, festa di sant’Antonio ricordata e celebrata dalla tradizione contadina con antiche ritualità come l’uccisione del maiale e la benedizione di stalle, fienili e animali. Il Santo è considerato protettore  degli animali da stalla e dei contadini, mentre, per il suo speciale rapporto con il fuoco, fu considerato protettore dagli incendi e patrono di coloro che li spengono: pompieri e vigili del fuoco.
Analogamente fu riconosciuto patrono di coloro che lavorano col fuoco in fornaci e forni, in particolare dei ceramisti che, attraverso la produzione di targhe votive, esprimevano la loro sentita devozione.
In varie città la ricorrenza di sant’Antonio, il 17 gennaio, è anche la festa dei ceramisti, in particolare a Vietri sul mare (SA) si celebra una manifestazione molto sentita, in cui si svolge anche la benedizione del fuoco e avvengono varie performances degli artisti.


Le ceramiche devozionali oggi

La produzione di targhe ceramiche devozionali non è cessata, anche se estremamente ridotta e/o legata a progetti particolari e mostre come quello realizzato a Faenza nel 2020 con la riproduzione da stampi tradizionali. vedi:
https://www.ideaginger.it/progetti/targhe-devozionali-in-cammino.html

 

 

A cura di Angela Crosta

MURLO (SI). Due targhe ceramiche devozionali con s. Antonio abate, XIX secolo

Due targhe in terracotta a bassorilievo, smaltata e dipinta, risalenti a metà Ottocento e raffiguranti sant’Antonio abate.
Erano murate sulle pareti interne di una stalla, affacciantesi sulla via principale del borgo di Tinoni, all’angolo con Via Cinaioli: una volta rimosse dalla loro collocazione originale, causa ristrutturazione dell’ambiente, sono oggi conservate dal suo proprietario nell’abitazione soprastante la vecchia stalla.

Nelle due formelle, il Santo, dalla lunga barba e ornato di aureola, è rappresentato stante, vestito dell’abito monastico e nella mano destra bastone e campanella; la mano sinistra stringe al petto un libro. I maiale, in basso, sbuca da dietro la sua figura.
Nella parte inferiore delle targhe, la scritta “S. Antonio” è riportata entro un cartiglio a fondo bianco in una, giallo nell’altra: in quest’ultima segue una “A” probabilmente abbreviazione di “abate”, e poi la data 1855. Questa seconda è di fattura migliore della prima e con due alberi sullo sfondo.

 

Link:
https://www.murlocultura.com/old_site/MurloCultura_3_2006/MurloCultura_3_2006_pag6.html

PERUGIA. Galleria Nazionale dell’Umbria. Targa ceramica devozionale di sant’Antonio abate

Targa ceramica dipinta, di forma ottagonale, di 31 x 24 cm, con cornice 33 x 27 cm.
Realizzata nella seconda metà XVIII secolo.
Citata nell’inventario del 1918 come produzione napoletana, potrebbe essere ricondotta alla famiglia Gentili, in particolare a Berardino il Giovane (1727 – 1813).
Restaurata nel 1992
La targa proviene dall’Abbazia di Montemorcino (PG).

Raffigura sant’Antonio abate stante, con nella mano destra il bastone con campanello, nella sinistra un libro aperto che sta leggendo. A sinistra, ai suoi piedi un fuoco. Sullo sfondo un paesaggio.

 

La Galleria Nazionale dell’Umbria è sita nel Palazzo dei Priori, via Vannucci, 19

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1000016825

STRA (VE), frazione Paluello. Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Papa Giovanni XXIII, 7
https://goo.gl/maps/NPY9VuEAxKtQP9F16

La prima citazione di una chiesa di  “S. Antonii de Vienna de Paludello” si trova nella decima papale del 1297: questa chiesa dipendeva dalla pieve di Sambruson e forse esisteva anche un piccolo ospedale.
Nel 1489, quando il Vescovo Pietro Barozzi la visitò, trovò molto elegante il suo tetto appena ricostruito. Nel 1572 Nicolò Ormaneto vi trovò tre altari, il campanile, il cimitero e un’umile canonica. La chiesa fu ricostruita nel 1579 e consacrata nel 1742.
Nel 1813 fu collocato l’altare maggiore, ornato con statue di Sant’Antonio abate e Sant’Antonio di Padova.
Nel 1845 (come riporta la targa visibile all’esterno) furono rifatti la facciata (con statue della Vergine e di due Santi, opera della bottega del Morlaiter), e i finestroni. Successivi restauri, compiuti nel 1907 e 1939, portarono al prolungamento della navata e alla costruzione del presbiterio, del coro e della parte superiore del campanile. Alla fine degli anni 1990 il campanile e la facciata della chiesa furono oggetto di nuovi restauri.

L’Acquasantiera lombardesca (primo ‘500) proviene da una demolita chiesa dei camaldolesi. Fra gli altari laterali spicca, prima a sinistra, la pala di San Gorgonio, di bottega veneta del ‘600, che presenta il santo a cui è dedicata (la cui presunta reliquia del teschio si conserva nella sagrestia) accanto a San Luigi Gonzaga, San Giuseppe, San Rocco e Sant’Antonio di Padova.
Gli altri altari laterali presentano, a sinistra una pala raffigurante Sant’Igino papa (eseguita nel 1946 su commissione dell’allora parroco Don Igino Bizzotto) e statue della Madonna del Rosario e del Sacro Cuore di Gesù, a destra il Battistero con una pala del 2001 raffigurante il Battesimo di Gesù e statue di Sant’Antonio di Padova e San Giuseppe.
Il grande Ovale dell’Assunta sul soffitto è di Jacopo Guarana (un’iscrizione in basso reca il nome del committente, il veneto Bernardo Scotti e la data di esecuzione: 1722).
Nel catino absidale si può vedere una tela col Cristo Risorto dell’Ottocento e il recente affresco La Madonna appare ai pastorelli di Fatima.

Link:
https://www.outdooractive.com/it/poi/venezia/chiesa-di-sant-antonio-abate/54756278/

https://parrocchiapaluello.altervista.org/index.php/it/chi-siamo