PASTORANO (CE), frazione Pantuliano. Chiesa di San Giovanni Evangelista, cappella di Sant’Antonio abate con affreschi di scene della sua vita
Via Nenni, 57
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La chiesa di S. Giovanni in Pantuliano appare nell’elenco delle chiese dell’arcidiocesi di Capua nelle Rationes Decimarum del 1308-10). In effetti, la chiesa, per la struttura architettonica e volumetrica, sembra più antica del XIV secolo e conserva una navata unica, pressoché priva di aperture, conclusa dall’abside semicircolare.
Sulla sinistra, con ingresso diretto sull’antistante sagrato, è la cappella di S. Antonio con portale sovrastato da un archivolto gotico. La sua cornice interna è articolata in archetti pensili e racchiude pochi resti di una Madonna con Bambino ad affresco.
Il portale è sormontato da un’iscrizione in caratteri gotici che spiega che la cappella venne fondata per volontà di don Antonio Adecoci, arcipresbitero della chiesa di San Giovanni, dotata di un appezzamento di terra ampio più di dieci moggia in cambio di due messe settimanali per la sua anima e per quella dei propri defunti, e infine consacrata l’8 febbraio 1431. Il ciclo ad affresco doveva verosimilmente rendere omaggio al santo onomastico del fondatore e, al contempo, mettere in guardia i fedeli, che, solo seguendo l’esempio dell’eremita – rinunciando, cioè, ai beni materiali e purificandosi dai peccati commessi grazie alla confessione – potranno aspirare alla salvezza dell’anima per il tramite della preghiera.
Gli affreschi utilizzano per l’iconografia due fonti testuali diverse. Sulla parete dell’altare della cappella, la vita del Santo, narrata in quattro rovinatissime scene suddivise su due registri. In alto a destra, un giovane Antonio vestito con abiti borghesi intento a donare ai poveri i suoi beni. Questo episodio è ispirato da un altro testo agiografico, la Vita di sant’Antonio, opera di Atanasio.
In alto a sinistra, la Fuga dalla città di Patras, dove Antonio è raffigurato, insieme ad alcuni compagni, fuori le mura della città, pronto a recarsi nel deserto per intraprendere la vita eremitica. La fonte agiografica di riferimento è la Leggenda di Patras, che in netta contraddizione con il testo di Atanasio che presenta Antonio come un eremita solitario, lo descrive come l’anziano abate di un monastero che, stanco della vita monastica e desideroso di solitudine, decide perciò di fuggire nel deserto insieme ad alcuni compagni calandosi di notte dalle mura della città per mezzo di una cesta.
In basso a destra, la rovinatissima scena dell’Incontro con il centauro che, nel testo della Leggenda di Patras, è spiegato essere Agatone un anacoreta che aveva assunto tali sembianze assunte dopo aver ceduto alle tentazioni del demonio. Con una lettura delle immagini che procede da destra a sinistra, il ciclo si chiude con la Morte del santo – scena molto rovinata e di difficile lettura –, con Antonio disteso sul catafalco circondato dai confratelli piangenti.
Parte delle notizie e immagini da:
Italia Caradonna, Immagini e testi da alcuni cicli da alcuni cicli ad affresco del primo Quattrocento nell’alto Casertano: il caso di Sant’Antonio Abate, da: “Polygraphia” 2020, n. 2, pp. 65-81
Link:
http://www.vicusmedievalis.altervista.org/old/monumenti/pantuliano.htm








