CERVETERI (Roma). Chiesa di Sant’Antonio abate

Vicolo di Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/pghg21mxyEfuXVtz7

 

Si trova prossima alle mura e la sua costruzione è datata intorno all’anno 1000 per la presenza di elementi architettonici tipici dell’epoca. Accanto è presente un moncone di torre, forse campanaria, oggi abbastanza restaurata. Probabilmente in origine faceva parte di un complesso monastico più ampio di cui oggi purtroppo non rimangono molte tracce ma che doveva estendersi almeno fino all’attuale Via dell’Arco Scuro. L’edificio, nel corso dei secoli, è stato interessato da molteplici rimaneggiamenti facilmente riconoscibili, sia da un punto di vista architettonico-strutturale che decorativo.

La chiesa era originariamente dedicata al Santissimo Salvatore: la denominazione attuale venne assunta prima del 1736.

La facciata è preceduta da una scalinata che porta ad una terrazza ed ha un unico ingresso al di sopra del quale si aprono tre finestre. La chiesa possiede una piccola sagrestia e un campaniletto a vela con una campana.
L’interno, a tre navate, è scandito da pilastri quadrangolari su cui poggiano gli archi delle pareti della navata centrale. Le navatelle laterali presentano una copertura a botte, mentre quella centrale, dopo l’intervento di restauro del 2000, risulta avere la tipica copertura a capriate.
Le pareti ed i pilastri di divisione delle navate sono dipinti in modo da simulare un rivestimento a lastre di travertino bianco-grigiastre.

Gli affreschi presenti all’interno sono riferibili e più campagne decorative.
Tra i più antichi e particolarmente degni di nota, sono gli affreschi databili al XIV secolo, situati sulla parete di fondo alla sinistra dell’abside che rappresentano scene neotestamentarie. In particolare Ecce Homo, la Flagellazione, la Crocifissione e forse la Deposizione. Quest’ultima visibile solo in parte perché coperta da un’immagine molto più moderna, piuttosto rovinata, raffigurante S. Antonio abate, in trono, con un libro aperto in mano. Ai suoi piedi una piccolissima figura di maiale dal pelo scuro e una figuretta inginocchiata, forse di offerente.

In controfacciata, ai lati della porta di ingresso, vi è una serie di pitture indipendenti, probabilmente degli ex voto, raffiguranti santi abbigliati alla maniera dei Padri Agostiniani, con l’abito bianco e nero. Da notare anche una imponente Madonna della Misericordia che protegge sotto il suo manto il popolo dei fedeli, disponendo le donne sulla sinistra e gli uomini sulla destra. Altri due Santi di pregevole fattura, l’uno vescovo e l’altro martire, caratterizzati dalla mitra e dalla croce, sono stati realizzati sulla faccia del primo pilastro di destra entrando nella chiesa. Sempre sulla controfacciata, in corrispondenza della navatella di sinistra si trova l’affresco rappresentante una Madonna in trono con Bambino tra due Santi; critici quali Federico Zeri e Antonio Pinelli, hanno riconosciuto la mano del pittore Lorenzo da Viterbo, datando l’opera al 1472. Alla sua base si trova inoltre un interessante stemma con aquila e monogramma.
Nel XVII secolo la chiesa è dedicata al S. Salvatore, culto molto sviluppato in tutto il Lazio in questo periodo e testimonianza ne è l’affresco del catino absidale dove campeggia la figura del Cristo Benedicente contenuto tra le schiere degli angeli e cherubini.

Nel 1736 la chiesa compare sotto il nome di S. Antonio abate, al quale era già stato dedicato un altare; a questo periodo si può far risalire la realizzazione della statua del Santo, scolpita in legno di ciliegio, collocata attualmente sopra l’altare maggiore; il Santo è raffigurato con i suoi attributi tipici, il maiale, il tau sul mantello, il bastone a tau e, nella mano destra, un libro su cui è una fiamma.

 

Molto sentita la Festa del 17 gennaio con sfilate, processione, benedizione del fuoco e degli animali, che segna l’inizio del Carnevale.

 

Link:
https://www.comune.cerveteri.rm.it/turismo-e-cultura/chiese/santantonio-abate

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Cerveteri)

https://www.smariamaggiorecerveteri.it/le-chiese/santantonio/

Rilevatore: AC

FINALE LIGURE (SV), frazione Varigotti. Oratorio di Sant’Antonio abate

SS1 (via Aurelia), 99
https://goo.gl/maps/jdFp6nu38tJqixbq5

 

L’Oratorio sorge a fianco alla chiesa parrocchiale di San Lorenzo, a pochi metri dalla spiaggia.
L’edificio, in stile barocco, è a navata unica con volta a botte. La facciata, alleggerita da tre finestroni, ha linee semplici come del resto quelle della chiesa parrocchiale, e presentava un dipinto sopra l’ingresso, ormai completamente cancellato.
L’oratorio è sede della omonima confraternita e fu la parrocchiale di Varigotti dal 1586, quando la chiesa vecchia di San Lorenzo nella parte alta del paese) non fu più idonea per le esigenze del nuovo polo abitativo sorto a ponente del promontorio e vicino al mare. Il titolo di parrocchiale passò alla nuova chiesa di San Lorenzo, sorta nel 1624-37 accanto all’oratorio, a sostituire una precedente chiesa della quale rimane il campanile tardogotico, anche se rimaneggiato in epoche successive.

Nel giorno della festa del Santo, si svolge nell’oratorio la tradizionale benedizione del pane e degli animali.

 

Nota
Nella chiesa parrocchiale vi è, alla parete sinistra, un polittico del 1584 che raffigura la Vergine con san Lorenzo e sant’Antonio, opera di un artista locale e proveniente dalla vecchia chiesa di S. Lorenzo.

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_di_Sant%27Antonio_Abate_(Finale_Ligure)

Data compilazione scheda: 29-1-2022
Rilevatore: AC

CASELLA (GE). Oratorio di Sant’Antonio abate

Via Pietro De Negri
https://goo.gl/maps/VuSQvbpVpEuPULASA

 

Casella è situata nella piana formata dallo Scrivia presso il valico di Crocetta d’Orero, percorso da un itinerario preromano parallelo alla Via Postumia – la cosiddetta Via del sale.

L’Oratorio di S. Antonio abate fu eretto nel 1556 dal forlivese prete Domenico da Dovadola come sede della Confraternita che fa ancora oggi riferimento alla parrocchia di Santo Stefano, che appartiene alla diocesi di Tortona.

All’esterno, piuttosto spoglio e tutto sommato anonimo, corrisponde un interno caldo e raccolto, con il pavimento in cotto, che conserva le “banche” in castagno su cui sedevano i confratelli nelle loro adunate di preghiera e di discussione di opere caritatevoli; i settecenteschi piatti in peltro per la raccolta delle offerte; le mazze pastorali dei santi Antonio e Stefano in argento cesellato; i “tabarrini” in velluto cremisi; l’urna per l’ elezione del Priore; due grandi Crocifissi processionali.

 

Presso questo oratorio, con i secolari “stampi” recanti l’effige di s. Antonio, si producono ancor oggi le Focaccette di S. Antonio, distribuite dopo la benedizione degli animali il 17 gennaio e la domenica successiva a questa data.

 

Link:
https://comune.casella.ge.it/turismo-e-territorio/monumenti/

https://www.unionedelloscrivia.ge.it/?page_id=660

https://it.wikipedia.org/wiki/Oratorio_di_Sant%27Antonio_Abate_(Casella)

Data compilazione scheda:28-1-2022
Rilevatore: AC

RIFREDDO (CN). Cappella di Sant’Antonio abate e San Grato

La cappella si trova in via Ruata Canali – angolo via Parrocchia
https://goo.gl/maps/JmeGzYLxsHqiwL7J7

 

Nel 1629 la Cappella campestre di S. Antonio risulta chiusa da cancelli, con volta, il pavimento in terra battuta e l’altare spoglio.
Alcuni elementi – dalla decorazione del portone al rosone quadrilobato in facciata – concorrono, con la pala all’altare maggiore, a fissare al primo quarto del XVIII secolo una importante fase di riplasmazione dell’edificio, sulle vestigia della preesistenza del 1629.

In facciata è presente un’epigrafe che riporta le seguenti parole: «Virgini Deiparae Divisque Antonio et Grato dicatum – 1873». A tale fase storica potrebbe essere ricondotto l’apparato decorativo delle volte. L’altare è addossato alla parete di fondo; è in muratura con stucchi e decorazioni a finto marmo. La pala d’altare rappresenta la Vergine con il Bambino, sant’Antonio abate (a sinistra) e san Grato.

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Durante la messa per la celebrazione di Sant’Antonio abate (19 gennaio o la domenica più vicina) vi è la tradizione della benedizione dei “caritun/caritôn”, pani a forma di stella. Secondo le regole di trascrizione classica codificata della lingua piemontese, il nome di questo dolce si dovrebbe scrivere “cariton”, ma è pronunciato in ogni caso “caritun”.
Un tempo, nella giornata dedicata a Sant’Antonio abate, era usuale offrire ai poveri questo pane, gesto di carità che nel corso degli anni ha fatto assumere al pane donato tale nome.

 

Immagini e info da:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=45557

Data compilazione scheda: 30/12/2021
Rilevatore: AC