FIRENZE, COLLOCAZIONE IGNOTA. “Sant’Antonio abate”, terracotta di A. Della Robbia, collezione privata

Statua in terracotta invetriata policroma; alta 134 cm, raffigurante “Sant’Antonio abate” del 1510-15.
Opera di Andrea Della Robbia (1435-1525).
Firenze, collezione privata.

Sant’Antonio, seduto, con saio e mantello scuro, barba biforcata, ha la mano destra nel gesto di benedizione, la sinistra tiene un libro chiuso.

Link:
https://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/arte/gallerie/itinerari-robbia-g/robbia-g/3.html

BERGAMO. Distrutto ospedale di Sant’Antonio abate “in Prato”

Il culto di s. Antonio abate si diffuse anche a Bergamo e in città furono fondati due hospitali intitolati al Santo: nel 1208 quello di Sant’Antonio “in foris”, appena fuori la porta di S. Antonio e all’imbocco di borgo Palazzo, vedi scheda e, verso la fine del XIV secolo in luogo dell’attuale Palazzo Frizzoni / Municipio, l’ospedale di Sant’Antonio “in Prato” (o “di Vienne”), entrambi con annessa chiesa.

La chiesa e l’annesso ospizio per malati e pellegrini si trovavano in Contrada di Prato, sulla strada che dal Prato di S. Alessandro portava alla chiesa di S. Leonardo. Ma esistendo già una chiesa con ospizio nel borgo di S. Antonio, si aggiunse la dicitura di Antonio “in Prato” per evitare che la dedicazione scelta potesse dare adito a confusione.

I frati Antoniani erano giunti a Bergamo verso la fine del Trecento e vi si erano insediati, ma è difficile oggi stabilire se essi siano stati gli effettivi promotori della sua edificazione; di certo l’ospedale fu fondato per iniziativa laica tra il 1380 e il 1382: la tradizione ne fa risalire la fondazione a Gerardo (morto tragicamente nel 1380) della nobile famiglia cittadina dei De la Sale, ma un documento conservato nel fondo pergamene dell’archivio della MIA (Misericordia Maggiore, sodalizio spirituale e caritativo sorto nel 1265) attesta la contemporanea presenza di un certo frate Francesco, “un armigero di ignota provenienza”, che nel 1382 è citato come edificatore della chiesa e dell’Ospedale di San Antonio in Prato; egli non era in “habito religioso”, ma “portabat pannos lungos et signum S. Antonii scilicet unum T super pectore”.(1)

Così come stava accadendo in altre città, anche a Bergamo verso la metà del Quattrocento si deliberò l’accorpamento di 11 ospedaletti sparsi tra il colle e il piano in un unico grande organismo – l’Ospedale Grande di S. Marco – al fine di ottimizzare i servizi e creare un’unica dirigenza, esercitando così un maggior controllo.
Il documento firmato nel 1458, delibera “che il nuovo ospedale dovrà essere costruito nel luogo dell’ospedale di S. Antonio o altrove, qualora lì non fosse possibile”, avviando un’annosa disputa che vede da una parte la resistenza degli Antoniani, decisi a difendere strenuamente privilegi e concessioni acquisiti nel tempo (nel 1453 i frati di Vienne avevano ottenuto da Papa Nicolò la chiesa e l’ospedale) e, dall’altra, la cittadinanza, che non solo li considera abusivi all’interno della struttura “sorta a vantaggio dei poveri e su iniziativa di una famiglia bergamasca”, ma li rimprovera anche di elemosinare per sostenere la loro comunità e la precettoria d’appartenenza (quella di Ranverso, presso Torino), trascurando del tutto l’ospedale e la chiesa.
La diatriba fu risolta alla fine del Cinquecento, quando il vescovo Barozzi decise di accorpare l’ospedaletto di S. Antonio in Prato all’Ospedale Grande di S. Marco (di cui divenne una dipendenza), permettendo ai frati di restare nella loro sede, dove continuarono a esercitare attività di accoglienza per malati e pellegrini e a celebrare nella loro chiesa, che con l’unione decretata nel 1457 era divenuta parte dell’Ospedale Maggiore.
Poiché la chiesa di S. Marco, costruita (1572) nel perimetro dell’Ospedale Grande era solo chiesa cimiteriale per i degenti del nosocomio ed aveva un battistero per gli esposti, per volontà degli amministratori dell’Ospedale Grande nella chiesa di S. Antonio di Vienne veniva celebrata ogni giorno una messa. I frati di S. Antonio di Vienne vi rimasero fino al 1586, anno in cui il complesso, che era adiacente al convento femminile di Sant’Agata, fu acquisito dalle monache domenicane provenienti dalla Valle di Santa Lucia Vecchia, che lo ridedicarono alle Sante Lucia e Agata.
Dopo l’ingresso (1586) delle domenicane di S. Lucia Vecchia nel convento di S. Antonio, la messa fu celebrata nella chiesa di S. Marco, che da allora comincerà ad esser nominata “chiesa di S. Antonio” nonostante la sua dedicazione a S. Marco, in omaggio alla Serenissima, e alla Vergine. Per approfondire vedi scheda: https://www.santantonioabate.afom.it/bergamo-chiesa-di-san-marco-anticamente-detta-di-santantonio-con-immagini-di-santantonio-abate/

 

Dopo le soppressioni napoleoniche attuate alla fine del 1798, tutto il complesso di chiesa e ospedale di Sant’Antonio abate in Prato fu acquistato nel primo Novecento dalla famiglia Frizzoni, e demolito per far posto alla loro residenza cittadina.
Palazzo Frizzoni, edificato tra il 1836 e il 1840 dall’architetto bresciano Rodolfo Vantini, è attualmente diventato sede del Municipio di Bergamo.

 

Nell’incisione in alto, del 1815, è raffigurata la chiesa di s. Antonio abate in prato.

NOTA:
(1) Maria Mencaroni Zoppetti (a cura di), L’Ospedale nella città – Vicende storiche e architettoniche della Casa Grande di S. Marco, Fondazione per la Storia Economica e Sociale di Bergamo, Bergamo 2003

Notizie, parte del testo e immagini tratte da:
https://www.bergamodascoprire.it/2019/01/10/la-vicenda-dello-scomparso-ospedaletto-di-santantonio-in-prato-dove-oggi-sorge-palazzo-frizzoni/

BAGNOLO PIEMONTE (CN). Chiesa parrocchiale di San Pietro in Vincoli, dipinto con s. Antonio abate, seconda metà XVII secolo

L’attuale chiesa fu costruita nel 1892 e aperta al culto nel 1894.

La parrocchiale conserva un olio su tela di 220 x 163, raffigurante “Madonna col Bambino e i santi Filippo Neri e Antonio abate” di autore ignoto, risalente alla seconda metà del XVII secolo. L’opera proviene verosimilmente dall’antica parrocchiale di San Pietro, demolita nel 1893.

Il dipinto appare l’opera di un maestro locale attento alla lezione del saviglianese Giovanni Antonio Molineri (1577-1631), attivo in zone prossime al territorio di Bagnolo Piemonte (G. Romano, Resistenze locali alla dominazione torinese, in Figure del Barocco in Piemonte, Torino 1988, pp. 303-315)
La Madonna è in altro tra le nubi, circondata da angeli; in basso a sinistra la figura di san Filippo Neri (o san Francesco di Sales).

Sant’Antonio abate è raffigurato a destra, inginocchiato, con saio e mantello con la tau sulla spalla sinistra, tiene le mani incrociate sul petto; col braccio sinistro tiene un lungo bastone a tau cui è appesa una campanella

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/010010796

https://bagnolopiemonte.com/concentrico/index.php/costruzione-della-chiesa-parrocchiale-di-san-pietro-in-vincoli-1894

VENEZIA. Basilica di San Pietro di Castello, immagine di s. Antonio abate di M. Basaiti XVI secolo

Nella navata destra si trova l’altare di San Pietro con due colonne in rosso di fiandra, paraste in egiziano e trabeazione in giallo torri, con ai lati due statue raffiguranti i profeti Isaia e Geremia. La pala dell’altare, opera del veneziano Marco Basaiti (1470–1530), raffigura “San Pietro in cattedra con i santi Nicolò, Andrea, Jacopo e Antonio abate”.
Sant’Antonio abate è raffigurato a destra, tiene nelle mani bastone e campanella.

La Basilica di San Pietro di Castello si trova nell’isola di San Pietro, al margine est del sestiere di Castello, è piuttosto lontana dal centro della città.
Eretta nel 841, in sostituzione del tempio dedicato a Sergio e Bacco del VI secolo, la chiesa è stata sede del vescovo della città fin dal 1091 circa, e poi, dal 1451 del patriarca, quando perse il potere a favore del doge.
Nel 1556, salito alla cattedra patriarcale Antonio Diedo, si decise ancora una volta il rinnovamento di tutto il complesso e a tal proposito fu dato incarico ad Andrea Palladio. La morte del Diedo causò l’interruzione dei lavori. Il Palladio si ritrovò dunque nell’impossibilità di portare a compimento il prospetto, che fu invece terminato alla fine del secolo da Francesco Smeraldi, assunto dal nuovo patriarca Lorenzo Priuli.
La facciata si presenta tripartita, esattamente come l’impianto interno, con la parte centrale notevolmente più alta, definita da quattro semicolonne poggiate su alti basamenti e coronata da un timpano.
Un grande portale si apre al centro, contornato da lesene corinzie, festoni e un altro timpano; sulle ali laterali sono collocati due portali simili, ma più piccoli, sormontati da festoni posti sulla stessa linea di quello centrale e le stesse ali si concludono con i tipici spezzoni di timpano, molto comuni nelle chiese palladiane.
La pianta dell’interno è a croce latina a tre navate suddivise da tre ampie arcate per lato dove corrispondono altrettanti altari; la cupola si eleva nel punto di incrocio con il transetto. A causa delle notevoli dimensioni della navata centrale l’interno comunica una sensazione di vastità che prosegue nello spazio luminosissimo della cupola e continua in senso longitudinale con il profondo presbiterio affiancato dalle due cappelle laterali.
Il grande altare maggiore si presenta isolato all’interno del grande presbiterio e le statue poste sull’altare sono state scolpite su disegno di Baldassare Longhena il quale aveva progettato la cappella che si apre sulla navata sinistra.
Il campanile costruito una prima volta nel 1463 e danneggiato poco dopo da un fulmine, fu ricostruito nel 1482 ad opera di Mauro Codussi che decise di aumentarne l’altezza e di rivestirlo interamente in pietra d’Istria, facendolo terminare con una cupola.

Info:
Chiesa di San Pietro di Castello
Indirizzo: Campo San Pietro
Telefono: +39 041 2750462
Apertura: Lunedì 10.30 – 16 (chiusura biglietterie, bookshop e ultimi ingressi alle 15.45)
Da martedì a sabato 10.30 – 16.30 (chiusura biglietterie, bookshop e ultimi ingressi alle 16.15)
Chiuso: domenica, 1 Gennaio, Pasqua, 15 agosto, 25 Dicembre
Costo: Intero € 3, ridotto € 1,50
Trasporti: Linee 5.2, 4.2, 6 (fermata Giardini Biennale DX)
Linee 4.1, 5.1, 6 (fermata Giardini Biennale SX)
Linee 1, N (fermata Giardini)

BERGAMO. Ex chiesa e ospedale di Sant’Antonio abate “in foris”

La chiesetta risale al 1208, sorta per desiderio del dominus Giovanni Gatussi di Parre, personaggio che aveva una certo appoggio politico cittadino. Era posta fuori dall’antica porta del borgo S. Antonio, nel suburbio di Mugazzone (termine che appare già nel 928, con il quale si indicava l’antico nome di Pignolo), quartiere al tempo poco abitato. Un documento del 1263, in cui lo statuto della città creava una nuova vicinia staccata da quella di Mugazone, intorno alla chiesa sorta da pochi decenni, denota quanto il borgo stesse crescendo e acquisendo una sua autonomia rispetto a quello di Pignolo. La zona oggi designata come “Pignolo bassa” assunse la nuova titolazione di “vicinia di S. Antonio”.
La chiesa era detta “in foris” (fuori delle mura) proprio per distinguerla dalla chiesa di Sant’Antonio abate (o di Vienne o dell’Ospedale), che sorgeva entro le mura, sul prato di Sant’Alessandro https://www.santantonioabate.afom.it/bergamo-chiesa-di-san-marco-anticamente-detta-di-santantonio-con-immagini-di-santantonio-abate/.

La chiesa “in foris” era affiancata da un piccolo ospedale, il cui giuspatronato rimase alla famiglia Gatussi di Parre fino al XV secolo e fino a quel momento il piccolo ospizio duecentesco rivestì una certa importanza, e cioè fino a quando, nel 1458, venne assorbito dal nuovo e centrale Ospedale Grande di S. Marco insieme ad altri dieci disseminati in varie località della città.
Secondo Luigi Angelini l’antico ospedale duecentesco, che fu demolito nel Settecento, doveva trovarsi negli edifici attuali che recingono il cortile interno. In quell’epoca fu distrutto anche il campanile della chiesa, per edificare i nuovi condomini intorno.

La chiesetta invece continuò a funzionare col nome di “S. Antonio abate in foris”, le cronache riferiscono che la chiesa non fosse molto curata e che venisse utilizzata solo per celebrare la messa quotidiana da parte dei Padri Zoccolanti del vicino convento delle Grazie. Con il tempo la chiesa finì con l’essere abbandonata. Officiata fino al 1806, poi, sconsacrata, diventò officina per un fabbro, magazzino, in seguito ufficio e negozio, subendo lavori di sistemazione interna che ne hanno in parte snaturato le forme suddividendola in due piani.
Nel 1937 la si voleva demolire per un totale rifacimento dello stabile; fortunatamente ciò non accadde per la scoperta, da parte di don Angelo Rota, degli affreschi che l’ornavano quasi interamente e al successivo intervento di Luigi Angelini (a quei tempi ispettore onorario della Soprintendenza ai monumenti) che riconobbe l’importanza della chiesetta, alla quale venne posto il vincolo.
In quella occasione, scrostando l’intonaco, in corrispondenza di una traccia di porta nell’antico ingresso laterale della chiesa, affiorò la lunetta affrescata che sovrasta l’architrave del portale romanico, portato alla luce ed ancor oggi visibile sulla via, dove vi sono ancora le tracce dell’affresco duecentesco, tra i più antichi del territorio, raffigurante Madonna in trono col Bambino affiancati da sant’Antonio abate (a sinistra) e un santo vescovo identificato in san Tommaso di Canterbury. L’affresco è posto sotto un arco in pietra intonacato che chiude la lunetta, affrescato con quindici tondi accostati l’uno accanto all’altro, racchiudenti teste di Santi di tono grigio roseo, in parte consunti e in parte mancanti.

Ciò che oggi resta del complesso è sito in via Borgo Palazzo, 4-4a, vedi foto in alto  https://maps.app.goo.gl/m7DJNBjsGki2SyCu5
Nonostante le modifiche subite, si conservano il tetto spiovente (un tempo a falde in vista), la facciata a capanna attigua al portale con stipiti in pietra che immette nella corte interna, l’oculo sovrastante la facciata e il piccolo portale romanico posto sul fianco, sovrastato dalla lunetta affrescata.
All’interno, la semplice aula unica della chiesa è ancor oggi scandita in tre campate da due arconi ogivali in pietra impostati su semipilastri.

 

I pregevoli affreschi che rivestivano quasi interamente le pareti interne della chiesa furono eseguiti tra il XIII e il XVI secolo e sono tra le testimonianze più antiche del territorio. Diciassette di queste opere sono state recuperate. Nove individuate come la Madonna del latte e santa, Sante, Santo diacono col libro, San Bartolomeo, due Sant’Antonio abate, Natività, Madonna col Bambino in trono con Santi e angeli, strappati e posti su tela con fondo rigido sono ospitati presso il Museo dell’Affresco, a Bergamo Alta in piazza Vecchia all’interno del Palazzo della Ragione, sulle pareti settentrionali della Sala delle Capriate, allestita a sede museale dagli anni Novanta del secolo scorso, cui è possibile accedere in occasione di mostre ed eventi, vedi fotografia sotto.

Altre opere: San Giovanni Battista, Testa di santo barbuto, Testa di santo, Fregio, Figura con manto panneggiato, Santo e fregio, sono ospitati nella pinacoteca dell’Accademia Carrara.

 

Notizie tratte dalla pagina cui si rimanda per approfondimenti:
https://www.bergamodascoprire.it/2023/04/25/lex-chiesa-di-s-antonio-in-foris-in-borgo-palazzo/

Info sul Museo dell’affresco:
https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_dell%27affresco#:~:text=Il%20Museo%20dell’affresco%20posizionato,di%20essere%20perduti%20per%20sempre.

https://primabergamo.it/viva-berghem/i-tesori-sconosciuti-del-palazzo-della-ragione-cento-affreschi-sotto-chiave-che-nessuno-conosce/