SEREN DEL GRAPPA (BL), frazione Porcen. Chiesa di Santa Maria Maddalena, affresco con s. Antonio abate di G. di Francia, 1451

L’antica chiesa fu riedificata, quasi per intero, negli anni 1858-60, su disegno del “Molto Reverendo Signore Don Alberto D’Alberto” (come riportato dall’iscrizione capeggiante in corrispondenza della porzione muraria sommitale al portale d’ingresso principale), grazie alle offerte dei parrocchiani e del comune. L’attuale chiesa è a pianta centrale neoclassica, simmetrica, armoniosa nelle forme, con la cupola centrale elegantemente sorretta da colonne laterali aventi stucchi dorati.
Riportati in luce nel 1856, si sono conservati significativi resti di un vasto ciclo di affreschi di Giovanni di Francia (notizie dal 1389 al 1448).

Nella controfacciata, a destra della porta d’ingresso, un affresco di  177 x  61 cm raffigura sant’Antonio abate, in leggero tre quarti, con saio e mantello scuro con la tau; la mano destra alzata in atto benedicente, la sinistra appoggiata a un bastone a tau.

Appartiene, con gli altri affreschi superstiti a sinistra della porta, alla decorazione della chiesa quattrocentesca documentati dal Segato (1861). Datati 1451, come si evince da una fascia della cornice sotto s. Giovanni Battista e san Vittore: “MCCCCLI DI XX AGUSTI… DA PORCE A FATO FARE QUESTO LAVORERIO”.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500323270

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/47376/Chiesa_di_Santa_Maria_Maddalena_Porcen,_Seren_del_Grappa

SQUINZANO (Le). Abbazia di Santa Maria a Cerrate, con immagine di sant’Antonio abate.

L’abbazia di Santa Maria di Cerrate, situata sulla strada provinciale che collega i comuni di Squinzano e Trepuzzi a Casalabate, è uno dei più significativi esempi di Romanico otrantino. Il complesso è attualmente gestito dal Fondo Ambiente Italiano, che nel 2012 ne ha acquisito la proprietà, tramite una concessione trentennale.
Da poco si è scoperto che l’abbazia fu fondata da Boemondo d’Altavilla nell’XI secolo. Durante il XII secolo, fu anche centro di produzione (soprattutto di cereali). Era abitata dai monaci bizantini che scappavano dalle persecuzioni turche a Bisanzio.
La località fu un importante polo religioso e culturale, fino a quando Tancredi d’Altavilla fondò la chiesa dei santi Niccolò e Cataldo, alle porte di Lecce, che divenne il nuovo polo religioso.
Successivamente, passò al cardinale Niccolò Gaddi, che a sua volta donò il complesso all’Ospedale degli Incurabili di Napoli che lo trasformò in masseria.
Nel 1711 l’abbazia venne saccheggiata dai pirati turchi e cadde in uno stato di abbandono, proseguito fino al restauro del 1965 curato dalla Provincia di Lecce. Il complesso rimase di proprietà dell’ente locale fino al 2012, anno in cui è passato al Fondo Ambiente Italiano.
Scavi archeologici condotti dall’Università del Salento nel 2004-2005, in accordo con la Provincia di Lecce, hanno dimostrato che sul luogo le attività sono esistite sin dall’età alto medievale. La successiva scoperta di numerosi buchi da palo, durante i lavori del FAI e dell’Università, insieme a delle sepolture datate al radiocarbonio risalenti alla fine del VII o del VIII secolo, suggeriscono che l’insediamento monastico potrebbe datare ben prima dell’età normanna. Inoltre, una delle tombe corre sotto una delle absidi della chiesa romanica e ciò permette di ipotizzare la presenza di una struttura monastica di età bizantina sotto l’ingombro della chiesa attuale.

La chiesa romanica ha un prospetto a salienti animato da una serie di archetti che fa comprendere la spartizione interna della struttura. La facciata presenta un piccolo rosone al centro, una monofora per lato e il duecentesco portale nel cui intradosso son figurati i rilievi dell’Annunciazione della Vergine, della Visita a santa Elisabetta, dei Magi e della Fuga in Egitto.
Lungo il lato sinistro del tempio, fa bella mostra di sé un portico, risalente anch’esso al XIII secolo, impreziosito da colonne cilindriche e poligonali che reggono dei capitelli figurati.
L’interno è a tre navate ed è coperto da un soffitto costituito da travi, canne e tegole. Del 1269 è il baldacchino posto sopra l’altare maggiore. Di notevole interesse sono gli affreschi duecenteschi e trecenteschi: nelle absidi (Cristo in gloria, Angeli e Santi); nei sottarchi (Santi), lungo le pareti (Vergine col Bambino e Santi). Durante i lavori di restauro furono staccati dalla chiesa alcuni affreschi e trasportati nel vicino museo nel quale sono tuttora esposti: (Dormitio Virginis, Annunciazione della Vergine, Miracolo della cerva, San Giorgio con la principessa, Sant’Anna e san Gioacchino con Maria Vergine, San Demetrio, San Michele e altri Santi).
Fra i santi indicati si annovera anche un affresco dedicato a sant’Antonio abate.

DMF

MURO LECCESE (Le). Chiesa di Santa Marina, con affresco raffigurante sant’Antonio abate

La chiesa di Santa Marina venne eretta poco fuori dall’originaria cinta muraria di età messapica – riutilizzando i suoi stessi grossi blocchi di pietra calcarea – presumibilmente tra l’VIII ed il IX secolo.
Presenta attualmente sulla facciata occidentale un portale centrale decorato da un arco sormontato da una lunetta, una tempo probabilmente affrescata, e sopra di essa una cornice rettangolare che inquadra uno spazio in muratura liscia destinato nel ‘500, probabilmente, ad ospitare un’epigrafe o un bassorilievo. Nella stessa epoca venne aggiunto un campanile a vela in stile romanico. Sul lato orientale l’abside semicircolare e aggettante presenta una bifora divisa da un capitello a stampella su cui è scolpita una croce.
Un tempo, sui fianchi della chiesa erano ricavati due portichetti accoppiati che fungevano da accessi laterali, la cui presenza è tuttora testimoniato dai resti delle doppie arcate tamponate nel corso del X secolo.
A seguito della chiusura di queste arcate, sulle pareti interne si dispiegarono e si sovrapposero nuovi affreschi di Santi mentre alla facciata originaria della chiesa venne addossato un nuovo corpo di fabbrica così come si rileva da due cesure poste sulle fiancate esterne meridionale e settentrionale.
Contemporaneamente sulla facciata esterna sono ricavate anche due piccole finestrelle centinate e accoppiate poi chiuse e tamponate nel corso del XVI sec. Il nuovo ambiente che si crea, quindi, funge da vestibolo e anche in quest’area è ben visibile la sovrapposizione d’immagini su due strati di intonaco differenti.
La creazione del vestibolo davanti alla muratura dell’entrata originaria fa pensare ad un adeguamento della chiesa a katholikon di un monastero essendo il vestibolo un ambiente tipico delle strutture monastiche medio bizantine. Ipotesi supportata anche dalla raffigurazione nei sottarchi dei santi eremiti (S. Onorio e S. Macario nel primo sottarco; S. Antonio abate ed un santo non identificato nel secondo).
La navata è coperta da una volta a botte che sostituisce l’originario tetto a doppia falda, come è osservabile esternamente dalla forma assunta dalla facciata absidale, con capriate in legno ricoperte da canne ed embrici.
Attorno all’XI sec. i cenni di cedimento della volta determinarono l’inserimento di tre spessi arconi trasversali di sostegno nell’aula e di uno nel vestibolo.
Soltanto attorno al X sec. le pareti interne della chiesa vennero completamente ricoperte di affreschi mentre non c’è alcuna traccia di un impianto pittorico precedente o coevo alla fondazione dell’edificio. Questo ha fatto pensare che all’epoca della sua fondazione, la chiesa fosse in uso ad una comunità di stretta osservanza iconoclasta, ipotesi suffragata anche dalla presenza di una croce dipinta in rosso sulla parete settentrionale, frequente nella decorazione aniconica del periodo iconoclasta.
Nel vestibolo si distinguono alcune immagini frammentarie di Santi, riferibili al X secolo, tra i quali un San Giovanni Battista, identificato da un rotolo retto con la mano sinistra dove si legge in greco “io voce di uno che grida nel deserto”, e un San Giorgio a cavallo nell’atto di trafiggere il drago. Mentre S. Antonio abate (nelle vesti di monaco ospitaliero e non in quelle di eremita come nella tradizione bizantina) e San Vito risalgono al XV secolo. Le due Madonne con Bambino dipinte nella parte destra del vestibolo sono invece opere settecentesche.
Recenti restauri hanno reso possibile l’individuazione e la decifrazione, sugli archi della navata, di un ciclo pittorico relativo ai temi della Vita e dei Miracoli di San Nicola di Myra.
Precisamente si tratta di quattro affreschi campiti negli archi che, solo parzialmente conservati e di difficilissima lettura, costituiscono quasi certamente solo una porzione di un ciclo agiografico più complesso.
Nel primo affresco, campito nel primo arco di sinistra e in parte obliterato da un rinforzo strutturale tardo, si osserva l’ordinazione di San Nicola a diacono.
Nel secondo, sul secondo arco di destra, alcuni particolari come un remo di nave e il volto del Santo su di essa, fanno pensare all’apparizione del Santo sulla chiglia di un’imbarcazione che salverà da una furiosa tempesta assieme all’equipaggio.
Il terzo affresco, ubicato sull’arco successivo al precedente, raffigura una scena frammentaria riferibile presumibilmente alla storia del Santo che abbatte, nella città di Plakoma in Licia, un cipresso infestato da demoni che causavano la morte di chiunque si avvicinasse.
Il quarto ed ultimo si trova nella parte opposta al secondo arco di destra e qui si nota una scena, anche questa in parte occultata da un rinforzo strutturale tardo, dove alla destra di San Nicola c’è un edificio distrutto. Quest’ultimo elemento fa supporre che la scena si riferisca all’episodio nel quale si narra della grazia ricevuta da tre generali bizantini. L’episodio, narrato da Eustrazio (VI sec), racconta che tre generali, Urso, Erpilione e Nepoziano erano stati ingiustamente condannati a morte dall’imperatore Costantino il grande. S. Nicola apparve in sogno all’imperatore e gli ingiunse di liberare i tre uomini.
Abside: Tra la fine del IX e i primi del X sec. venne ridotta la primitiva struttura absidale, che ospita tuttora l’altare in pietra, e contemporaneamente venne decorata con le figure di otto santi vescovi tra i quali si distinguono i Padri della Chiesa San Basilio, San Gregorio Nazianzeno e San Giovanni Crisostomo. Molto probabilmente nel catino era dipinta la Theotokos con il Bambino affiancata dagli Arcangeli.
Nel tardo Rinascimento questa parte dell’abside viene coperta da un nuovo strato di intonaco e le decorazioni pittoriche perdono definitivamente quello stile bizantineggiante originario che oggi riemerge proprio sulla parete absidale dove sono visibili ancora le figure di due Santi diaconi.
In basso, al di sotto dello strato di epoca rinascimentale, emergono le figure dei Padri della Chiesa dipinte nel X secolo
La centralità del ciclo nicolaiano nell’impianto decorativo della chiesa fa supporre che la titolazione a Santa Marina sia subentrata nel tempo – all’incirca verso la seconda metà del Cinquecento – a quella originaria al santo di Myra, con la quale la chiesa figura citata nelle più antiche visite pastorali.

Fonte: http://www.bisanzioit.blogspot.com

VALFORNACE (MC). Chiesa di Sant’Antonio abate a Castello di Fiordimonte, con immagini

Via Domenico Galassi, 2, frazione Valle e Castello
https://maps.app.goo.gl/7Y6jNQpTmCP8b9kg8

Il nuovo comune marchigiano di Valfornace fu istituito il 1° gennaio 2017 con la fusione di Fiordimonte e Pievebovigliana. La chiesa si trova a Fiordimonte.

Prima del Quattrocento in riferimento al Castello si cita San Nicola di Corracuno. Matteo Mazzalupi sostiene che si tratti della stessa chiesa. L’attuale assetto della chiesa, infatti, risale alla fine del Trecento, inizio Quattrocento, quando il castello di Corracuno fu restaurato ed assunse il nome di Fiordimonte (tratti delle mura castellane sono ancora visibili). È probabile che anche la chiesa, inserita con la sua torre campanaria nelle nuove fortificazioni, abbia subito in questa fase delle trasformazioni, per essere poi intitolata a Sant’Antonio abate.

Il dipinto più antico del complesso religioso si trova all’interno del campanile. Si tratta di un affresco molto rovinato che raffigura sant’Antonio abate dalla lunga barba, l’abito da monaco, bastone e libro nelle mani. Opera di Cola di Pietro da Camerino, un mediocre artista che lavorò tra il 1383 e il 1404, e lasciò a Pontelatrave (1393) e Pieve Torina le sue opere di maggior respiro.

Di ben altra statura era il pittore convocato dai fiordimontesi e dal loro parroco nel 1456: Giovanni Angelo d’Antonio che viveva e lavorava a Camerino ma era nato a Bolognola, e proprio negli stessi anni di Fiordimonte dipinse la sua opera più bella e più famosa: la tavola con l’Annunciazione oggi esposta, con molte altre sue opere, al museo civico di Camerino. Sulla parete di fondo della chiesa di Sant’Antonio, il pittore dispose ai lati del Crocifisso, tra due colonne, sei santi, che le iscrizioni aiutano a riconoscere: a piè della croce “MARIA” e “IOHANNES”, e poi “ANSOVINUS”, vescovo e compatrono di Camerino, “ELENA” e “BARTHOLOMEUS” (il coltello è quello con cui fu scuoiato vivo); la scritta sotto il santo più a destra è caduta, ma gli abiti vescovili e le tre sfere d’oro rivelano san Nicola di Mira.

Nel 1582 il vescovo visitò la chiesa, sede di una Confraternita del Rosario già esistente nel 1540 e luogo di riunione degli uomini di Fiordimonte, che risultò essere in pessime condizioni.

 

Un modesto dipinto sulla parete sinistra, assai rovinato, del 1633, raffigura la Madonna col Bambino e i santi Lucia, Francesco, Carlo e Antonio abate;  opera di “Ioannes Antonius Peregrinus Mediolanensis” (così la firma), Giovanni Antonio da Milano, e rivela che, cinquant’anni dopo quello sfacelo, si era in qualche modo rimediato, almeno provvisoriamente. Sant’Antonio è raffigurato a destra, con barba bianca e bastone.

Il definitivo recupero della chiesa avvenne nel Settecento, quando furono ricostruisti i tre altari principali della chiesa, che oggi non ci sono più, ma sopravvivono i  quadri con cui furono ornati. Sull’altar maggiore si trovava, già nel 1715, la Nascita della Vergine Maria ora spostata sulla controfacciata. È copia – di ignoto – di una famosa Nascita di san Giovanni Battista del Baciccio, dipinta alla fine del ‘600 per Santa Maria in Campitelli a Roma. Per trasformarne il soggetto, al pittore bastarono pochi ritocchi.

Qualche anno più tardi furono completati i due altari minori, con due dipinti di un diverso artista di cui ancora non si conosce il nome. Sulla parete sinistra, dove era l’altare di San Gaetano, è rimasta la tela con l’Immacolata Concezione tra i santi Antonio abate e Antonio da Padova e, in basso, Francesco di Paola e Gaetano. Sant’Antonio abate, in alto a sinistra è raffigurato mentre legge un libro e tiene con il braccio destro un bastone.

 

Un’identica cornice nera è nel quadro di fronte, che corrispondeva all’altro altare (di San Mattia?). In alto vi compare la Trinità, al centro i santi Giovanni Battista e Giuseppe e, in basso, san Nicola inginocchiato ai piedi di san Tommaso. Il santo vescovo rassicura la gente di Fiordimonte con le parole scritte sul suo libro: “Pace a voi. Non temete: io sono Nicola, il vostro protettore” (“Pax vobis. Nolite timere: ego sum Nicolaus, protector vester”).

 

 

Oggi ai lati dell’altar maggiore due statue moderne, a sinistra sant’Antonio di Padova e a destra sant’Antonio abate  con libro, bastone a croce cui è appesa una campanella, fuoco ai suoi piedi.

 


Bibliografia:

Guida storico artistica del Comune di Valfornace, Il Formichiere, Foligno 2019.

Link:
http://www.luoghidelsilenzio.it/marche/06_chiese/03_macerata/pagina2/00177/index.htm

SOVRAMONTE (BL). Chiesa di San Giorgio, affresco con s. Antonio abate

Gli scavi archeologici del 2001-3 hanno individuato sul sito dell’attuale chiesa le fondazioni di un’abitazione fortificata del V-VI secolo d.C. Nei due secoli successivi fu sostituita con una piccola cappella dall’abside semicircolare rivolta ad oriente. Di questa costruzione rimane un lacerto murario inglobato nella parete nord dell’aula. La dedicazione al santo guerriero Giorgio risale all’epoca longobarda; intorno al Mille fu ampliata la navata ed eretta un’abside semicircolare più ampia dalle pareti dipinte. In quest’epoca si affermò la dipendenza dalla Pieve di Servo. Entro il 1296 fu realizzata l’attuale abside quadrangolare illuminata da due monofore gotiche, una delle quali recentemente riportata alla luce.
Tra XIV e XV secolo fu affrescata la navata. Nel 1514 Andrea Nasocchio (fine ‘400 – 1569) realizzò il pregevole ciclo decorativo del presbiterio nel quale rimane la sua firma e la data di realizzazione: 31 Ottobre 1514.

Sul fondo della parete absidale a sinistra vi è una monofora e a destra è Sant’Antonio abate.
Il Santo, in saio bianco e mantello scuro, tiene con la mano sinistra un libro chiuso e con la destra un lungo bastone con terminazione a “L” cui è appesa una campanella.

 

Link:
https://www.sovramonte.it/territorio-e-tradizioni/edifici-sacri/chiesa-di-s-giorgio-martire.html