SAN LAZZARO DI SÀVENA (BO). Dipinto con s. Antonio abate attribuito a G. Caverdoni

Olio su tela di 200 x 150 cm, raffigurante “Crocifissione con Santi” tra i quali s. Antonio abate, datato al 1600 circa.
Opera attribuita a Giacomo Cavedoni o Cavedone (1577 – 1660), pittore allievo del Carracci.

Sant’Antonio, a destra della croce, con abito monastico, tiene nella mano sinistra il bastone. Una campanella è a terra ai suoi piedi.

 

La scheda dei Beni Culturali non indica l’attuale specifica collocazione del dipinto.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800086365

OSTANA (CN), borgata Sant’Antonio. Cappella di S. Antonio abate

La strada della borgata che sale a monte passa sotto il porticato della cappella.
https://maps.app.goo.gl/UCckxjJWp2rYL9Td8

Non si conosce la data di fondazione della piccola cappella; citata nel “Libro delle Valbe” del 1789, custodito nell’Archivio Storico del Comune di Ostana, dal quale risulta che all’epoca misurava 16 tavole e 24 piedi e presentava una forma simile a quella attuale, seppur priva di portico.
La chiesa subì diverse e importanti modifiche nel corso della prima metà dell’Ottocento. Nel 1822 il campanile fu ricostruito utilizzando la tipologia “a vela” e, nello stesso anno, furono anche effettuati lavori di intonacatura all’interno della cappella. Nel 1830 fu realizzato il porticato esterno e fu rifatta anche la facciata. Negli anni seguenti fu sistemato il piazzale del porticato, costruito l’altare e dipinto l’interno della chiesa. Le eccezionali nevicate del 1972 causarono danni per i quali si rese necessaria la ricostruzione del tetto e del soffitto, rifatto a soletta invece che a volta.

Fino agli anni ’50 del Novecento era possibile ammirare sulla facciata sotto il portico tre affreschi, raffiguranti S. Chiaffredo a cavallo a destra, Sant’Antonio accompagnato da un altro santo in centro ed un quarto santo a sinistra, forse S. Claudio, S. Bernardo o S. Sebastiano.
I dipinti che attualmente campeggiano sulla facciata risalgono al 2000 e sono opera del pittore Aldo Tufo che, basandosi sui resoconti degli abitanti e sulle poche tracce superstiti, ha voluto ridar vita alla scena. Attualmente sono rappresentati S. Chiaffredo a destra, S. Antonio abate al centro e S. Claudio a sinistra.

 

Nella cappella si festeggiava in origine solo S. Antonio abate il 17 gennaio; successivamente si è iniziato a ricordare anche Sant’Antonio di Padova il 13 giugno, ma la festa di gennaio era quella più importante e più sentita. La sera precedente si preparava il falò a la Crouxetto, all’incrocio tra la Vio de Scoste e la vio che scendeva alla Villa, presso il pilone votivo a valle della frazione. Il giorno seguente, dopo la celebrazione religiosa – durante la quale si distribuiva il caritoun (pane benedetto) – si festeggiava con canti, balli, giochi e intrattenimenti.

 

Link:
https://provinciadicuneoinfoto.blogspot.com/2019/12/cappella-di-santantonio-ostana.html?m=1

https://libroaperto.comune.ostana.cn.it/museo-diffuso/sulle-tracce-di-cattolici-valdesi-ebrei-ed-eretici/cappelle-e-santuari/s-antonio

BOLOGNA. Quadreria di Palazzo Rossi Poggi Marsili, tela con s. Antonio abate, 1710

Olio su tela di 114 x 93 cm, raffigurante “Madonna con Bambino adorati (da sinistra) da Sant’Anna, San Pietro martire, Sant’Antonio abate, San Francesco Saverio e Santa Caterina da Siena”, datato al 1710
Opera di artista di ambito emiliano

Sant’Antonio al centro, in saio scuro, presenta barba bianca, mani giunte e capo rivolto verso la Vergine in alto.

La presenza di San Pietro martire e Santa Caterina da Siena, entrambi domenicani, potrebbe indicare una commissione da parte dell’Ordine, che ebbe stretti legami con l’Opera Pia, iniziale proprietaria del dipinto.

 

Palazzo Rossi Poggi Marsili ospita una selezione di dipinti di antichi maestri dal Cinquecento al Settecento, appartenenti al vasto patrimonio delle Opere Pie, dal 2014 riunite in ASP Città di Bologna (Azienda pubblica di servizi alla persona).
L’antica dimora del Conte Francesco fu donata alla sua morte nel 1715 all’Opera Pia dei Poveri Vergognosi, istituzione caritatevole bolognese nata nel 1495 e confluita nel 2014 in ASP, azienda pubblica di servizi alla persona. La storia dell’ASP si intreccia con quella di Bologna, la collezione difatti raccoglie opere tutte donate da nobili famiglie bolognesi. Non si tratta di un’esposizione, ma di un nuovo Museo della città, inaugurato il 24 novembre 2016. Sotto i riflettori, nella galleria curata da Marco Riccòmini, sono esposti circa cinquanta dipinti, dal Cinquecento al Settecento.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800047066

L’AQUILA. Museo nazionale d’Abruzzo, tavola con s. Antonio abate di P. Alemanno, 1497

Tempera su tavole, in totale 198 x 172 cm, raffigurante “Madonna col Bambino e i Santi Rufina e Antonio abate”, datata al 1497
Opera di Pietro Grill da Göttweih detto l’Alemanno o l’Alamanno (Choetbei, Austria, tra il 1430 e il 1440 – Ascoli Piceno, 1498).

Inventario numero 85

Il dipinto fu commissionato da Giacomo e Simone procuratori della chiesa di Santa Rufina il 18 Settembre 1497. Per l’opera, che fu portata a termine per la Pasqua dell’anno successivo, fu pattuito il prezzo di 16 ducati. (atti del notaio Onofrio Paolini c. 304). Nel contratto era altresì specificato il soggetto del dipinto: al centro la Vergine “cum camorra azzurri fini et toto manto auri”; alla destra la Santa titolare e a sinistra Sant’Antonio abate che doveva essere rappresentato “nell’identico atteggiamento e con i medesimi colori di quello che era dipinto nell’ancona della Cappella dei Lombardi nella chiesa di Santa Maria della Carità detta Scopa in Ascoli Piceno” (G. Fabiani, 1951, p. 175), oggi questo polittico è conservato nella pinacoteca civica di Ascoli Piceno.

Polittico della Carità-Pinacoteca_ Ascoli Piceno

Nel dipinto le figure della Madonna e del Bambino, stanche e manierate, discendono da quelle del polittico del seminario di Ascoli Piceno, firmato e datato 1483, e da quelle, già meno riuscite del polittico di Santa Maria della Carità della pinacoteca della stessa città, datato 1489 (foto a sinistra). Le figure dei Santi laterali, più immediate e personali, formalmente più eleganti, denotano una maggiore qualità.

 

Il trittico del Museo de L’Aquila aveva una cornice intagliata, dorata e policromata; la predella era decorata con un intaglio a trafori. Sul libro iscrizione: “NON/ VE/ ES/ ../ RGINIS/ CELEB/ RESP/ ES/ S/ C/”. Fotografia  a destra, tratta dalla scheda dei Beni Culturali.

 

 

 

Sant’Antonio abate è raffigurato nel pannello a destra; indossa saio, scapolare e mantello su cui è la tau, con la mano sinistra regge un libro rosso chiuso e la destra impugna un bastone a tau.


Link:

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1300220389

GRAN BRETAGNA, SCOZIA – EDIMBURGO. National Galleries of Scotland, dipinto con s. Antonio abate di P. Veronese, 1570

Olio su tela di 198,5 x 117,8 cm (senza cornice), raffigurante “Sant’Antonio abate patrono di un donatore inginocchiato” datato al 1570.
Opera di Paolo Caliari detto il Veronese (1528 – 1588).

Inventario numero NG 1139
Acquistato dal Museo nel 1913

Questo frammento costituiva un tempo la parte inferiore sinistra di una pala d’altare dipinta dal Veronese intorno al 1563 per la cappella della famiglia Petrobelli nella chiesa di San Francesco a Lendinara, presso Rovigo.
L’enorme dipinto fu tagliato per la vendita nel 1788-89. Sopravvivono altri due grandi frammenti, che mostrano il “Cristo morto con angeli” (Galleria Nazionale del Canada, Ottawa) e il “San Girolamo con il donatore, Girolamo Petrobelli” (Dulwich Picture Gallery, Londra).

Parti di un’ala, un braccio con una lancia e un diavolo visibili a destra di questa tela appartenevano originariamente a una figura centrale dell’Arcangelo Michele, a cui era dedicata la cappella. La testa di questa figura è stata recentemente identificata nel Blanton Museum of Art, Austin, Texas.
Un cambiamento importante nella posizione della testa di Sant’Antonio è ora rilevabile tra le colonne: il Santo, prima eretto, è ora chinato verso il donatore, che indica con la mano sinistra. La mano destra regge il bastone pastorale e la campanella.

 

Link:
https://www.nationalgalleries.org/art-and-artists/5542