MONTECATINI VAL DI CECINA (PI). Chiesa di San Biagio, tavola di Neri di Bicci con s. Antonio abate e Santi, 1478

La chiesa fu edificata a meta del XIV secolo, modificata nel XVI.
Conserva una tavola che raffigura il Martirio di san Sebastiano tra i ss. Biagio e Antonio abate, opera del pittore fiorentino Neri di Bicci (1418/1420 – 1492).
All’estremità destra, sant’Antonio si appoggia la bastone a tau, indossa un saio nero con mantello beige con la tau. in basso un piccolo maiale nero.
Il Santo ha una inconsueta barba grigio-bionda come nei dipinti di Montespertoli; Barbarino Tavernelle; Radda in Chianti.

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BARBERINO TAVARNELLE (FI). Museo di arte sacra, tavola di Neri di Bicci con s. Antonio abate, 1473

Il comune fu istituito il 1º gennaio 2019 dalla fusione dei comuni di Barberino Val d’Elsa e Tavarnelle Val di Pesa.
Il Museo fu allestito nel 1989 a Tavarnelle Val di Pesa, in Via della Pieve, 19

Nella sala 1 è esposta una tempera su tavola del pittore fiorentino Neri di Bicci (1418/1420 – 1492) raffigurante: Vergine col Bambino, san Nicola, l’angelo Raffaele e Tobia, sant’Antonio abate, san Donnino e san Giuliano, proveniente dalla chiesa di Santa Maria del Carmine al Morrocco, documentata nel 1473.

Sant’Antonio è inginocchiato a destra e appoggiato al bastone a tau, con abito nero e mantello ocra-beige con la tau. A terra, un libro rosso su cui è la campanella e un maialino della cinta senese che poggia sul bordo del dipinto in mezzo all’epigrafe.
Il Santo ha barba grigio bionda come nel dipinto di  Montecatini Val di Cecina; Montespertoli e Radda in Chianti.

 

Immagine da Wikimedia
Link:
https://www.barberinotavarnelle.it/amministrazione/luoghi/museo-di-arte-sacra

RADDA IN CHIANTI (SI). Chiesa di S. Maria al Prato, tavola di Neri di Bicci con s. Antonio abate, 1474

All’interno della chiesa, sull’altar maggiore, una tavola del fiorentino Neri di Bicci (1418/1420 – 1492) raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Nicola di Bari, Giovanni Battista, la Maddalena e Antonio abate, commissionata nel 1474 dal fiorentino Mariotto Gondi e dal bastiere raddese Niccolò di Goro; la carpenteria fu eseguita da Zanobi di Domenico. L’opera è stata recentemente restaurata.
Il Santo è raffigurato in piedi all’estrema destra, iconografia simile a quelle delle tavole conservate a Montecatini Val di Cecina; Barbarino Tavernelle e Montespertoli.

Complesso di Santa Maria al/in Prato.
Il complesso di edifici ha origini antichissime, è infatti ricordato sin dal X secolo come meta di pellegrinaggi devozionali, dovuti alla presenza di un’immagine di Maria ritenuta miracolosa, collocata in un piccolo oratorio edificato sopra “un prato” nei pressi di Radda. Con il passare del tempo la piccola cappella assurse al titolo di chiesa e nel XV secolo è menzionata fra quelle che componevano l’antica Lega del Chianti. L’odierno complesso consiste in una costruzione raccolta attorno a una piccola chiesa preceduta da un portico aggiunto con la ristrutturazione del XVIII secolo che ha riguardato l’intero edificio adibito a monastero. Nel 1935 il complesso fu acquistato dalla Provincia Toscana delle Sacre Stimmate dell’ordine dei Frati Minori e i Francescani lo hanno abitato fino al 1974, attualmente la chiesa è di proprietà della Venerabile Confraternita di Misericordia di Radda in Chianti. L’ex-convento Settecentesco ospita la sede della Fondazione per la Tutela del Territorio del Chianti Classico.

Link:
http://www.chiantiradda.it/itinerario2-il-convento-di-s-maria-al-prato.php

https://architettureepaesaggi.com/2015/03/31/rilievo-architettonico-della-chiesa-di-santa-maria-al-prato-radda-in-chianti/

COLLOCAZIONE IGNOTA – ITALIA. Dossale del “Maestro del 1343” con s. Antonio abate e s. Lorenzo

Tempera su tavola di 186 x 164 cm, attribuita all’anonimo artista attivo nell’Umbria meridionale nel XIV secolo e denominato “Maestro del 1343” per la scritta che compare nella fascia che separa il registro centrale dalla predella “S(ancto) Lorenzo di Iovanni … (Anno) D(omi)ni MC(C)CXLIII”.
Proviene da Montemurlo (Prato), Villa del Barone, collezione Loni-Coppedè; Lucca, Galleria Vangelisti (1-8 maggio 1974, n. 671); Firenze, collezione privata.
Opera dichiarata di interesse particolarmente importante, quindi non esportabile, dal Ministero per i Beni, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma, Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio della Liguria (D.P.C.R. n. 130/058 TUT del 18/09/2020).
All’asta dalla casa Pandolfini il 3 novembre 2020

La pala d’altare, che raffigura Sant’Antonio abate e san Lorenzo con storie della loro vita, strutturata a forma di trittico attraverso un’architettura dipinta a tre archi, è un’eccezionale testimonianza della produzione pittorica trecentesca tra Umbria e Abruzzo.
Singolare si rivela la morfologia dell’impaginato in quanto la ripartizione in storie si estende dalla predella allo scomparto laterale sinistro: al centro campeggia la figura di sant’Antonio abate assiso in trono, con i consueti attributi di bastone a tau e libro, ai piedi un maialino della cinta senese e due committenti inginocchiati, a destra san Lorenzo in piedi sulla graticola, strumento del suo supplizio, con ai suoi piedi un monaco benedettino, mentre a sinistra si trovano, una sopra l’altra, le scene di San Giovanni Battista che presenta Gesù al tempio,  San Michele arcangelo pesatore di anime e l’Ultima comunione della Maddalena con il ritratto della committente inginocchiata in basso nell’angolo.

Nella predella sono raffigurate due storie di sant’Antonio (Penitenza nel deserto e Tentazione del Santo) e due storie di san Lorenzo (Martirio e Discesa al Purgatorio).

Si distinguono inoltre due stemmi, dipinti rispettivamente ai piedi di sant’Antonio e di san Lorenzo: quest’ultimo, rosso alla colomba d’argento avente nel becco un ramo d’ulivo, con capo d’azzurro caricato di tre gigli d’oro separati da tre verghette di rosso, è stato identificato da Todini con quello della famiglia Pamphily di Gubbio. La presenza di donatori e soprattutto delle due armi araldiche sono ulteriore prova della sua rilevanza storica e artistica: l’identificazione dello stemma al di sotto della figura di sant’Antonio si rivelerà senz’altro la chiave di volta per una più circostanziata collocazione topografica di questo unicum pittorico.

“In rapporto con la pittura perugina, ma fortemente influenzato dal gusto gotico” come era stato definito da Filippo Todini che riscontrava affinità con Pace di Bartolo, pittore attivo ad Assisi tra il 1344 e il 1368, (cfr. Todini 1989, p. 99), allo stato attuale degli studi non sembra possibile accostare al Maestro del 1343 altre testimonianze superstiti.
La vivacità nella narrazione e la plasticità delle forme rimandano ai modi degli artisti attivi nel Trecento in area appenninica, tra l’Umbria meridionale e l’Abruzzo (Maestro di Cesi, Maestro del Crocifisso di Trevi, Maestro di San Ponziano e il Maestro del Crocifisso d’Argento), qualificando la pala d’altare quale interessantissimo caso di studio, oltre che per la comprensione del panorama pittorico in territorio umbro, per le sue peculiarità tipologiche e iconografiche.

 

Bibliografia:
F. Todini, La Pittura Umbra dal Duecento al primo Cinquecento, 1989, I, p. 99; figg. 391-394, pp.188-190.

Immagine e parte del testo da:
https://www.pandolfini.it/it/asta-1011/attribuito-al-maestro-del-1343.asp

ISSOGNE (AO). Castello degli Challant, tavola con sant’Antonio abate, fine XV secolo

Lo splendido castello di Challant conserva nella sacrestia della cappella una tavola attribuita al maestro Colin, artista dai modi stilistici franco-fiamminghi, che lavorò soprattutto per Giorgio di Challant, e risalente alla fine del XV secolo.
Raffigura sant’Antonio abate, in piedi con bastone e campanella all’interno di una chiesa in cui sono appesi parti di arto amputati a causa del fuoco di sant’Antonio o ergotismo, probabilmente ex-voto. Ai piedi del Santo una fiamma e un maialino scuro, attorno malati e storpi con stampelle.

 

Assieme all’altra tavola dello stesso autore, che rappresenta la Messa di San Gregorio, si ritiene provengano da due altari fatti edificare da Giorgio di Challant nella collegiata di Sant’Orso ad Aosta nel 1501 e nel 1507.

 

Immagine del dipinto da:
Fenelli L., Dall’eremo alla stalla. Storia di sant’Antonio abate e del suo culto, Laterza, Bari 2011

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Maestro_Colin