NARNI (TR). Chiesa di Santa Pudenziana con immagini di s. Antonio abate, XV secolo

All’interno dell’antichissima chiesa, le pareti e i pilastri sono decorati con affreschi di scuola umbra a carattere votivo del XIII e del XV secolo; tra questi vi sono due figure di sant’Antonio abate.
Il primo dipinto è racchiuso da una cornice e presenta il Santo con saio chiaro, scapolare rosso e mantello scuro con la tau. Nella mano sinistra tiene un libro e nella destra il bastone con appesa una campanella.

Il secondo affresco, più rovinato e di qualità artistica inferiore, raffigura il Santo benedicente e con ai piedi un devoto inginocchiato. (figura a sinistra)

 

La data di costruzione della chiesa, non documentata, va collocata fra il 998 e il 1036 e fu probabilmente opera dell’abate Pietro e di suo nipote Adriano. L’abate Pietro era un aquilano, portato in Italia da Gerberto di Aurillac, papa Silvestro II, maestro di Ottone III, l’Imperatore tedesco era infatti assiduo frequentatore di Narni.
La prima citazione sulla chiesa chiamata allora “S. Maria di Visiano” è nei beni del Capitolo della Chiesa di S. Giovenale, elencati nella bolla di Onorio II del 1129, capitolo rappresentato dal priore Pomponio. Solo successivamente vi fu la dedica a Santa Pudenziana, martire, sorella di S. Prassede, tale dedica sorse dal fatto che nelle vicinanze sono stati rinvenuti frammenti di laterizi bollati con il marchio di un certo Pudente, creduto il padre delle due Sante romane.
Con l’andare del tempo il luogo fu abbandonato e andò sotto l’amministrazione del curato del castello di Borgheria, poi, col titolo di abbazia in mano di preti o di secolari. Successivamente passò al demanio, che mise in vendita all’asta pubblica sia la chiesa di santa Pudenziana che alcuni appezzamenti di terreno adiacenti. I fratelli Senapa di Narni fecero l’offerta e si aggiudicarono tutto, ma prima che la chiesa fosse alienata il marchese Giovanni Eroli, già regio ispettore degli scavi e monumenti antichi, si prodigò per preservarla e farla custodire dal Municipio. Così la chiesa narnese fu posta fra i monumenti nazionali e ancora oggi è di proprietà del comune di Narni.

L’alta torre campanaria è stata rialzata sui resti di una originaria torre di vedetta longobarda che guarda verso la Torre di Bufone, entrambe costruite difesa del Corridoio Bizantino, databile intorno al VII – VIII secolo d.C. La torre, ancora fornita di campane, contrasta con la piccolezza della chiesa.
La facciata, nascosta precedentemente da superfetazioni incongrue, è stata riportata al suo aspetto originario dai lavori di restauro eseguiti dall’Ing. Alfredo Tiburzi nel 1929, come testimonia una targa posta sopra all’ingresso.
Vi è un atrio profondo con due colonne, sul fronte tra i pilastri angolari, sui fianchi una colonna centrale. Il varco di entrata è solo fra le due colonne anteriori di stile diverso, innalzato da terra mezzo metro con una stretta platea di pietre lavorate diversamente raccattate in varie parti, la sua forma è quasi quadrata.
La facciata si alza con una cortina di pietre molto curvate, due finestrelle illuminano le navate laterali e una finestra si apre sul timpano, questo ha il parametro di mattoni ed è definito da cornice laterizia, i piedritti e i conci cuneiformi sono di marmo bicromo, per le spalle furono adoperati pezzi di reimpiego, cippi romani con iscrizioni e scorniciature, altri frammenti antichi sono inseriti nella cortina. La finestrella spezza la base del timpano, questo fa pensare che la chiesa di S. Pudenziana chiuda il periodo preromanico umbro e avvii al romanico pieno. Le mura della chiesa sono composte di piccoli parallelogrammi di pietra natia. La facciata posteriore presenta delle caratteristiche simmetriche alla facciata anteriore, infatti, vengono riproposte le due finestrelle che danno sulle navate laterali, nonché, la piccola finestra posta centralmente, la timpano. E’ possibile, inoltre, osservare il profilo semi-circolare della parete dell’abside, interrotto solo centralmente dalla presenza di una piccola finestra a foggia di croce maltese. Alla base della costruzione è inoltre possibile ammirare le tre finestre scavate nel muro, che danno luce alla cripta sottostante l’altare della chiesa.

Il pavimento dell’abside fu fabbricato con pezzi travertino, mattoni, mosaici e marmi antichi, con varie forme e colori, raccolti in qualche villa o tempio romano, infatti si notano scolpite alcune iscrizioni sepolcrali. Anche il pavimento delle navate è stato costruito con gli stessi materiali dell’abside, per le sue sconnessioni e irregolarità nel 1999 è stato restaurato a cura di un gruppo di volontari che curano la manutenzione e la conservazione della chiesa usando le offerte che i fedeli lasciano quando si celebrano i matrimoni. A destra e a sinistra dell’altare con una scalinata si scende nella cripta sotterranea, estesa per una parte del presbiterio che venne così alzato dal piano della navata. Qui due tronchi di colonne sostengono una bassa volta illuminata da una fioca luce di una feritoia. Risalendo, vicino alla porta di ingresso possiamo notare due urnette cinerarie di marmo, riutilizzate come acquasantiere. Su due pietre del portico compaiono ben due esempi di “tripla cinta” che si trova in varie versioni nelle cattedrali gotiche e venne adottato dai Templari che lo usavano per contrassegnare dei luoghi di particolare sacralità ossia il centro di energie fisiche. Nell’abside, una fessura simile ad una croce sormontata da una cerchio che guardata dall’interno rassomiglia molto ad una figura umana stilizzata che il giorno del 22 giugno con il sole al tramonto, si riflette su una croce disegnata alla base dell’altare.

 

Immagini e info da
https://www.iluoghidelsilenzio.it/chiesa-di-santa-pudenziana-narni-tr/

FERMO. Chiesa di S. Agostino con immagini di s. Antonio abate, XV secolo

Nell’atrio della chiesa sono visibili un affresco del Trecento con la Natività e un dipinto dei primi del Quattrocento che rappresenta la Madonna col Bambino e i santi Agostino, Antonio abate e Antonio di Padova.
Sulla sinistra si vede la figura di s. Antonio abate nel suo tipico aspetto di eremita. Immagine in alto.

 

Un altro dipinto nella chiesa raffigura sant’Antonio abate a fianco della Madonna della Misericordia.

 

La chiesa – sita in Via Girolamo Montani, 4 – fu costruita in stile romanico-gotico verso la metà del Duecento, poi fu sopraelevata e ingrandita nel 1360 con l’aggiunta del campanile (restaurato nel 1145).
Presenta un’alta facciata a due ordini, preceduta da una scalinata. Resti della costruzione primitiva sono visibili sul fianco destro. Subì modifiche nel 1716 e nel 1738.
Nel 1808 al suo interno si accamparono le truppe napoleoniche; con l’Unità d’Italia fu acquisita dal Demanio, quindi dal Comune; nel 1932 subì una profonda ristrutturazione necessaria per il pericolo di crolli.
Dopo il terremoto del 2016 ha subito danni e sono in corso restauri.

 

 

Link:
http://www.cassiciaco.it/navigazione/iconografia/pittori/trecento/fermo/antonio.html

SIENA. Archivio Storico, Statua raffigurante busto di Sant’Antonio abate

Opera di Francesco di Giorgio Martini, Sant’Antonio abate, 1490-1500. Siena, Archivio Storico, inv. 381819 facente parte delle Collezioni del Monte dei Paschi di Siena ora esposta nella mostra dal titolo “Arte senese: dal tardo Medioevo al Novecento nelle Collezioni del Monte dei Paschi di Siena” presso il Complesso di Santa Maria della Scala a Siena, fino al 8 gennaio 2023.

L’autore Francesco di Giorgio Martini (Siena, settembre 1439 – Siena, 29 novembre 1501) è stato un architetto, teorico dell’architettura, pittore, ingegnere, scultore e medaglista italiano.
Vedi biografia in: https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_di_Giorgio_Martini

CASTEL VISCARDO (TR), frazione Monterubiaglio. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza dello Statuto, 13
https://goo.gl/maps/vY3U9p7yEn1X8kQm8

 

L’impianto preesistente, a pianta rettangolare così come l’abside, fatto costruire dai Monaldeschi dopo il 1264 e prima del 1290, era edificato a sua volta su un primitivo edificio di culto dedicato a San Lorenzo e aveva in comune con il precedente solo le fondamenta, prolungate di quasi quattro metri per collocare il presbiterio.  Questa seconda chiesa, come rilevabile dal catasto del contado di Orvieto del 1292, era dedicata a San Bartolomeo.
Nel corso dei secoli subì varie ristrutturazioni e mutamenti nella dedica, prima a San Giovanni Battista e Sant’Antonio abate, poi a San Giovanni Evangelista e Sant’Antonio abate e, infine, al solo Sant’Antonio abate.
La costruzione di un nuovo campanile, non più a vela come il precedente rimosso nel 1606 per ragioni di sicurezza, ma edificato dalle fondamenta all’angolo nord-est della chiesa, venne avviata alla metà del XVIII secolo, ma a causa del periodo napoleonico, fu terminata solo nel 1834.

Tra il 1873 ed il 1895 venne costruita per la terza volta la chiesa parrocchiale, più grande delle due precedenti, i cui pilastri gravano in parte sulle solite fondamenta. La nuova chiesa, dedicata a Sant’Antonio abate, era ancora a navata unica, soffitto a volta, in stile neogotico, con l’asse deviato di 15° da quello originario perché nel frattempo la piazza sulla quale si affacciava si era riempita di abitazioni che in parte la nascondevano alla vista.
Nel 1934 per opera del parroco, don Marzio Miscetti, vennero sfondate le nicchie degli altari laterali per trasformare la chiesa nell’attuale impianto a croce greca a tre navate; nella stessa occasione venne eseguita, inoltre, l’elevazione di sei metri del campanile per dare migliore visibilità alla chiesa.
Nel 2004, nel corso dei lavori di rifacimento della pavimentazione e del tetto ancora pericolante, sono emersi, a due metri di profondità dall’attuale pavimento, i contorni murali delle antiche chiese di San Lorenzo e di San Bartolomeo, con lacerti di affreschi del XIII secolo nell’abside.

Il prospetto principale, rivestito in cotto, rielabora in forma stilizzata i motivi cari allo stile gotico; il portale ogivale, incorniciato da elementi modulari e con lunetta scolpita con una Deposizione, il rosone finemente decorato, le mensole a sbalzo di coronamento ed il cornicione, quindi tutti gli elementi decorativi, sono anch’essi realizzati in laterizio.

Internamente l’impianto si presenta a croce greca, con tre navate e presbiterio sollevato di due gradini. Il partito decorativo composito corona e sottolinea il susseguirsi delle campate, definite da ampie arcate, a sesto acuto come quelle di passaggio tra le navate, con bifore luminose sopra la cornice, crociere costolonate e decorate come l’intero catino absidale. Le pareti laterali, semplicemente intonacate, racchiudono lo spazio.
La finestra centrale posta sull’abside è dominata dall’immagine dell’Agnus Dei che protegge un ponte decorato, scoperto dopo il restauro compiuto a seguito del terremoto che danneggiò la chiesa nel 1695.

Sull’altare principale vi è la pala con Madonna col Bambino, Sant’Antonio abate e Santa Barbara, opera di Annibale Ubertis, firmata e datata 1891.

La navata centrale presenta copertura impostata su tre crociere quadripartite costolonate; le navate laterali sono coperte con tetto a falda, l’abside con cupola poligonale a cinque spicchi; la sovrastante struttura è in travi e limette lignee. Il manto di copertura è in coppi e sottocoppi.
Tre confessionali a muro, ricavati in nicchie delle navate laterali, in cotto decorato.
Cantoria in stile neogotico soprastante la bussola d’ingresso.

 

La pavimentazione è realizzata in cotto fatto a mano con decorazioni floreali. Alcune porzioni di pavimento sono realizzate con vetro strutturale antisfondamento per rendere visibili e proteggere i sottostanti reperti delle fondazioni delle primitive chiese.

 


Link e immagini:

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/87191/Castel+Viscardo+%28TR%29+%7C+Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-monterubiaglio-castel-viscardo-tr/

http://www.morettigianiarchitetto.it/chiesa-di-santantonio-abate-monterubiaglio-tr/

PALAZZOLO ACREIDE (SR). Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonio, 14
https://goo.gl/maps/5PjsW85LbPNAoojN8

 

La chiesa di Sant’Antonio, consacrata anche alla Madonna Addolorata, è uno degli edifici sacri ricostruiti nel XVIII secolo dopo il terremoto del gennaio 1693 e rimasto incompiuto all’epoca a causa della mancanza di fondi sufficienti.
La chiesa fu dichiarata sacramentale il 12 dicembre 1757 “da papa Benedetto XIV, con le solite solennità”. Nel 1634 era già istituita la Confraternita di Sant’Antonio con le proprie costituzioni. Una delle costituzioni imponeva ai consociati di celebrare “la festa con le solite processioni”, già in uso fin dal 1624 quando, il vescovo Antinoro, dava licenza al procuratore della chiesa di Sant’Antonio di “portare in pubblica processione l’antica statua del Santo” che oggi è malridotta e perciò non la si sposta.

Sulla semplice facciata, il portale barocco è sovrastato da un mensolone adornato da fini bassorilievi; la struttura è retta da due colonne con pregevoli capitelli in stile ionico. Al centro della facciata vi è un finestrone arcuato con una vetrata di recente realizzazione con dipinta la lettera “M” stilizzata, che è l’iniziale della Madonna.
La torre campanaria che si erge sul lato destro della chiesa ha una forma di parallelepipedo. Essa presenta quattro nicchie sovrastate da archi a tutto tondo realizzate in pietra iblea. Nel progetto settecentesco era prevista un’altra torre campanaria gemella, rimasta incompiuta.

La particolarità della chiesa di Sant’Antonio è dovuta alla suddivisione interna in due navate. In origine dovevano essere tre, ma il progetto fu interrotto prima di ultimarle. La navata sinistra, che doveva essere quella centrale, dispone di tre altari laterali. Il primo è dedicato alla Madonna della Consolazione ed è adornato dal quadro della Vergine. Il secondo è invece consacrato a Sant’Isidoro Agricola, patrono di Testa dell’Acqua, frazione di Noto e conserva un dipinto di Antonino Spagnoli raffigurante il santo e una statua dello stesso. Il terzo altare laterale è quello di Santa Lucia martire, che è rappresentata nella pala, opera di un pittore romano, e nella statua in legno del 1852 scolpita dal palazzolese Giuseppe Giuliano.
L’altare maggiore, posto alla fine della navata, è opera di maestri locali, che realizzarono gli splendidi bassorilievi raffiguranti le Storie della Bibbia e il Crocifisso in legno posto sopra il tabernacolo.
Anche nella navata di destra, interamente adornata da teste di angeli, realizzate da Giuliano, vi sono tre altari laterali: il primo è quello della Madonna di Lourdes, in cui è stata riprodotta la Grotta; gli altri due sono consacrati al Sacro Cuore e a Sant’Antonio di Padova e recano i dipinti della Deposizione della Croce e della Pietà.
Alla Madonna Addolorata è dedicata la cappella situata alla fine della navata. Al suo interno è collocata una magnifica Pietà, che completa l’iconografia della Vergine che piange suo figlio Gesù.

 

Link:
https://palazzoloacreide.italiani.it/chiesa-di-santantonio/

https://palazzoloacreide.italiani.it/santantonio-abate-e-la-benedizione-degli-animali/