BERGAMO. Chiesa di San Marco, anticamente detta di Sant’Antonio, con immagini di sant’Antonio abate

Piazzetta San Marco /Via Locatelli
https://goo.gl/maps/Q3rojVpvfJrYZj269

 

La chiesa, intitola a Santa Maria e San Marco, è però unicamente conosciuta come chiesa di San Marco evangelista, e prese nome all’antico ospedale fondato nel 1458, ed è posta sulla piazzetta omonima.
La chiesa fu edificata vicino a quella antica dedicata a Sant’Antonio abate detta “Sant’Antonio in Prato o di Vienne”, dell’Ordine Antoniano, che poi fu distrutta.
Il rapporto tra le due chiese è legato alla decisione presa nel 1458 dal Vescovo di Bergamo e dal Magnifico Consiglio di costruire in città un unico ospedale intitolato a Santa Maria Vergine e San Marco. Furono quindi soppressi gli undici ospedali presenti in città incamerandone i beni che vennero usati (insieme a fondi derivanti dal vescovado e dalla città) per la costruzione del nuovo ospedale.
Si era così deciso di abbattere anche il vecchio ospedaletto di S. Antonio di Vienne per costruire al suo posto il nuovo Hospitale/Ospedale, mantenendo però la chiesa, che avrebbe dovuto essere annessa al nuovo ospedale. Cosa che non avvenne a causa della strenua resistenza dei frati Antoniani, che ottennero di restare nella loro sede malgrado questa fosse ormai divenuta una dipendenza dell’Hospitale Grande di San Marco.
Come disposto dagli amministratori dell’Ospedale Grande, nella chiesa di S. Antonio di Vienne si celebrava la messa quotidiana, mentre in quella di S. Marco la si celebrava solo nel giorno dedicato al santo titolare, si battezzavano i bimbi esposti adottati dall’ospedale e a seppellire i degenti che vi morivano, tanto che nel 1670 le era stato affiancato un Oratorio a suffragio di quei morti.

La messa quotidiana cominciò ad essere celebrata nella chiesa di S. Marco solo quando la chiesa e l’ospedale di S. Antonio in Prato vennero venduti, nel 1586, alle monache di S. Lucia Vecchia, che intitolarono la chiesa alle SS. Lucia e Agata.
Un documento ci informa infatti che ancora nel 1723 la chiesa di S. Marco era denominata “chiesa di S. Antonio”.
È solo da quel momento che, nonostante la sua dedicazione ufficiale, la chiesa dell’Ospedale Grande iniziò a essere nominata “chiesa di S. Antonio”, evidentemente nell’intento di recuperare il culto della perduta chiesa di S. Antonio di Vienne in Prato.
La chiesa festeggiava così, oltre alla ricorrenza del 25 aprile (S. Marco), anche quella del 17 gennaio dedicata a S. Antonio, quando nei pressi si teneva anche un mercato della durata di tre giorni il cui ricavato veniva devoluto ai nuovi corredi dell’ospedale e si svolgeva la festa dei Bigolocc, le castagne.
Ancor oggi il 17 gennaio sul sagrato della chiesa avviene la benedizione degli animali domestici e delle automobili.
L’ospedale venne distrutto il 1937 e sostituito con la costruzione degli Ospedali Riuniti di Bergamo.

 

La facciata della chiesa, completata nel 1710, termina con la trabeazione e il cornicione, e nella parte centrale con il grande timpano curvo. Le lesene della facciata furono in seguito concluse con statue di quattro Santi con al centro l’Immacolata. A destra della Vergine vi è la statua di sant’Antonio abate. Le statue sono opera dello scultore bergamasco (1702 – 1771 circa) Giovanni Antonio Sanz.

A ricordo dell’antica devozione a sant’Antonio abate, inoltre, è conservata nella chiesa la statua del Santo taumaturgo.
Una sua immagine compare anche nella vetrata del grande oculo sovrastante l’ingresso.

 

Info, immagini e storia della Chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/31011/Cappella+di+Santa+Maria+e+San+Marco

https://www.bergamodascoprire.it/tag/s-antonio-di-vienne/?fbclid=IwAR1VD1TCe4OH0jCVyqWUzOywEzspnw7wwPAjM4NqgWeb2YPC3TyZtu%E2%80%A6

https://www.bergamodascoprire.it/tag/s-antonio-in-foris/

Rilevatore: AC

BERGAMO. Chiese di Santo Spirito e di San Bernardino con due pale di L. Lotto con sant’Antonio abate, 1521

CHIESA DI SANTO SPIRITO, in via Torquato Tasso, 100, sulla piazzetta omonima, nell’antico borgo Sant’Antonio.
II monastero, e annessa chiesa, di Santo Spirito fu fondato a Bergamo nel 1311 dal cardinale Guglielmo Longhi che lo affidò alla Congregazione dei celestini, facente parte dell’ordine benedettino fondata da Pietro da Morrone poi papa che aveva elevato all’ordine cardinalizio il Longhi.
Nel 1476 i celestini furono sostituiti con i Canonici Lateranensi dell’Ordine di Sant’Agostino, che nel momento di grande espansione dell’ordine vollero ristrutturare la chiesa dando inizio nei primi anni del Cinquecento al suo rifacimento nelle forme attuali.
Nella quarta cappella della chiesa, iniziata nel 1512, è collocata la tela di Lorenzo Lotto  (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557) commissionata dai mercanti Marchetti Angelini che ne avevano il patronato. La pala dell’altare è un dipinto a olio su tavola (287 x 268 cm), firmata e datata “L. Lotus / 1521”. Raffigura la “Madonna con il Bambino, Santa Caterina d’Alessandria, Sant’Agostino, San Sebastiano e (all’estrema destra) Sant’Antonio abate”.

La sacra conversazione, ambientata all’aperto, rappresenta nella sua parte superiore una schiera di angeli festanti, chiaro riferimento alla famiglia committente che aveva due angeli raffigurati nel proprio blasone.
Tra i Santi raffigurati, sono legati al borgo e al convento: s. Caterina d’Alessandria, protettrice dei predicatori; s. Agostino, fondatore dell’Ordine di cui i Lateranensi seguono la regola; s. Antonio abate, patrono del borgo;  un gioioso san Giovannino che gioca con l’Agnello Mistico ai piedi del trono, omaggio ai canonici legati ai confratelli romani di S. Giovanni in Laterano.
Sant’Antonio, a destra in basso, con bastone a Tau e campanella, indossa mantello nero, saio marrone e delle curiose “calze”.

La pala è stata restaurata nel 2014-15 ritrovando i colori originali, come le calze che erano verdi e ora sono azzurro scuro.


CHIESA DI SAN BERNARDINO, in Via Pignolo, nell’antico borgo Sant’Antonio.
La chiesa, edificata nella seconda metà del XV secolo, e citata in un documento del 1468, fu “adottata” dai nobili e dai ricchi mercanti che nel Cinquecento si erano insediati nel tratto superiore del borgo Sant’Antonio, arricchendola di dipinti e splendidi arredi.

L’interno della chiesa presenta un’unica navata, con soffitto a capanna, movimentata tre cappelle su ogni lato. Il presbiterio è coperto da volta a crociera sotto la quale troneggia la pala di Lorenzo Lotto, Madonna con Bambino in trono, angeli e Santi del 1521.
Il dipinto è caratterizzata da fulgidi colori e da uno schema decorativo che pone la Vergine e il Bambino in trono stagliati contro uno sfondo verde; di grande effetto il braccio di Maria teso verso lo spettatore a voler avvicinare l’umano al divino e l’angelo scrivano ai piedi del trono.
I Santi raffigurati sono quelli verso i quali gli abitanti nutrivano particolare devozione e cioè Sant’Antonio abate, protettore del borgo, San Giovanni Battista, cui era intitolata la vicinia con l’omonimo ospedale, San Bernardino che stringe il trigramma, cui era dedicata la chiesa ed infine S. Giuseppe, il cui culto fu promosso da Bernardino.
Anche qui S. Antonio, a destra, è ritratto, di profilo, con gli attributi soliti: il bastone terminante a forma di Tau, ben due campanelle e infine il fuoco intuibile dal fumo alle sue spalle.

 

Immagini da Wikimedia

Sui restauri: pdf_Lotto

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Santo_Spirito_(Bergamo)

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Bernardino_(Bergamo,_Centro_Pignolo)

GERMANIA – BERLINO. Staatliche Museen – Gemäldegalerie, “Tentazione di sant’Antonio abate “ di A. Brouver, 1631-35

Olio su pannello di legno di quercia di 27,2 x 21 cm
Opera del pittore fiammingo Adrian Brouver (1605/6 – 1638).
Inventario numero 2026. Acquisito nel 1928 dal Kaiser Friedrich Museumsverein.

Ancora oggi è difficile distinguere l’opera di Brouver da quella di un gran numero di imitatori e copisti.
Qui sant’Antonio è in una grotta circondato da numerosi demoni che emergono dall’oscurità e cercano di attirare l’attenzione dell’eremita immerso nella preghiera. Ma né il rospo, che sorregge una smisurata moneta d’oro, né il demone dagli occhi da insetto possono distrarre il Santo che prega con sguardo rapito davanti a un blocco di pietra.
Come nelle raffigurazioni di Antonio di David Teniers il Vecchio, che fu influenzato da Brouwer, due rospi che cavalcano pesci volanti si impegnano in un combattimento aereo simile a un torneo. La figura grottesca seduta in basso a sinistra, che sta cercando di leggere un documento nonostante un cappello floscio gli copra gli occhi – forse un’istruzione scritta dall’inferno, testimonia l’accecamento dei demoni. Non mancano pipistrelli e anfibi, esseri che vivono in segreto e rappresentano il diavolo, né i musicisti infernali che cercano di turbare la pace dell’eremita con un concerto cacofonico. Il maiale violinista e il flautista sono derivati dall’immaginario di Hieronymus Bosch: il flautista suona il suo strumento attraverso il naso e, simile a una scena sull’ala dell’inferno nel Giardino delle delizie di Madrid, il maiale indossa l’abito di una suora e le teste che emergono dall’oscurità creano un’atmosfera spettrale e grottesca.

 

Immagine da Wikimedia

Link:
http://www.smb-digital.de/eMuseumPlus?service=ExternalInterface&objectId=864535
https://it.wikipedia.org/wiki/Adriaen_Brouwer

BELGIO – BRUGES. Groeningemuseum, due dipinti con “Tentazione di sant’Antonio” del 1520-24 e di bottega di J. Bosch, 1507 circa; tavola con s. Antonio abate di P. Claeissens, 1557

Olio su pannello ligneo, di 9,9 x 9,9 cm
Inventario numero 210
Acquistato dal museo nel 1910 da J. Demolin, Beringen

Dipinto del cosiddetto “Maestro del 1518”, attivo dal 1510 al 1530 circa, un pittore fiammingo appartenente alla scuola stilistica del Manierismo di Anversa. Il suo nome deriva dalla data incisa sulle ali di una pala d’altare in legno intagliato raffigurante la Vita della Vergine, nella chiesa di Santa Maria a Lubecca in Germania.

Il Santo è raffigurato in modo non convenzionale con la barba corta e  castana, mentre legge un libro e una figura diabolica sta alle sua spalle.

 

Il Groeningemuseum è un museo municipale di Bruges, costruito sul sito dell’abbazia medievale di Eekhout  espone sei secoli di arte belga, con opere dei artisti fiamminghi come Jan van Eyck, Hans Memling e Gerard David. Inoltre conserva opere del neoclassicismo, dell’espressionismo fiammingo e di arte moderna del XX secolo.

 

Immagine da Wikimedia
Link:

https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=3-1&id=1048624919&index=6&cmvolgnummer=


“Trittico di Giobbe” con  tentazione di s. Antonio abate di bottega di J. Bosch

Olio su tavola di 98,3 x 72,1 cm il pannello centrale; i laterali 98,1 x 30,5 cm.
La tentazione di Sant’Antonio (sinistra); Le prove di Giobbe (centro); San Girolamo nel deserto (destra). Datato tra 1501 e 1525, circa 1507
Opera della bottega di Jheronimus Bosch
Inventario numero 0.209


Il trittico è dedicato a tre Santi che, nonostante gli attacchi e le tentazioni del demonio, si distaccarono completamente dai piaceri terreni.
Il pannello di sinistra raffigura la tentazione di Sant’Antonio. Attraverso la preghiera l’eremita cerca di respingere gli attacchi di demoni e mostri. Sulla parte esterna dei pannelli laterali sono impressi ciascuno due stemmi: a sinistra delle famiglie Van de Voorde e Maes di Anversa; a destra le famiglie Haro dalla Spagna e Pijnappels da ‘s Hertogenbosch.

Sant’Antonio è inginocchiato in preghiera in un antro. Sullo sfondo un incendio, ai suoi piedi creature demoniache.

Link:
https://rkd.nl/nl/explore/images/56794

https://zoeken.erfgoedbrugge.be/detail.php?nav_id=5-1&id=1048620948&index=7&cmvolgnummer=

 


Olio su tavola di legno di 139 x 37.5 cm. A sinistra “L’abate Antonius Wydoot dell’abbazia di Duinen vicino a Koksijde”; a destra “Sant’Antonio abate” .
Opera del 1557, o successiva, del pittore Peter Claeissens il Vecchio (Brugres, circa 1500 – 1576).

Ali di un trittico il cui pannello centrale è andato perduto.
Inventario numero 0.24  Proviene dalla collezione privata di A.M. Buysse, Bruges, che fu erede dell’ultimo monaco dell’Abbazia cistercense di Duinen, da dove provengono i due pannelli, 1902.

Sant’Antonio sta leggendo un libro che tiene nella mano sinistra; con la destra regge un bastone. A sinistra il muso di un maiale e sullo sfondo alcune piccole scene.

Link:
https://rkd.nl/explore/images/35904

FRANCIA – CAEN. Museo delle Belle Arti, “Tentazione di sant’Antonio” di P. Veronese, 1552

Olio su tavola trasposto su tela tela di 198,2 x 149,5 cm
Paolo Veronese (1518 – 1588)
Inventario numero 6

Il soggetto del dipinto è tratto dalla Legenda aurea di Jacopo da Varagine. Veronese rappresenta il momento in cui, colpito dal diavolo che lo minaccia con un piede di cavallo, il Santo resiste alla tentazione carnale incarnata dalla donna/diavolessa dalle mani artigliate e con due corna.
Il libro della Regola degli Antoniani e la campana nella mano destra del Santo sono i suoi abituali attributi.

Con quest’opera il Veronese rispose all’incarico del cardinale Ercole Gonzaga, per le cappelle laterali del Duomo di Mantova, la cui decorazione era stata affidata a quattro artisti veronesi. Poco dopo il ricevimento dell’opera, fu celebrata dal Vasari. 
Nel 1797 la sua fama suscitò l’avidità dei commissari del governo napoleonico che la fecero togliere dall’altare di Sant’Antonio, la requisirono e la spedirono in Francia: dapprima fu esposta al Louvre a Parigi, poi trasferita nel 1802 a Caen e presentata al pubblico nel 1806.
 
La monumentalità dei personaggi, la torsione dei corpi, la sensazione di soffocamento rivelano un’influenza manierista proveniente, forse, da Giulio Romano, responsabile dei lavori di ristrutturazione della cattedrale. La possente muscolatura del demone ricorda certe figure di Michelangelo o di Tiziano. Al di là di questi riferimenti, gli autori hanno elogiato quasi all’unanimità il dinamismo della composizione, il cromatismo smorzato e il virtuosismo dello scorcio. La luce diffusa accentua l’atmosfera soprannaturale della scena e mette in risalto la carne della seduttrice. La vegetazione, sullo sfondo, impedisce allo sguardo dello spettatore di sottrarsi e lo rimanda agli attacchi che subisce sant’Antonio.

Musée des Beaux-Arts de Caen, aperto nel 1809, distrutto durante la seconda guerra mondiale, fu ricostruito nel 1971 all’interno del castello ducale.

Immagine da Wikimedia

Link:

https://mba.caen.fr/oeuvre/la-tentation-de-saint-antoine