COSENZA. Chiesa di San Francesco, affresco staccato con sant’Antonio abate, inizi XV secolo

Il dipinto è suddiviso in due riquadri circoscritti da una cornice lineare a strisce e raffigura due figure di Santi posti su di un fondo dipinto a fasce orizzontali di diverso colore. Nel riquadro di sinistra è presente un santo vescovo non dotato di iscrizione e di attributi che ne permettano la qualificazione.
A destra è invece raffigurato sant’Antonio abate, individuato grazie all’iscrizione in caratteri gotici: “S N ANTONI IS” e agli attributi tipici del saio bianco col mantello nero e del bastone a “tau”
Il dipinto fa parte di un gruppo di affreschi ascrivibili agli ultimi decenni del XIV secolo e ai primi del successivo venuti alla luce durante i restauri che hanno interessato il complesso francescano cosentino negli ultimi cinquant’anni. Tali dipinti molto probabilmente facevano parte di un più ampio ciclo decorativo collocabile al termine dell’età angioina, rappresentando uno delle più importanti testimonianze dell’arte calabrese, fondamentale per comprendere e delineare il clima intellettuale della città in un periodo poco noto nella storia della regione. L’unica data di riferimento è il 1392 o 1395, che appare a margine di una iscrizione in caratteri gotici sul frammento di affresco raffigurante schematicamente la chiesa francescana col campanile. Tale rappresentazione sulle pareti del chiostro è l’unico appiglio temporale rispetto a una vicenda iniziata alcuni secoli prima.

L’affresco staccato si trovava in origine nella sagrestia della chiesa di San Francesco d’Assisi a Cosenza, posto a destra entrando, al culmine di una fontanina per la cui costruzione lo stesso fu distrutto nella parte inferiore. Fu poi conservato prima presso il Laboratorio di Restauro della Soprintendenza di Cosenza e infine nel Lapidario del chiostro del complesso francescano cosentino.
L’affresco, assieme all’altro raffigurante S. Caterina d’Alessandria era con buona probabilità parte di un ciclo più esteso. Le figure dei due santi, il Vescovo e Antonio abate, sono impostati in maniera frontale e presentano un aspetto ieratico tanto da indurre a verosimili rimandi alla tradizione iconica, ma, nello stesso tempo, il loro impianto formale rinvia ad una cultura artistica che ha conoscenza delle novità fiorentine diffusesi a Napoli negli ultimi decenni del Trecento dai seguaci di Niccolò di Tommaso, come sostenne Giorgio Leone. Lo stesso ricollegava la ricercatezza dei motivi tonali e la resa in senso astratto di alcuni particolari, agli svolgimenti artistici galatinesi, ai quali rinvia pure la bizantineggiante staticità e saldezza delle immagini. Questo peculiare accostamento stilistico vicino alle formulazioni dell’arte del Regno di Napoli negli ultimi decenni del Trecento e negli inizi del successivo, induce a proporre a questi affreschi una datazione ai primissimi anni del XV secolo.

Conservato nel Lapidario, Via Grotte 4, Cosenza

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1800166924

RENDE (CS). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio abate, 9
https://goo.gl/maps/FTH5tR8cCzi3R54A6

 

Chiesa di piccole dimensioni, facciata semplice con campaniletto alla sommità. All’interno, abbellito sa stucchi barocchi, sopra l’altare vi è la statua del Santo con la mano destra in gesto di benedizione, la sinistra tiene il bastone a tau con campanella e il libro su cui è una fiamma.

Sulla piazzetta antistante al piccolo tempio, il 17 gennaio, aveva luogo la cerimonia della benedizione degli animali domestici unitamente all’accensione di un grande falò rituale, cui contribuivano un po’ tutti gli abitanti con fascine e vecchie suppellettili fuori uso. In tale circostanza, veniva pure effettuata la distribuzione di un cibo devozionale, cui era dato il nome di ”cucchìddri”, fatti di pane tagliato a bocconcini tondeggianti.

 

Link:
https://www.rendecentrostorico.it/chiese/chiesa-di-s-antonio-abate/

BELGIO – BRUGES. Ospedale di san Giovanni – Museo Memling, “Polittico di San Giovanni o dello Sposalizio mistico di santa Caterina” con figura di s. Antonio, di H. Memling, 1479

Olio su pannelli di quercia. Misure: 332 x 176 (totale); pannello centrale di 173,6 × 173,7 cm; pannelli laterali ognuno di 176 × 78.9 cm .
Il capolavoro – che reca la firma del maestro “OPUS IOHANNIS MEMLING ANNO M CCCC LXXIX” – fu commissionato dai religiosi che presiedevano l’ospedale di San Giovanni di Bruges, oggi sede del “Memling Museum” e nella cui ex-cappella il polittico è ancora esposto.

Sant’Antonio abate e raffigurato nel pannello esterno di sinistra accanto a san Giacomo.
Antonio, rivolto verso il centro, si appoggia al bastone e tiene con la mano destra un libro che sta leggendo. Il muso del maiale sporge dietro al donatore.
I due Santi stanno in piedi alle spalle dei due donatori maschi inginocchiati che sono stati identificati come Anthony Seghers, fratello nel 1445 e poi maestro dell’ospedale dal 1461 fino alla sua morte nel 1475, e James Ceuninc fratello dell’ospedale dal 1469 ed economo dal 1488 al 1490.

Il pannello esterno di destra del polittico mostra sant’Agnese e santa Chiara in piedi dietro le donatrici, Agnes Casembrood, priora dell’ospedale dal 1445 al 1489, e Clara van Hulson suora dell’ospedale dal 1427 fino alla sua morte nel 1479.
I due pannelli sono dipinti a colori e non a grisaglia come era uso all’epoca per l’esterno dei pannelli laterali.

Il polittico aperto mostra, al centro, la Madonna col Bambino in trono, due angeli, i santi Giovanni Battista ed Evangelista e le Barbara e Caterina d’Alessandria che è intenta a celebrare il matrimonio mistico con Gesù. I pannelli laterali sono invece dedicati alla Decollazione di San Giovanni Battista, a sinistra, e alla Visione di San Giovanni evangelista a Patmos, a destra.

Museo
Il grande complesso medievale dell’ospedale San Giovanni, uno dei più antichi edifici di questo tipo ancora esistenti in Europa.
Nel 1978 ha perso la sua funzione e oggi ospita il “Museo Memling”, il “Museo dell’ospedale” e l’antica farmacia. Nell’ex cappella dell’Ospedale sono esposti sei dipinti di Hans Memling.

Info. Il Museo è a Bruges in Mariastraat, 38

Immagine da Wikimedia
Link:
https://www.arte.it/bruges/loc/trittico-del-matrimonio-mistico-di-santa-caterina-di-alessandria-hans-memling-2209
https://en.wikipedia.org/wiki/St_John_Altarpiece_(Memling)

NAPOLI. Museo nazionale di Capodimonte, “Sant’Antonio abate” di Correggio, 1517-18

Olio su tavola di 49×32 cm, databile al 1517-1518 circa , opera di Antonio Allegri detto il Correggio (1489 – 1534).
Inventario numero Q 105

Poco si sa delle origini di questo piccolo lavoro, tranne che risale sicuramente all’inizio della carriera del Correggio. Nel 1901 lo storico dell’arte Adolfo Venturi riconobbe nell’opera la mano di Correggio in questo piccolo dipinto, chiaramente destinato a rispondere alle richieste di una devozione privata.
La tavoletta si trovava nella sagrestia dei padri Gerolamini a Napoli e recava una significativa attribuzione ad Andrea da Salerno, un artista attento alla lezione leonardesca.

L’opera, divenuto proprietà del demanio dello Stato nel 1906, fu trasferita nel Museo Nazionale napoletano. Dal 1957 è esposta alla reggia di Capodimonte.
L’eremita egiziano sant’Antonio abate è riconoscibile per la campanella appoggiata al bastone.
I suoi occhi fissano il terreno come in un gesto di pentimento e le sue braccia sono incrociate sul petto come quelle di un mendicante. Si tratta di una tipica posa di umiltà cristiana.

Info:
Museo di Capodimonte, ubicato nella reggia di Capodimonte, Via Miano, 2.
Link:
https://www.fondazioneilcorreggio.it/opera/santantonio-abate/

BERGAMO. Chiesa di San Marco, anticamente detta di Sant’Antonio, con immagini di sant’Antonio abate

Piazzetta San Marco /Via Locatelli
https://goo.gl/maps/Q3rojVpvfJrYZj269

 

La chiesa, intitola a Santa Maria e San Marco, è però unicamente conosciuta come chiesa di San Marco evangelista, e prese nome all’antico ospedale fondato nel 1458, ed è posta sulla piazzetta omonima.
La chiesa fu edificata vicino a quella antica dedicata a Sant’Antonio abate detta “Sant’Antonio in Prato o di Vienne”, dell’Ordine Antoniano, che poi fu distrutta.
Il rapporto tra le due chiese è legato alla decisione presa nel 1458 dal Vescovo di Bergamo e dal Magnifico Consiglio di costruire in città un unico ospedale intitolato a Santa Maria Vergine e San Marco. Furono quindi soppressi gli undici ospedali presenti in città incamerandone i beni che vennero usati (insieme a fondi derivanti dal vescovado e dalla città) per la costruzione del nuovo ospedale.
Si era così deciso di abbattere anche il vecchio ospedaletto di S. Antonio di Vienne per costruire al suo posto il nuovo Hospitale/Ospedale, mantenendo però la chiesa, che avrebbe dovuto essere annessa al nuovo ospedale. Cosa che non avvenne a causa della strenua resistenza dei frati Antoniani, che ottennero di restare nella loro sede malgrado questa fosse ormai divenuta una dipendenza dell’Hospitale Grande di San Marco.
Come disposto dagli amministratori dell’Ospedale Grande, nella chiesa di S. Antonio di Vienne si celebrava la messa quotidiana, mentre in quella di S. Marco la si celebrava solo nel giorno dedicato al santo titolare, si battezzavano i bimbi esposti adottati dall’ospedale e a seppellire i degenti che vi morivano, tanto che nel 1670 le era stato affiancato un Oratorio a suffragio di quei morti.

La messa quotidiana cominciò ad essere celebrata nella chiesa di S. Marco solo quando la chiesa e l’ospedale di S. Antonio in Prato vennero venduti, nel 1586, alle monache di S. Lucia Vecchia, che intitolarono la chiesa alle SS. Lucia e Agata.
Un documento ci informa infatti che ancora nel 1723 la chiesa di S. Marco era denominata “chiesa di S. Antonio”.
È solo da quel momento che, nonostante la sua dedicazione ufficiale, la chiesa dell’Ospedale Grande iniziò a essere nominata “chiesa di S. Antonio”, evidentemente nell’intento di recuperare il culto della perduta chiesa di S. Antonio di Vienne in Prato.
La chiesa festeggiava così, oltre alla ricorrenza del 25 aprile (S. Marco), anche quella del 17 gennaio dedicata a S. Antonio, quando nei pressi si teneva anche un mercato della durata di tre giorni il cui ricavato veniva devoluto ai nuovi corredi dell’ospedale e si svolgeva la festa dei Bigolocc, le castagne.
Ancor oggi il 17 gennaio sul sagrato della chiesa avviene la benedizione degli animali domestici e delle automobili.
L’ospedale venne distrutto il 1937 e sostituito con la costruzione degli Ospedali Riuniti di Bergamo.

 

La facciata della chiesa, completata nel 1710, termina con la trabeazione e il cornicione, e nella parte centrale con il grande timpano curvo. Le lesene della facciata furono in seguito concluse con statue di quattro Santi con al centro l’Immacolata. A destra della Vergine vi è la statua di sant’Antonio abate. Le statue sono opera dello scultore bergamasco (1702 – 1771 circa) Giovanni Antonio Sanz.

A ricordo dell’antica devozione a sant’Antonio abate, inoltre, è conservata nella chiesa la statua del Santo taumaturgo.
Una sua immagine compare anche nella vetrata del grande oculo sovrastante l’ingresso.

 

Info, immagini e storia della Chiesa:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/31011/Cappella+di+Santa+Maria+e+San+Marco

https://www.bergamodascoprire.it/tag/s-antonio-di-vienne/?fbclid=IwAR1VD1TCe4OH0jCVyqWUzOywEzspnw7wwPAjM4NqgWeb2YPC3TyZtu%E2%80%A6

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Rilevatore: AC