DOLCECQUA (IM). Chiesa di Sant’Antonio abate

Parrocchia di S. ANTONIO ABATE
P.zza Giovanni Mauro, 1 , 18035 Dolceacqua
Tel.: 0184/206155
https://goo.gl/maps/h4XUSgvvQ1BYpSYX7

Forse già presente in epoca ben più antica, la parrocchiale di Dolceacqua venne completamente ricostruita nel corso del 1471 nella sottostante e grande piazza del borgo antico.
Subì un ampliamento tra il 1860 e il 1865 che portò la struttura a tre navate e nelle attuali forme architettoniche barocche e classiche.
Sopra il portale, statua di sant’Antonio abate.

Al suo interno, riccamente ornato da stucchi in oro d’epoca barocca, custodisce importanti opere d’arte:
– il polittico a tempera su legno raffigurante Santa Devota (commissionata da Francesca Grimaldi, moglie di Stefano Doria, recentemente restaurato ed esposto a Monaco di cui la Santa è patrona), formato da dodici scomparti, realizzata dal pittore nizzardo Ludovico Brea nel 1515;
– due formelle laterali dei Misteri del Rosario, nella cappella in fondo alla navata sinistra, realizzate nel 1582 dal genovese Bernardo Castello;
– un Crocefisso XIV – XV secolo.

La tela sopra l’altare maggiore ritrae Sant’Antonio abate, databile all’inizio del XVII secolo, opera del pittore Giuseppe Vermiglio (1587 circa – 1635 circa).

L’attiguo campanile è stato realizzato nel 1621 sopraelevando una due delle torri dell’antica cinta muraria.

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Dolceacqua)

https://www.rivieratime.news/santantonio-abate-dolceacqua-la-storia-incontra-larte/

Data compilazione scheda: 14-2-2022
Rilevatore: AC

BORGOMARO (IM).Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Felipe Cascione
https://goo.gl/maps/yhReP1jJWDo8KF456

 

Già sede di un edificio religioso del XIV-XV secolo (di cui rimangono tracce solo nel campanile) ubicato nella piazza principale della città, l’attuale struttura fu edificata nel XVII secolo su un progetto degli architetti locali Marvaldi; l’inizio dei lavori è datato al 1674.
Solo nel 1842 la chiesa di Borgomaro ereditò il titolo di parrocchiale della comunità dalla pieve dei Santi Nazario e Celso (prima chiesa matrice di Borgomaro, fondata nell’VIII-IX secolo), come da decreto vescovile di monsignor Raffaele Biale della diocesi di Albenga.

L’attuale struttura si presenta in stile architettonico barocco, ad unica navata e con due cappelle laterali dedicate alla Madonna delle Grazie e alla Madonna del Suffragio; la facciata esterna, invece, dopo il rifacimento nel 1847 ad opera dell’architetto Giuseppe Lalley è in stile neoclassico.
Gli affreschi della volta raffigurano la Fede e le quattro virtù cardinali, mentre ai lati della stessa vi sono i quattro Evangelisti: Matteo,  Marco, Luca e Giovanni.
L’altar maggiore, in marmo, è decorato da un crocifisso ligneo e sulla parete di fondo dell’abside una tela rappresenta la Gloria di Sant’Antonio abate.

Tra le opere di pregio artistico e architettonico si conservano: il dipinto settecentesco della Madonna con Bambino e i santi Giuseppe, Antonio di Padova, Carlo Borromeo e Francesco Saverio; il polittico dei Santi Nazario e Celso del pittore Pietro Guidi da Ranzo nella parete a destra dell’altare maggiore (XVI secolo); il polittico di Raffaele e Giulio De Rossi raffigurante L’incontro di Gesù con la Veronica; il quadro della Trasfigurazione nell’archivolto (XVI secolo); un ostensorio attribuito ad Anton Maria Maragliano (XVII secolo).

Le statue lignee di San Rocco e di Sant’Antonio abate sono opera dello scultore Giambattista Drago del XIX secolo.


Link:

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Borgomaro)


Data compilazione scheda:
14-2-2022
Rilevatore: AC

COSTARAINERA (IM). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/YtAFn7naoGJvESve6

 

La chiesa sorge all’interno di una cornice naturalistica e paesaggistica di grande suggestione e presenta un caratteristico impianto a tre navate sostenute da una doppia serie di colonne in pietra e da pilastri intonacati che, tuttavia, mancano della simmetria programmata in origine. Un aspetto che s’indovina già osservando la colonna erratica in arenaria (superstite di un antico pronao?) che, come una sorta di meridiana solare, è stata rimontata in data imprecisata davanti al portale maggiore, all’interno del sagrato.

Il volume rettangolo di base trova proiezione, in alzato, in una facciata a capanna dagli spioventi bassi e irregolari, che manifesta chiaramente la traccia dei principali rimaneggiamenti occorsi sul corpo di fabbrica nel corso della propria vicenda conservativa. In questo modo, si riconoscono alcune soluzioni di continuità fra le addizioni quattro e cinquecentesche che hanno modificato l’originale volume duecentesco e, con esse, l’evoluzione del sistema di aperture, ovvero delle finestre mediane e superiori e degli ingressi alle navate. La zona absidale si risolve attualmente nel volume semicircolare della cappella centrale, in quello rettilineo della sagrestia, che corona la navata destra, e nel blocco solido e compatto della torre campanaria, sistemato in capo alla navata opposta. Davvero pregevole, sotto questo punto di vista, la decorazione ad archetti pensili che corre lungo il margine superiore della cella campanaria e, a un tempo, la coppia di stemmi araldici a bande traverse della casta Della Lingueglia/Lengueglia, che guardano in direzione dell’abitato storico di Costarainera.

Al suo interno, la chiesa si presenta quasi interamente ricoperta a intonaco e in luogo del sistema di ingressi laterali che si scorgono all’esterno si erge una nutrita serie di altari a muro dalle linee barocche e dalle cornici a stucco.
Davvero notevoli, sotto il punto di vista degli arredi liturgici, il fonte battesimale ottagonale ricavato in un sol blocco di arenaria grigia (pietra di colombina), databile alla metà circa del XV secolo, e la coppia di transenne mediane che, come in San Gregorio Magno a Pietrabruna, ripartiscono in due zone virtualmente distinte pavimento e volume della chiesa cinquecentesca. È davvero un peccato, in tal senso, non poter più godere del vivace rivestimento ceramico che in origine ricopriva le specchiature di tali elementi trasversali e che, fra XIX e XX secolo, è stato progressivamente smembrato e smantellato. I soli frammenti superstiti delle piastrelle (o laggioni) sono stati reimpiegati nel piano presbiteriale come pezzi di ricambio per la manutenzione ordinaria del gradino (o predella) su cui si erge l’altare maggiore. L’abside che lo ospita e che comunica con i vani adiacenti della sagrestia e del campanile, tuttavia, rappresenta la zona più fortemente compromessa dell’edificio e riflette una sistemazione già sette-ottocentesca, che ne ha sconvolto profondamente linee ed aspetto cinquecenteschi (emblematico, in proposito, il reimpiego dell’Ecce Homo che oggi campeggia sull’architrave del porta d’ingresso alla torre campanaria e che, in origine, sormontava il recesso di un tabernacolo a muro).

L’edificio, preservato dalla costante avanzata del fronte urbano, ha sofferto sin dall’epoca della ricostruzione protocinquecentesca di dissesti statici. La navata destra, infatti, poggia su un terrazzamento artificiale incoerente che è stato realizzato riportando semplicemente terra e pietre e che, non prevedendo una reale fondazione ipogea, tende a scivolare verso l’esterno. Un dato, questo, che si è ripercosso su tutti gli elementi destinati a ricevere pesi e carichi gravanti dall’alto, come le pareti e le colonne che, nel tempo, hanno iniziato a deformarsi e fratturarsi. Del resto, la conservazione dell’edificio, specie a partire dalla prima metà del Seicento, si è pesantemente aggravata a causa dell’abbandono derivante dal distaccamento e dalla costruzione della nuova chiesa parrocchiale di Cipressa e, al contempo, dalla ristrutturazione della chiesa di San Giovanni Battista a Costarainera, neo parrocchiale del borgo. Inoltre, gli unici interventi manutentivi di cui si ha notizia per questo periodo, se si eccettua la grande campagna di ricostruzione dell’abside (1782 circa), si limitarono alla mera conservazione e riparazione di un edificio che minacciava costante rovina, che era officiato saltuariamente e che, soprattutto, non possedeva più i redditi necessari al suo sostentamento. Nonostante la dichiarazione d’interesse artistico da parte della Soprintendenza all’inizio del Novecento (1908) e i sopralluoghi effettuati, la chiesa è stata vittima di furti e danneggiamenti vari e, in concomitanza con le guerre mondiali, venne definitivamente chiusa al culto.
In questo periodo, tuttavia, si procedette con la costruzione di una massiccia cordolatura in pietra e di una serie di contrafforti “a scarpa” lungo il fianco destro (1925) e, ancora, di numerosi tiranti metallici e catene in ferro (1959) che, nelle intenzioni dei restauratori, dovevano opporsi alla spinta del terreno e garantire un migliore equilibrio statico. Un fine che, in realtà, è stato raggiunto faticosamente e solo in tempi molto recenti grazie a un intelligente lavoro di recupero e valorizzazione patrocinato dal Comune di Costarainera che, avviato nel 1990 e conclusosi quindici anni dopo, ha saputo recuperare e riportare finalmente in valore un monumento fra i più interessanti dell’intero panorama architettonico e scultoreo tardomedioevale dell’Estremo Ponente Ligure.

Il campanile colpito da un fulmine e danneggiato alla sommità nel 2016, è stato completamente restaurato nel 2020.


Link:

https://turismovallesanlorenzo.com/costarainera/chiesa-di-santantonio-abate/

Data compilazione scheda: 14-2-2022
Rilevatore: AC

VILLA FARALDI (IM), frazione Tovo Faraldi. Chiesa di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonio
https://goo.gl/maps/Hygb2VdQHcvwkiax7

 

La Chiesa fu ampliata negli ultimi anni del XVI secolo, quando l’edificio sacro fu elevato a parrocchia, grazie anche al contributo degli abitanti del luogo che si autotassarono per portare a termine i lavori di costruzione.
Sul finire del Seicento questa fu decorata e rifinita all’interno e, nel 1709, rimaneggiata e restaurata all’esterno, come attestato nell’iscrizione presente sopra il portale di ingresso.
La facciata a capanna, semplicemente intonacata, presenta una finestra a  serliana, principale fonte di illuminazione dell’interno a navata unica che sorprende per la ricchezza della decorazione: affreschi, stucchi policromi, pale d’altare e sculture lignee, testimoniano le ambizioni e il forte sentimento religioso della piccola comunità rurale.
Nella catino dell’abside è raffigurata ad affresco la Santissima Trinità con gli Evangelisti e nella volta absidale è rappresentata, sempre ad affresco, Sant’Antonio abate portato in cielo dagli angeli.
All’interno sono conservate pregevoli opere d’arte:
– diverse statue in legno policromo, tra esse l’Angelo custode (Tobiolo e l’Angelo?) della bottega genovese di Anton Maria Maragliano (prima metà del XVII secolo e la Madonna del Carmine della sua scuola. Una statua di santa Caterina proviene invece da un vicino oratorio.
– Crocifisso ligneo (prima metà XVII sec.) di Anton Maria Maragliano;
– due fonti battesimali, il primo, ottagonale in pietra su colonna, è del 1200, mentre il secondo in marmo di secolo posteriore, forse pertinenti ad altri edifici di culto del territorio;
un polittico raffigurante la Vergine tra sant’Antonio abate e san Giovanni Evangelista, opera di Raffaello e Giulio De Rossi datata al 1560-1562;
– una statua di sant’Antonio abate è opera del 1817 di Giovan Battista Garaventa.

 

Link:
https://daciatracieloemare.it/tovo-faraldi/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_Sant%27Antonio_Abate_(Villa_Faraldi)

https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g2213691-d21257916-Reviews-Chiesa_di_Sant_Antonio_abate-Villa_Faraldi_Province_of_Imperia_Liguria.html

Data compilazione scheda:
14-2-2022
Rilevatore: AC

CASSINETTA DI LUGAGNANO (MI). Chiesa parrocchiale di Santa Maria nascente e Sant’Antonio abate

Via Roma, 18
https://goo.gl/maps/Uo87wFMUqoc6w1479

 

La chiesa parrocchiale venne eretta nel 1435 presso il borgo di Cassinetta per volere della locale famiglia dei Biraghi e promotore del progetto fu Maffiolo Birago, intenzionato a dare al paese un centro di culto dato il recente aumento della popolazione che giustificò la venuta di un curato stabile per celebrare le messe domenicali.
La chiesa venne restaurata ed abbellita nel 1731 con la costruzione di un campanile e la decorazione degli interni.
La facciata a salienti della chiesa, anticipata dal protiro sorretto da due colonne e voltato a crociera, è scandita da lesene e presenta al centro il portale d’ingresso e una grande finestra semicircolare.

L’interno dell’edificio è ad aula unica suddivisa in tre navate da pilastri sorreggenti archi a tutto sesto, sopra cui corre la cornice modanata, sulla quale si imposta la volte a botte; al termine dell’aula si sviluppa il presbiterio, chiuso dall’abside quadrangolare su cui è addossato un altare in marmo nero settecentesco. Vi sono due cappelle laterali. Nella chiesa è conservato inoltre un busto in legno dipinto raffigurante san Carlo Borromeo che la tradizione vuole eseguito “dal vivo” durante la visita del cardinale milanese al borgo.

Nel 1833 fu realizzato l’altare dedicato a Sant’Antonio abate.

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/stampaapprofondimento.jsp?guest=true&titolo=Chiesa+di+Santa+Maria+Nascente+e+Sant%27Antonio+%3CCassinetta+di+Lugagnano%3E&sercd=13745

https://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/MI230-00036/

Data compilazione scheda: 14-2-2022
Rilevatore: AC