VEGLIE (LE). Chiesa madre di San Giovanni Battista e Santa Irene con affresco di s. Antonio abate

 

La fondazione della chiesa madre, dedicata a san Giovanni Battista e santa Irene, risale all’XI secolo. Fu ricostruita nel 1565 e portata a compimento nel XVIII secolo.
La facciata è arricchita da un rosone e dal portale rinascimentale attribuibile alla scuola di Gabriele Riccardi. Il portale è sormontato da una lunetta in cui è contenuto un pregevole gruppo scultoreo raffigurante la Madonna col Bambino, tra i santi Pietro e Paolo.
L’interno, a croce latina e a navata unica, fu rimaneggiato in epoca barocca e compromesso dai lavori eseguiti nel XX secolo. Nella navata si aprono tre brevi cappelle per lato con altari. Particolare importanza riveste l’altare barocco del Santissimo Sacramento, nel braccio sinistro del transetto. Fu collocato in questa chiesa nella seconda metà del XIX secolo, proveniente da un’altra chiesa salentina. Escludendo il coronamento, tutto il rimanente corpo scultoreo dell’altare è attribuito a Giuseppe Zimbalo o alla sua scuola. Troneggia un Crocefisso ligneo del XV secolo, con l’Addolorata e san Giovanni Evangelista in pietra policroma.

Tra le numerose opere, degni di nota sono i cinquecenteschi affreschi di sant’Antonio abate e  di sant’Antonio di Padova, e le tele dell’Immacolata di Didaco Bianco del 1762, la Natività di Maria e l’Annunciazione del leccese Oronzo Tiso (1726 – 1800).

 

Link:
https://www.veglienews.com/chiesa-santantonio-abate-veglie/

https://it.wikipedia.org/wiki/Veglie

VEGLIE (LE). Cripta di Santa Maria di Veglie o “Madonna della Favana”, con affresco di sant’Antonio abate, secolo XV

 

La chiesa rupestre, o cripta, dedicata a Santa Maria di Veglie, è riconducibile ai secoli IX-XI e i cicli pittorici, dei secoli successivi sono un notevole esempio di pittura bizantina. L’ambiente è di forma rettangolare, di 5,50 x 3,30 m, con un’altezza di m. 2,20 e soffitto piano.
Completamente ricoperto da affreschi che, anche se rovinati dalle infiltrazioni di acqua, sono ancora ben visibili. Sul soffitto, su un fondo stellato, il Pantocratore, che regge un libro con una lunga iscrizione in greco, attorniato da quattro angeli e affiancato dai simboli degli Evangelisti.
I Santi e le due Madonne rappresentati sulle pareti, dai nimbi decorati con piccoli raggi e incisi nei contorni, sembrano essere opera di più artisti perché si notano elementi più rozzi, altri maggiormente curati nei dettagli. Si ritiene che l’intero ciclo sia stato concepito in un’unica soluzione nella sua interezza nel XV sec., su un unico strato di intonaco, selezionando Santi appartenenti al culto greco e a quello latino, fornendo così testimonianza del passaggio tra i due riti.
A partire dalla parete a sinistra della scala di accesso c’è una Vergine a figura intera che indossa il maphorion sul chitone, regge il figlio benedicente alla greca. Alla sua sinistra santo Stefano con indosso la dalmatica diaconale. Segue sant’Antonio di Padova (la cui presenza, così come quella di san Francesco d’Assisi nell’atto di ricevere le stigmate, è dovuta all’influenza degli officianti del vicino convento).
La parete absidata, oltre all’Arcangelo Michele, rappresentato nell’atto di trafiggere il drago, e ad un san Francesco, comprende, nel catino absidale, la Trinità affiancata dai santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista.

Sant’Antonio abate, è raffigurato all’inizio della parete destra. Indossa un saio scuro su tonaca bianca, tiene nella mano sinistra il bastone a tau e nella destra un cartiglio con una lunga iscrizione in greco, in gran parte mutila, di cui si riesce a leggere «Amate Dio e odiate il mondo».
Segue la figura di sant’Andrea e concludono il ciclo, sull’ultima parete, un Cristo tra i santi Pietro e Paolo e una Vergine in trono che allatta il Bambino.

 

Testo tratto da
http://www.salogentis.it/2016/11/19/la-cripta-della-favana-veglie/

Immagine da

https://www.salentoacolory.it/la-cripta-della-favana-a-veglie/

CORTENO GOLGI (BS), frazione Sant’Antonio. Chiesa di Sant’Antonio alle fucine con affreschi

Dal 1956 al nome del Comune, che in precedenza era semplicemente Córteno, fu aggiunto “Golgi” per onorare la memoria dell’illustre scienziato, premio Nobel per la medicina nel 1906, al quale aveva dato i natali.
La chiesa di Sant’Antonio (abate) della frazione omonima sorge all’interno dell’abitato.
https://goo.gl/maps/HMkh4hqx57DdxQ829

 

Nonostante alcune fonti avanzino l’ipotesi che un tempo a Sant’Antonio esistesse solamente un altare, altri documenti confermano che la Chiesa venne benedetta e registrata dal vescovo Domenico Bollani nel1567.
A conferma di ciò, un decreto di San Carlo Borromeo, postumo alla sua visita dell’agosto 1580 a Córteno, offre indicazioni precise che confermano l’effettiva esistenza di un piccolo tempio. Si legge, infatti, che «L’altare deve essere ridotto alla forma prescritta e deve essere chiuso da cancello. Qualche devoto deve procurare un pallio per l’altare ed in questa Chiesa il rettore di Córteno deve celebrare la Santa Messa una volta al mese ed in altri giorni, secondo la consuetudine».
Considerato protettore dei fabbri, che hanno per secoli lavorato presso le fucine di Les e nelle Valli di Sant’Antonio, dei fornaciai e dei carbonai ed anche delle bestie, abbondanti sulle malghe durante il periodo del pascolo.

La Chiesa presenta la facciata suddivisa in tre ordini con affreschi di fine XVIII secolo che, in alto, ritraggono sant’Antonio; nel registro mediano san Luigi Gonzaga e sant’Agnese: in basso san Pietro e san Paolo.

All’interno, l’unica navata completa una struttura completamente rinascimentale. Non ci sono altari laterali.
La pala ad olio su tela di ignoto, ma di scuola veneto-tizianesca, risalente al Cinquecento, raffigura la Madonna con il Bambino e sant’Antonio in contemplazione. Ai lati, dipinti, due angeli mostrano il Corpo ed il Sangue di Cristo, mentre dal cielo una folta schiera di cherubini beatificano la visione celeste del Santo.
Una statua del Santo è posta in una nicchia.

 

Affreschi del tardo Settecento sono sulla volta della navata, con episodi della vita di sant’Antonio. Il Santo che (1) con il consenso evangelico vende tutto e segue il Signore; (2) dona ai poveri i suoi averi prima di ritirarsi nel deserto; (3) trova San Paolo eremita ed un corvo mandato da Dio li sfama con del pane; (4) viene molestato dai demoni; (5) libera per divina grazia alcuni indemoniati e (6) trova san Paolo morto.

 

La devozione al Santo patrono del paese aveva la sua massima espressione durante la festa a lui dedicata, il 17 gennaio, occasione in cui i devoti offrivano la lana deponendola in grandi ceste collocate presso le porte della Chiesa, prima che essa venisse messa all’incanto al termine delle cerimonie. Era anche usanza offrire in dono a sant’Antonio il formaggio, la ricotta ed il burro della prima cagliata di ciascuna malga delle valli.

 

Link:
http://www.parrocchiacorteno.it/index.php/le-chiese/14-s-antonio

http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=57739

Data compilazione scheda:
Rilevatore: AC

NEMBRO (BG), frazione Lonno. Chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate

Piazza Sant’Antonio, 6
https://goo.gl/maps/hwbaUQubq1qH7Ma37

 

Costruita nel 1457, venne elevata a parrocchia già nel 1458, anche se per i primi anni venne de facto posta sotto la tutela dell’arciprete di Nembro. Tuttavia non poche furono le difficoltà per il mantenimento del grado di parrocchia, dato che la povertà diffusa tra gli abitanti rendeva difficoltoso il reperire risorse finanziarie necessarie per stipendiare il parroco: non isolati furono i casi di aiuti inviati da emigranti. Consacrata nel 1478.
Successivi interventi videro una sostanziale ristrutturazione tra il 1734 ed il 1754.
Nel 1893 la chiesa venne ampliata con l’aggiunta di una campata; nel 1900 la chiesa rinnovata venne nuovamente consacrata. Dal 1821 a chiesa custodisce il corpo di |San Modesto martire proveniente dalle catacombe di san Ciriaco, donato da Giacinto Bassi, parroco di Alzano Maggiore.

Dotata di un corpo principale con portico sul lato sudovest ed una cappella esterna addossata al lato nord-est, è costituita da un’unica navata con quattro cappelle per ogni lato.
All’interno sono custoditi affreschi e tele di buon pregio, tra cui una Madonna col Bambino e i Santi Barbara e Lorenzo di Giovan Battista Moroni, un’Annunciata attribuita a Palma il Giovane, una Sacra Famiglia di Romeo Bonomelli; la tela Nozze di Santa Caterina d’Alessandria è dell’artista lonnese Mauro Pellicioli (1887 – 1974) che restaurò gran parte delle opere presenti.

La quarta cappella a sinistra è oggi dedicata alla Deposizione di Gesù dalla croce con la copia della tela di Luca Giordano entro cornice in stucco. Prima di questa dedicazione era la cappella dell’Immacolata come lo dice chiaramente il bell’altare in marmo attribuito ai Caniana con inserita nel paliotto una bella medaglia raffigurante appunto l’Immacolata. Ai lati, disposte ad angolo, due nicchie contengono le statue di s. Luigi e s. Antonio abate.

Al centro del presbiterio, l‘altare maggiore, in marmo, è di bella fattura barocca con medaglia di s. Antonio nel paliotto.
Sopra l’altare maggiore un dipinto a olio su tela con “Sant’Antonio abate benedicente, con i santi Pietro, Paolo, Stefano, Giuseppe, Bernardino e Girolamo e, in alto, la Madonna col Bambino e le nozze mistiche di santa Caterina”, (o “Madonna in gloria, s. Antonio abate e sette Santi”), opera del pittore veneziano Giulio Licinio (1527-1591), datata 1553 e firmata con specificazione della propria età (ventisei anni) da parte del pittore (foto in basso).
Altre info: LONNO-s_antonio_abate.pdf

 

Link:
http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/chieseitaliane/AccessoEsterno.do?mode=guest&type=auto&code=31501

https://it.wikipedia.org/wiki/Lonno

Data compilazione scheda: 4-2-2022
Rilevatore: AC

BELLAGIO (CO), frazione Casate. Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Sant’Antonio /  via Casate
https://goo.gl/maps/qUhq4Z3iGzx1kEho7

 

L’attuale costruzione risale ai secoli XVII e XVIII, ma sicuramente la struttura originaria era più antica di almeno un centinaio di anni. Infatti, gli atti della visita pastorale del 1593 ricordano questa chiesa e i suoi affreschi (oggi non più esistenti).
Il piccolo edificio religioso ha una facciata a capanna in cui si apre il portale d’ingresso, sormontato e fiancheggiato da due finestre. Il campanile è inserito sul lato sinistro del tetto.

L’interno, piuttosto danneggiato a causa delle infiltrazioni di umidità, è ad aula unica, con cappella laterale e presbiterio rettangolare. Lungo la parete destra si apre la cappella decorata con un dipinto seicentesco raffigurante la Trinità con alcuni Santi.
Il presbiterio è diviso da due balaustre e un arco a tutto sesto; presenta una decorazione in stucco: un baldacchino, sorretto superiormente da un putto, fa da cornice alle statue, anch’esse in stucco, di San Giuseppe e San Francesco, che fiancheggiano la pala con “Sant’Antonio abate tra i santi Lucio e Fermo. L’altare è decorato da un paliotto in scagliola.

Nell’aula, l’ultimo dei tre dipinti settecenteschi sulla parete sinistra, raffigura la “Madonna col Bambino tra i santi Antonio abate e Giovanni Battista”.


Link:

http://www.triangololariano.it/it/sant-antonio-abate-bellagio-casate.aspx?cmn=bellagio

Data compilazione scheda
: 4-2-2022
Rilevatore: AC