VARISELLA (To). Chiesa parrocchiale, affresco di “Madonna in trono con s. Antonio abate” strappato dalla Cappella di S. Biagio

Chiesa Parrocchiale di San Nicola, Via Don Giocondo Cabodi, 5 / Via Fiano, 39


La chiesa conserva, dal 2000,  un affresco  del XV secolo rappresentante la Madonna in trono con sant’Antonio abate, staccato per motivi conservativi dalla Cappella di San Biagio  – che era la chiesa del castello di Baratonia, vedi info sotto.

Degli affreschi che decoravano le pareti laterali si sono potuti salvare pochi frammenti di una Madonna in trono con Bambino, probabilmente seduta in braccio a Sant’Anna (di quest’ultima si intravede una mano che stringe delicatamente a sé la Madonna), secondo l’iconografia della Sant’Anna Metterza ossia messa in terzo piano dietro la Vergine e il bambino Gesù e, accanto ad essi, Sant’Antonio abate tormentato da un diavolo  (immagine confrontabile con quella dello stesso Santo affrescata in San Giuliano a Rubbianetta opera dello stesso pittore).
Il pittore, detto “maestro di Rubbianetta” per gli affreschi di San Giuliano a Rubbianetta, è un maestro ancora legato alla tradizione pittorica formatasi sugli esempi di Jaquerio e di Ajmone Dux, pur con timidi aggiornamenti “rinascimentali” (C. Bertolotto, Gli affreschi del “maestro di Rubbianetta”, in Boschi e Castelli, Itinerari medievali nelle terre dei Visconti di Baratonia, Gruppo Archeologico Torinese e Ecomuseo Val Ceronda, Nichelino 2007).

 


 

CAPPELLA DI SAN BIAGIO
Situata ai piedi dei ruderi del Castello di Baratonia, a poco più di 3 km dalla Parrocchiale di S. Nicola. https://goo.gl/maps/KY1dwtPBHGdpYyFU9

Info: www.comune.varisella.to.it/

La struttura romanica originaria fu ampliata nel 1904 rovesciandone la facciata e demolendo l’abside: andarono perduti gli affreschi del ‘400, che però per fortuna erano stati fotografati nel 1893 dall’avvocato Secondo Pia, autore di una ricchissima serie di immagini di monumenti medievali piemontesi.
La chiesetta è immersa in un suggestivo ambiente naturale, tra boschi ed una fitta vegetazione. Antica parrocchiale, è diventata col tempo una cappella votiva. La festa del 3 febbraio è molto partecipata da tutti i dintorni.
Nel 1994 nella chiesa fu rinvenuto l’unico affresco del ‘400 superstite, oggi conservato nella chiesa parrocchiale di San Nicola.

 

 

Bibliografia:
C. Bertolotto, Madonna in trono con S. Antonio Abate, in Gli affreschi quattrocenteschi della chiesa di San Biagio di Baratonia, Varisella 2001.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 14/07/2009

Varisella. Parrocchiale San Nicola

DRUENTO (To). Cappella di San Giuliano, affresco rappresentante sant’Antonio abate

 

La cappella di San Giuliano si trova all’interno del Parco Regionale della Mandria, in territorio di Druento, in prossimità della cascina Rubbianetta, oltre il rio Torto, lungo la strada del Galiasso che da qui parte.


Fu edificata intorno al 1263 quale cappella benedettina dedicata a San Giuliano e successivamente ricostruita nel XV secolo.
Al suo interno sono conservati affreschi coevi, mentre la facciata, molto semplice, è di epoca seicentesca.

La chiesetta sorgeva ai piedi del castello che i Signori di Druento eressero a metà del XV secolo sull’area di un antico ricetto di cui si intravedono i resti sull’altura tra gli alberi. Nel luogo detto “Rubbianetta” esisteva un borgo eretto in comunità indipendente appartenente al viscontado di Baratonia con una popolazione dedita soprattutto all’agricoltura e al commercio del legname di cui erano ricchi i boschi circostanti.
Secondo Monsignor Della Chiesa, scrittore di Patrie Storie nonché vescovo di Saluzzo, il nome Rubbianetta deriverebbe da un’antichissima famiglia detta “Rubineta”, ma non è da escludere che possa derivare dal latino Robur – roboris, cioè rovere, e che quindi volesse indicare un territorio coperto da boschi di querce, gli stessi che ancora oggi crescono folti nei suoi pressi.
Il borgo Rubbianetta fu posto sotto la protezione di San Giuliano martire in onore del quale fu edificata la Chiesa omonima.
Nel 1594 la giurisdizione religiosa su San Giuliano fu affidata alla parrocchia di Druent: da allora il parroco di Druento ebbe la totale amministrazione della parrocchia di Rubbianetta e si chiamò Prevosto di Druent e Curato di Rubbianetta; la nuova parrocchia, unione delle due, si chiamò parrocchia di Santa Maria della Stella e S. Giuliano in Rubbianetta e portò questo nome fino al 1986, anno in cui l’Ordinario Diocesano di Torino decretò che si sarebbe chiamata solamente più Santa Maria della Stella.
Gli anni dal ‘500 all’inizio del ‘600 furono caratterizzati da liti e pendenze su questioni legate ai confini tra i territori di Druent e quelli di Rubbianetta; dopo la grave pestilenza del 1612 che decimò la popolazione e una lite con i signori Provana legata alla onerosità delle imposizioni fiscali iniziò una lenta e irreversibile decadenza della Comunità della Rubbianetta i cui abitanti si spostarono oltre il Ceronda per dare vita all’attuale paese di Druento.
L’utilizzo stesso della chiesa diminuì ma si mantennero gli appuntamenti tradizionali del 28 agosto, giorno di San Giuliano, e del 18 aprile, annuario della consacrazione della chiesa. Una piccola ma significativa ripresa dell’attività religiosa coincide con la costruzione della cascina Emanuella, l’attuale Rubbianetta, dedicata da Vittorio Emanuele II al figlio Emanuele Alberto avuto dalla Rosa Vercellana.

L’impianto tardoromanico originario della Cappella di San Giuliano, risalente alla fine del XII secolo, ha subito trasformazioni ed ampliamenti a partire dalla metà del secolo tredicesimo.
In un periodo che si pone intorno al 1440 viene realizzata l’abside poligonale in laterizio contestualmente all’arco trionfale a sesto acuto che separa il transetto dalla navata e ai due tratti di muro che congiungono i punti di innesto dell’abside con le pareti laterali.
Gli interventi secenteschi riguardano l’erezione della facciata barocca, tripartita e cadenzata sull’impianto architettonico e il modesto controsoffitto ligneo a doghe di pioppo, poi ripreso nel Novecento, in sostituzione del soffitto a cassettoni che nel Quattrocento completava la navata.

L’opera di restauro
Nel corso del 2003, sono stati eseguiti interventi di restauro su incarico dell’Ente Parco che  ne affida la progettazione all’architetto Gianfranco Gritella di Torino. Vengono eseguiti interventi di restauro e consolidamento strutturale per opera dell’impresa Zumaglini & Gallina di Torino e, per gli affreschi, della ditta Nicola Restauri di Torino.
I lavori consistono nel ripristino puntale delle parti ammalorate e nella sostituzione dove necessario di alcune di esse: si è proceduto al rifacimento del tetto, al risanamento statico-strutturale del fabbricato e delle sue pertinenze murarie (l’antico perimetro di Cinta del Ricetto), al restauro delle superfici interne e alla revisione dei pavimenti.
Sono stati inoltre restaurati gli arredi della cappella, la Pala dell’Icona (tela dipinta a olio della metà del XVII secolo), l’altare ligneo, l’acquasantiera in pietra, la trave lignea decorata, le panche e le superfici pittoriche affrescate con eliminazione parziale degli intonaci ottocenteschi in modo da valorizzare l’impianto pittorico quattrocentesco enucleandolo dal contesto circostante che ripropone l’originale superficie muraria in ciottoli e laterizi.
E’ stata quindi realizzata e posizionata nella cappella una copia dell’antico crocifisso ligneo.
L’impiego della luce artificiale debitamente indirizzata mira ad accentuare il risalto delle scene pittoriche facendole emergere con forte contrasto cromatico dall’intorno circostante mantenuto prevalentemente in oscurità.

Gli affreschi.
Alla fine del secolo XV, alcuni a firma di Giovanni Marcheto, sono databili gli affreschi interni della Cappella; sono riconoscibili S. Antonio abate, S. Francesco, Sant’Anna, il Beato Antonio Neirotti da Rivoli, S. Friolo, S. Michele, S. Sebastiano, S. Andrea, S. Domenico, S. Pietro, S. Antonio, S. Giovanni Battista, S. Giacomo, S. Grato.
I resti purtroppo molto rovinati di affreschi presenti sulle pareti dell’abside risalgono alla seconda metà del 1600 e sostituiscono dipinti precedenti, forse cinquecenteschi.
La trave lignea porta un crocefisso dipinto su tavola di sapore iconografico bizantino (periodo Tre-Quattrocentesco), superstite di un trittico ligneo di cui sono andate perdute le parti laterali.

 

Bibliografia:
 – Claudio BERTOLOTTO, Gli affreschi del “maestro di Rubbianetta”, in Boschi & Castelli, Itinerari medievali nelle terre dei Visconti di Baratonia, Gruppo Archeologico Torinese – Ecomuseo Val Ceronda, Nichelino 2007, pp. 95-100.

Note:
da C. Bertolotto (vedi sopra):
“… Sant’Antonio Abate è rappresentato con ai piedi un maialino, sul tratto di parete alla base dell’arco absidale, accanto alla raffigurazione di San Pietro.
La scelta di una posizione di particolare rilievo per la figura di Sant’Antonio, ben visibile dalla navata della chiesa, a lato dell’altare, si può spiegare col fatto che il promotore della campagna di affreschi fu probabilmente il frate antoniano Marcellino de Thebanis di Pianezza, eletto nel 1489 primo parroco della parrocchia di San Giuliano di Rubbianetta…”

 

Fruibilità:
Da molti anni la chiesa è chiusa al culto e viene riaperta ogni anno per celebrare la messa solo in occasione della festa di San Giuliano a fine agosto.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 10/07/2009

VENZONE (UD). Chiesa di Sant’Antonio abate

La chiesa di Sant’Antonio abate sorge in val Venzonassa su un colle in posizione assai panoramica.
https://maps.app.goo.gl/tv7P1G4Fu4Cw5PkX8
Subito dopo aver oltrepassato Venzone in direzione nord, imboccare la strada che conduce alle case di borgo Sottomonte (m 270, possibilità di parcheggio). Seguire per pochi metri la rotabile che risale la val Venzonassa fino ad incontrare sulla sinistra le indicazioni del segnavia CAI n. 705. Il sentiero, lastricato e contornato da un muretto a secco, si snoda all’interno di una boscaglia raggiungendo, dopo poco, un’ancona. Qui si incontra la strada asfaltata che va seguita a sinistra per un brevissimo tratto fino alle case di Mastrui (m 376). Dal ripiano dell’abitato, grazie alla interruzione della copertura vegetale, si apre un primo panorama verso la valle del Tagliamento.
Riprendere ora il comodo sentiero che sale a pendenza costante sempre immerso in una boscaglia avvolgente composta in prevalenza da orniello, carpino nero, nocciolo e roverella. Nelle pietre che costituiscono il fondo della mulattiera sono ancora evidenti i solchi incisi in passato dal passaggio delle slitte usate per il trasporto a valle. Nella uniforme colorazione della stagione invernale spiccano le sempreverdi edere, le foglie cuoriformi del ciclamino e qualche precoce primula. Non è raro poi osservare in questo tratto i caprioli fuggire nel bosco, allertati dalla nostra presenza. Dopo aver ignorato sulla destra una traccia che conduce ad alcuni stavoli diroccati, il percorso prosegue attraversando una serie di piccoli ghiaioni colonizzati dal carpino nero e dal ginepro. A quota 880 un cartello ci indica il bivio per raggiungere la nostra meta.
Abbandoniamo quindi il sentiero CAI n.705 per prendere a destra il n.705a che, dopo una modesta perdita di quota, guadagna velocemente il piccolo ripiano su cui sorgono la chiesa di Sant’Antonio abate, risalente al XIV secolo, ed un piccolo bivacco utile in caso di maltempo (m 852, notevole la visuale su Venzone e la val Venzonassa).
Per il ritorno è possibile utilizzare il medesimo itinerario oppure scendere a borgo Costa e chiudere l’anello tramite il lungo tratto di strada asfaltata che rientra a borgo Sottomonte.

 

La Chiesa risale al XIV secolo e, dopo gli eventi sismici del 1976,  è stata ricostruita nel 1984-85 .
All”interno conserva un pregevole ciclo di affreschi datato attorno al 1530, ed attribuito a Gaspare Negro, autore veneziano della prima metà del XVI secolo, seguace del Pordenone e di Raffaello ed abitante ad Udine. Nell’arco trionfale rimangono alcuni lacerti dell’annunciazione. Nelle pareti dell’abside, dentro arcate a tutto sesto, è raffigurata la teoria dei dodici Apostoli; nella lunetta di fondo Sant’Antonio che predica alle genti; nella volta, quattro storie della vita di Sant’Antonio abate e  San Paolo eremita. I dipinti si sono salvati dalla distruzione poiché prima del sisma, nel 1974, erano stati rimossi per il restauro, avvenuto nel 1985 in occasione della ricostruzione della Chiesa.

 

Cronologia: XIV sec.

Fruibilità: E’ tradizione basata su un antico ex-voto che il giorno di San Giuseppe Artigiano (poi divenuto anche la Festa del Lavoro – I° maggio) gli abitanti di Venzone salgano alla chiesetta di S. Antonio abate (sec. XIV).
La Messa viene celebrata alle ore 11.00. E’ l’occasione per una scampagnata in allegria in un luogo incontaminato ai piedi del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, dal quale si ha un’affascinante vista di Venzone, della Val Venzonassa e della Valle del Tagliamento.
Ufficio IAT-Pro Venzone (0432 985034) Email: provenzone@libero.it

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 01/07/2009

Vedi descrizione affreschi interni: SAA Venzone, Verzenasca, da Sot la Nape dic. 1992, Guido Clonfero, Sei momenti figurati della vita di SAA

AIELLO DEL FRIULI (Ud). Chiesa parrocchiale di Sant Ulderico, altare di Sant’Antonio abate e Carlo Borromeo

La Chiesa Parrocchiale di S. Ulderico, funzionante dal 1691, è una bella costruzione con armonica facciata, in pietra d’Aurisina,  decorata da lesene e da quattro nicchie contenenti statue recenti di Egisto Caldana (S. Giuseppe artigiano e patrono dei lavoratori, S. Francesco d’Assisi, S. Maria Goretti, patrona dei rurali e S. Caterina da Siena).
Venne benedetta il 2 settembre 1691, ma venne solennemente consacrata nel 1742.


Presenta un ampio interno ad una navata con cinque altari (quelli delle Anime Purganti e di S. Antonio abate con pala  dipinta da Pietro Bainville, secolo XVIII, cui si deve anche la pala della Beata Vergine della cintura, già sull’altare della Consolazione); una scenografica cupola affrescata nel 1900 dal Goriziano Clemente Delneri, autore anche dei medaglioni con i Santi Aquileiesi sulle pareti e di un affresco in sagrestia.
La chiesa è stata arricchita agli inizi del 1900 da una decorazione pittorica che comprende i quattro Evangelisti, gli Angeli ed un Crocefisso sulla cupola ed una serie di medaglioni raffiguranti i Santi Martiri Aquileiesi lungo le pareti laterali.
Sul soffitto sono raffigurate la Gloria di Sant’Ulderico e due scene della vita del Santo (Difesa di Augusta dagli Ungari e Visita ai poveri e agli infermi).
In Canonica, inoltre, è conservata la pala con la Fede di Arturo Colavini (secolo XIX).

La pala con s. Antonio abate è stata restaurata nel 2019.

 

Link:
https://newsletter.rotaryitalia.it/archivio-newsletter/restauro-pala-dellaltare-di-santantonio-abate/

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 31/05/2009

PALAZZOLO DELLO STELLA (UD), fr. Piancada. Chiesa di Sant’Antonio abate

In Comune di Palazzolo, nel bosco Turgnano, nel territorio della Frazione di Piancada, si trova una chiesetta dedicata a Sant’Antonio abate, che era circondata dal bosco Turgnano.  https://goo.gl/maps/SfHCX9eTn22FBeuz7
La chiesetta votiva risale al XV secolo e fu eretta, probabilmente, dall’omonima confraternita di Muzzana.
Nel sedime sottostante e nel periodo patriarcale vi operava un doppio molino a sei ruote, metà del quale era bene feudale dei conti di Gorizia e gestito dalla comunità di Marano.

E’ un edificio abbandonato, sconsacrato, malridotto. Eppure, visto da fuori, è ancora affascinante per quella sua facciata, un po’ singolare, che appare perfino imponente e per la sua storia antica, che parte dal Cinquecento.
Ma bisogna arrivare al 1856, per togliere la chiesa da un oblio durato secoli. In quell’anno, il nuovo proprietario del fondo boschivo di Sant’Antonio abate, conte Ferdinando di Colloredo, decide infatti di ripristinare l’edificio sacro ormai cadente. La ricostruzione è attestata da una lapide, recentemente asportata (auspicabilmente per metterla al sicuro): “SACELLUM DIRUTUM / D. ANTONIO AB. DICATUM / FERDINANDUS COLORETUS / RESTITUIT A.D. MDCCCLVI”.
Da qui, nacque la nuova storia della Chiesa di Marianis, che passa per la ristrutturazione del 1925 ed una serie di tentativi del Comune di Palazzolo dello Stella per recuperare la struttura fatiscente, dal 1980 fino al 1996, quando l’intervento pubblico poté solo permettersi il rifacimento del tetto crollato.
Nel 1993 la storia della chiesetta ha un soprassalto, attraverso la scoperta su una parete di una scritta a matita. E’ datata 1916 ed è sopravvissuta nell’abbandono dell’edificio. In quell’anno di guerra, era accampata nella zona Volpares Marianis, la Brigata Bari della Terza Armata. Il testo è una preghiera: “Pregate tutti il buon e antico Santo acciò finisca questo macello per il bene di noi tutti e delle nostre famiglie. Firmato: soldati Frizzole Edoardo e Porzionato Carlo (7 gennaio 1916), soldati Ghintini Luigi e Baldrini Luigi (18 marzo 1916). Giuliano Bini, nel suo libro “Palazzolo nella Grande Guerra”, così commentò: “E’ il più vero e il più prezioso monumento sulla guerra esistente a Palazzolo, un monumento dai più sconosciuto (…) abbandonato, negletto, esposto al degrado del tempo, dell’ambiente e del vandalismo. E’ un monumento nel monumento”.
E infatti, oggi, l’iscrizione, nella parete umida e scrostata della chiesa, non si vede più, quasi dissolta. Rimangono visibili il nome Edoardo e l’anno 1916, quasi per esaltarne il rimpianto.

L’attuale costruzione, in stile neogotico, presenta un’aula rettangolare con soffitto carenato ed un’abside nella quale è collocato l’altare che conserva una statua lignea cinquecentesca raffigurante Sant’Antonio abate.

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 17/07/2009 – 19/01/2025