FARA FILIORUM PETRI (Chieti). Chiesa di Sant’Antonio abate

 

la Chiesa è sita in Via Sant’Antonio.  https://goo.gl/maps/VFXkXbxzVevsYCuX6

La chiesa è esistente sin dal 1365. Ha una pianta a navata unica.
Nella metà del sec. XIX vi fu costruito in adiacenza il Camposanto comunale.

Da una scritta posta all’interno risulta che fu restaurata nel 1904.
Vi si conservano le statue di S. Antonio abate e di S. Agata V.M.
Un’immagine del Santo sull’altare maggiore (vedi foto in basso).

 

Link: http://www.prolocofara.it

Email: info@prolocofara.it

 

Note:
Le “farchie”
Il Sant’Antonio di gennaio viene festeggiato con le “farchie”.
E’ una festa dove sono evidenti i prodromi dei riti carnevaleschi mentre si lasciano quelli natalizi; il carattere di transizione è evidente nella mescolanza di usanze tardo natalizie, come quella inerenti i cibi (crespelle, cauciune, serpentone) mentre il brio e l’allegria di gruppo sembra preludere al Carnevale.
Il carattere calendariale della festa che coincide con il periodo invernale: il fuoco purificatore, allontanatore del male, prepara l’ascesa dell’astro solare necessaria per nuovi e abbondanti raccolti ( … )
Tra gli aspetti rituali più interessanti di questa festa si distinguono le tradizioni melodiche teatrali come i canti e le sacre rappresentazioni; queste ultime, che derivano probabilmente dalle commedie dei santi di origine spagnola del tardo Rinascimento, raccontano in forma melodrammatica le vicende di Sant’Antonio nel deserto”.
Le farchie sono dei fasci cilindrici di canne legati con rami di salice rosso aventi generalmente un diametro di cm 70-100 ed una lunghezza di mt. 7-9. Di solito sono preparate dalle contrade Colli, Madonna, Mandrone, Forma, Vicenne, Fara Centro, Crepacci, Campo Lungo, Colle Anzolino, Via S.Antonio o Colle San Donato, Sant’Eufemia, Giardino e Pagnotto, per essere portate processionalmente il pomeriggio dei giorno 16 gennaio dalle rispettive contrade sino al Largo antistante la chiesa di S. Antonio abate, per essere innalzate ed incendiate con una simpatica rappresentazione coreutica.

La leggenda
E’ tradizione che la festa delle farchie sia stata originata da un miracolo per intercessione di S. Antonio al tempo dell’invasione francese del 1799.
All’epoca Fara era protetta da un grande querceto che si estendeva fino a coprire interamente la contrada Colli.
Venendo da Bucchianico verso Guardiagrele i Francesi volevano occupare Fara ma l’apparizione di S. Antonio nelle vesti di un generale li fermò. Il santo intimò alle truppe di non oltrepassare la selva ed al loro diniego trasformò gli alberi in immense fiamme che scompigliarono i soldati.

Come si svolge la festa
Il giorno 16 gennaio dalle contrade partono trattori decorati con sopra le farchie. E norma che i cortei prima di iniziare il viaggio recitino le litanie lauretane.
Un suonatore di “trevucette” si mette a cavallo della farchia mentre un tamburino si mette a capo del corteo.
I contradaioli scaricano la farchia poggiandola sul suolo e quindi, al comando di un uomo chiamato “capofarchia” la innalzano in piedi.
Quando tutte le farchie sono alzate si dà inizio all’incendio.
Alcuni mortaretti incendiano la sommità come una grande torcia.
Esiste la competizione tra le contrade: vince chi, dopo aver dimostrato maestria e perfezione, incendia per ultimo la farchia.

Qual’è la farchia migliore
A detta dei partecipanti la perfezione tecnica della farchia viene alla luce solo dopo che è innalzata: la verticalità, il giusto allineamento dei nodi, la corretta sistemazione delle canne per evitare rigonfiamenti o torsioni, sono i requisiti principali di giusta maestria, messi in relazione con le dimensioni metriche.

Comitato organizzatore
La festa è organizzata da un comitato spontaneo che trova i principali sostenitori nelle contrade e che provvede alla questua necessaria per sostenere le spese dei fuochi d’artificio e la Banda musicale.
La preparazione delle farchie comunque, pur essendo prerogativa dei contradaioli, per consuetudine viene svolta di anno in anno presso le stesse famiglie.

I pani di S’Antonio
Si preparano il giorno 16 ed il 17 vengono benedetti davanti la chiesa di S. Antonio. Il comitato fa cuocere circa 400 o 500 “rosette” che poi distribuisce a tutte le famiglie del paese.
Si usa mangiare questo pane per devozione, ed una porzione la si fa mangiare agli animali domestici per preservarli dai malanni.

Il nome “farchia”
L’origine etimologica di “farchia” potrebbe essere ravvisata in “fòrchia” che tuttora nel dialetto di Palena (CH) significa caprile dal latino fùrcula da cui farchja in relazione alle canne intrecciate che delimitano il caprile nella stalla; oppure da “farchjié” canna palustre con cui si impagliavano le sedie o si bruciavano le setole del maiale.
In abruzzese comunque “farchie” indica anche una fiaccola di canne oppure legna intrecciata a mò di falò che si brucia la notte di natale o nella festa patronale. Di conseguenza la parola indica anche l’asta di legno che sostiene il falò bruciato davanti alle chiese la notte di Natale.

Vedi anche:  https://www.santantonioabate.afom.it/fara-filiorum-petri-ch-santantonio-abate-e-le-farchie/

 

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 28/05/2009

SCARMAGNO (TO): Cappella di Sant’Eusebio al Màsero, affresco di s. Antonio abate.

La cappella si trova in un boschetto a breve distanza dalla borgata Màsero.

 

Un AFFRESCO  del XV secolo, opera del “Maestro del chirurgo Domenico della Marca d’Ancona” ben conservato e delle dimensioni di m. 2,68 x 1,56 è dipinto sulla parete destra: composto da cinque riquadri, è contornato da una cornice sulla quale si possono leggere alcuni nomi dei santi raffigurati e la data in cui fu eseguito (MCCCCXXIIII). Nel riquadro centrale è la Madonna che allatta il Figlio, in quelli a sinistra si trovano un Santo martire (S. Defendente?) il cui nome è indecifrabile e S. Sebastiano, nei due a destra S. Eusebio e S. Antonio abate. L’opera presenta elementi tipici della pittura gotica.
S. Antonio tiene nella mano sinistra una campanella e un libro rosso; nella destra un bastone.

 

Bibliografia:
BONICATTO Simone, Il Maestro del chirurgo Domenico della Marca d’Ancona e il contesto pittorico del Canavese, Editris, Torino 2022

Note:
Per ogni dettaglio vai su:
http://archeocarta.org/scarmagno-to-cappella-santeusebio-masero/

Rilevatore: Feliciano Della Mora

 

UDINE. Galleria dei Disegni e delle Stampe Antiche, in Castello, acquerello raff. S. Antonio abate

Il Castello, che sorge sul colle del centro cittadino, conserva il nome della costruzione precedente, distrutta dal terremoto del 1511, ma in realtà è un imponente palazzo, progettato da Giovanni Fontana nel 1517.


Sede del Luogotenente veneto fino al 1797, poi del dominio austriaco, dopo essere stato anche caserma e carcere divenne sede di Musei udinesi terminato il restauro del 1906.
Un radicale restauro fu eseguito  a seguito del terremoto del 1976, per cui i Musei si riappropriarono della sede nel 1988 riallestendovi nell’ordine, dopo gli uffici, la Biblioteca d’Arte e la Fototeca, le sezioni museali: Lapidario, Museo Archeologico, Raccolte Numismatiche, Galleria d’Arte Antica (inaugurata nel 1990).

La Galleria dei Disegni e delle Stampe Antiche, configuratasi con la distinzione delle sezioni museali creata nel 1946, si fonda su consistenti lasciti, come quelli dell’abate G.B. Del Negro (1873), del co. Francesco di Toppo (1883) e di Carlo Cosmi (1934).
Rinnovata nel 1960 con una nuova selezione delle opere, si presenta nell’allestimento inaugurato nel 1998 con una nuova scelta di poco più di trecento esemplari tra disegni e incisioni.
Per quanto riguarda i disegni, di cui si conservano nel Gabinetto Disegni e Stampe oltre duemila esemplari, essi sono per la gran parte opera di artisti veneti del Sei e Settecento; ben rappresentati anche gli artisti locali, soprattutto per l’Ottocento.

Le stampe conservate sono oltre tremila, quelle esposte duecento, datate dal Cinquecento all’Ottocento. Sono stampe d’invenzione e stampe di traduzione da opere di celebri pittori, dai soggetti mitologici e storici a quelli religiosi, dai ritratti alle scene di vita, dalle carte geografiche ai paesaggi e alle vedute di città.

Nella Sala 4, in una cassettiera, viene conservato, fra l’altro, un acquerello su pergamena, mm. 273 x 210, (inv. 1031; Lascito Joppi, 1906), raffigurante un Sant’Antonio abate e datato 1554.

Bibliografia:
 – Cristina DONAZZOLO CRISTANTE, I Musei del Castello di Udine, La Galleria dei Disegni e delle Stampe Antiche, Udine 2001, pp. 91

Fruibilità:
Orario apertura dei Musei Civici di Udine.
Da martedì a sabato: 9,30 – 12,30 e 15 – 18  Domenica: 9,30 – 12,30.  Lunedì chiuso
Info: tel. 0432 271591  – E-mail: civici.musei@comune.udine.it

Rilevatore: Feliciano Della Mora

Data ultima verifica sul campo: 15/12/2008

SAUZE D’OULX, fraz. Jouvenceaux (To). Cappella di S. Antonio Abate – esterno.

Si arriva a Jouvenceaux (altitudine m 1382) percorrendo l’autostrada che da Torino conduce al traforo del Fréjus e uscendo al casello di Oulx, oppure seguendo la statale 24 del Monginevro; da Oulx in pochi chilometri si arriva a Jouvenceaux. La cappella è situata al centro del paese vecchio in una piazzetta, nella quale si trova anche una fontana in pietra, originariamente collocata in un altro luogo.
https://goo.gl/maps/qgEVXdTGTGNawRxy6

 

La cappella ha una facciata a capanna, con una porta laterale e una finestra centrale, ed è coperta con lose; sulla parte posteriore sinistra del tetto è impostato un piccolo campanile a vela.
Sulla facciata è affrescato il Giudizio Universale: al centro in alto è rappresentato Cristo, circondato da angeli; nel registro inferiore la Vergine e S. Giovanni Battista sono affiancati, ai due lati della finestra, dagli Apostoli, che hanno a loro volta ai lati i Patriarchi a sinistra e i Profeti a destra. Nel terzo registro sono rappresentati a sinistra i Santi Confessori, al centro i Martiri e a destra le Vergini; inoltre due coppie di angeli chiamano i morti resuscitati, che sono avviati al Paradiso, affrescato a sinistra, sotto forma di una torre, o all’inferno, la cui immagine è andata perduta.

Sul fianco sinistro, nel registro superiore sono raffigurati S. Michele Arcangelo, l’Annunciazione, S. Antonio abate e sulla destra, in grandi dimensioni, S. Cristoforo; nel registro inferiore sono rappresentate, in due riquadri, le scene della Confessione e della “Messa ascoltata con buona e cattiva disposizione”.
S. Antonio, che è collocato in un paesaggio montano, regge nella mano sinistra il bastone e la campanella e ha ai piedi il fuoco e il maialino; il Santo è circondato da alcuni malati di herpes, che, reggendosi su stampelle, mostrano le loro piaghe agli arti.

 

Note storiche:
Gli affreschi sono attribuiti alla bottega del pinerolese Bartolomeo Serra e del figlio Sebastiano, attivi nella seconda metà del Quattrocento in Valle di Susa, oltre che nel Pinerolese e nel Canavese.

In particolare a Bartolomeo in prima persona sono assegnati il Giudizio Universale, le Storie di S. Antonio e la Crocifissione, mentre avrebbe realizzato insieme a collaboratori gli affreschi del lato esterno.

La Deposizione e la Madonna con il Bambino e S. Biagio sono di mano di un altro pittore, sempre appartenente alla bottega dei Serra.

 

Per gli affreschi e le opere all’interno, vedi scheda “interno”:
https://www.santantonioabate.afom.it/sauze-doulx-fraz-jouvenceaux-to-cappella-di-s-antonio-abate-interno/

Fase cronologica:
La cappella è stata costruita nella seconda metà del Quattrocento.
Gli affreschi, interni ed esterni, risalgono al decennio 1480-1490.

 

Bibliografia:
 – A. GRISERI, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, pag. 133 nota 121, Torino 1965
– E. ROSSETTI BREZZI, La pittura in Valle di Susa tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento, in G. ROMANO (a cura di), Valle di Susa. Arte e storia dall’XI al XVIII secolo, Catalogo della mostra (Torino 12 marzo – 8 maggio 1977), pag. 186, Torino 1977
– M. TUA – G. DE BERNARDI, Affreschi del XV e XVI secolo in Chiese e Cappelle dell’Alta Valsusa, in E. REGIS – M. TUA – G. DE BERNARDI, Santi e dannati negli affreschi del XV e XVI secolo in Alta Valsusa, pagg. 37-43, supplemento al n. 26 di Segusium 1989, Susa 1989
– C. BERTOLOTTO, Le stagioni della pittura murale, in AA. VV., Il patrimonio artistico della Valle di Susa, pagg. 177-178, Torino 2005
– ASSOCIAZIONE AMICI DI JOUVENCEAUX (a cura di), Cappella di S. Antonio Abate in Jouvenceaux –Sauze d’Oulx, Rovereto 2005. [Questa opera descrive la cappella nel complesso delle sue vicende storiche e artistiche, e documenta gli interventi e i restauri eseguiti, con la relativa bibliografia]
– S. DAMIANO – F. NOVELLI – A. ZONATO (a cura di), Itinerari di Arte Religiosa Alpina – Valle di Susa, pagg. 100-101, Centro Culturale Diocesano, Susa 2007.

Link:  http://www.centroculturalediocesano.it
http://archeocarta.org/sauze-doulx-jovenceaux-to-cappella-santantonio-abate/
Email: museo@centroculturalediocesano.it

Note:
Nel 1996, per iniziativa dell’Associazione Amici di Jouvenceaux, si è iniziato il risanamento delle strutture della cappella; gli affreschi sono stati scoperti nel corso di interventi successivi, dopo l’asportazione dell’intonaco che copriva le pareti interne. Scavi archeologici eseguiti nel 2000 hanno permesso di portare alla luce, sotto la pavimentazione, i resti di un’abitazione altomedievale.

 

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 01/09/2008

 

SAUZE D’OULX, fraz. Jouvenceaux (To). Cappella di S. Antonio Abate – interno.

Per info sulla storia della cappella e gli affreschi esterni vedi scheda “esterno”:
https://www.santantonioabate.afom.it/sauze-doulx-fraz-jouvenceaux-to-cappella-di-s-antonio-abate-esterno/

 

L’interno della cappella quattrocentesca è composto da un’unica navata coperta da un cassettonato ligneo, e da un presbiterio, edificato successivamente, con volta a crociera; sul lato destro del presbiterio una porta conduce alla sacrestia; sulla controfacciata è collocata una cantoria lignea.

La pala d’altare rappresenta la Madonna con il Bambino e S. Antonio abate; il Santo, inginocchiato davanti alla Vergine, si appoggia a un bastone a cui è appesa la campanella e ha ai piedi il fuoco e il maiale. Vedi le prime due immagini in basso). La pala è stata eseguita alla fine del Seicento o agli inizi del Settecento, opera di un pittore vicino all’ambiente artistico della corte sabauda.

A destra dell’altare è collocata una statua, di fattura molto recente, che raffigura S. Antonio abate, con il bastone nella mano destra, un libro nella sinistra e ai piedi il maiale. (immagine 3 in basso)
A sinistra dell’altare si trova una statua lignea di S. Sebastiano che risale all’inizio del Seicento.

In una tela sulla parete destra del presbiterio è rappresentato S. Antonio abate in preghiera; il Santo, riconoscibile per la lettera tau dipinta sul mantello e per il fuoco ai suoi piedi, è inginocchiato in preghiera davanti ad un libro. Il dipinto  risale al primo quarto del Settecento. ( vedi immagine  4 in basso).
Nella cantoria, una tela, che risale al Settecento, raffigura la Madonna con Bambino, Santi e le anime del Purgatorio.

 

Sulle pareti della navata i recenti restauri hanno portato alla luce un ciclo di affreschi con le storie di S. Antonio abate, analogo a quelli di Ranverso, di Savoulx e di Salbertrand. (immagini  5 – 6 – 7  – 8  – 9 in basso)
Gli episodi, su due registri, hanno inizio dalla parete sinistra della navata, continuavano sulla parete di fondo, poi demolita per far posto al presbiterio, e terminavano sulla parete destra.
Le scene più leggibili si trovano sulla parete sinistra: nel primo riquadro del registro superiore: ascoltando l’omelia della messa, Antonio decide di abbracciare la vita monastica; nel secondo episodio affida la sorella a un convento di monache; nel riquadro successivo distribuisce i suoi beni ai poveri.
La prima scena del registro inferiore rappresenta S. Antonio assalito dai diavoli; il riquadro seguente mostra il sogno di S. Antonio, che apprende da un angelo l’esistenza di Paolo, un eremita più anziano di lui, e quindi decide di andare a trovarlo, come è narrato nell’episodio successivo, in cui S. Antonio è guidato da un centauro.
I riquadri del registro superiore della parete destra, molto lacunosi, rappresentano le tentazioni a cui S. Antonio è sottoposto da parte del demonio.
Nel registro inferiore della medesima parete destra, dopo alcuni riquadri molto frammentari, l’ultima scena rappresenta le esequie del Santo.

Nell’ultimo registro in basso della stessa parete, accanto al frammento di una Deposizione, è raffigurata una Madonna con il Bambino e S. Biagio; in alto vi è la scritta “hoc opus fecit fieri Johannes Martin [?] ad honorem V[…]”.
Nello spazio triangolare dell’arco santo è affrescata una Crocifissione.

 

Note storiche:
Gli affreschi sono attribuiti alla bottega del pinerolese Bartolomeo Serra e del figlio Sebastiano, attivi nella seconda metà del Quattrocento in Valle di Susa, oltre che nel Pinerolese e nel Canavese.
In particolare a Bartolomeo in prima persona sono assegnati il Giudizio Universale, le Storie di S. Antonio e la Crocifissione, mentre avrebbe realizzato insieme a collaboratori gli affreschi del lato esterno.
La Deposizione e la Madonna con il Bambino e S. Biagio sono di mano di un altro pittore, sempre appartenente alla bottega dei Serra.
Gli affreschi, interni ed esterni, risalgono al decennio 1480-1490.

 

Bibliografia:
 – A. GRISERI, Jaquerio e il realismo gotico in Piemonte, pag. 133 nota 121, Torino 1965
– E. ROSSETTI BREZZI, La pittura in Valle di Susa tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento, in G. ROMANO (a cura di), Valle di Susa. Arte e storia dall’XI al XVIII secolo, Catalogo della mostra (Torino 12 marzo – 8 maggio 1977), pag. 186, Torino 1977
– M. TUA – G. DE BERNARDI, Affreschi del XV e XVI secolo in Chiese e Cappelle dell’Alta Valsusa, in E. REGIS – M. TUA – G. DE BERNARDI, Santi e dannati negli affreschi del XV e XVI secolo in Alta Valsusa, pagg. 37-43, supplemento al n. 26 di Segusium 1989, Susa 1989
– C. BERTOLOTTO, Le stagioni della pittura murale, in AA. VV., Il patrimonio artistico della Valle di Susa, pagg. 177-178, Torino 2005
– ASSOCIAZIONE AMICI DI JOUVENCEAUX (a cura di), Cappella di S. Antonio Abate in Jouvenceaux –Sauze d’Oulx, Rovereto 2005. [Questa opera descrive la cappella nel complesso delle sue vicende storiche e artistiche, e documenta gli interventi e i restauri eseguiti, con la relativa bibliografia]
– S. DAMIANO – F. NOVELLI – A. ZONATO (a cura di), Itinerari di Arte Religiosa Alpina – Valle di Susa, pagg. 100-101, Centro Culturale Diocesano, Susa 2007.

Link: http://www.centroculturalediocesano.it
http://archeocarta.org/sauze-doulx-jovenceaux-to-cappella-santantonio-abate/
Email: museo@centroculturalediocesano.it

Note:
Nel 1996, per iniziativa dell’Associazione Amici di Jouvenceaux, si è iniziato il risanamento delle strutture della cappella; gli affreschi sono stati scoperti nel corso di interventi successivi, dopo l’asportazione dell’intonaco che copriva le pareti interne. Scavi archeologici eseguiti nel 2000 hanno permesso di portare alla luce, sotto la pavimentazione, i resti di un’abitazione altomedievale.

Fruibilità:
Per le visite ci si può rivolgere al Centro Culturale Diocesano, via Mazzini 1 – 10059 Susa (To) – tel. e fax 0122 622640.

Rilevatore: Maria Gabriella Longhetti

Data ultima verifica sul campo: 01/09/2008