SAN CASCIANO IN VAL DI PESA (FI). Museo Giuliano Ghelli, sei dipinti con s. Antonio abate

Il Museo fu allestito all’interno della chiesa di Santa Maria del Gesù o del Suffragio. Nel 2008 si è arricchito di nuove sale ricavate dai locali dell’antico convento di monache benedettine, che vi abitarono dal XVII al XIX secolo; la chiesa, tuttora officiata, è stata mantenuta parte del percorso museale.
Alla collezione di opere di arte sacra a pianoterra sono state aggiunte la sezione archeologica e recentemente quella di arte contemporanea.

 

1) Nella Chiesa, su una parete laterale, vi è un dipinto Sant’Antonio abate, san Sebastiano e san Rocco con due angeli, tempera su tavola di 117 x148 cm del Maestro di Tavarnelle (1510 – 1515 ca.) proveniente dall’oratorio della Pieve Vecchia di Sugana.
Il paesaggio riprodotto sullo fondo che rappresenta l’abitato di Cerbaia visto dall’oratorio della Pieve vecchia e dove si può notare l’antico e oggi distrutto spedale di santa Caterina d’Alessandria. Il dipinto in origine era collocato al primo altare di destra dell’oratorio e da qui venne trasferito nel 1906 nella pieve di San Giovanni in Sugana. La vicenda attributiva è stata complessa e l’attribuzione al Maestro di Tavarnelle si deve nel 1976 a Everett Fahy. Questo dipinto si può identificare con la notevole pala d’altare vista da Federico Zeri dopo l’alluvione del 1966 nei corridoi degli Uffizi, pala d’altare che proveniva da una chiesa del contado fiorentino e che raffigurava sant’Antonio abate.

Sant’Antonio, a sinistra, con la tau sul mantello marrone, tiene con la mano destra un libro rosso chiuso e una campanella, con la sinistra un bastone a tau. Il muso di un maiale nero a sinistra.

Immagine da Wikimedia
Link:
hhttps://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/6629695/Maestro+di+Tavarnelle+%281510%29%2C+San+Sebastiano+tra+Sant%27Antonio+abate+e+San+Rocco


2) Nella sezione di Arte Sacra del Museo, una tempera su tavola dell’ultimo decennio del XIV secolo raffigurante “Madonna col Bambino tra Angeli e sei Santi” opera recentemente attribuita a Maestro Francesco o Francesco Fiorentino, proveniente dalla chiesa di San Pier di Sotto.

È una piccola tavola centinata dipinta a fondo oro e dai colori brillanti. Sono raffigurati la Vergine col Bambino circondati in alto da sei angeli con le mani giunte e da due santi a mezzo busto: san Lorenzo e san Francesco; nella parte inferiore si trovano altri quattro santi in piedi: a sinistra sant’Antonio abate e san Giovanni battista; a destra, separati da un vaso di gigli, sant’Jacopo e san Nicola di Bari. La tavola venne trasferita nel 1933 nella pieve di Santa Cecilia a Decimo e nel 1959 nella chiesa di Santa Maria del Prato. Nel 1968 Federico Zeri la inserì nel novero delle opere del Maestro del Cristo docente, autore della tavola conservata nella chiesa di Santa Maria a Quarto, sulla quale, nello stesso anno Eve Borsook leggeva la scritta “Francesco / me pinxit anno MCCCLXXXXI / di IIImese / (?) priore”.

Sant’Antonio abate è a sinistra in secondo piano, con barba scura; tiene un libro con la mano destra e un bastone con la sinistra.

Immagine da Wikimedia
Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900132389


3) Trittico a tempera su tavola, datato 1398, opera del Maestro di San Jacopo a Mucciana e proveniente dalla chiesa di San Jacopo a Mucciana. Raffigura: “Madonna col Bambino tra i santi Cristina e Antonio abate, Caterina e Jacopo“. (fotografia in alto)

Nella antiche guide locali questa opera viene attribuita a Taddeo Gaddi e descritta come divisa in tre parti: la parte centrale era collocata nel primo altare di sinistra mentre le due laterali erano appese ai lati dell’altare maggiore della chiesa di provenienza. In seguito venne trasferito nella chiesa di San Martino ad Argiano. L’attribuzione si deve a Richard Offner e tale identificazione è stata confermata dal Boskovits e da Federico Zeri. In occasione del restauro del 1988 è stata riportata alla luce un’iscrizione collocata alla base del primo pannello: A.D. MCCCLXXXXVIII DIE. P.MO JANVI HOC OPUS ED.

Sant’Antonio, nello scomparto di sinistra, tiene con la mano destra un bastone a tau e con la sinistra un libro chiuso. Il muso di un piccolo maiale nero spunta ai suoi piedi a sinistra.

 

Immagine da Wikimedia


4) Tempera su tavola di 86 x 43,5 cm, del terzo decennio del XV secolo, opera di scuola fiorentina proveniente dalla Chiesa di Santa Maria a Argiano. Raffigura “Madonna col Bambino tra i santi Giovanni battista, Biagio, Giuliano e Antonio abate“.

Si tratta di un piccolo dipinto, tipico esempio di altarolo devozionale delle botteghe fiorentine del primo Quattrocento. In esso è raffigurata la Madonna con veste verde con in braccio il Bambino Gesù vestito di giallo a fiorami il quale gioca con un uccellino; i quattro santi circostanti sono raffigurati ognuno col proprio attributo iconografico distintivo. Il fondo dell’opera in origine era argentato per poi essere trattato a foglia d’oro.

Sant’Antonio abate è a destra in alto, con barba biforcata e tau sul mantello; tiene nelle mani un bastone a tau. Ai suoi piedi, a destra, un piccolo maiale.

Link:
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900228269


5)  Olio su tavola di 155 x 130 cm, del 1580-99, opera di Antonio del Niccolino proveniente dalla chiesa di Santa Maria a Bibbione.  Raffigura “Vergine Assunta tra San Gregorio Magno e sant’Antonio abate“.

Nella tavola centinata sono rappresentati: in alto la Vergine Assunta sollevata da alcuni angeli tra i santi Gregorio Magno (in veste pontificia) e Antonio abate mentre alle loro spalle è rappresentato un sarcofago coperto di fiori. In basso, sopra il sasso centrale vi è la firma dell’artista: “AN.° DEL NIC.no FA.”, da leggere come Antonio del Niccolino faciebat. Questa opera è una smaccata riproduzione, anche se in posizione invertita, della Vergine assunta riprodotta nella Allegoria della Immacolata Concezione opera di Giorgio Vasari ed eseguita per Bindo Altoviti. Restaurato nel 1989.

Sant’Antonio abate è a destra, con un libro chiuso nella mano sinistra e un bastone a tau cui è appesa una campanella , nella destra. Il muso di un maiale spunta da dietro di lui, a sinistra.

 

Link:
https://catalogo.cultura.gov.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900228341


6)”Sant’Antonio abate e San Francesco dà la regola alle Clarisse “, fine del XIV-inizi del XV secolo, affreschi di scuola fiorentina provenienti dalla chiesa di Sant’Andrea a Luiano.

È un frammento di un affresco staccato rappresentante sulla destra Sant’Antonio abate a figura intera vestito col saio che tiene un bastone a tau, inserito in un’edicola gotica mentre nella parte sinistra è possibile leggere la scena della Presentazione della regola di Santa Chiara a San Francesco. L’affresco fu scoperto in occasione dei restauri della chiesa di provenienza nel1958. Attualmente è genericamente attribuito alla scuola fiorentina, ma presenta alcuni rimandi all’opera di Pietro Nelli.

 

 

Info sul Museo:
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Museo_Giuliano_Ghelli

https://www.chiantivaldarno.it/museo-ghelli-san-casciano/

FANO (PU). Collocazione ignota, due statue di s. Antonio abate, XX secolo

Il Catalogo dei Beni Culturali indica che a Fano – ma senza la collocazione precisa – vi sono due statue di sant’Antonio abate.

 

Statua in cartapesta e gesso, alta 177 cm, raffigurante sant’Antonio abate datata al 1925-49, opera di bottega marchigiana.

In posizione eretta, il Santo alza la destra in atto benedicente; tiene con la mano sinistra un alto bastone cui è appesa una campanella.
Ai suoi piedi a destra il fuoco, a sinistra un maialino.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100159450


 

 

Statua lignea alta 115 cm, raffigurante sant’Antonio abate, di ambito marchigiano. Datata 1940-60.

Il Santo è in posizione eretta, la mano destra compie il gesto di benedizione; la sinistra regge un altissimo bastone con terminazione a croce cui è appesa una campanella.

 

Link:
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100233316


Chi avesse informazioni sulle localizzazioni delle opere, per favore le comunichi alla mail: info@afom.it. Grazie

REPUBBLICA CECA – TEPLICE. Museo regionale, tavola con s. Antonio abate di Zanino di Pietro, XV secolo

Pannello, tempera su tavola di 75×23 cm, raffigura sant’Antonio abate.
Esposto nel Museo con altri tre pannelli laterali di un polittico smembrato di cui si conservano in totale nove tavole i vari musei e collezioni private.
L’autore è Zanino di Pietro, o Maestro di Roncaillette, o Giovanni di Francia, identificato recentemente con Giovanni Caharlier (circa 1380 – 1443), pittore di origine francese attivo nella Repubblica di Venezia.
Sant’Antonio abate è raffigurato con saio e mantello, tiene nella mano destra un bastone pastorale e nella sinistra un libro e una campanella.
Ai suoi piedi, a sinistra, un piccolissimo maiale scuro.

Scrive Valentina Baradel:
“.. i quattro pannelli del Museo di Teplice, in Repubblica Ceca, raffigurano San Giovanni Battista, San Fidenzio, San Giovanni evangelista e Sant’Antonio abate, a cui si ricollegano un San Paolo e San Bartolomeo che nel 1965 erano presso l’antiquario romano Lucas-Donath, un San Girolamo già in collezione von Kaulbach di Monaco e una Santa Giustina, passata ad un’asta Finarte a Roma (14-17 maggio 1973, lotto 616). Questi ultimi quattro scomparti sono entrati a far parte della collezione di Alberto Crespi – i primi due già vi figuravano nel 1987, mentre il San Girolamo e la Santa Giustina sono tra le acquisizioni più recenti – e si trovano attualmente esposti al Museo Diocesano di Milano. Infine, all’insieme va associata anche una Santa Caterina della raccolta Cagnola.”

 

 

1) Baradel Valentina, Zanino di Pietro nel contesto della cultura figurativa veneziana fra Tre e Quattrocento, Tesi di dottorato di ricerca in storia, critica e conservazione dei beni culturali, Università di Padova, XXX ciclo, 2014; citazione a p. 15 nota 63; immagine pp. 36 e 403

Info sul Museo:
https://www.muzeum-teplice.cz/en/

MOMBAROCCIO (PU). Pinacoteca del Santuario del Beato Sante, tavola con s. Antonio abate di Zanino di Pietro, circa 1423

Come riporta un antica iscrizione murata all’esterno della chiesa intitolata al Beato Sante, essa fu costruita per espresso desiderio di San Francesco nell’anno 1223. Nel 1351 la chiesa fu consacrata.

Il convento risale al XVI secolo. Nella sala oggi adibita a pinacoteca sono conservati dipinti commissionati per la chiesa e per il convento, opere a stampa, incisioni, ex-voto in argento e in tavolette, vasi sacri d’argento, ecc.
Tra queste opere spicca il polittico denominato “L’incredulità di S. Tommaso” circa 1423.
L’autore è Zanino di Pietro, o Maestro di Roncaillette, o Giovanni di Francia, identificato recentemente con Giovanni Caharlier (circa 1380 – 1443), pittore di origine francese attivo nella Repubblica di Venezia.

S. Tommaso è raffigurato al centro, accanto a Cristo risorto; negli scomparti a sinistra san Michele Arcangelo e il Beato Sante; a destra san Pietro e sant’Antonio abate.
La cornice lignea è autentica, sormontata da due minute sculture a tutto tondo e da sei cuspidi, tre delle quali sono autentiche.
S. Antonio ha tonaca con cappuccio e barba scura; tiene con le due mani un bastone a tau cui è appesa una campanella. Ai suoi piedi, a sinistra, vi è un piccolissimo maiale.

 

 

Immagine da Wikimedia

Bibliografia:
Baradel Valentina, Zanino di Pietro nel contesto della cultura figurativa veneziana fra Tre e Quattrocento, Tesi di dottorato di ricerca in storia, critica e conservazione dei beni culturali, Università di Padova, XXX ciclo, 2014
Baradel V.,  Zanino di Pietro. Un protagonista della pittura veneziana fra Tre e Quattrocento, Il Poligrafo, Padova 2019

SOCCHIEVE (Ud), fraz. Mediis. La chiesa di San Biagio, con immagine di sant’Antonio abate nell’altare.

È accertato che a Mediis sorgeva una chiesa già all’inizio del XIV secolo.
L’attuale chiesa venne costruita nel XV secolo, affrescata da un collaboratore di Gianfrancesco da Tolmezzo e consacrata il 26 luglio 1515.
La sacrestia venne realizzata nel XVII secolo e, nel 1872, la chiesetta venne completamente ristrutturata.
Nel 1967 il tetto dell’edificio venne rifatto e la chiesa fu restaurata in seguito al terremoto del Friuli del 1976.
I 12 apostoli, i santi, compresa l’Annunciazione, sono stati riportati alla luce nel corso del restauro conservativo fortemente voluto dalla comunità ed ultimato nell’agosto 2019 da parte dei restauratori Alessandro e Federico Lizzi, sotto la regia delle funzionarie della Soprintendenza alle belle arti, la storica dell’arte Elisabetta Francescutti e la restauratrice Rosalba Piccini.

L’interno è a pianta rettangolare, con presbiterio a pianta quadrata ed una sagrestia a destra del medesimo. Per molti aspetti è simile alla chiesa di San Martino di Socchieve.
L’elegante portico che la precede è del XVIII secolo, con copertura a tre spioventi, sostenuto da pilastri che poggiano su un muretto. A sinistra dei gradini di accesso ci sono due elementi in pietra, l’inferiore del quale porta la data del 1502.
La facciata è completata dal campaniletto a bifora, di tipo barocco, di pietre lavorate. All’interno, l’aula è separata dal coro da un arco in pietra, e un arco la divide anche da una cappellina ch’è sulla destra.
Nel corso del restauro ultimato nell’agosto 2019 sono stati ritrovati degli affreschi risalenti al primo quarto del Cinquecento raffiguranti i padri della Chiesa in cattedra, affiancati dai 12 apostoli e dai profeti, i quali sono rappresentati con filatteri e versetti della Bibbia.
Negli sguinci delle finestre sono presenti le figure dei santi Biagio e Rocco, oltre a due sante.

È presente un altare ligneo a sportelli, probabilmente di Michael Parth da Brunico, del 1545 circa. Racchiude statue a tutto tondo: la Madonna col Bambino, tra San Biagio e San Floriano.
Gli sportelli invece recano bassorilievi raffiguranti Sant’Antonio abate e San Mauro. Sulla predella dipinta, Cristo che risorge, tra la Madonna e San Giovanni. All’esterno, gli sportelli recano due santi, dipinti.
L’insieme artistico della chiesa è attribuito alla cultura di Gianfrancesco da Tolmezzo, ma gli affreschi sembrano essere stati realizzati con la tecnica del “mezzo fresco”, ovvero una pittura eseguita con un legante a base di calce mentre il muro stava asciugando. Ciò suggerisce che gli affreschi potrebbero essere stati opera di un allievo di Gianfrancesco da Tolmezzo. Degli affreschi originali sono stati persi alcuni dettagli a causa del deterioramento dovuto al tempo, ma oggi è possibile osservare il disegno preparatorio grazie al mezzo fresco che ha provocato la caduta del colore. Durante il restauro, è emerso che i peducci risalgono anch’essi al Cinquecento e presentano mascheroni privi di naso, poiché erano completamente stuccati ed avevano forme arrotondate simili a pigne.

La chiesa di San Biagio a Mediis ha un significato culturale e storico rilevante per la comunità locale, ed è stato un obiettivo delle istituzioni garantire la conservazione ed il ripristino di questo tesoro artistico.
Attualmente, nella chiesa di San Biagio a Mediis si celebrano messe pre festive, contribuendo a riemergere il senso di appartenenza ed a ricomporre il tessuto sociale della comunità, che ha sofferto per il deterioramento della struttura della chiesa nel corso degli anni.

Fonte: it.wikipedia.org