MILANO. Chiesa di San Vittore al Corpo, con cappella di sant’Antonio abate

La chiesa di San Vittore al Corpo (nome originario paleocristiano: basilica porziana) è una chiesa cattolica del centro storico di Milano, situata in via San Vittore.
Inizialmente costruita nel IV secolo come una delle basiliche paleocristiane di Milano, fu successivamente ampliata fino a raggiungere l’aspetto attuale tra il XVI e il XVII secolo.
Già basilica dei monaci olivetani, che dimoravano presso l’annesso monastero, convertito nel 1947 nel Museo della scienza e della tecnologia, è attualmente sede parrocchiale.

L’interno della chiesa è a croce latina, a tre navate e sei arcate per lato, separate da pilastri rettangolari con lesene corinzie decorate a vari motivi, con una struttura che richiama in scala minore San Pietro in Vaticano, avendo un asse maggiore della lunghezza di settanta metri. Gli interni si caratterizzano per la separazione strutturale della zona del transetto e dell’abside da quella delle tre navate antistanti per la presenza di una cupola, sorretta da quattro grossi pilastri.
Al di sotto del capocroce vi è la cripta, anch’essa a tre navate, con volte a crociera rette da colonne toscane, in granito.
La navata centrale della chiesa è coperta da una volta a botte a cassettoni, adornata con raffigurazioni di santi le cui spoglie dovrebbero essere conservate all’interno della chiesa; le due navate laterali, divise da pilastri, presentano volte a cupola suddivise in eleganti riquadri.
Disposte lungo le navate laterali si trovano dodici cappelle, sei per parte.
Tutti gli interni si caratterizzano per una ricchissima decorazione a stucco, con affreschi risalenti alla fine del Cinquecento e ai primi del Seicento.

La quarta cappella a sinistra, intitolata a s. Antonio abate, contiene un precoce capolavoro di Daniele Crespi (1598/1600 – 1630), la pala raffigurante Sant’Antonio assiste alla glorificazione dell’anima di San Paolo eremita, del 1619 (fotografia in alto).

Del Crespi sono anche i dipinti parietali della cappella, con Cristo che appare in aiuto del Santo tentato dai demoni (a sinistra) e Trionfo celeste di sant’Antonio (a destra).

Info:
https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Vittore_al_Corpo

Segnalazione e immagini di Albertino Martignon – albertino.martignon@gmail.com

VOLTAGGIO (AL). Convento e pinacoteca dei Cappuccini, due dipinti con s. Antonio abate

Ignoto pittore ligure seguace di Bernardino Luini, datato 1542, olio su tavola 193 x 164 cm, inventario 1937 – chiesa 76. Restaurato nel 1991.
Raffigura al centro sant’Antonio abate, a sinistra san Pietro e a destra san Bernardo. In alto, ai lati di un Cristo di pietà (Imago pieatis), le figure dell’Annunciazione.
Sant’Antonio è seduto in trono, ha barba biforcata e mantello nero con la tau; tiene con la mano sinistra un libro aperto appoggiato al ginocchio e una campanella. Con la destra regge un bastone pastorale.

Immagine da:
Cervini F.; Spantigati C. (a cura di), La pinacoteca dei Cappuccini, Cassa di Risparmio di Alessandria, 2001, pp. 66-7 Reperibile su: https://www.fondazionecralessandria.it/biblioteca/la-pinacoteca-dei-cappuccini/


Di Domenico Fiasella (Sarzana, 1589 – Genova, 1669) è il dipinto olio su tela che raffigura Sant’Antonio abate contemplala morte di san Paolo eremita, inventario n° 21.
La pala si trovava in origine nella chiesa di San Sebastiano di Genova, distrutta nel 1872 per fare posto all’odierna via Roma. Acquistata da padre Pietro Repetto, l’opera trovò posto da subito nella controfacciata destra della chiesa conventuale, dove è documentata già nel 1898.

Tela di formato rettangolare sviluppato in verticale. La scena si dispone su due registri: nella parte superiore vi è l’apparizione di Cristo e della Madonna, circondati da cherubini; nella parte inferiore s. Antonio abate assiste nel momento della morte s. Paolo eremita che è seduto su una roccia, regge in mano la corona del rosario, a destra si vedono in penombra i libri e il crocifisso, mentre ai suoi piedi due leoni gli scavano la fossa. Il Santo in ginocchio, di fronte a s. Paolo, con una mano gli solleva un braccio, con l’altra gli regge la testa

 

Link:
https://www.catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100448906

VOLTAGGIO (AL). Oratorio Sant’Antonio abate

Via Provinciale.
https://maps.app.goo.gl/Cib17n5rLdts8dMr6

L’oratorio, che era un tempo collocato fuori dal centro storico, all’estremo sud del paese, può può quasi sicuramente essere identificato con la cappella rurale menzionata nel 1582 da mons. Bossi: oratorium vicinum portae Vultaggi.

La chiesa non era in origine sede di Confraternita, ma l’estendersi dell’abitato comportò la costituzione nel 1695 della Confraternita di Santa Maria in Portico sotto il titolo di Sant’Antonio abate.
In precedenza l’edificio era stato sottoposto a lavori di rifacimento o di consolidamento, come testimonia la data 1629 incisa su un trave del tetto e recentemente riemersa a seguito della rimozione del vecchio tramato ligneo.

L’architettura della chiesa odierna, coerente nelle semplici linee a capanna e la facciata spoglia, con le tecniche edilizie rustiche dell’artigianato locale e con la semplice architettura degli oratori liguri, sembrerebbe quindi riferibile al terzo decennio del Seicento. Inconsueta è invece la singolare guglia che sovrasta il campanile che fa pensare a successivi interventi di restauro, probabilmente ottocenteschi.

 

L’interno ha una struttura compatta a navata unica con copertura a volta. Dal coro si accede, a destra, alla sacrestia. All’interno vengono conservate opere del ‘600 genovese come la statuetta lignea di S. Antonio attribuibile alla scuola del Maragliano.

Il Santo ha un libro nella mano sinistra e tiene un fuoco sul pollice destro.



Un Gonfalone seicentesco ha la particolarità di essere dipinto da entrambe le parti con lo stesso soggetto a specchio e raffigura il Santo, nella sua classica iconografia, con il maiale e il bastone a T e in alto la Vergine col Bambino tra angeli. Il gonfalone è dipinto a olio su seta damascata.

 

Una serie di dipinti seicenteschi adorna le pareti dell’oratorio, uno dei quali, la Pietà con San Giovanni Battista e San Francesco, attribuito a Domenico Fiasella (1589-1669); altri quattro dipinti con soggetti diversi sono genericamente attribuiti alla scuola genovese della prima metà del Seicento. Due Crocifissi processionali, uno di scuola maraglianesca del tardo Settecento, completano l’arredo dell’oratorio.

L’altare maggiore, in marmo di Carrara, degli inizi del secolo XVIII ha tarsie policrome e al centro un clipeo rappresenta una Tau sormontata da una fiamma.

 

A Voltaggio, quello di s. Antonio abate era uno dei quattro oratori presenti che nel 1773 il cartografo Matteo Vinzoni rappresentò nella planimetria del borgo ne “Il Dominio della Serenissima Repubblica di Genova in terraferma”, e ne registrò la collocazione urbanistica: all’estremità Sud (fuori dalla cinta muraria)  l’Oratorio di Sant’Antonio abate; al centro è tuttora ubicato quello di S. Maria del Gonfalone; all’estremità Nord, erano presenti gli Oratori di San Sebastiano (sconsacrato dal 1962) e di San Giovanni Battista; quest’ultimo, dopo il 1870, fu demolito e ricostruito sempre a Nord ma presso la località San Nazaro.

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Il 17 gennaio, festa di S. Antonio era tradizione benedire gli animali che aiutavano l’uomo nel lavoro dei campi. Oggi vengono benedetti gli animali da compagnia, e la protezione del Santo viene estesa anche a moto ed auto. Nello stesso giorno si distribuiscono anche “sale e focaccette” benedette. Queste ultime vengono pressate in stampi di legno ottocenteschi e assumono una caratteristica forma rotonda sulla cui superficie restano impressi i simboli sacri.

 

Link:
https://www.archiviocasalis.it/localized-install/biblio/alessandria/voltaggio

Immagini da:
https://www.chiekete.eu/2025/09/26/oratori-voltaggio-santantonioabate/

NOVALESA (To). Casa degli Affreschi con immagine di s. Antonio abate.

La “Casa degli Affreschi”, recentemente acquisita e restaurata nel 2012 dal Comune di Novalesa, era una locanda medioevale con un doppio ambiente interno ben conservato. Probabilmente da identificare con la Locanda della Croce Bianca citata nei documenti a partire dal XIV secolo.
Presenta in facciata affreschi con gli stemmi delle regioni europee di provenienza degli avventori; riconoscibili stemmi sabaudi e dei principi d’Europa quali Inghilterra, Francia, Saluzzo, Bretagna, avevano probabilmente la funzione di offrire una garanzia di professionalità e mostrare la consuetudine ad ospitare personaggi di alto rango.
Era una tappa della Via Francigena alla base del Colle del Moncenisio. Internamente, la Casa presenta decorazioni geometriche a fresco con scritte lasciate dagli avventori (uno di origine polacca) nel corso del tempo.
Le pitture in facciata sono riconducibili a due momenti distinti tra il Trecento e tardo Quattrocento.

Su un angolo della facciata è comparsa anche l’immagine di S. Antonio abate, con viso corrucciato, che tiene con la mano sinistra bastone e campanella e con al destra un libro chiuso. L’affresco è attribuito al pittore che operò anche a San Giusto di Susa, un seguace di Jaquerio identificato col “Maestro della Lusernetta” che affrescò la locale Cappella di San Bernardino  e datato alla metà del Quattrocento.

 

Aperto nei sabati e domeniche estive, info al vicino Museo di Vita Montana
Indirizzo: Via Maestra, 43 – Novalesa TO

Immagini da:
https://www.facebook.com/photo?fbid=10215346372408717&set=pcb.10165192873271742

Link:
https://museonovalesa.org/la-casa-degli-affreschi/

Segnalazione di Valter Bonello

VOLPEDO (AL). Pieve di San Pietro, affresco con s. Antonio abate, XV secolo

Già citata in documenti del X secolo, la Pieve fu rimaneggiata nel XV secol; tale rifacimento ne ha ne ha mutate in buona parte le forme originarie, ma ne ha accresciuto l’interesse artistico arricchendola di pregevoli affreschi attribuiti alla scuola dei tortonesi Manfredino e Franceschino Boxilio (XV – inizio XVI secolo).

 

 

 

Sui pilastri vi sono molti affreschi devozionali con figure di Santi e tra essi anche sant’Antonio abate che indossa saio e mantello, ha la barba bianca biforcata e tiene la mano destra nel gesto di benedizione, con la sinistra regge un bastone con terminazione a “L” cui è appesa una campanella.

 

 

 

 

Per approfondire la Pieve e gli affreschi:
https://archeocarta.org/volpedo-al-pieve-di-san-pietro/

https://www.chieseromaniche.it/Schede/243-Volpedo-San-Pietro.htm

https://www.piemontego.it/monumenti/volpedo-al-pieve-romanica-di-san-pietro