ALESSANDRIA. Collezioni Civiche, “Sant’Antonio abate tormentato dai demoni” di Defendente Ferrari

Defendente Ferrari (Chivasso, 1480 / 1485 – Torino, 1540 circa), tempera su tavola, 56 x 31 cm, raffigurante “Sant’Antonio abate tormentato dai demoni”.   

Acquisita dalla Pinacoteca negli anni 1960-70 dal lascito Maggi; inventario 1971 n° 19.
Riconosciuto nel 1970 come originale di Defendente Ferrari, fu restaurato nel 1975. Non si conosce l’antica collocazione alessandrina.

L’opera non è esposta al pubblico, ma è in deposito presso le Sale d’arte – Via Machiavelli 13, Alessandria.

Il dipinto raffigura sant’Antonio abate inginocchiato, che indossa saio e mantello con cappuccio. Tiene le braccia alzate e le mani aperte; intorno a lui diavoli armati di nodosi bastoni.

 

Link e immagine da:
Spantigati Carlenrica e Romano Giovanni (a cura di), Il Museo e la Pinacoteca di Alessandria, Cassa di Risparmio di Alessandria, 1986, p. 105

ALESSANDRIA. Ospedale dei Santi Antonio abate e Biagio; vasi da farmacia con l’effige di s. Antonio abate

 

L’Ospedale civile di Alessandria nacque dalla fusione, avvenuta per volere di papa Pio V intorno al 1567, di due ospedali preesistenti e risalenti al XV secolo: l’Ospedale di Sant’Antonio abate situato nel quartiere Gamondio e ricordato in un documento del 1493, ma fondato, secondo alcuni storici, nel 1295 assieme alla chiesa omonima e l’Ospedale di San Biagio situato nel quartiere Rovereto. L’Ospedale di S. Antonio passò in commenda ai Canonici di Sant’Antonio di Vienne.
Il nuovo ospedale si chiamò “Spedal grande” ed ebbe sede dapprima nel vecchio Ospedale di Sant’Antonio dove funzionò sino al 1789. Nel 1782 iniziò la costruzione della nuova sede dell’ospedale, aperto agli ammalati nel 1790. L’ospedale era amministrato in antico (1584-1799) dalla Congregazione generale presieduta dal vescovo e dalla Congregazione particolare presieduta dal priore, dal 1800 al 1814 dalla Commissione degli ospizi civili e dalla Congregazione particolare e a partire dal 1815 dalla sola Congregazione generale di carità. Nel 1912, a seguito della legge 17 luglio 1890 sulle istituzioni pubbliche di beneficenza, le amministrazioni delle Opere pie furono riordinate.

 

I vasi della Farmacia dell’Ospedale ebbero una storia travagliata; in buona parte perduti, i rimanenti furono collocati in teche nell’atrio dello scalone dell’edificio storico in Via Venezia, ritrovati quasi tutti dopo il furto avvenuto nel 2008.
Nel 1869 si trovavano in un magazzino della farmacia e nel 1906 rischiavano di essere venduti. Nel 1925 i 230 vasi rimasti furono depositati presso la Pinacoteca comunale di Alessandria; nel 1933 l’ospedale ne ritirò 39 per decorare la farmacia ristrutturata. Nel 1955 l’ospedale ritirò i vasi rimasti nella Pinacoteca comunale, che si erano ridotti a 112, essendone spariti 79! Di quel corredo nel 1965 erano rimasti 132 vasi ed un coperchio; quindi ne erano andati perduti altri 19. I 132 vasi e un coperchio sono in maiolica con decorazioni su fondo e privi di marca.
Una serie era composta da albarelli, brocche, bocce e grandi vasi con un decoro a racemi azzurri e fiori dal centro giallo, distribuito su due fasce: nella fascia centrale compare una scritta a caratteri gotici, in nero indicante il nome del medicamento e, sulle due fasce decorate, sono effigiati i Santi Antonio abate e Biagio. I vasi, che recano le effigi dei Santi titolari, furono fabbricati per la Farmacia dell’Ospedale alessandrino e ne fu ordinato l’acquisto nel 1675.
Un’altra serie ha un decoro molto simile, ma i racemi sono più fitti e, al posto delle figure dei due santi, compaiono le iniziali dei loro nomi. Una terza serie presenta un decoro a baccellature azzurre su fondo bianco.

 

Immagini dai testi:
Maconi Giovanni, Storia dell’Ospedale dei santi Antonio a Biagio di Alessandria, Le Mani -Isral, Genova 2012, p. 160/6    Maconi-storia_ospedale_Alessandria.pdf

Spantigati Carlaenrica; Romano Giovanni (a cura di), Il Museo e la Pinacoteca di Alessandria, Cassa di Risparmio di Alessandria – Il Quadrante edizioni, 1986, p. 29 in: https://www.fondazionecralessandria.it/biblioteca/il-museo-e-la-pinacoteca/

 

Link:
https://it.wikipedia.org/wiki/Azienda_ospedaliera_Santi_Antonio_e_Biagio_e_Cesare_Arrigo

MONTECASTELLO (AL). Chiesa di Santa Maria di Ponzano, trittico con s. Antonio abate, 1567

Chiesa in origine gotica, rielaborata nel XVIII secolo. Nel 1398 avvenne il trasferimento della sede parrocchiale dalla chiesetta campestre di San Giorgio a quella di Santa Maria di Ponzano. Tra 1700 e 1750 fu eseguito un rimaneggiamento della costruzione più antica che era di stile gotico, ottenendo l’attuale edificio.
Nel 1935 fu ripristinata la facciata portando alla luce un’antica lunetta del timpano del portale principale dove si trova l’affresco del Cristo benedicente. Nel 2005-10 fu restaurata la facciata.

Conserva un trittico cinquecentesco su tavola che misura 185 x 200 cm, raffigurante la Madonna col Bambino e sopra Dio Padre; (a sinistra) sant’Antonio abate e (a destra) san Sebastiano. Le lesene che suddividono l’opera sorreggono un’architrave con arco centrale, ai lati del quale, gli scomparti profilati a volute, nella parte superiore della composizione, contengono la rappresentazione dell’Annunciazione.
Firmato e datato: «Johannes Baptista Puteus Ardicii de Viglevano – 1567» (di Giovanni Battista Pozzo Ardizzi mancano notizie).

Sant’Antonio abate indossa saio e mantello; tiene con la mano sinistra un bastone e con la destra una campanella rivolta verso l’alto.
Originariamente era nell’oratorio della Confraternita di Sant’Antonio di Montecastello.

 

Bibliografia:
Piemonte, Guida Rossa Touring – Mondadori, 2007, p. 345

Spantigati Carlaenrica; Romano Giovanni (a cura di), Il Museo e la Pinacoteca di Alessandria, Cassa di Risparmio di Alessandria – Il Quadrante edizioni, 1986, immagine p. 27


Link:

https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/72725/Chiesa_di_Santa_Maria_di_Ponzano_Montecastello

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0100002242

CHIERI (TO). Duomo, Cappella di S. Antonio abate, dipinto con s. Antonio abate del Moncalvo

Nello splendido Duomo – Collegiata di Santa Maria della Scala di Chieri, una cappella, che in realtà è il braccio destro del transetto, è dedicata a Sant’Antonio abate.
Originariamente fu donata dal Capitolo dei Canonici al duca Amedeo VIII di Savoia, che però nel 1450 la cedette alla famiglia Villa, poi passò ai Balbo di Vernone intorno al 1584, ai Borello nel 1632 circa, ai Romanone nel 1710 e all’Ospedale San Luigi di Torino che nel 1880 vi rinunciò a favore del Capitolo.

Sull’altare di questa cappella ci fu, sino al 1584 circa, un gruppo statuario del quale si sa poco. In epoca imprecisata, fu sostituito dalla pala raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Antonio abate e Sebastiano, che alla fine dell’Ottocento fu rimpiazzata dal tabernacolo marmoreo del SS. Salvatore.

La tela occupa attualmente la parete destra della cappella ed è concordemente attribuita a Guglielmo Caccia detto il Moncalvo che forse la dipinse attorno al 1615, quando lavorò a Chieri chiamatovi dal priore Giacinto Broglia per decorare la chiesa di San Domenico.
Nella parte bassa della tela vi è lo stemma dei Romanone che non si sa se possedessero già questo quadro (con lo stemma) e lo abbiano trasferito nella cappella oppure se lo acquisirono insieme ad essa e vi fecero aggiungere lo stemma.

Il dipinto raffigura in alto la Madonna col Bambino circondata da angeli, in basso, sullo sfondo di un paesaggio montano, a destra san Sebastiano in una iconografia inconsueta e a sinistra sant’Antonio abate che indossa saio e mantello, ha una lunga barba bianca e volge il capo verso al Vergine mentre tiene nella mano destra un lungo bastone pastorale. Ai suoi piedi c’è il fuoco.

 

Link:
https://www.startgallerychieri.it/il-moncalvo-e-la-sua-scuola/

https://www.100torri.it/chieri-la-grande-pinacoteca/il-duomo-collegiata-di-santa-maria-della-scala-2/21-santantonio-abate/

Info sul Duomo di Chieri:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificidiculto/edificio/33950/Chiesa+di+Santa+Maria+della+Scala

PORTOGALLO – LISBONA. Museo nazionale d’Arte Antica, trittico “Deposizione dalla Croce” con s. Antonio abate di B. Martorell, XV secolo

Tavola di pioppo dipinta a olio, di 74 x86 cm. Dipinto intorno al 1440 dall’artista catalano Bernat Martorell (1390 – 1452). Inventario n° 1226.
Le piccole dimensioni indicano che la sua destinazione era per la devozione privata.

Al centro la Deposizione di Cristo dalla croce; a sinistra in alto s. Caterina d’Alessandria, sotto s. Cristoforo; a destra in alto S. Maria Maddalena e in basso s. Antonio abate. Il Santo è raffigurato con saio, scapolare, mantello e copricapo. Tiene con la mano destra un lungo bastone con terminazione a “Y”; nella sinistra regge una campanella.

 

Immagini da Wikimedia