NAPOLI. Museo Diocesano, con “Madonna con Bambino e i Santi Antonio abate e Filippo Neri”

Opera di Paolo De Matteis (Piano del Cilento, 1662-Napoli, 1728), rappresentante la Madonna con il Bambino ed i santi Antonio abate e Filippo Neri.
Olio su tela; cm 264 x 200 – Firmato e datato, in basso al centro, “Paulus de Mattheis 1688” – Proveniente da Napoli, Cattedrale, cappella Marciano.

Sotto lo sguardo sereno della Vergine e del Bambino benedicente, ecco due dei protettori celesti che Napoli si scelse: l’eremita egiziano Antonio abate (eletto nel 1707), padre del monachesimo orientale, ed il fiorentino Filippo Neri (nel 1668), che fondò una caritatevole confraternita laica, detta degli Oratoriani.  “Pippo buono” lo chiamava la gente, colpita dalle sue virtù, e, da morto, lo invocò contro i terremoti, specie dopo il forte sisma che il 5 giugno 1688 colpì la Campania, radendo al suolo Benevento.
Poiché la cappella di Sant’Antonio nel Duomo (da dove proviene la tela) era curata da una devota di Benevento, è probabile che il quadro con i due Santi venisse commissionato come ex voto per lo scampato pericolo.

 

Segnalazione: Rossi Mirco – mircorossi@libero.it

Info:
Museo Diocesano – Largo Donnaregina – 80138 Napoli
tel. 0815571365
https://www.museodiocesanonapoli.com
info@museodiocesanonapoli.it

VIZZINI (CT). Chiesa di Sant’Antonio abate

Via Lombardia
https://maps.app.goo.gl/EcwuELdiveJKwGm47

 

Il 3 giugno del 1682 la chiesa di Sant’Antonio fu visitata dal Vescovo della Diocesi di Siracusa mons. Francesco Fortezza; nel “Liber Visitationis” venne riportata la seguente breve descrizione: «Chiesa nominata S. Antonio. Altari: maggiore con immagine relevata, B.M. degli ammalati, S. Paolo eremita, SS. Apostoli Simone e Giuda (immagine).»
Il terremoto del 1693 danneggiò gravemente la chiesa che comunque fu citata nel “Liber Visitationis” da mons. Asdrubale Termini che il 14 gennaio del 1697, scrisse: «Chiesa di S. Antonio Abbate Altari: S. Simeone, S. Isidoro, S. Paolo primo eremita, S. Antonio abate.»
La chiesa fu nuovamente visitata l’8 dicembre del 1702, nel “Liber Visitationis” fu riportata la seguente breve descrizione al foglio 63: «Chiesa di San Antonio Abbate, Altari: maggiore, SS Simone e Giuda, S. Paolo primo eremita, S. Isidoro Egipto, S. Antonio.»
Secondo le “Memorie” inedite di Padre Bernardino Oddo, riportate da G. Santoro nella propria opera “Da Bidi a Vizzini”, pubblicata a Catania nel 1927, l’antica chiesa di S. Antonio ricostruita sulle proprie rovine, era sede di una confraternita e possedeva un quadro di Filippo Paladini, rappresentante il Santo Eremita tentato dai demoni sotto forma di donne impudiche, che fu portato in Spagna alla Corte Reale. «La detta chiesa fu arricchita di un bellissimo quadro all’altare maggiore posto dinanzi alla statua; pittura di quel celebre Paladino, il quale avendone fatto prima di quello che esiste un altro contenente la tentazione del Santo e perché vi era la tentazione di demoni in figure di donne e perché era così al vivo fatto da quel nobile pennello, esposto in chiesa non attirava la devozione dei Bizinesi, motivo ne fu pittarne un altro qual’ è quello che si vede esposto ed il primo fu dato al Re di Spagna nella cui galleria e real palagio si conserva.»

La chiesa ha la facciata definita da una superficie piana ad impianto retto e squadrato caratterizzata in alzato dall’ordine gigante dorico. Al prospetto è anteposta una scalinata che raccorda il dislivello con il piano del sagrato. Un finestrone è collocato sopra il portale. La parte sommitale presenta un profilo a capanna, sul cui vertice è collocato un campanile.
L’edificio è ad aula rettangolare. All’interno della navata, l’ordine architettonico ripartisce i prospetti laterali in quattro sezioni in cui si alternano simmetricamente per ogni lato arcate e campiture libere rifinite ad intonaco. La navata è segnata da un apparato decorativo in stucchi definito dall’ordine architettonico ionico. La zona presbiteriale è sopraelevata da un gradino. La copertura della navata è realizzata con una volta a botte con due unghie. Le coperture a falda inclinata sono costituite da un sistema di capriate lignee che hanno il compito di sorreggere i sovrastanti arcarecci in legno, il tavolato ed il manto di copertura in coppi alla siciliana.

 

Link:
https://www.beweb.chiesacattolica.it/edificios/edificio/84312/Chiesa+di+Sant%27Antonio+Abate

https://fondoambiente.it/luoghi/chiesa-di-sant-antonio-abate?ldc


 

Nella chiesa di San Vito martire a Vizzini, è conservato, nel secondo altare a sinistra, una statua di sant’Antonio abate che tiene nella mano destra un bastone pastorale e nella sinistra un libro con sopra un fuoco. Ai suoi piedi, a sinistra il maiale e a destra la mitra.

Immagine da:
https://abbantonio.blogspot.com/search/label/Vizzini%20-%20CT

VERCELLI. Ex chiesa di San Marco / Spazio Espositivo Arca con affresco di s. Antonio abate, XV secolo

La chiesa risale al XIII secolo, chiusa al culto nel 1799, fu adibita ad usi profani sino al 2001. Dal 2007 al 2022 i restauri riportarono alla luce preziosi affreschi quattrocenteschi.
Nel 2007 fu realizzato nella navata centrale lo “Spazio Espositivo Arca”: un parallelepipedo in vetro e acciaio che consente di vedere le strutture gotiche dell’ex chiesa e gli affreschi recuperati. La struttura ospita mostre d’arte.

Nel 2017 i lavori di restauro hanno interessato l’ottava campata della navata sinistra e sulla parete è apparsa la figura quattrocentesca di sant’Antonio abate di iconografia rarissima.
L’immagine, con ampio mantello aperto che protegge i fedeli, inginocchiati al suo cospetto, rimanda alla tipologia della Madonna della Misericordia.
L’affresco di sant’Antonio proteggeva la cappella a lui dedicata, poi murata, dove era posta una pala di Gaudenzio Ferrari del 1530-31, purtroppo andata perduta.

 

Links:
https://archeocarta.org/vercelli-ex-chiesa-di-san-marco-spazio-espositivo-arca/

https://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_di_San_Marco_(Vercelli)

CAPIZZI (ME). Chiesa Madre di San Nicolò di Bari (già ex chiesa di Sant’Antonio abate), con tela di s. Antonio abate

Corso dei Vespri – Piazza dei Plebisciti – 98031 Capizzi (Me)

Tela raffigurante Sant’Antonio abate in preghiera, di Giuseppe Patania (1842)

In una grotta si vede il santo inginocchiato assorto nella soave meditazione dei divini misteri con compostezza e devozione che eccita gli animi all’imitazione e pietà. La tela era situata nell’altare maggiore della chiesa.
Intorno al 1967 a causa dello sfratto forzato delle suore collegine la tela fu trasferita nella vicina chiesa Madre.

 

La chiesa Madre di San Nicolò di Bari, principale patrono di Capizzi, è la più grande chiesa del comune nebroideo. Edificata in epoca bizantina fu restaurata in epoca normanna. Abbellita e restaurata in diverse epoche, fu eretta a collegiata insigne nel 1753.
Di notevole importanza il portale gotico del 1234,l’organo di Pietro La Valle della seconda metà del XVI sec., e la superba statua di San Nicolò di Bari opera del celebre scultore Filippo Quattrocchi di Gangi.

 

Bibliografia:
– N. Russo, Appendici alle notizie storiche delle chiese e luoghi pii del comune di Capizzi, Palermo 1852;
– N. Russo, Sulle chiese e luoghi pii del comune di Capizzi, notizie storiche, Palermo 1851;
– F. Sarra Minichello, Uomini illustri e virtuosi capitini, Youcanprint self, Tricase, 2022;
– F. Sarra Minichello, Storiche confraternite di Capizzi , Lulù , 2013.

Note:
Oltre alla tela si conserva nel Sacello della Chiesa Madre una reliquia del Santo custodita in un prezioso reliquiario. Il popolo nutre una forte devozione verso il santo anacoreta. E’ in uso partecipare alla celebrazione eucaristica che viene fatta il 17 gennaio. Per tradizione antica per voto si prepara nelle famiglie del grano bollito condito con dell’olio o con della ricotta o con dei ceci che viene mangiato a casa in famiglia e distribuito ai parenti o vicini di casa.
Dopo la celebrazione eucaristica del 17 gennaio l’arciprete dopo aver impartito ai fedeli la benedizione con la santa reliquia benedice il fuoco e gli animali.

Nome rilevatore: Francesco Sarra Minichello – francescoxharra@gmail.com

MADDALONI (CE). Chiesa di S Benedetto, affresco con s. Antonio abate, inizi XV secolo

La chiesa conserva molto materiale di spoglio proveniente dall’antica città di Calatia: colonne di granito, una statua togata e alcune lastre di marmo provenienti da monumenti in disuso. La sua struttura tipicamente paleocristiana è in stile romanico impostata su tre navate; al suo interno si conservano parti di alcuni affreschi databili al XIV-XV secolo.

 

Il bell’affresco absidale, attribuito a Nicola da Caserta, pittore attivo nel primo Quattrocento e che è noto grazie alla firma posta su uno dei suoi dipinti a Maddaloni, raffigura il “Cristo in mandorla circondato da angeli e, nella parte inferiore una lacunosa Trinità con a sinistra una frammentaria Vergine in trono col Bambino e una figura non identificabile (San Giovanni Battista?), a destra i santi Benedetto, Leonardo, Antonio abate, Nicola di Bari”.
Nel giro di pochi anni, probabilmente a causa dell’umidità, l’abside fu  decorata due volte, con due affreschi sovrapposti, l’ultimo strato identico a quelle parti ancora visibili del più antico.
Sant’Antonio abate, penultimo  a destra, ha barba bianca biforcata e saio. Una lacuna nella parte centrale della figura ha cancellato le mani.

 

Immagini e bibliografia:
Caradonna Italia, Per un riesame dell’attività di Nicola da Caserta e un’aggiunta la corpus pittorico: gli affreschi della chiesa di Sant’Agnello di Maddaloni, in: “Rivista di terra e lavoro”, bollettino on-line dell’Archivio di Stato di Caserta, anno XIII n° 1, aprile 2018, pp. 26-29